Storie – Teodolindo Tagliaferri

TAGLIAFERRI Teodolindo, nato il 24 gennaio 1922 a Pagnona (Lecco) 1a, 10 – Deceduto il 24 dicembre 1943 – Sepolto nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Germania) 1a – Posizione tombale: riquadro B – fila 11 – tomba 5 1b. Fonti: 1a, 1b, 10 – Linda Tagliaferri (nipote) – Cristiano Tagliaferri (ricercatore locale).

 tagliaferri teodolindoSoldato Teodolindo Tagliaferri

Ricostruzione di Linda Tagliaferri

 

Zio Lindo, al secolo Teodolindo Tagliaferri, era nato il 24 gennaio del 1922, figlio di umili lavoratori e contadini, nonché unico figlio maschio di una numerosa famiglia.

Prestò servizio militare in qualità di fante alpino e quando partì per la guerra, fu mandato in Abruzzo dalle parti de L’Aquila.

Non siamo mai venuti a conoscenza di quali gravi mancanze si sia macchiato, per far si che fosse infine deportato in Germania, ma è logico pensare, che dopo l’otto settembre 1943, come tanti altri si sia trovato allo sbando e in quella situazione di incertezza generale, non abbia voluto aderire alla repubblichina di Salò.

Quindi, come da prassi di quel periodo, si sa solo che venne arrestato e deportato in qualità di renitente, ed affiliato a quei gruppi così detti IMI, che venivano impiegati al lavoro coatto nelle industrie Germaniche. Sta di fatto che da quei luoghi non tornò mai più e dopo alcune iniziali, brevi e frammentarie notizie se ne persero definitivamente le tracce.

Giunse la fine della guerra e con essa, cominciarono i rientri di tutti i superstiti dal fronte e dai campi di concentramento, ma dello zio non v’erano ancora notizie, e già da tempo, non scriveva più a casa. In quei primi mesi del 1945, arrivò finalmente un primo ed inatteso indizio che suscitò scalpore nella famiglia; una delle sorelle, che in quel periodo lavorava a servizio presso un albergo del vicino comune di Premana, conobbe un commerciante di bestiame di Colico, il quale, saputo il cognome di lei, Tagliaferri, le confidò di aver conosciuto un tale Teodolindo durante la sua prigionia in Germania. La sorpresa fu grande e molto emozionante ma purtroppo, il commerciante non aveva per lei buone notizie: lo zio era caduto. Quella prima ed unica testimonianza verbale fece piena luce sui trascorsi dello zio durante la prigionia; molte domande trovarono risposta e si seppe anche in che modo lo zio morì.

Quel gentile signore di Colico, dal cui volto emaciato trasparivano ancora i patimenti subiti in prigionia, raccontò che lui stesso era stato prigioniero nello stesso lager e che assistette all’incidente, durante il quale purtroppo, zio Lindo perse la vita.

Morì il 22 dicembre 1943 durante un trasporto al luogo di lavoro a cui lui e i suoi compagni di prigionia erano destinati. Il mezzo su cui viaggiavano sobbalzò a causa di un’asperità della strada e lo zio, che come molti altri stava seduto sul bordo del cassone, cadde fuori rimanendo irrimediabilmente schiacciato dalle ruote del rimorchio. Fu immediatamente soccorso ma per lui non c’era più niente da fare e così, venne sepolto nel cimitero di un paese vicino, del quale però, il testimone non ricordava il nome.

Anche se molto triste la notizia era alquanto interessante ed ora la famiglia sapeva dove avrebbe potuto meglio indirizzare le proprie ricerche, ma le molteplici difficoltà di quel periodo, impedirono loro di rintracciarlo, portando così ancora più sconforto nei genitori e nelle numerose sorelle, i quali, invano lo avevano atteso per molti mesi, ed innanzi alla triste verità che li aveva investiti, non chiedevano altro che una tomba su cui rassegnarsi e piangere il proprio congiunto; ma in ogni caso non disperavano e certi del fatto che un giorno lo avrebbero ritrovato, non si diedero per vinti e negli anni, per quanto fu loro possibile, continuarono le ricerche.

Però, col passare del tempo, molte cose cambiarono. Per cominciare vennero istituite nuove leggi che permettevano il rimpatrio delle salme di guerra e come in gran parte d’Europa, anche in Italia, si cominciarono a rimpatriare le spoglie di quei Caduti al fronte che avevano avuto una degna e testimoniata sepoltura.

Ciò avvenne anche per un altro zio, che era caduto sul fronte albanese nel 1941 e le cui spoglie vennero rimpatriate nei primi anni sessanta, e quindi ora, era logico e doveroso ritrovare anche lo zio Lindo.

Nel frattempo vennero istituiti anche i vari cimiteri militari d’onore e ciò avrebbe dovuto semplificare le ricerche a quei parenti, che come noi, cercavano i loro congiunti smarriti. Si sondarono così tutti quei luoghi nella zona indicata dal testimone, dove furono inumati i Caduti di quella specifica zona, ma di lui ancora non c’erano tracce: com’era possibile? Eppure la testimonianza era attendibile! Ma dove poteva trovarsi allora, se non era stato traslato in uno di quei luoghi?

Nel tempo, dopo vari insuccessi, vennero considerate anche altre molteplici ipotesi sulla presunta fine, ma nessuna di esse ebbe riscontri positivi e nel corso degli anni, lentamente, la famiglia abbandonò la speranza di un ritrovamento e tutti, compresi noi nipoti che nel frattempo eravamo entrati in gioco, ci rassegnammo all’evidenza.

Il tempo è tiranno e le persone non sono eterne. Gli ormai anziani genitori morirono e le sorelle di zio Lindo, nonché nostre madri, invecchiavano anch’esse. Però il ricordo di lui non venne mai meno e così, anche noi nipoti, con la stessa caparbietà tenevamo vivo l’amore per quello zio mai conosciuto e in cuor nostro, speravamo pur sempre di ritrovarne un giorno almeno le tracce. E così fu! Quel giorno arrivò come un fulmine a ciel sereno e le nostre speranze divennero realtà».

Il destino beffardo volle, che a pochi mesi dalla morte dell’ultima sorella di zio Lindo, venne da noi un ricercatore storico interessato agli avvenimenti bellici avvenuti nella nostra zona. Ci disse che gli era stato affidato l’incarico di raccogliere notizie sui deportati e sui Caduti, le quali poi, sarebbero servite a costituire un importante volume, nel quale avrebbero catalogato tutte quelle vicende che interessarono la Valsassina nel periodo della seconda guerra mondiale.

Così anche noi venimmo intervistati al fine di raccogliere le notizie sullo zio Lindo, ma ciò che ne emerse fu incredibile.

Dalle notizie che quest’uomo aveva già in mano, risultava che lo zio venne inumato nel cimitero di un paese chiamato Heilbronn e sulle prime, reduci delle infruttifere ricerche degli scorsi anni, rimanemmo smarriti e un poco scettici; non poteva essere possibile, che dopo tutti quegli anni, saltasse fuori proprio adesso. Ed inoltre ci veniva chiesto di confermare o meno, la veridicità di queste notizie che per noi erano praticamente sconosciute! Innanzi al nostro smarrimento, allo storico fu subito chiaro che le notizie in suo possesso non erano complete ed abbisognavano di ulteriori verifiche e così, si congedò con la promessa che avrebbe quanto prima approfondito l’argomento. Si ripresentò dopo qualche giorno, e come promesso, recava con se l’esito di una brillante ed indubitabile ricerca. Memore di altre recenti esperienze, si era rivolto ad un suo collega che da anni si occupava di catalogare i nominativi dei dispersi sepolti nei cimiteri italiani d’onore sparsi in tutta l’Europa e il responso che ci presentò era inequivocabile.

Lo zio Lindo venne inumato in prima istanza nel cimitero comunale di Heilbronn e successivamente, grazie alle operazioni di recupero che vennero effettuate nel corso degli anni, venne anch’egli traslato in un Cimitero Italiano D’onore. Ma questo non si trovava nella zona dove noi ci affannavamo a rivolgere le nostre ricerche, ma bensì in quella di Francoforte.

Proprio in quello stesso periodo, il nostro storico, stava partendo per una vacanza che lo avrebbe portato a passare da quei luoghi e si prese carico di fare una deviazione per verificare la presenza dello zio presso quel cimitero, e quando tornò, ogni dubbio era finalmente svanito!

Ci mostrò le foto che aveva scattato al cippo commemorativo dello zio e a tutto il cimitero e ne rimanemmo affascinati!

Era l’agosto del 2010. Dopo quasi settant’anni, tra ricerche e batticuori, lo zio Lindo riappariva finalmente a noi!

Lo siamo andati a trovare nella primavera del 2011 e il vedere il suo nome scritto sul quel cippo, fra centinaia di altri e immerso nel verde di quell’immenso giardino, ci ha colmati di gioia. Ben trovato caro zio!

Peccato per le tue sorelle che ti hanno raggiunto prima in cielo che in terra; se avessero saputo prima dov’eri nascosto, sarebbero sicuramente venute a trovarti! Magari anche a piedi, ma siamo sicuri che per te, sarebbero venute fin lì!

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