Storie – Michele Campanella

campanella michele

CAMPANELLA Michele, nato il 2 giugno 1912 a Castellana Grotte (Bari) 1a, 10Artigliere – Deceduto a Fullen / Meppen (Bassa Sassonia) il 22 marzo 1945 – Causa della morte: malattia 10 – Sepolto nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Germania) 1a – Posizione tombale: riquadro 3 – fila N – tomba 4 1b. Fonti 1a, 1b, 10 – Michele Campanella (nipote).

Tratto da «La Gazzetta del Mezzogiorno» – Edizione di Bari del 25 novembre 2011 – Articolo di Emanuele Caputo.

Castellana (Bari) – Un regalo inaspettato. «Ho appreso che il nonno non è seppellito in una fossa comune ma ha una degna sepoltura, proprio alla vigilia del mio compleanno.

È stato un po’ come ritrovarlo. Ho più volte sperato di visitare la Germania e ora ho un altro buon motivo per farlo».

Michele Campanella, 46enne capotreno delle Ferrovie del Sud Est, segretario cittadino di Sinistra Ecologia e Libertà, è l’omonimo nipote di uno dei tre castellanesi fra i «Dimenticati di Stato», l’elenco di italiani inumati nei cimiteri militari tedeschi o austriaci, pubblicato da Roberto Zamboni sul suo sito internet (http://www.dimenticatidistato.com). La notizia che le spoglie di nonno Michele sono sepolte nel cimitero militare italiano d’onore di Amburgo è giunta proprio grazie alla pubblicazione di quell’elenco.

Il tassello mancante, insomma, della ricostruzione, non semplice, della vita di nonno Michele Campanella, nato nella città delle grotte il 2 giugno 1912 e scomparso il 22 marzo 1945, in guerra.

«Mio padre Giovanni aveva solo tre anni e mezzo quando il nonno morì – racconta Michele – e la nonna Antonia Inzucchi ci ha lasciato nel 1966, troppo presto perché io potessi raccogliere la sua testimonianza. Delle vicende militari del nonno restano: un mucchio di foto, inviate alla moglie con alcuni messaggi scritti (nonostante fosse analfabeta); gli attestati del 14esimo Reggimento Artiglieria / Divisione di Fanteria «Ferrara» e del 19esimo Reggimento Artiglieria «Venezia» che fregiarono il soldato castellanese degli speciali distintivi commemorativi, istituiti rispettivamente per la spedizione in Albania del 1939 e sul fronte albanese/greco jugoslavo dal 28 ottobre 1940 al 23 aprile 1941; il telegramma di guerra con il quale il colonnello Paolo Zecca, capo dell’ufficio stralcio stato civile ed albo d’oro della direzione generale della leva sottufficiali e truppa di Roma, comunica alla famiglia l’avvenuto decesso, con ritardo, a causa di «tardiva segnalazione».

«In quel telegramma – spiega il nipote – viene espressamente comunicato che il decesso è avvenuto in prigionia e per malattia, con tutta probabilità nel campo tedesco di Fullen, ai confini con l’Olanda, dove il regime nazista inviava i cosiddetti disertori, etichettati come «Imi», cioè Italienischen Militar Internierten.

Dopo due dure campagne in Albania – continua Michele Campanella – il nonno non aveva più alcuna voglia di servire lo Stato per le operazioni di guerra e sperava di poter rimanere per sempre con i suoi familiari».

Così non fu: il militare e padre di famiglia, deciso a disertare, venne arrestato dai carabinieri e successivamente internato in Germania.

Le sofferenze per la malattia, probabilmente tubercolosi, terminarono due mesi prima della chiusura di quel campo, nel quale non veniva applicata la Convenzione di Ginevra per i prigionieri di guerra.

In concreto, le condizioni igienico-sanitarie favorivano il proliferare delle patologie contagiose: «Ho letto che lavoravano come schiavi – aggiunge Michele Campanella junior -, in veri e propri campi della morte, simili a quelli che hanno ospitato personaggi come Giovannino Guareschi e Alessandro Natta».

campanella michele commilitoniMichele Campanella con alcuni commilitoni
campanella michele docComunicazione che annunciava la morte del Campanella
campanella michele 2Soldato Michele Campanella

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