Storie – Adolfo Leonardi

Adolfo leonardi

LEONARDI Adolfo di Silverio, nato il 6 aprile 1908 a Seravezza (Lucca) 1a, 10Carabiniere / Gruppo Carabinieri Reali Carcia – Posta Militare n° 70 – Prigioniero dei tedeschi – Internato nello Stalag VI D (Dortmund – Westfalia) / Comando n° 449 – Matricola prigioniero 110962 – Lasciato da rimpatriati all’infermeria alleata nel campo di concentramento – Deceduto il 27 giugno 1945 2b – Sepolto nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Germania) 1a – Posizione tombale: riquadro O – fila 4 – tomba 13 1b. Fonti: 1a, 1b, 2b, 10 – Vania Bernardini (nuora) – Adolfo e Laura Leonardi (nipoti).

Ricostruzione di Vania Bernardini

 

Adolfo era nato in aprile del 1908 in un paesino dell’alta Versilia, Basati.

Negli anni trenta, per arrivare in paese c’era solo una mulattiera e partendo da Seravezza se avevi un buon passo arrivavi in circa un’ora e mezza di cammino.

Al paese la vita era molto dura, quasi tutti gli uomini lavoravano alle cave di marmo. Partivano in gruppo, a piedi il lunedì mattina all’alba e ritornavano in famiglia a fine settimana. Durante la settimana si riparavano in piccole case in cima al monte, vicino alle cave.

Gli incidenti erano frequenti e vissuti con rassegnazione.

Le donne insieme ai vecchi coltivavano «i campi» (altro non erano che fazzoletti di terra rubati alle selve di castagni) dove seminavano patate e poco altro.

In estate, per le donne giovani, era possibile andare per tre mesi «a fare la stagione» negli alberghi, nelle case dei signori, sulla costa.

Per i giovani che aspiravano ad una vita diversa, meno dura, restava solo la possibilità di andarsene.

Adolfo fu fra quelli. Si arruolò nell’Arma dei Carabinieri. Altri amici si fecero preti, il fratello andò nei Finanzieri l’altro emigrò in Francia.

Adolfo fu Carabiniere prima a Vicopisano e poi a Buti quando si fidanzò con Narcisa. A quel tempo i carabinieri non potevano sposarsi prima dei 27 anni e non potevano abitare nel paese della sposa.

Si sposarono nel marzo del 1942 e andarono in viaggio di nozze a Venezia (una foto li ritrae felici circondati da piccioni). Dopo un mese di licenza matrimoniale Adolfo ripartì per il suo lavoro.

La guerra era iniziata e la destinazione fu Valona in Albania.

Narcisa e Adolfo si scrivevano di frequente con affetto.

Intanto c’era la bella notizia: era in arrivo un figlio.

Entrambi aspettavano con trepidazione che giungesse il momento di poter riunire la famiglia, ma la sorte dispose diversamente.

Il figlio nacque senza che il padre fosse presente.

Adolfo fu deportato dall’Albania in Germania in un campo di concentramento.

Le lettere provenienti dal Lager in Germania erano poche e scarne (in righe predefinite, scritte a lapis, e ispezionate). Adolfo ringraziava per i poveri pacchi che riceveva, contenenti farina di castagne di Basati e poco altro.

«…cara moglie – scriveva – non ti nascondo che quanto mi mandi mi fa molto comodo, i dolci lasciali per il nostro caro figlio…».

Intanto anche qui la guerra faceva soffrire.

La casa di Narcisa fu distrutta dai bombardamenti ed i suoceri di Adolfo morirono a breve tempo l’uno dall’altro. Così passarono quasi tre anni di stenti e sofferenza per tutti.

Quando la guerra finì, Adolfo era atteso con trepidazione. Ma non tornò. Si seppe soltanto che qualcuno, forse, quando si aprirono le porte dei campi di concentramento, l’aveva visto malato in un’infermeria.

Gli anni si susseguirono carichi di ansia ed attesa senza speranza, anni difficili per una donna sola che doveva allevare un figlio negli anni del dopoguerra.

Narcisa per avere notizie, si rivolse alle autorità, ai notabili, come si usava all’epoca, ma senza esito.

Dopo diversi anni, con una data presunta, Adolfo fu dichiarato morto (risultava deceduto a Siegen 27 giugno 1945).

Da allora sono passati tanti anni e tante cose sono successe. Narcisa è morta e poi anche il figlio Renzo. Sono rimasti i nipoti (Adolfo e Laura) ed i nipotini (Elia, Bianca ed Enrico) nonché tutti gli altri parenti che sempre hanno ricordato (Alma Rosaria, Sonia, Sabatino, Franca, Olimpia, Mario) ed altri di cui mi sfugge il nome.

È rimasto però qualcosa di incompiuto, un cerchio che doveva chiudersi.

Finché un giorno, navigando in Internet, trovi casualmente che lo Stato è a conoscenza del luogo di sepoltura di Adolfo, che è presente nell’elenco del Ministero della Difesa.

Ma come è possibile che venga creato un elenco informatizzato e non ne sia data comunicazione alle famiglie o ai comuni di nascita.

Adolfo è sepolto in un cimitero di guerra Italiano a Francoforte sul Meno insieme ad altri 4.788 soldati italiani morti in guerra per lo Stato Italiano e dallo Stato dimenticati.

Adolfo leonardi cartolinaUna delle lettere inviate da Adolfo alla famiglia

Adolfo leonardi tomba

Tomba a Francoforte sul Meno
 Adolfo leonardi cimiteroRiesumazioni nel cimitero di Francoforte sul Meno
Adolfo leonardi rimpatrioRientro a Basati di Seravezza (Lucca) dei resti di Adolfo Leonardi

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