Anche la tomba di Mario Muselli avrà un fiore

 

Cremona, 29 maggio 2015

Gent.mo Sig. Roberto Zamboni,

grazie a Lei, ora sappiamo dove riposa mio nonno MUSELLI MARIO, civile, nato a Cremona il 12.10.09 e morto a Osnabrueck il 26 agosto 1944.

Una storia con molti lati oscuri; dal certificato di morte che attesta che sia deceduto per un attacco polmonare anzichè da due colpi di pistola a bruciapelo, come testimoniato da un suo collega di lavoro, una foto di una lapide, forse nel cimitero di Osnabrueck, con nome errato (Maselli Marino) e la traslazione della salma ad Amburgo senza che i familiari sapessero nulla.

Dopo più di settantanni, andremo a porre finalmente un fiore sulla sua tomba.

Grazie ancora per il lavoro che ha fatto.

Paola Dorati

P.S. Le allego ciò che ci è rimasto di lui.

Muselli Mario, nato il 12 ottobre 1909 a Cremona. Deceduto a Osnabrück (Bassa Sassonia) il 26 agosto 1944. Sepolto ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 4 / fila G / tomba 26. Fonti: Ministero della Difesa

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Storie – Costante Giovannini

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GIOVANNINI Costante, nato il 7 settembre 1923 a Narni (Terni) 1a, 10 – Deceduto il 7 marzo 1945 – Sepolto nel Cimitero Militare Italiano d’Onore di Francoforte sul Meno (Germania) 1a, 10 – Posizione tombale: riquadro E – fila 3 – tomba 22 1b. Fonti: 1a, 1b, 10 – Francesco Giovannini (fratello).

Ricostruzione di Francesco Giovannini

Costante Giovannini era un ragazzo semplice ed amico di tutti.

[…]

Abitava ad Orte, frazione di Collepecchio. Unitamente ai genitori, fratelli e sorella, aiutava al lavoro in campagna. Era un lavoro duro, ma a Costante nulla spaventava.

Nel mese di giugno e luglio, era addetto alla macchina per la trebbiatura del frumento e, per due mesi circa, era costretto fuori casa.

Spesso però tornava a trovarci e noi fratelli più piccoli continuavamo a guardarlo come se non l’avessimo mai visto.

In casa la sua assenza era molto notata perché giocava spesso con i fratelli più piccoli. Era il secondo di sei figli, molto magro, alto un metro e novantadue centimetri.

Nel 1941 il primo fratello si è arruolato nell’Arma dei Carabinieri e mia mamma insistette molto perché anche Costante si arruolasse nella Benemerita, ma lui non si convinse. Evidentemente non era il suo destino.

Nel gennaio del 1943 venne richiamato alle armi, fu destinato al corpo di Fanteria ed inviato a Spoleto, paese molto distante dal nostro.

Ricordo che una sera verso le 19 arrivò improvvisamente a casa (in abiti civili naturalmente!).

Erano circa due mesi che era partito e disse che mentre era in libera uscita, con i vestiti di un amico e con mezzi di fortuna, aveva pensato di venirci a trovare. Ricordo perfettamente che quel poco tempo trascorso con noi lo passò sempre mangiando. Aveva molta fame e diceva che il rancio della caserma non era buono e molto scarso.

C’è poi il fatto che i cibi di casa propria sono sempre i migliori.

È ripartito, naturalmente a piedi, sino a Nera Montoro, e da lì, con mezzi di fortuna per raggiungere Spoleto.

Noi fratelli non l’abbiamo più visto tranne mia madre che, assieme ad una nostra vicina di casa (M. T.), è andata a trovarlo a Spoleto.

Ricordo che la mamma, tra le altre cose, gli portò due filoni di pane casareccio, e che in quel poco tempo che sono stati insieme, i due filoni se li è mangiati tutti.

Dopo pochi giorni scrisse una cartolina postale non più da Spoleto, ma da Zara, e da lì, il 15 maggio fu catturato dai tedeschi e condotto, in vagoni bestiame, in Germania.

Successivamente ricevemmo una cartolina postale nella quale diceva che lavorava in un campo di concentramento.

Chiedeva sigarette, ma non c’è stata la possibilità di spedirle.

Da lì, un lungo silenzio sino all’estate del 1945, quando un giorno arrivò a casa nostra il parroco di Orte.

Noi abitavamo in campagna e vedere il parroco a casa nostra per la prima volta non era normale. Infatti ci diede la tristissima notizia della morte di Costante.

Per la nostra famiglia quel giorno fu come se fosse finito il mondo. Ma il parroco com’era venuto a sapere quella notizia?

In campo di concentramento ad Hattingen (Ruhr – Germania) era prigioniero anche certo M. Francesco di Barbarano Romano, un paese a circa 70-80 chilometri da Orte, prigioniero anche quest’ultimo, ma fortunatamente sopravissuto e tornato al suo paese.

Era diventato amico di Costante, in quanto lavoravano insieme nello stesso campo. Il M. assistette alla morte di Costante e quando tornò in Italia al suo paese (dopo un mese circa) raccontò al parroco di Barbarano Romano che vide morire l’amico di Orte.

Ecco perché il parroco di Orte venne a casa nostra. Noi non abbiamo mai saputo della morte di Costante sino al giorno che ci diede la notizia il parroco di Orte.

[…]

Ebbene, una sera mentre ascoltavo un programma televisivo che trattava della guerra 40-45, un giornalista disse che le famiglie che desideravano notizie potevano scrivere al Ministero della Difesa.

Detto… fatto! Il 12 maggio 1990 scrissi al ministero e dopo dieci giorni circa […] mi risposero, comunicandomi che la salma di Costante Giovannini era tumulata nel Cimitero d’Onore di Francoforte sul Meno (Germania) – riquadro E, fila 3, tomba 22.

Dopo qualche giorno, unitamente a Teresa (mia moglie) ed una coppia di amici, in camper partimmo per Francoforte e, come specificato dal Ministero, trovammo la piccola pietra con sopra scritto: «Soldato Giovannini Costante 1923-1945».

Non posso descrivere il mio stato d’animo di quel momento, ma lascio solo immaginare. Facemmo molte riprese con la telecamera per poi farle vedere alla sorella Ida e ai fratelli Umberto e Sesto.

Altri della famiglia non c’erano più, come mia madre, che spesso diceva: «Se potessi sapere dove si trova per potergli portare un fiore!». Purtroppo, né lei né mio padre non c’erano più, ma per loro mi sono occupato io assieme a Teresa per portare dei fiori.

E non solo. Abbiamo spedito alla persona addetta al cimitero (tale F. Antonio da Fonseca) una fotografia, che si è occupato di applicarla sulla tomba. Infatti, nel nostro secondo viaggio a Francoforte, la foto era stata sistemata.

In quel cimitero ci sono 4601 Caduti noti, più di 728 civili e molti ignoti. Solo in qualche tomba ci sono dei fiori (5 o 6).

La mia convinzione è che molte famiglie non sappiano dove si trova il loro congiunto.

Tutte le famiglie italiane che hanno avuto la sfortuna di avere un congiunto deceduto nella guerra 40-45, se fossero a conoscenza della meravigliosa iniziativa di Roberto Zamboni, sarebbe sicuramente un fatto positivo.

tomba giovannini costanteTomba nel cimitero di Francoforte sul Meno

Storie – Fernando Giacobino

GIACOBINO Fernando, nato il 24 febbraio 1905 a Marsiglia (Francia) 1a, 10 – Agente di Polizia – Internato nello Stalag X B/Z (sottocampo dello Stammlager X B di Sandbostel) – Matricola 202017 – Deceduto il 24 dicembre 1943 alle ore 4.00 – Inumato in prima sepoltura nel cimitero dello Stalag X A di Sandbostel (Bassa Sassonia) – Posizione tombale: tomba n° 190 2b – Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Germania) 1a – Posizione tombale: riquadro 2 – fila L – tomba 36 1b. Fonti: 1a, 1b, 2a, 10 – Chiara D’Ippolito (nipote) e Bruna Giacobino (figlia).

giacobino fernandoAgente di Polizia Fernando Giacobino

Mio nonno Fernando è stato internato nel 1943 in un campo nazista e lì è morto dopo pochi mesi.

Mia madre aveva solamente tre anni e per molto tempo nessuno le ha mai raccontato cosa fosse successo al suo papà. Anche dopo averlo saputo, non è mai riuscita a scoprire se e dove fosse sepolto il suo corpo.

Di lui non aveva né una foto né una lettera e per tutta la vita ha sempre sofferto tantissimo.

Era da tanto tempo che desideravo fare qualche ricerca e oggi ho scoperto il suo sito. Sono andata sulla banca dati del Ministero della Difesa, ho trovato il nome di mio nonno e ho visto che i suoi resti si trovano nel cimitero di Amburgo.

Sembrerà forse un po’ retorico e melenso, ma non riesco a smettere di piangere per la commozione. Aver ritrovato mio nonno è una cosa contemporaneamente triste e bellissima, e credo che quando lo saprà mia madre, le emozioni saranno ancora più forti. Chiara D’Ippolito

Dov’è papà? È lontano, ma presto tornerà.

Dov’è papà? Quando torna? Presto tornerà …

Tante domande che a poco a poco Bruna non ripete più, ma dentro di sé continua ad attendere.

La mamma è malata e non può rispondere.

L’attesa e l’angoscia sono sempre lì, nella sua mente e nel suo cuore.

Improvvisamente si rende conto che papà non tornerà più, che si è smarrito in un luogo lontano e lì è morto di fame, di freddo, con la febbre alta.

Non riesce a pensare che il suo papà non abbia un luogo tutto suo in cui riposare.

Lui è sempre nei suoi pensieri, ma finalmente l’angoscia è scomparsa: papà è sepolto lontano, ma in un bel prato verde in una tomba che porta il suo nome.

Bruna Giacobino

Storie – Gaetano Giacalone

giacalone gaetano

GIACALONE Gaetano, nato il 6 settembre 1922 a Mazara del Vallo (Trapani) 1a, 10Deceduto il 6 novembre 1944 – Sepolto nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Germania) 1a – Posizione tombale: riquadro 3 – fila L – tomba 1 1b. Fonti: 1a, 1b, 10 – Rosanna Giacalone (nipote).

 

12 gennaio 2011Caro signor Roberto mi permetto di scriverle perché avrei il piacere di accontentare mio padre ormai ottantenne, il quale vorrebbe far rimpatriare la salma del suo defunto fratello morto durante la Seconda Guerra mondiale alla misera età di 22 anni.

Il desiderio in realtà non è soltanto suo, ma sarei felice di poter avere lo zio qui con noi e soprattutto sapere che accanto alla nonna e al nonno c’è lo zio che la nonna ha tanto desiderato. Rosanna Giacalone.

 

Ricostruzione di Rosanna Gacalone

Giacalone Gaetano nato a Mazara del Vallo il 6 Settembre 1922, arruolatosi come volontario all’età di 17 anni nell’Esercito, al 56° Reggimento Artiglieria D. F. Casale con numero di matricola 14263, divenuto Sergente Maggiore indetto con anzianità.

Partito da Brindisi sbarcato a Valona nei pressi della frontiera GrecoAlbanese, viene catturato dai tedeschi l’8 Settembre del 1943, condotto in Germania come prigioniero di guerra a tutti gli effetti e destinato al lavoro coatto come bracciante agricolo presso il campo di Neumünster.

Deceduto nello stesso campo di prigionia per bombardamento aereo da parte degli americani il 6 Novembre del 1944, venne sepolto inizialmente a Neumünster per poi essere condotto in seconda sepoltura presso il Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Germania), riquadro 3, fila L, tomba 1.

Il 4 aprile del 2011 su richiesta del congiunto Giacalone Baldassare, nonché fratello del caduto Giacalone Gaetano, viene accolta l’istanza da parte del Ministero della Difesa Onorcaduti per la traslazione dei resti mortali.

Il Comune di Mazara del Vallo accoglie la richiesta del Giacalone Baldassare, e affronta le spese per il rimpatrio delle spoglie e la relativa tumulazione e sepoltura del congiunto presso il Cimitero Comunale di Mazara del Vallo. Il 29 ottobre del 2011 alla presenza di tutte le autorità cittadine viene celebrata la solenne commemorazione e sepoltura del Giacalone Gaetano. Successivamente è stata conferita la Medaglia d’Onore alla memoria del Giacalone Gaetano.

giacalone gaetano 300 dpiRientro a Mazara del Vallo (Trapani) dei resti di Gaetano Giacalone

sepoltura nel cimitero di mazara

mazara oggi

Storie – Mansemino Fusetto

fusetto mansemino

FUSETTO Mansemino, nato il 9 settembre 1914 a Taglio di Po (Rovigo) 1a, 10 – Deceduto il 10 giugno 1945 – Sepolto nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Germania) 1a – Posizione tombale: riquadro 2 – fila V – tomba 55 1b . Fonti: 1a, 1b, 10 – Fusetto Massimina (figlia) – Maria Rosa Brunati (nuora della figlia del Caduto).

Ricostruzione di Fusetto Massimina – Maria Rosa Brunati

Mansemino Fusetto nasce a Taglio di Po (Rovigo) piccolo paese del Basso Polesine il 9 settembre 1914.

La sua è una famiglia come tante, genitori contadini e sette fratelli. È già adolescente quando si trasferisce in un piccolo paese della provincia di Venezia. Qui conosce Uliana la sua futura moglie.

A vent’anni va a fare il servizio militare a Padova nel corpo degli Artiglieri a Cavallo. Tornato a casa si sposa e dal matrimonio nascono, nel 1936 Carla e nel 1938 Arrigo.

I tempi però sono difficili e così con altri paesani parte in cerca di lavoro per la Germania. Torna un primo breve periodo in Italia e nel 1941 nasce Massimina. Riparte per la Germania ed è ancora lì quando viene richiamato per andare al fronte. Rientra in Italia e quando parte per il fronte a settembre del 1943 la moglie attende il quarto figlio.

La famiglia riesce ad avere pochissimi contatti con lui, l’ultima lettera che arriva da parte sua è quella dove Mansemino chiede il nome alla moglie dell’ultimo nato. Lei gli risponde comunicandogli la nascita di Sergio (29 aprile 1944), ma per quella lettera non otterrà mai più alcuna risposta. Solo alla fine della guerra la famiglia scoprirà dai racconti di chi torna che è stato fatto prigioniero dai tedeschi e deportato in Germania.

Nel tempo, arriverà un certificato di morte presunta e mai nessun altro documento che possa far risalire ad altre notizie o anche a dove era stato seppellito il corpo del loro congiunto.

Uliana muore nel 2003 con il dispiacere di non aver mai saputo più niente dell’uomo che aveva amato, che l’aveva resa sposa e madre.

È solo grazie ad un articolo di un giornale locale della provincia di Como che nel 2010, sette anni dopo la morte della nonna ho letto delle sue ricerche, ho controllato il suo sito in internet e sono riuscita a risalire a dove era stato sepolto il padre di mia suocera e successivamente a dove era stato internato.

È stato un momento particolarmente toccante ed emozionante per i due figli rimasti Massimina e Sergio. Subito ci siamo attivati per poter riavere i resti in Italia e lo scorso anno, esattamente dopo 68 anni, gli stessi hanno fatto ritorno in Patria il 28 ottobre 2011. Ora i resti di Mansemino riposano nel famedio del cimitero di Cesano Maderno.

MANSEMINO E MOGLIE - 300 DPI

Mansemino con la moglie

FUSETTO MANSEMINO 300 dpi (2)

Rientro a Milano dei resti di Mansemino Fusetto

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Famedio del cimitero di Cesano Maderno (Monza e Brianza)

Storie – Valentino Spiatta

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SPIATTA Valentino, nato il 24 luglio 1924 a Carlazzo (Como) 1a, 10Deceduto il 20 gennaio 1944 – Sepolto nel Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Germania) 1a – Posizione tombale: riquadro 4 – fila 1 – numero 7 – tomba 1054 8. Fonti: 1a, 8, 10 – Giusi Spiatta (nipote).

Tratto dalla tesi di laurea di Valentina Peretti «DIMENTICATI DI STATO? Gli IMI e i Fremdarbeiter comaschi attualmente sepolti in Germania, Austria e Polonia. Le testimonianze».

 

Spiatta Giuseppina, nipote di Spiatta Valentino (n°128)

 

Sono riuscita a contattarla perché Roberto Zamboni mi ha informato del fatto che era a buon punto per il rimpatrio dei resti di suo zio paterno, che non ha mai conosciuto (è nata venti anni dopo la sua morte). Abbiamo avuto un breve scambio di mail, durante i quali mi ha sempre ripetuto di esser felice di aver trovato il luogo di sepoltura, che suo padre aveva cercato invano per anni.

Infatti il racconto commovente che mi ha fatto è visto dalla parte di suo padre, che rispetto a Valentino era maggiore di età: «Mio zio partì poco dopo il suo compleanno, era nato a fine luglio. Dopo avere visto partire il fratello maggiore (erano in tre, mio padre il secondo) ed essendo poco più di un ragazzo, mio padre domandò in distretto di poter partire lui al suo posto.

La sua domanda venne rifiutata con la motivazione che mio padre diventava sostegno di famiglia (mia nonna era vedova con 3 figli maschi) e così mio zio fu costretto a partire.

Mio padre ricorda con angoscia quel momento perché la paura che mio zio aveva era talmente grande … infatti loro temevano che ne morisse.

A Natale 1943, dopo avere ricevuto da lui una lettera, gli venne spedito un pacco con un maglione di lana lavorato da mia nonna … A metà febbraio 44 lo stesso pacchetto ritornò a casa con una scritta in tedesco …

In paese abitava una signora tedesca sposata con un italiano … Signora che dovette comunicare a mio padre che quella scritta significava DECEDUTO.

Mio padre chiese notizie al nostro Comune, alla sede della Croce Rossa, ma per molti mesi non si riuscì a sapere nulla, alimentando la speranza che potesse esserci uno scambio di persona, un errore … E invece, dopo qualche mese, arrivò la comunicazione ufficiale del suo decesso.

Molto scarno, era un semplice documento, che mio padre poté solo visionare presso il nostro Comune, nel quale appunto si comunicava alla famiglia il decesso, ma non dove fosse stato inumato il corpo.

Da quel momento la ricerca non è mai finita …

Purtroppo oltre a questo dolore, mia nonna aveva anche il pensiero del primo figlio deportato in Russia, del quale non sapeva assolutamente nulla. Per fortuna quel figlio rientrò l’anno successivo con dei problemi di congelamento piuttosto seri […]

Mio padre mi raccontava che ai suoi tempi tutto era più complicato, soprattutto per avere notizie.

Carlazzo era collegato con il resto del mondo da un piccolo trenino che portava posta e comunicazioni da Menaggio, e da un unico telefono pubblico in un bar … Mio padre insisté con la Croce Rossa ed ottenne la promessa di una ricerca più approfondita che però portò solo a conoscere il posto dove si presumeva fosse sepolto suo fratello.

Come vede niente di ufficiale è mai stato comunicato; l’unica cosa certa era il decesso …

Io incomincio a cercare mio zio circa 15 anni fa …

mio padre si ammalò di tumore e io sapevo che per lui era importante trovare notizie …

Arrivai dove lei è arrivata, e trovai le notizie che lei ha …

Parlai con mio padre della possibilità di fare rientrare la salma, anche se avevo notizie molto confuse sulla procedura da attuare …

Questo è stato purtroppo il suo ultimo pensiero prima di morire … Lasciai perdere tutto … Fino all’estate scorsa, quando mia madre arrivò con un foglio di giornale, la Provincia, sul quale questo sig. Zamboni scriveva il nome di mio zio …

Ho ricominciato tutto e dopo varie lettere, oggi sono in attesa dell’esumazione che avverrà entro quest’anno.

Non sto a dirle che cosa tutto questo rappresenta per me e per i miei fratelli…»

 

Tratto da «La Provincia» di Como del 3 luglio 2011 – Articolo siglato (Gp. R.)

C’è anche Valentino Spiatta fra i reduci ritrovati dall’ormai famoso «cacciatore di tombe nei lager» Roberto Zamboni.

Grazie all’opera dell’imprenditore veronese e agli elenchi pubblicati lo scorso anno su La Provincia, la famiglia Spiatta è riuscita a risalire alle spoglie del soldato di Piano di Porlezza mai più tornato dalla Germania.

Trovare il nome di nostro zio tra gli elenchi pubblicati sul giornale ha provocato un autentico tuffo al cuore in tutti noi – riferisce una nipote del reduce, Giuseppina Spiatta, 47 anni, nata vent’anni dopo la morte dello zio -.

Così, lo scorso agosto è iniziato il lungo cammino che ci ha portato fin sulla sua tomba, in un posto disperso della Germania.

«Mio padre l’aveva vanamente cercato per molti anni ed è stato un risultato dedicato anche a lui.

Le procedure per il rimpatrio delle spoglie sono state difficoltose, ma per noi, che abbiamo a lungo sentito parlare di zio Valentino e della sua sorte sconosciuta, è stato come un dono del Signore poter ricostruire le sue ultime ore e portarlo a casa.

Ci hanno sostenuti i gruppi alpini di Menaggio e Porlezza e la Guardia di Finanza di Menaggio, mentre Valentina Peretti, con la sua tesi di laurea ha dato voce alla storia dello zio e di altri giovani caduti servendo la Patria.

Con Roberto Zamboni siamo tuttora in contatto: la sua approfondita ricerca ci ha consentito di ritrovare nostro zio e, sempre grazie ai suoi suggerimenti siamo riusciti ad avviare le pratiche per il rimpatrio».

Partito per il fronte appena ventenne, Spiatta fu catturato e fatto prigioniero sul Brennero. Alla famiglia, in seguito, venne comunicata solo la data della morte. […].

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Rientro a Porlezza (Como) dei resti di Valentino Spiatta

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L’ultimo saluto all’Alpino Valentino Spiatta

Storie – Michelino Spanedda

SPANEDDA Michelino, nato il 2 settembre 1906 ad Ardara (Sassari) 1a, 1 – Maresciallo ordinario – Deceduto il 20 ottobre 1943 – Sepolto nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Germania) 1a – Posizione tombale: riquadro 4 – fila F – tomba 15 1b. Fonti: 1a, 1b, 10 – Giada Spanedda (nipote) e Romedio Spanedda (figlio).

Sassari, 27 gennaio 2012

Caro Roberto, soltanto oggi siamo venuti a conoscenza dell’enorme, minuziosa e nobile ricerca sui caduti in guerra e mai ritornati in Italia e solo così siamo venuti a conoscenza del luogo di sepoltura di mio papà / nonno Michelino Spanedda nel cimitero di Amburgo.

Attraverso la tua ricerca siamo venuti a conoscenza di vicende che fino ad oggi avevamo ignorato. Ti ringraziamo molto profondamente per quanto hai fatto e così potremo andare a visitare, finalmente, la tomba del nostro congiunto.

Purtroppo papà non ha ricordi che affiorano: suo padre partì, febbricitante (ma il dovere e l’onore prima di tutto, una volta era così) quand’era piccolo, e le notizie successive, riferite da mia nonna, sono state molto frammentarie e incerte (prigioniero in Albania, tradotto in Germania, campo di concentramento, malattia, sembra appendicite acuta, morte).

Anche successivamente mia nonna non è riuscita a sapere molto di più. Anche per questo le notizie che abbiamo raccolto successivamente, grazie alle tue ricerche, hanno aperto un orizzonte che non pensavamo esistesse: infatti, per quanto ne sappiamo noi, nessuno (Ministeri, Guardia di Finanza) comunicò alcunché a mia nonna, per cui pensavamo che il nonno fosse disperso in qualche sconosciuta fossa comune.

Adesso sappiamo che riposa in uno splendido giardino, anche se straniero, assieme a migliaia di altri soldati di molte nazionalità, anch’egli vittima di una guerra non voluta ma a cui ha partecipato per senso del dovere.

Grazie di cuore, Giada e Romedio Spanedda

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C.M.I. Amburgo

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Tomba nel cimitero di Amburgo