Storie – Giuseppe Bolognino

BOLOGNINO Giuseppe, nato il 21 settembre 1923 a Poggiardo (Lecce) 1a, 10 – Deceduto il 4 novembre 1944 1a, 10 – Sepolto ad Amburgo (Germania) – Cimitero militare italiano d’onore 1a – Posizione tombale: riquadro 3 – fila U – tomba 30 1b. Fonti: 1a, 1b, 10 – Bolognino Carmelo (nipote).

bolognino giuseppeCaporale dei Bersaglieri Giuseppe Bolognino

Poggiardo (Lecce), 15 dicembre 2013

Il 18 ottobre 2013, il caporale dei Bersaglieri Giuseppe Bolognino, deceduto il 4 novembre a Gelsenkirken (Germania) in un campo di concentramento in seguito a dei bombardamenti, sepolto nel cimitero militare di Amburgo, dopo 69 anni è tornato a casa e le sue spoglie, dopo una toccante e solenne cerimonia, sono state sepolte nel cimitero del suo paese, Poggiardo. Io, Carmelo Bolognino, nipote di Giuseppe Bolognino, nel mio intervento (seguito a quello del sindaco e del colonnello di Cavalleria di Lecce) ho ringraziato Lei a nome di tutti i parenti, e per ciò che ha fatto non La dimenticherò mai.

Ricostruzione di Carmelo Bolognino

Chi era Giuseppe Bolognino

 

Nato a Poggiardo il 21 settembre 1923, ottavo dei nove figli di Davide Bolognino e Pasquarosa Maggio, a soli 19 anni partì per Bolzano nel 7° reggimento Bersaglieri.

Dello zio ci sono rimaste soltanto delle foto che lui mandava a casa, e delle lettere che scriveva dicendo che stava bene e chiedendo notizie dei suoi familiari, in particolare di altri due suoi fratelli più grandi che era anche loro in guerra.

Quello che colpisce di più di queste semplici lettere è l’ansia, la preoccupazione di questo ragazzo di soli 20 anni che non riceveva, dal suo punto di vista, risposte esaurienti, probabilmente perché non tutte le lettere arrivavano a destinazione. Dopo il 29 settembre 1943, ad ogni modo, non ci fu più alcuna comunicazione.

Per 67 anni, la Storia ha tenuto nascosti questi uomini, lasciando i familiari nel buio totale, ma poi fortunatamente a volte si trovano persone come Lei. Mi sono rimaste impresse alcune frasi da Lei scritte: «Le persone non si giudicano dal colore della pelle o per le divise che indossano o per la fede politica o religiosa che professano». E ancora di più mi ha colpito questa frase: «Il passato vive sempre, purché anche uno solo lo ricordi».

È per questa frase che ad ottobre del 2011, quando sui giornali locali sono usciti i nomi dei dimenticati di Stato, e tra questi c’era il nome di mio zio, l’unico mio pensiero è stato quello di riportarlo a casa sua, anche se personalmente non l’ho mai conosciuto, visto che sono nato nel 1949. Così è stato e adesso lui riposa accanto ai suoi genitori e a due suoi fratelli.

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