Luigi Olivero – Ora i parenti sanno dove portare un fiore

28 agosto 2015

Grazie di cuore… oggi, con emozione, ho detto a mio papà: “abbiamo una tomba su cui portare quel fiore che nonna Emilia non ha mai potuto portare…” Mio padre ha pianto, con i suoi quasi 78 anni, il più longevo di questa famiglia che arriva dalle Langhe.

Non capivo come facesse ad avere così tanto amore e riconoscenza per quello zio che quando è partito lo ha lasciato piccolo. Mi ha detto asciugandosi il viso e con la voce rotta che quando lui è nato ( 12-11-1937 ) la sua mamma aveva pochissimo latte e in primo inverno, lo zio Luigi, che aveva 14 anni, si faceva a piedi 3 colline per recuperare un po’ di latte per quel neonato tanto piccolo e bisognoso di mangiare… già, forse se non avesse avuto la costanza di quelle spole con quel prezioso alimento, magari mio papà non avrebbe continuato la sua vita, io oggi non sarei qui a scrivere… e il destino ha guidato i miei passi nel prendere contatto con questo gruppo proprio 2 giorni fa, senza saperlo, il 26 agosto: la data della sepoltura di Luigi è proprio un 26 agosto di 72 anni fa!!! “Cercatemi, voi che non mi avete mai dimenticato, mettetevi il cuore in pace perchè io lo sono…” mio fratello he detto che farà visita al nostro antenato. Gli ho detto di portare un pugno della sua terra, perchè così tutto sarà compiuto… a nome di tutta la nostra famiglia, in ricordo di chi è passato oltre, di tutti quelli che sono rimasti senza tomba ma tutti uniti nel ricordo di una storia che non dovrebbe mai smettere di essere raccontata, il più sincero abbraccio di riconoscenza, soprattutto a nome di Luigi Olivero!!!!

Bruna Olivero

olivero luigi fotoOlivero Luigi, nato il 27 marzo 1923 a Lequio Berria (Cuneo). Internato nello Stammlager X B di Sandbostel – Matricola 26200. Deceduto il 24 agosto 1944.

Sepolto nel cimitero di Sandbostel (Bassa Sassonia).

Riesumato e traslato ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 2 / fila O / tomba 25. Fonti: Ministero della Difesa, Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra.

ANIME IN CIELO… 25 APRLIE 1945: LA GUERRA E’ FINITA!!!

Così si chiudeva la pagina più nera della nostra storia.

Storditi, persi nell’oblio della notte più lunga, sopravvissuti alla follia di chi mandò a morire un’intera generazione di giovani che avevano solo l’obbligo di obbedire per poter sperare di fare ritorno a una casa dove padri, madri, spose devote, attendevano chi invece troppe volte non bussava più alla porta…
Nella scatola di cartone dove conserviamo le foto in bianco e nero della nostra “piccola storia”, ingiallite dallo scorrere dei decenni, ci sono un paio di lettere di Luigi, classe 1923, fratello di mio nonno.
Strappato dalle colline di langa, mandato a combattere un nemico che probabilmente aveva i suoi stessi occhi poco più che bambini, costretto a partire, perchè anche lui non poteva scegliere.
Venne fatto prigioniero e segregato con altri uomini a cui un destino malvagio aveva fatto lo stesso tetro regalo.
Sono solo poche righe, scritte a matita, dove mandava baci a una mamma che pregava ogni ora di sentire ancora la voce gioiosa di chi ritorna per non partire più. Insieme a quelle lettere, però, abbiamo una busta che contiene un foglio dattiloscritto dove viene comunicato che Luigi, dal campo di prigionia in Germania, dove era stato trasferito, non sarebbe mai più tornato.
Tante volte ho sentito il racconto di quanto questa lettera era rimasta ferma nell’ufficio del comune, perchè lì, in quel piccolo paese dove si conoscevano tutti per nome, nessuno aveva ancora avuto il coraggio di recapitarla alla famiglia. Mi raccontavano di nonna Emilia, che era andata a comprare una camicia nuova per lui, così quando tornava, aveva qualcosa di “SOLO SUO”, perchè i vestiti, specialmente se eri il più piccolo di casa, erano già consumati dai fratelli che ti avevano preceduto: una camicia nuova, chiusa in una carta marrone e legata con uno spago, come il più bel pacchetto che sognavi di poter aprire in una sera di Natale…
nessuno voleva dire alla mia bisnonna che quel regalo non lo avrebbe mai potuto consegnare. Nemmeno un fiore, nemmeno una tomba su cui pregare: lacrime e sangue che hanno segnato la nostra storia, comune a altre migliaia di storie, per dare onore e gloria a questa nazione che oggi ha i colori sbiaditi di un passato che purtroppo, con gli anni, non ci fà nemmeno più riflettere…

Bruna Olivero (pronipote del Caduto)

olivero luigi

olivero luigi 2
Cartolina postale inviata da Luigi alla famiglia
olivero cert. morte
Comunicazione inviata all’Ufficio Anagrafe

olivero luigi santino

Medaglia d’Onore alla memoria di Luigi Oliviero

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ora so dov’è papà – Guido Moraglio ritrova il padre

Gentile Signor Zamboni

le scrivo per ringraziarla del suo operato e dei risultati che ha ottenuto.
Lo faccio a nome mio come cittadina italiana e a nome del sig. Guido Moraglio.
Tutto è nato dall’aver creato un profilo FB (Bosia ieri oggi domani) perché non vada persa la storia di un piccolo paese del cuneese, Bosia, storia fatta di piccoli episodi, anche se spesso legati a grandi eventi, di quotidianità e soprattutto di persone.

Non poteva quindi mancare l’incisività che ha avuto la guerra nella vita dei nostri padri e in particolare il racconto dei caduti, affinché i nomi letti nelle commemorazioni e alla lettura dei quali si suole rispondere “presente” non diventino fantasmi evanescenti man mano che scompaiono le persone che li hanno conosciuti.

Ho quindi fatto due post su Maggiorino Moraglio, padre di Guido Moraglio, uno sulla sua partenza per la guerra e uno sulla sua morte in campo IMI a Schweinfurt-Werneck. Siccome il sig. Moraglio aveva saputo da una lettera di un compagno di prigionia sopravvissuto il luogo di sepoltura del padre, oltre che il racconto degli ultimi giorni di Maggiorino, si era recato a Werneck, dove in effetti in comune era registrata la morte e sepoltura, ma non era stato possibile localizzare la tomba.

Ma cercando riscontro sulla banca dati della difesa, risultava sepolto a Francoforte sul Meno. Una ricerca sul cimitero d’onore mi ha portato quindi a “dimenticati dallo stato” e ho quindi riscontrato che sulla vecchia banca dati risultava Werneck, sulla nuova Francoforte e nell’elenco dei caduti per paese ho trovato: MORAGLIO MAGGIORINO, NATO IL 23 MAGGIO 1914 A BOSIA (CUNEO) – DECEDUTO IL 17 SETTEMBRE 1944 – SEPOLTO A FRANCOFORTE SUL MENO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO J – FILA 8 – TOMBA 6. FONTI: 1A, 1B.
Il sig. Moraglio che aveva due anni alla partenza per la guerra del padre, essendo del 1938, si è commosso di sapere che esiste una tomba e ha subito parlato di recarsi a Francoforte, nonostante l’età. Parlandogli quindi della possibilità di rimpatrio si è ulteriormente commosso ed al contempo avvilito in quanto 2000 euro pur non essendo cifra esorbitante sono comunque molti per un pensionato. Preparerò quindi, appena inviata questa mail una lettera di richiesta al sindaco come da suo modello. […] Grazie ancora.

Maria Laura Manzi

maggiorino moraglioMoraglio Maggiorino, nato il 23 maggio 1914 a Bosia (Cuneo). Deceduto il 17 settembre 1944.

Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Werneck (Gemeidefriedhof Werneck).

Riesumato e traslato a Francoforte sul Meno / Friedhof Westhausen / Cimitero militare italiano d’onore (Germania).

Posizione tombale: riquadro J / fila 8 / tomba 6. Fonti: Ministero della Difesa

MAGGIORE MORAGLIO (1914-1944)

Si era sposato giovane Maggiorino. Già durante il servizio di leva a Bari scriveva alla fidanzata Teresina Secco (n.1909), figlia di Francesco, che abitava nella cascina proprio sotto a Cascina Audelli. Poi si erano sposati e nell’ottobre 1938 era nato Guido. Mancavano i soldi certo, ma non mancava certo l’amore nella piccola famigliola. Purtroppo qualcosa arrivò a separare Maggiorino e Teresina: la guerra. E nel 1940 il giovane fu richiamato e inviato sul fronte greco-albanese.

I ricordi di Guido del padre e della sua partenza sono vaghi, come possono esserli quelli di un bambino di due anni, immagini flash come di un sogno, forse frammiste a racconti della mamma. Maggiorino era tornato a casa in licenza prima di partire per il fronte. Teresina aveva cambiato Guido perchè fosse in ordine per l’arrivo del papà, ma c’era una pietra cava nel cortile, che riempita d’acqua serviva ad abbeverare le galline, E Guido, cambiato a festa pensò bene di andarvi a far ciac ciac con i piedini bagnandosi tutto. E nel suo vago ricordo una figura alta lo solleva in alto e lo porge alla mamma dicendo “cambialo”.

L’altro ricordo è quello della porta di casa la mattina della ripartenza. Non c’era serratura, ma solo un punte (un bastone) piantato per terra a chiuderla affinchè non entrassero gli animali. E Guido ricorda il suo mettere il puntello per impedire al padre di andare via. Ma che può fare un bambino di due anni?

maggiorino con la moglie teresina
Maggiorino con la moglie Teresina

Anche dal fronte Maggiorino scriveva a Teresina, e in ogni lettera un pensiero era per il figlioletto. Le inviò anche una foto tessera fatta il 27 0ttobre 1942 che Teresina tenne sempre tra i suoi ricordi.
E venne il giorno tanto atteso. Il soldato Maggiore Moraglio poteva tornare a casa in licenza.Era felice, ma la felicità fu di breve durata. Infatti a Fiume fu catturato dai tedeschi e fu mandato ne campo d’internamento di Scweinfurt presso Werneck, e colpito forse da tifo morì nel settembre 1944.
Era da circa un anno nel campo di Schweinfurt, un nome azzeccato per come vivevano in quel luogo loro prigionieri di guerra italiani: il guado dei maiali. Ma già, loro non erano neanche prigionieri di guerra: Hitler in persona, furente con i “traditori” italiani, aveva decretato che “Italienische Militär-Internierte – IMI” fosse il nome ufficiale dato ai soldati italiani catturati, rastrellati e deportati nei territori del Terzo Reich nei giorni immediatamente successivi alla proclamazione dell’Armistizio di Cassibile (8 settembre 1943) per non riconoscere loro le garanzie della Convenzione di Ginevra.Se solo la licenza fosse arrivata 15 giorni prima, se si fosse trovato in transito a Fiume prima dell’8 settembre! pensava Maggiorino. La data dell’armistizio lo avrebbe colto a casa e invece di ripresentarsi in caserma si sarebbe nascosto nei boschi o anche sotto un letamaio come non sapeva facessero i fratelli. E soprattutto avrebbe abbracciato Teresina, e avrebbe visto quanto era cresciuto Guido. Invece era lì, consumato dalla fame e dalla fatica. Ai primi di settembre del 1944 lo colse un attacco di quella malaria che aveva contratto in Grecia.L’infermiere e fiduciario del campo, Vittoriano Mirabella di Firenze, ottenne che i tedeschi inviassero Maggiorino a una visita all’infermeria, dove il prigioniero tenente medico Dominici di Perugia fece quello che poteva, senza chinino o medicinali com’era, ottenendo per il paziente ben 3 giorni di riposo dai lavori. Ma al secondo giorno Maggiorino fu colto da una violentissima dissenteria. Vittoriano riuscì a farlo ricoverare in infermeria,Il dottor Dominici fece il possibile e l’impossibile, ma mancava tutto in quell’infermeria: Dopo dieci giorni di sofferenze chiese unitamente al medico tedesco fosse trasferito all’ospedale di Werneck. Il comandante del campo Hartmann se la prese comoda: in fondo si trattava di un traditore italiano e ci vollero 5 giorni perchè accordasse il permesso. Vittoriano accompagnò Maggiorino sul camion verso Werneck assistendo alle indicibili sofferenze del compagno di prigionia, che gli chiese, se come sentiva ormai non l’avesse scampata, di scrivere alla sua famiglia. Due suore tedesche e un prete cattolico, che gli diede l’assoluzione, accompagnarono il viaggio. E l’assoluzione fu estrema unzione, che dopo due giorni, il 17 settembre 1944, Maggiorino esalò l’ultimo respiro. Vittoriano mantenne la parola.

lettera 1

lettera 2

Caduti della Grande Guerra – Trova la tomba del bis nonno sepolto a Bielany

Buongiorno,
sono Collavino Carlo e come le avevo già annunciato su fb, ho recuperato alcuni documenti da parenti che adesso le inoltro per avere notizie più certe del luogo della sepoltura, dato che i documenti in mio possesso me lo danno a Lublino mentre nel suo sito ho scoperto che si trova a Bielany.
Grazie in anticipo per la sua disponibilità.

Collavino Carlo

violino 1Violino Pietro di Domenico e Celibe Ermenegilda, nato a San Daniele del Friuli il 18 dicembre 1889. Coniugnato con Polano Maria Caterina. Soldato dell’8° Reggimento Alpini / 110a Compagnia. Deceduto in prigionia presso l’Ospedale Riserva n° 1 a Lublino il 14 settembre 1918. Causa della morte: peritonite. Inumato in prima sepoltura il 17 settembre 1918 nel Cimitero militare di Lublino (Polonia) dal Cappellano Militare Anton Mesiershi. Posizione tombale: tomba n° 543. Riesumato e traslato nel Cimitero militare italiano di Bielany / Varsavia.

violino 2

Tomba nel Cimitero di Bielany - Foto tratta da http://www.nieobecni.com.pl
Tomba nel Cimitero di Bielany – Foto tratta da http://www.nieobecni.com.pl

Anche nonno Natale si è ricongiunto ai suoi cari

Buongiorno sig. Zamboni!

Sono Natalino Sartorato, le scrivo da Marcaria (provincia di Mantova), nipote di Somenzi Natale, nato il 27 gennaio 1908 a Sabbioneta (Mantova) – Deceduto il 17 marzo 1945 – Sepolto a Francoforte sul Meno (Germania) – Cimitero militare italiano d’onore – Posizione tombale: riquadro o – fila 8 – tomba 22.

Quando ero piccolo i parenti mi hanno sempre riferito che mio nonno dopo la guerra fosse disperso in Russia, invece negli anni ’90 un mio vecchio cugino sosteneva che la madre (sorella del nonno) raccontava che era stato catturato dai tedeschi a Vipiteno e deportato in Germania.

Così ho iniziato una serie di ricerche che mi hanno portato all’archivio militare di Verona, dove ho trovato conferma della deportazione a Dortmund, dove è poi deceduto a causa dei bombardamenti alleati.

Tramite un conoscente, residente a Francoforte, sono venuto a sapere che le spoglie del nonno, dapprima sepolto a Dortmund, erano state trasferite e tumulate nel cimitero militare d’onore di Francoforte sul Meno negli anni ’50.

Dopo aver contattato il Ministero degli Interni, ho conosciuto l’esatta ubicazione, poi confermatami anche dalle sue ricerche trovate nel suo sito.

Dopo 70 anni a giugno sono stato il primo parente, insieme a mia figlia Francesca, a recarmi al cimitero di Francoforte sul Meno per fare visita alla sua tomba.

[…]

Cordiali saluti, Natalino e Francesca Sartorato

9

12

10

11

Il nipote di Iride ritrova la tomba della zia

Egr. sig. Zamboni,

ho avuto l’opportunità di visitare il sito avendo una mia zia morta in Germania come deportata.

[…] Mi solleva quanto ho appreso dalle sue ricerche. Nel racconto è inserita una foto di mia zia che tutti chiamavano Iride e come tale si firma (forse Lilli era un nome ricevuto in Germania).

[…] La ringrazio cordialmente e a sua disposizione per ogni eventuale collaborazione.

Mauro Tamburrini

Blasi Elisena Lilli, nata il 13 aprile 1919 a Morro Reatino (Rieti). Deceduta il 21 marzo 1945. Sepolta ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 1 / fila W / tomba 25. Fonti: Ministero della Difesa.

Tratto da una ricostruzione di Mauro Tamburrini, nipote di Elisena (Iride) Blasi in “A. Cipolloni, Ricordi di Mauro Tamburini sui fatti di Morro – Morro 31 ottobre 2007”.

 

iride 2 (1)“(…) Accade che alcune vecchie storie di famiglia cadano nell’oblio per scarsa conoscenza, noncuranza o inerzia e che poi riemergono per un indizio, una foto, un documento: quasi una “magia”.

Dopo la morte di mia madre, di cui, ovvio, ben conoscevo la storia e le sofferenze che fu costretta a subire, mi trovai ad aprire “una scatola di ricordi”;

fra vecchi documenti e vecchie foto, mi colpì una “foto tessera”, un po’ ingiallita dal tempo, con impresso un bellissimo volto di donna sopra con un sorriso che ogni qualvolta lo guardo, mi trasfonde una infinita dolcezza unita ad una, altrettanto, infinita tristezza.

Nella foto una firma autografa: Blasi Iride.

Ho una cugina con omonimo cognome e nome alla quale non avevo mai chiesto perché le avessero imposto il nome di Iride, né avevamo avuto modo di parlarne; ora il segreto non era più tale.

Quando le dissi che avevo trovato una vecchia foto con l’omonimia del suo nome e cognome, le brillarono gli occhi e quasi s’inumidirono di pianto e notai, nell’emozione che l’aveva pervasa, un’impercettibile brivido del suo corpo.

Orgogliosa del suo nome, mi confidò con grande emozione che il nome “Iride” le era stato dal padre in memoria di una sua sorella morta per motivi bellici.

Al tempo dei tragici accadimenti di Morro Reatino nella primavera del 1944, avevo appena cinque anni e, pur conservando la visione di alcuni efferati episodi che marchiarono, anche per il futuro, la vita di questa comunità, l’unica immagine che vorrei far rinascere nella mia puerile ma fervida memoria, è proprio l’immagine della donna della foto: mia zia!

Iride abitava in una frazione e prestava servizio nell’Ufficio Postale sito nel centro storico. Fra le sue competenze vi era anche la trasmissione dati, tramite “alfabeto Morse”.

Della presenza di Iride in quell’Ufficio, mi ha dato conferma il sig. Sergio, allora dodicenne, la cui casa era dirimpettaia all’Ufficio stesso e che di Iride conservava, caramente, il ricordo.

Dalla ritirata dell’esercito tedesco, di iride nulla più si seppe. Varie le ipotesi ed i si dice. Ma, la verità? Costretta a seguire l’esercito nemico in ritirata per le sue conoscenze professionali? Scudo umano contro gli attacchi dei “partigiani”, che operavano in questa zona, fra i quali era annoverato uno dei suoi fratelli? Sua libera scelta di seguire un esercito allo sbando ed in frettolosa ritirata? Si vociferò, perfino, che fosse stata uccisa dagli stessi tedeschi, nei pressi di Bolzano.

Forzando tutti i cassetti della mia memoria, nulla di lei mi sovviene. Io bambino, con tante tristi visioni accumulate, non ne conservo nessuna bella che a lei mi legasse? Neanche un flash di un suo abbraccio, di una sua carezza, di un suo bacio, che ogni bambino mai dimentica? Non posso e non voglio crederlo. O la guerra lascia nei bambini solo immagini tragiche?

Ora, tutte le persone più grandi e capaci di sicure testimonianze, non sono più udibili. A chi chiedere? Dove cercare? Oltre al ricordo rievocatomi dal sig. Sergio, null’altro.

Tuttavia, mi restavano due possibilità: l’una, individuare alcune persone allora vicine di casa, essendo i nuclei abitativi di questo paese isolati e distanti fra loro; l’altra, cercare nell’archivio comunale.

Ne parlai con la signora Nazarena che, gentilmente, mi partecipò di un episodio personale legato alla sua tenera età, ai suoi sogni di bambina: la cerimonia della Cresima o della Prima Comunione.

Ed infatti, ad Iride, già in età maggiore, la madre di Nazarena aveva chiesto di fare da “Madrina” alla figlia. La vicinanza delle rispettive abitazioni e l’amicizia  fra Iride e Guido, fratello maggiore di nazarena, coetanei e compagni di giochi fin dalla tenera età, mi avevano fornito un altro episodio certo della presenza e personalità di Iride.

Ora dovevo spulciare nell’archivio comunale dove speravo di trovare riferimenti inoppugnabili. Purtroppo, nessun atto mi conduceva a Blasi Iride.

Tale, infatti, era il nome con il quale tutti la chiamavano e ricordano ancora oggi. Lei stessa aveva, così, firmato la sua foto. Tragica storia di una solare, bellissima, ma sventurata ragazza.

Poi, il mio sguardo si pose su un atto di nascita dell’anno 1919 a nome di Blasi Elisena i cui genitori erano gli stessi dei fratelli e sorella di Iride.

Pessima e deleteria usanza di assegnare ad una persona un nome ed attribuirne, vulgo, altro; così avvenne anche a mia madre: da Tecla a Maria.

Trovato l’atto di nascita, dovevo correlarmi, senza indugio, a qualche altro documento. Purtroppo, lo trovai nel registro di morte dell’anno 1950.

Da un documento Ministeriale estrapolai la trascrizione di un atto di morte che recitava tra l’altro:”… il giorno 21 del mese di marzo dell’anno millenovecentoquaratacinque è deceduta in Germania Essen in Krankechause Huyssens Stiftung [ndr: Krankenhaus Huyssens-Stiftung – Ospedale Fondazione Huyssen] alle ore 22.30 in età di anni venticinque Blasi Elisena appartenente (sic) non militare nata il 13 aprile 1919 a Morro Reatino (Rieti), residente in Via Alvano 156. La suddetta Blasi Elisena è morta … in deportazione. F.to I Membri della Commissione Ministeriale …” (…)”.

Lo scritto di Mauro Tamburrini si conclude con ulteriori pensieri verso la sua parente vittima, anch’essa, di un terribile uragano bellico che sconvolse le popolazioni di mezzo mondo:

” (…) 21 marzo, primo giorno di primavera. La natura si desta e la vita riprende vigore.

Sono certo che anche tu sei rinata a nuova vita, come la nostra cultura ci conforta, e come il tuo sorriso faceva risplendere il tuo bellissimo volto, la tua anima dà luce e fa risplendere una stella, e ti domando: “Dimmi, dove sei?”

Spero che un giorno tu stessa mi indicherai e mi porterai in quel punto così lontano e luminoso.

Ed allora, rispecchiandomi nel tuo solare volto, ti chiederò quella carezza, quel bacio, quel tenero abbraccio che non ricordo, ma che sono, certissimo, non mi facesti mancare da bambino. Mauro Tamburrini (…)”.

P1040606 - Copia
Lapide nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo

Abbassiamo i costi per il rimpatrio dei nostri Caduti

I precedenti

9 ottobre 2013 – Petizione alla Camera dei Deputati

Alla pagina 2 del resoconto stenografico dell’Assemblea (Seduta n. 9) di mercoledì 9 ottobre 2013 (Camera dei Deputati), è stata inserita una mia petizione (assegnata alla Commissione Difesa) per l’addebito allo Stato di tutte le spese riguardanti le riesumazioni e i rimpatri dei nostri Caduti.

Avendo ormai presentato diverse petizioni alla Camera e al Senato che vanno nella stessa direzione e conoscendo il quasi scontato esito, lo stesso documento l’ho inviato anche al Parlamento Europeo nella speranza che possa intervenire ed obblighi il Governo italiano a pagare le spese per i rimpatri (vedi di seguito).

Petizione alla Camera dei Deputati

Questo il testo della petizione.

Viene chiesto che: “Le spese riguardanti l’esumazione, la sistemazione dei resti mortali in cassetta-ossario ed il rimpatrio delle salme dei Caduti deceduti dopo l’8 settembre 1943, sepolte nei cimiteri o nei sacrari monumentali all’estero, siano poste totalmente a carico dello Stato, che provvederà a farle rimpatriare tramite il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (Onorcaduti – Ministero della Difesa), coadiuvato dai consolati generali d’Italia all’estero”.

Camera dei Deputati: PETIZIONE BOCCIATA !

Parlamento europeo: NON DI LORO COMPETENZA !

 

petizioneparlamentoeuropeo

risposta commissione europea

 

 

Articolo di Aostaoggi.it del 5 agosto 2015

 

Interrogazione al Senato di Lanièce per esentare dall’Iva il rimpatrio delle salme dei caduti in guerra