Storie – Santi Viviani

Viviani Santi 1000 dpi

VIVIANI Santi, nato il 30 aprile 1906 ad Arezzo 1a, 10 – Fante – Internato nello Stalag VII B – Matricola 8750 – Deceduto a Moosburg (Baviera) il 5 novembre 1944 – Causa della morte: tubercolosi – Inumato in prima sepoltura nel cimitero di Thonstetten (Baviera) – Posizione tombale: tomba 13 2b. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Monaco di Baviera (Germania) 1a – Posizione tombale: riquadro 5 – fila 9 – tomba 47 1b. Fonti: 1a, 1b, 2b, 10 – Santino Gallorini (nipote).

viviani santi in libiaSanti Viviani in Libia

Santi Viviani, di Domenico e Antonia Dragoni, era nato il 30 aprile 1906 ad Arezzo. Era un piccolissimo coltivatore diretto.

Nel 1927 aveva prestato servizio militare presso il 66° Reggimento fanteria. Il 24 maggio 1940 viene richiamato alle armi e si presenta presso il Distretto Militare di Arezzo. Viene inserito nel 224° Reggimento Territoriale Mobile e il 3 giugno viene imbarcato a Napoli per Tripoli, dove arriva il 6 giugno 1940. Viene spedito in «territorio dichiarato in stato di guerra» l’11 giugno. Il 6 dicembre 1940 viene ricoverato all’Ospedale Militare di Derna ed il 14 dicembre viene trasferito all’Ospedale di Bengasi. Mia nonna mi diceva che era stato colpito da una pleurite. Il 18 dicembre fu imbarcato nella nave ospedale «Arno» e partì per Napoli dove arrivò il 21 dicembre e fu ricoverato al locale Ospedale Militare.

Il 28 dicembre 1940 fu inviato in licenza di convalescenza per 90 giorni, «per malattia dipendente da cause di servizio». Il 28 marzo 1941 ottenne altri 30 giorni di convalescenza.

Il 29 aprile fu dichiarato «idoneo al servizio militare incondizionato». Lo stesso giorno viene «ricollocato in congedo illimitato».

Il 20 luglio 1943 viene richiamato alle armi ed assegnato all’84° Reggimento Fanteria Venezia , 669ª Compagnia Lavoratori. Sede della compagnia la caserma di Firenze, Deposito dell’84°, lungo Via Tripoli (ex De Laugher). L’11 settembre 1943 reparti tedeschi accerchiano la caserma, molti giovani soldati si gettano dalle mura, ma mio nonno che aveva 38 anni, non se la sente oppure crede che i tedeschi non gli faranno granché. Fatto è che fu preso assieme a tutti gli altri che rimasero in caserma, portato alla stazione di Campo Marte ed inviato con un treno allo Stalag VII B (8750) di Memmingen.

Il 29 settembre 1944 fu inviato allo Stalag VII A di Moosburg sull’Isar.

Le cattive condizioni climatiche, la fatica del lavoro coatto e la pessima alimentazione, fecero riaffiorare la pleurite, che probabilmente mal curata, si trasformò in tubercolosi. Secondo la testimonianza di un suo compagno di prigionia, B. N. di Trequanda (SI) – rilasciata ai locali carabinieri il 25 febbraio 1947 – fin dal marzo 1944, mio nonno fu ricoverato all’ospedale italiano del campo VII A, ma il 5 novembre 1944, alle ore 5.45, morì. Il referto medico – inviatomi dalla Deutsche Dieststelle di Berlino – parla di «herz – und Kreislaufschwäche infolge Lungen TBC» (cuore – e insufficienza circolatoria a causa della tubercolosi polmonare). Fu sepolto nel cimitero del campo: Friedhof in Oberreit, nella parte riservata agli italiani, riga 2, tomba n. 856 (Reihe 2, Grab Nr. 856). Negli anni seguenti fu traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Monaco di Baviera. Lasciò la moglie Elisa e due bambini: Maria del 1931 e Domenico del 1936.

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