Storie – Luigi Venegoni

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VENEGONI Luigi, nato il 18 maggio 1921 a Ossona (Milano) 1a, 10Deceduto a Kassel (Assia) il 31 marzo 1945 – Sepolto nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Germania) 1a – Posizione tombale: riquadro D – fila 3 – tomba 1 1b. Fonti: 1a, 1b, 10 – Carlo Venegoni (fratello) – Enrico Venegoni (nipote).

Tratto da «Settegiorni» – Articolo del 30 ottobre 2009 firmato da Cristina Garavaglia.

Ossona [gen]. Dopo oltre sessant’anni dalla morte di Luigi Venegoni, i suoi resti sono stati rimpatriati. Ora riposano nel cimitero comunale di Ossona ma tra i famigliari resta vivo il ricordo della morte dell’allora giovane ossonese per mano dei nazisti.

Nato ad Ossona il 18 maggio 1921, Luigi dovette lasciare il suo lavoro di meccanico per svolgere il servizio di leva.

Nel 1942, ai tempi della Seconda Guerra mondiale, fu spedito nella città dell’Aquila per poi essere trasferito a Giannina, in Grecia, al confine con l’Albania.

La sua storia si intrecciò con quella di migliaia di altri italiani chiamati a combattere, a sparare, a morire.

Arriva l’8 settembre del 1943, data dell’armistizio con gli americani.

Dove si trovava Luigi arrivò tuttavia la Gestapo e con lei la scelta: o arruolarsi nelle fila nazifasciste o essere trasferito in campi di lavoro in qualità di prigioniero.

Luigi Venegoni scelse di non tradire i suoi ideali, il suo paese, e venne così trasferito in Renania, la regione tedesca che si estende su entrambe le rive del fiume Reno.

Le lettere inviate alla famiglia diventarono col tempo sempre più sporadiche. Lì c’era solo lavoro, freddo e fame. La stessa fame che aveva portato Luigi, assieme ai compagni di sventura e a dei civili, a mangiare delle mele lasciate incustodite su un binario morto a Kassel (Germania) durante uno dei tanti spostamenti dei prigionieri. Questa debolezza gli fu fatale.

Accortisi di quanto avevano fatto i militari prigionieri, i nazisti li rinchiusero in convogli bestiame e lì rimasero imprigionati per ore, fino a quando furono fatti scendere e fucilati al bordo di una grossa buca formata in seguito ai bombardamenti alleati.

Fu così che il 31 marzo 1945, a soli 24 anni, Luigi morì appena prima di poter assistere alla liberazione da parte degli americani. E furono proprio questi ultimi a giungere sul posto dell’eccidio dopo l’esecuzione, a dissotterrare i corpi e a dare loro degna sepoltura nel cimitero del luogo.

Le spoglie dei militari uccisi vennero trasferite nel 1952 al cimitero di guerra di Francoforte.

«Ufficialmente abbiamo saputo della sua morte circa otto mesi dopo la fucilazione vera e propria. Ci arrivò la comunicazione dal Ministero della Difesa – racconta il fratello Carlo, che vive ad Ossona – In cuor nostro però lo sapevamo. Luigi non scriveva più lettere e chi riusciva a tornare dalla Germania raccontava delle esecuzioni di militari italiani che sono state fatte nelle città in cui lui era prigioniero».

Ora, a distanza di oltre mezzo secolo, Luigi Venegoni ha potuto essere deposto accanto ai suoi cari defunti. Alla cerimonia del trasferimento dei resti del militare, avvenuta martedì 27 ottobre, erano presenti oltre ai famigliari anche il sindaco Luigi Dell’Acqua».

VenegoniLuigi-Settegiorni-301009

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