Ora so dov’è papà – Guido Moraglio ritrova il padre

Gentile Signor Zamboni

le scrivo per ringraziarla del suo operato e dei risultati che ha ottenuto.
Lo faccio a nome mio come cittadina italiana e a nome del sig. Guido Moraglio.
Tutto è nato dall’aver creato un profilo FB (Bosia ieri oggi domani) perché non vada persa la storia di un piccolo paese del cuneese, Bosia, storia fatta di piccoli episodi, anche se spesso legati a grandi eventi, di quotidianità e soprattutto di persone.

Non poteva quindi mancare l’incisività che ha avuto la guerra nella vita dei nostri padri e in particolare il racconto dei caduti, affinché i nomi letti nelle commemorazioni e alla lettura dei quali si suole rispondere “presente” non diventino fantasmi evanescenti man mano che scompaiono le persone che li hanno conosciuti.

Ho quindi fatto due post su Maggiorino Moraglio, padre di Guido Moraglio, uno sulla sua partenza per la guerra e uno sulla sua morte in campo IMI a Schweinfurt-Werneck. Siccome il sig. Moraglio aveva saputo da una lettera di un compagno di prigionia sopravvissuto il luogo di sepoltura del padre, oltre che il racconto degli ultimi giorni di Maggiorino, si era recato a Werneck, dove in effetti in comune era registrata la morte e sepoltura, ma non era stato possibile localizzare la tomba.

Ma cercando riscontro sulla banca dati della difesa, risultava sepolto a Francoforte sul Meno. Una ricerca sul cimitero d’onore mi ha portato quindi a “dimenticati dallo stato” e ho quindi riscontrato che sulla vecchia banca dati risultava Werneck, sulla nuova Francoforte e nell’elenco dei caduti per paese ho trovato: MORAGLIO MAGGIORINO, NATO IL 23 MAGGIO 1914 A BOSIA (CUNEO) – DECEDUTO IL 17 SETTEMBRE 1944 – SEPOLTO A FRANCOFORTE SUL MENO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO J – FILA 8 – TOMBA 6. FONTI: 1A, 1B.
Il sig. Moraglio che aveva due anni alla partenza per la guerra del padre, essendo del 1938, si è commosso di sapere che esiste una tomba e ha subito parlato di recarsi a Francoforte, nonostante l’età. Parlandogli quindi della possibilità di rimpatrio si è ulteriormente commosso ed al contempo avvilito in quanto 2000 euro pur non essendo cifra esorbitante sono comunque molti per un pensionato. Preparerò quindi, appena inviata questa mail una lettera di richiesta al sindaco come da suo modello. […] Grazie ancora.

Maria Laura Manzi

maggiorino moraglioMoraglio Maggiorino, nato il 23 maggio 1914 a Bosia (Cuneo). Deceduto il 17 settembre 1944.

Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Werneck (Gemeidefriedhof Werneck).

Riesumato e traslato a Francoforte sul Meno / Friedhof Westhausen / Cimitero militare italiano d’onore (Germania).

Posizione tombale: riquadro J / fila 8 / tomba 6. Fonti: Ministero della Difesa

MAGGIORE MORAGLIO (1914-1944)

Si era sposato giovane Maggiorino. Già durante il servizio di leva a Bari scriveva alla fidanzata Teresina Secco (n.1909), figlia di Francesco, che abitava nella cascina proprio sotto a Cascina Audelli. Poi si erano sposati e nell’ottobre 1938 era nato Guido. Mancavano i soldi certo, ma non mancava certo l’amore nella piccola famigliola. Purtroppo qualcosa arrivò a separare Maggiorino e Teresina: la guerra. E nel 1940 il giovane fu richiamato e inviato sul fronte greco-albanese.

I ricordi di Guido del padre e della sua partenza sono vaghi, come possono esserli quelli di un bambino di due anni, immagini flash come di un sogno, forse frammiste a racconti della mamma. Maggiorino era tornato a casa in licenza prima di partire per il fronte. Teresina aveva cambiato Guido perchè fosse in ordine per l’arrivo del papà, ma c’era una pietra cava nel cortile, che riempita d’acqua serviva ad abbeverare le galline, E Guido, cambiato a festa pensò bene di andarvi a far ciac ciac con i piedini bagnandosi tutto. E nel suo vago ricordo una figura alta lo solleva in alto e lo porge alla mamma dicendo “cambialo”.

L’altro ricordo è quello della porta di casa la mattina della ripartenza. Non c’era serratura, ma solo un punte (un bastone) piantato per terra a chiuderla affinchè non entrassero gli animali. E Guido ricorda il suo mettere il puntello per impedire al padre di andare via. Ma che può fare un bambino di due anni?

maggiorino con la moglie teresina
Maggiorino con la moglie Teresina

Anche dal fronte Maggiorino scriveva a Teresina, e in ogni lettera un pensiero era per il figlioletto. Le inviò anche una foto tessera fatta il 27 0ttobre 1942 che Teresina tenne sempre tra i suoi ricordi.
E venne il giorno tanto atteso. Il soldato Maggiore Moraglio poteva tornare a casa in licenza.Era felice, ma la felicità fu di breve durata. Infatti a Fiume fu catturato dai tedeschi e fu mandato ne campo d’internamento di Scweinfurt presso Werneck, e colpito forse da tifo morì nel settembre 1944.
Era da circa un anno nel campo di Schweinfurt, un nome azzeccato per come vivevano in quel luogo loro prigionieri di guerra italiani: il guado dei maiali. Ma già, loro non erano neanche prigionieri di guerra: Hitler in persona, furente con i “traditori” italiani, aveva decretato che “Italienische Militär-Internierte – IMI” fosse il nome ufficiale dato ai soldati italiani catturati, rastrellati e deportati nei territori del Terzo Reich nei giorni immediatamente successivi alla proclamazione dell’Armistizio di Cassibile (8 settembre 1943) per non riconoscere loro le garanzie della Convenzione di Ginevra.Se solo la licenza fosse arrivata 15 giorni prima, se si fosse trovato in transito a Fiume prima dell’8 settembre! pensava Maggiorino. La data dell’armistizio lo avrebbe colto a casa e invece di ripresentarsi in caserma si sarebbe nascosto nei boschi o anche sotto un letamaio come non sapeva facessero i fratelli. E soprattutto avrebbe abbracciato Teresina, e avrebbe visto quanto era cresciuto Guido. Invece era lì, consumato dalla fame e dalla fatica. Ai primi di settembre del 1944 lo colse un attacco di quella malaria che aveva contratto in Grecia.L’infermiere e fiduciario del campo, Vittoriano Mirabella di Firenze, ottenne che i tedeschi inviassero Maggiorino a una visita all’infermeria, dove il prigioniero tenente medico Dominici di Perugia fece quello che poteva, senza chinino o medicinali com’era, ottenendo per il paziente ben 3 giorni di riposo dai lavori. Ma al secondo giorno Maggiorino fu colto da una violentissima dissenteria. Vittoriano riuscì a farlo ricoverare in infermeria,Il dottor Dominici fece il possibile e l’impossibile, ma mancava tutto in quell’infermeria: Dopo dieci giorni di sofferenze chiese unitamente al medico tedesco fosse trasferito all’ospedale di Werneck. Il comandante del campo Hartmann se la prese comoda: in fondo si trattava di un traditore italiano e ci vollero 5 giorni perchè accordasse il permesso. Vittoriano accompagnò Maggiorino sul camion verso Werneck assistendo alle indicibili sofferenze del compagno di prigionia, che gli chiese, se come sentiva ormai non l’avesse scampata, di scrivere alla sua famiglia. Due suore tedesche e un prete cattolico, che gli diede l’assoluzione, accompagnarono il viaggio. E l’assoluzione fu estrema unzione, che dopo due giorni, il 17 settembre 1944, Maggiorino esalò l’ultimo respiro. Vittoriano mantenne la parola.

lettera 1

lettera 2

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