In ricordo di Roberto

Cesena, 27 gennaio 2016

Caro Roberto,
grazie per il lavoro paziente e prezioso che stai svolgendo.
Da anni mi dico che vorrei studiare questa storia dimenticata perché è la storia di mio nonno, Roberto Biondi, di cui porto il nome e la memoria viva.
Roberto è uno dei giovani che dopo l’8 settembre ha fatto una scelta di libertà e coraggio fino alla fine. Internato in un campo in Germania, non è più tornato. Ha lasciato Giovanna, mia nonna, deceduta tre anni fa, e due bambini, il piccolo Aurelio, morto nel 1947 di leucemia, e mia madre Giuseppina, nata nel 1941.

Roberto era un bersagliere, un uomo colto, allegro, generoso. Di lui mi restano le tante lettere scritte alla nonna negli anni di guerra, e le poche cartoline (7) scritte dai lager. Sono lettere d’amore strazianti, commoventi, e poi le parole si sono ridotte a un sussurro, a un lamento debole, quando si trovava prigioniero in Germania. Diceva “ho visto cose che non riesco neanche a raccontare”. Diceva “non vedo l’ora di vivere la mia vita con te”. E poi non diceva più neppure quello. Muore sotto un bombardamento alleato il 25 marzo 1945, un mese prima della fine della guerra.

Sepolto nel cimitero militare di Amburgo, la nonna non si è data pace fino a che ha potuto riabbracciare quei resti e farli riposare vicino al piccolo Aurelio. Era il gennaio 2002, quando la mamma, dopo lettere scritte ai Presidenti della Repubblica e del Consiglio che si sono succeduti negli anni, è finalmente riuscita a far rientrare la salma.

Oggi ho trascorso il pomeriggio cercando tracce di quelle vite, e nuovamente mi sono imbattuta nel tuo lavoro, nelle storie e nei volti di chi non c’è più, e ho pensato di raccontarti anche questa, di storia.

Resto comunque a tua disposizione per qualsiasi cosa.

Grazie ancora, e un saluto caro,

Roberta Ioli

Biondi Roberto, nato il 10 settembre 1916 a Cesena (Forlì-Cesena). Sergente del 9° Reggimento Bersaglieri. Fatto prigioniero ed internato in Germania nello Stalag VI J di Fichtenhain / Comando di lavoro n° 127 / matricola 105100. Trasferito il 9 gennaio 1945 al Lager di Bergheim / Colonia (Nord Reno-Vestfalia) ed impiegato presso la Fabbrica Martinswerk Gmb di Bergheim. Morto a Gummersbach il 25 marzo 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale Wiedenest di Lieberhausen (Quartiere di Gummersbach). Esumato e traslato ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 3 / fila Y / tomba 39. Resti rimpatriati.

giovanna e roberto
Roberto con la moglie Giovanna

Gino Cillo tra i Caduti italiani sepolti a Ďáblice (Repubblica Ceca)

Rogno (Bergamo), 23 gennaio 2016

Buongiorno Signor Zamboni,
Lei probabilmente non si ricorda di me, ha aiutato così tante persone che sarebbe impensabile si ricordasse di tutti. Io invece non dimenticherò mai la sua disponibilità e l’aiuto che mi ha dato nella ricerca di informazioni su mio nonno Cillo Gino nato a Santa Margherita D’Adige (PD) il 3/11/1916.
Era il mese di dicembre del 2011 quando l’ho contattata per la prima volta. Ed è stato Lei a comunicarmi che mio nonno era stato prigioniero nel campo VIII A di Görlitz.
Abbiamo trovato mio nonno nel cimitero di Praga – Ďáblice, in una fossa comune, con lui una decina di soldati italiani che forse non sono ancora stati ritrovati dalle rispettive famiglie.

Nel vecchio sito “Dimenticati di stato” erano presenti documenti riguardanti la vicenda della mia famiglia e fotografie della lapide trovata nel cimitero di Praga con scritti i nomi dei suoi compagni di sventura, probabilmente sono andati perduti quando il sito è stato cancellato. Sarei felice di rivederli pubblicati, se le fosse possibile.

Grazie di tutto.

Donatella Delasa (nipote di Gino Cillo)

Gino CilloCILLO Gino, di Antonio e di Elisa Cesaro, era nato il 3 novembre 1916 a Santa Margherita d’Adige (Padova) e risiedeva a Rogno (Bergamo). Venne richiamato alle armi nell’aprile del 1941 ed inviato in zona di guerra sul fronte balcanico. Soldato del 27° Settore e Sottosettore di Copertura / 2a Compagnia Mitraglieri (Guardia alla Frontiera – G.A.F.) / Posta Militare n° 41 (Jugoslavia / Dalmazia) / Matricola 4016 del distretto militare di Padova, dopo l’8 settembre 1943, venne fatto prigioniero ed internato nello Stalag VIII A di Görlitz (Polonia) con il numero di matricola 12566, per poi essere impiegato presso l’Arbeitskommando n° 16354. Si ebbero sue ultime notizie, anche grazie al Vaticano, nel luglio 1944, poi più nulla. Gino probabilmente si trovava tra gli italiani liberati dai soldati dell’Armata Rossa nell’aprile del 1945, tra gli stessi che, gravemente malati, morirono sulla via del rientro e furono sepolti a Praga, in Cecoslovacchia (ora Repubblica Ceca). Infatti da documenti reperiti dall’Ambasciata d’Italia a Praga, Gino Cillo risultava essere morto in quella capitale e sepolto nel cimitero di Ďáblice/Praga nella tomba n° 203 del Reparto III 3, con le Spoglie di altri due Caduti italiani. In data non specificata, i Resti dei tre Caduti furono spostati nel “Campo della Gloria”, fossa comune nello stesso cimitero. Per uno strano caso del destino, stranamente il suo nominativo non venne riportato sulla lapide commemorativa che sovrasta la fossa comune. Dopo varie ricerche, nel gennaio del 2012, la famiglia è finalmente venuta a sapere che tra i caduti sepolti a Ďáblice riposa anche il loro congiuno. Il 5 luglio 2012 è stata conferita a Gino Cillo la Medaglia d’Onore.

 

Cimitero di Dablice Praga
Cimitero di Ďáblice (Repubblica Ceca)

Figlia e nipote sulla tomba di Gino Cillo
Figlia e nipote sulla tomba di Gino Cillo

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Elenco dei Caduti italiani sepolti nella fossa comune di Ďáblice

La Scuola primaria di Sonico (Brescia) sarà intitolata a Giacomo Mottinelli

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MOTTINELLI Giacomo, nato il 20 gennaio 1927 a Sonico / Frazione di Edolo (Brescia) – Arrestato a Sonico e deportato nel Campo di concentramento di Mauthausen – Immatricolato il 4 febbraio 1945 – Matricola 126304 – Deceduto a Gusen/Perg (sottocampo dipendente da Mauthausen) nel maggio del 1945 – Sepolto nel Cimitero militare italiano di Mauthausen (Alta Austria). Posizione tombale: fila 14 – tomba 1145.

Ricostruzione di Ivano Pedersoli (nipote)

Giacomo Mottinelli, nasce a Garda nella contrada dei «Braghete» il 20 gennaio 1927 da Andrea e Teresa. Secondogenito di sei fratelli, trascorre la sua adolescenza aiutando la famiglia contadina. Le condizioni economiche della popolazione, già difficili a quei tempi, precipitano con l’avvento della guerra.

Nel 1944, il primogenito viene chiamato alle armi, da qui, la necessità di un sostentamento alla famiglia, porta Giacomo a trovarsi un’occupazione presso la polveriera di Sonico.

Nell’estate dello stesso anno, Giacomo entra a far parte della 54esima Brigata Garibaldi. Grazie al suo lavoro, riesce a trafugare informazioni e materiale bellico, passandolo al suo gruppo partigiano. Scoperto, nell’autunno del ’44, verrà arrestato davanti alla polveriera di Sonico e rinchiuso presso il comando di Edolo.

I genitori apprendono la notizia, quando, la stessa sera, un gruppo di tedeschi, con il fucile puntato al padre, perquisisce l’abitazione in cerca di munizioni. Fortunatamente non troveranno nulla, evitando la stessa sorte al padre.

Nei giorni a venire, la famiglia riuscirà ad avere dei contatti verbali con Giacomo, attraverso una piccola finestra, ma non sarà loro mai più permesso rivederlo. Mia madre, allora 15enne, ricorda di essere stata con mia nonna a far visita a Giacomo che, trovandosi in un luogo interrato sotto la caserma, era costretto a salire su di una sedia poggiata su un tavolo, per avvicinarsi il più possibile a loro e poter comunicare.

A gennaio, viene trasferito nel campo di Bolzano, dove compirà i suoi 18 anni, e da qui, ammassato su un carro bestiame, partirà per un capolinea chiamato Mauthausen. Sarà l’ultimo viaggio per quel campo. Si sa che arrivò il 4 febbraio, matricola 126304, mestiere dichiarato scalpellino, destinazione Gusen.

Come letto in una testimonianza… «quando sono arrivato a Mauthausen, pensavo di essere all’inferno, Gusen, era l’inferno nell’inferno». Nel campo di Gusen, classificato tra i peggiori campi di sterminio, la vita di un deportato non durava più di 4 mesi. Costretti a lavorare per la realizzazione di gallerie, praticamente al buio, senza un ricambio d’aria, seviziati per ogni ordine non capito o non svolto nei tempi imposti. Rifocillati con mezzo litro di brodaglia per ogni pasto (da loro definita «zuppa»), e un chilo di pane al giorno, fatto con castagne d’india e segatura, ogni 24 uomini. Estenuanti appelli all’aperto, che potevano durare ore prima di rientrare nelle baracche, con temperature che potevano arrivare a -20° e con addosso misere divise da carcerati. Dormivano su pagliericci larghi 80 centimetri, sui quali dovevano trovar posto tre deportati. Per chi si ammalava, spesso l’unica cura era un’iniezione di benzina. Oltre alle violenze fisiche, erano costretti a subire violenze psicologiche, costantemente minacciati dai sadici «kapò», che indicavano, come unica via d’uscita da quell’inferno, gli imponenti camini dei crematori, che giorno e notte spargevano ceneri di corpi già consumati dalla fame e dalle fatiche.

Il 4 maggio, ormai sfinito, Giacomo verrà gettato su una catasta di cadaveri. Dopo un attimo di torpore, ebbe la forza di rialzarsi. Morirà sulla porta della baracca, che per 3 mesi fu casa e speranza, galera e tomba. Il giorno seguente, 5 maggio 1945, le truppe alleate americane, liberarono il campo.

Nell’immediato dopoguerra, i familiari, cercando testimonianze fra i prigionieri di quel campo vennero a sapere che era morto ed era stato cremato. Voci? Verità? Pietas? … chi può dire … forse di fronte al niente, anche le parole possono essere di conforto.

Con il passare del tempo, grazie anche ai nuovi mezzi di trasporto, l’Austria non sembra più essere così lontana, ed ecco che nei primi anni 80, il fratello minore, andrà per la prima volta a Mauthausen. Ci ritornerà più avanti, portando anche una sorella.

Fu in quell’occasione che incontrò un superstite del campo e venne a sapere che il 2 maggio 1945, i forni crematori, vennero spenti e che i morti nei giorni seguenti, furono sepolti dalle truppe americane.

Contattò il Ministero della Difesa, senza però ottenere nulla.

Nell’estate del 2010, grazie a Roberto Zamboni con il suo articolo «Dimenticati di Stato» pubblicato su un quotidiano, scoprimmo che Giacomo Mottinelli, era tra i 65 italiani identificati e sepolti dagli americani dopo la liberazione del campo, nel Cimitero militare italiano di Mauthausen.

Immediatamente, contattai il Ministero della Difesa per avere ulteriori informazioni. Questi si dimostrò molto disponibile e mi fece fare una richiesta scritta a mezzo di raccomandata, alla quale tutt’ora non ho avuto risposta. Le richieste erano molto semplici: se realmente fosse sepolto lì, e la posizione tombale.

Dopo mesi di inutili attese, ricontattai il Ministero, il quale mi richiese nuovamente una domanda scritta, ma data la mia insistenza, non ottenni la posizione tombale, ma la conferma che quanto indicato da Roberto Zamboni, corrispondeva a realtà ma non potendomi però garantire la possibilità del rimpatrio.

Immediatamente invio una nuova richiesta attraverso e-mail.

Alla fine di ottobre, non avendo risposte dal Ministero, ne parlo con degli amici, già coinvolti in questa vicenda, e con loro decido di partire alla ricerca del Cimitero militare italiano di Mauthausen.

Chiedendo informazioni sul cimitero a chi già era stato a Mauthausen, tutti mi indicheranno solo quel lembo di terra a sinistra, in fondo all’Appelplatz (piazzale dell’appello), ma nessuno darà conferma di aver visto un vero e proprio cimitero.

Sarà sempre Zamboni a darmi delle dritte.

La mattina del primo novembre, passando sul lungo ponte del Danubio, entriamo a Mauthausen, troviamo l’indicazione per il Campo di concentramento, che si trova a circa 7 km. sulla sinistra, mentre noi dobbiamo svoltare a destra.

Dopo pochi chilometri, troviamo il cimitero, entriamo: una distesa di croci infinita. Capiamo subito che non sarà una ricerca facile, tutte le croci in granito grezzo chiaro, sono segnate dal tempo, con muschio che annebbia le scritte, decidiamo di dividerci e di iniziare la ricerca, dopo aver scandagliato buona parte del cimitero, ecco che finalmente su una croce leggiamo il nome di Giacomo Mottinelli, l’emozione è grande, subito ripuliamo la croce con una moneta, unico attrezzo a portata di mano. […]

Tornato a casa, con delle certezze, ricontatto il Ministero, la richiesta ora è un’altra: come posso riportare a casa i resti di mio zio.

Passano alcuni mesi, e finalmente, nel febbraio 2011, ottengo le prime risposte: è possibile rimpatriarlo, le spese sono tutte a carico dei familiari. La mia risposta è immediata: procedere con il rimpatrio.

Da qui una lunghissima corrispondenza per e-mail e contatti telefonici, fino a quando, definite le pratiche, mi viene richiesto di pagare in anticipo ed in tempi brevi tutte le spese che dovranno sostenere. Prontamente eseguo il bonifico.

A fine giugno, verrò contattato telefonicamente dal Ministero il quale mi avvisa che il rimpatrio potrà avvenire già nel mese di luglio, e che potrò essere informato solo pochi giorni prima.

La mattina del 27 luglio, una telefonata dal Ministero, mi avvisa che i resti dello zio, sono giunti alla Malpensa da un’ora, e che il ritiro deve avvenire possibilmente entro lo stesso giorno per evitare spese di deposito. Mi organizzo e parto subito per Malpensa dove devo sbrigare ulteriori pratiche e pagare altre tasse doganali. Dopo circa un’ora, sbrigate le pratiche, mi trovo in un grosso capannone con un via vai incredibile di merci, sopra un bancale, avvolto in un banale telo di iuta, mi consegnano i resti.

Non mi aspettavo cerimonie, ma tantomeno che venisse trattato come un pacco di merce qualunque … che squallore … sono incattivito.

Caricati i resti in macchina, riparto per Garda. Si torna a casa …

Penso al suo calvario, al dolore che ha segnato una famiglia, a una madre che per cinquant’anni non ha avuto una tomba su cui piangere, penso a tutte le estenuanti pratiche burocratiche, tra indifferenza e menefreghismo di tutti questi mesi. Credetemi, per arrivare a questo, non ho trovato porte aperte, anzi, molte ho dovuto forzarle. Ancora una volta, mi chiedo se è possibile che nessuno abbia dimostrato sensibilità, rispetto, per questo ragazzo che, come molti altri ha sofferto e dato la vita per il concetto di libertà, che tutti noi, oggi abbiamo.

Sarà solo nei giorni a venire che avrò una visione diversa di tutto questo, nel calore della sua gente, nelle semplici parole, nei piccoli gesti, che però vengono dal cuore e toccano l’anima.

La partecipatissima veglia del 17 agosto dove nessuno ha voluto mancare per dargli il bentornato, ha dimostrato, che ne lui, ne il suo sacrificio, qui, tra la sua gente, sono stati dimenticati.

Il mattino seguente, ha avuto luogo il rito funebre, ed anche qui, l’ennesima mancanza da parte delle istituzioni, il dovuto e tanto promesso picchetto d’onore, non si è visto, ma dopo 66 anni, finalmente so che potrà riposare in pace nella sua terra.

Nuovamente scomparsa la “vecchia” banca dati delle sepolture

A partire dal 2005, ho iniziato a pubblicare in Internet i dati completi e le posizioni tombali dei caduti civili morti nei campi di concentramento e sepolti nei cimiteri militari italiani.

Dal marzo del 2009, dopo aver ricevuto dallo stesso Ministero della Difesa copia degli elenchi di tutti i caduti (civili e militari) sepolti nei sei sacrari militari in Germania, Austria e Polonia, ho iniziato la pubblicazione, per provincia di nascita, dei nominativi, dei dati anagrafici, di morte e di sepoltura (con rispettive posizioni tombali) di migliaia di caduti.

Ai primi di novembre del 2009, magicamente veniva pubblicata in Rete da Onorcaduti la prima banca dati delle sepolture dei nostri connazionali morti in prigionia o per cause di guerra in terra tedesca, austriaca e polacca.

Tale banca, accessibile tramite il portale del Ministero della Difesa, pur non riportando dati specifici sulle sepolture (posizione tombale – n° di riquadro, fila e tomba), consentiva di accedere a tutte le info (dati anagrafici, luogo e data di morte) di tutti questi Caduti.

Alcuni anni dopo, la gestione della banca dati veniva affidata ad una azienda esterna al Ministero della Difesa, che apportava pesanti modifiche alla precedente pubblicazione con moltissimi errori ed omissioni di nominativi.

Dal dicembre del 2014, dopo ripetute segnalazioni di questo fatto al Ministero della Difesa, venne (almeno) riattivata anche la vecchia banca dati, permettendo così di effettuare ricerche e riscontri sia su una che sull’altra banca, così da poter verificare i dati da me pubblicati e poterne accertare la veridicità comparandoli a quelli di un sito istituzionale (anche se ripeto, i dati da me pubblicati provengono dallo stesso Ministero della Difesa).

Dal 2 gennaio 2016, il problema si è riproposto e la vecchia banca dati è nuovamente scomparsa dalla Rete (appariva la dicitura “401 UNAUTHORIZED” – ora è stato fatto un reidirizzamento al data base modificato – si veda Vecchia banca dati – [nda] attualmente – 08/01/2017 – la banca dati è tornata attiva).

Chi attualmente cerca un parente, verrà sicuramente assalito dal dubbio che i miei dati siano errati, dando quasi certamente più credito all’ente istituzionalmente preposto che ha messo in Rete la banca dati (appunto Onorcaduti).

Così, i parenti del soldato Adami Alberto, nato l’11 maggio 1922 a Venezia, utilizzando l’attuale banca dati del Ministero verrebbero a sapere che il luogo di sepoltura del loro caro risulta come “sconosciuto”, mentre le spoglie del loro congiunto si trovano nel cimitero di Amburgo fin dalla seconda metà degli anni ’50.

Mi auguro di cuore che Onorcaduti, se non sistema l’attuale banca dati, almeno lasci la vecchia per un raffronto.

Per avere un’idea di ciò che ho fin qui esposto, pubblico una piccolissima percentuale di dati che risultano essere errati o mancanti (ho preso in considerazione soltanto i primi 80 caduti, in ordine alfabetico, sepolti nel cimitero di Amburgo, riscontrando errori od omissioni su almeno il 25% dei nominativi, più un caduto sepolto a Monaco di Baviera).

accatini dionisioAccatini Dionisio, nato il 2 aprile 1889 a Villafranca in Lunigiana (Massa e Carrara). Civile. Morto il 28 dicembre 1944. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 1 / fila y / tomba 3.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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adami albertoAdami Alberto, nato l’11 maggio 1922 a Venezia. Soldato del 164° Gruppo di Artiglieria. Morto il 6 maggio 1945 a Celle (Bassa Sassonia). Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 1 / fila c / tomba 8.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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adani attusAdani Attus, nato il 25 dicembre 1910 a Modena. Soldato del Drappello Automobilisti. Morto il 28 ottobre 1944. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila z / tomba 71.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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adermicosa benedettoAdermicosa Benedetto, nato il 7 luglio 1913 in località non conosciuta. Civile. Morto il 23 marzo 1945. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila X / tomba 5.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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agazzi gervasioAgazzi Gervasio, nato il 28 aprile 1895 a Palosco (Bergamo). Civile. Morto l’8 aprile 1945. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 1 / fila c / tomba 14.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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alippi andreaAlippi Andrea, nato il 5 novembre 1900 ad Abbadia Lariana (Lecco). Civile. Morto l’11 giugno 1944. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 1 / fila h / tomba 20.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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agostini marioAgostini Mario, nato il 2 novembre 1914 a Bludenz (Austria). Soldato del 4° Reggimento di Fanteria. Morto il 7 aprile 1944 a Wolfenbüttel. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila G / tomba 1.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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alberti enrico francescoAlberti Enrico Francesco, nato il 1° maggio 1910 a Brescia. Civile. Morto il 13 agosto 1944. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila F / tomba 30.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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albertini aldinoAlbertini Aldino, nato il 18 aprile 1925 a Pergola (Pesaro e Urbino). Civile. Morto il 15 maggio 1945. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila H / tomba 3.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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albertini primo pasqualeAlbertini Primo Pasquale, nato il 15 novembre 1893 a Longiano (Forlì – Cesena). Civile. Morto a Köln/Colonia (Nord Reno-Vestfalia) il 12 maggio 1943. Sepolto nel cimitero locale (inviata alla famiglia la fotografia della tomba tramite il parroco di Longiano il 29 marzo 1946). Esumato e traslato ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila Z / tomba 16.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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alboresi giuseppeAlboresi Giuseppe, nato il 30 dicembre 1903 a Frosinone. Civile. Morto il 12 giugno 1943. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila U / tomba 26.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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.alfieri antonioAlfieri Antonio, nato il 7 febbraio 1903 a Catanzaro. Civile. Morto il 6 luglio 1941. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila a / tomba 17.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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altarelli giuseppeAltarelli Giuseppe, nato il 22 aprile 1904 a Pannarano (Benevento). Civile. Morto il 7 aprile 1945. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale:  riquadro 2 / fila H / tomba 5.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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abondio enricoAbondio Enrico, nato il 3 ottobre 1884 a Gazzaniga (Bergamo). Civile. Morto il 17 aprile 1942. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila Z / tomba 32.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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adamo antoninoAdamo Antonino, nato il 5 marzo 1921 a San Pier Niceto (Messina). Soldato del 6° Reparto Speciale STI Artiglieria. Morto il 9 maggio 1944 a Dorsten (Nord Reno-Vestfalia). Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila V / tomba 30.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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agostini antonio francescoAgostini Antonio Francesco, nato l’11 febbraio 1924 a Borgo Valsugana (Trento). Aviere del Reparto Servizi in Aeroporto. Morto il 19 dicembre 1944 a Fullen (Bassa Sassonia). Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila H / tomba 19.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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ailliaud giovanniAilliaud Giovanni, nato il 23 settembre 1920 a Cesana Torinese (Torino). Soldato del 3° Reggimento Alpini. Morto il 13 luglio 1945 a Dorsten (Bassa Sassonia). Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila W / tomba 64.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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alesi lucianoAlesi Luciano, nato il 13 dicembre 1913 a Palestrina (Roma). Soldato del 1° Reggimento di Fanteria. Morto il 10 marzo 1944 a Gelsenkirchen (Nord Reno-Vestfalia). Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: 3 / fila T / tomba 7.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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allari pierinoAllari Pierino, nato il 28 giugno 1921 a Pegognaga (Mantova). Soldato del 231° Reggimento di Fanteria. Morto il 28 marzo 1945. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila X / tomba 39.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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allasia stefanoAllasia Stefano, nato il 13 settembre 1923 a Villafranca Piemonte (Torino). Soldato del 30° Reggimento di Fanteria. Morto il 26 aprile 1945. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila P / tomba 13.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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allegretto giuseppeAllegretto Giuseppe, nato il 19 luglio 1915 a San Quirino (Pordenone). Civile. Deportato nel Campo di concentramento di Dachau. Matricola 104778. Trasferito a Neuengamme il 22 ottobre 1944. Matricola 61124. Decentrato a Meppen-Versen (sottocampo dipendente da Neuengamme). Morto a Meppen-Versen (Bassa Sassonia) il 14 febbraio 1945. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila R / tomba 51.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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Monetti StefanoMonetti Stefano, nato il 17 luglio 1907 a Malnate (Varese). Deceduto il 10 ottobre 1945. Sepolto a Monaco di Baviera / Waldfriedhof / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 6 / fila 10 / tomba 29.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

Aldo Gironi – Un montoriese nei campi nazisti

Verona, 11 gennaio 2016

Ciao scusa il disturbo. Mio padre tempo fa’ mi portò un vecchio articolo di giornale datato dicembre 2009 ove era un articolo su un relativo anagrafe defunti in guerra. Volevo informazioni in merito avendo mio nonno, che si chiamava Aldo Gironi, morto in un campo di prigionia in Germania. Mio padre prima di morire aveva come desiderio di rivedere la sua tomba, non avendolo mai visto in vita. Mio nonno era di Montorio Veronese.

Andrea Gironi

Ricostruzione di Roberto Zamboni

Gironi AldoAldo Gironi era nato il 3 aprile 1907 a Montorio Veronese e risiedeva nella frazione di Ponte Florio con la moglie Stella.

Aldo era mastro campanaro presso l’antica Fonderia Cavadini (fonderia nata a Montorio nel 1792 e trasferita nel 1812 a Verona/San Nazaro).

Nel 1940 venne richiamato alle armi come Artigliere alpino nel 2° Reggimento Artiglieria da Montagna e riuscì a tornare a casa in licenza solamente tre volte. In quelle tre licenze concepì i suoi tre figli: Renzo, Orfeo e Giorgio, figli che purtroppo non lo avrebbero più rivisto.

Infatti, il suo reggimento, dal novembre 1940 all’aprile 1941 partecipò alla campagna di Grecia e dall’agosto 1942 fino al febbraio 1943 fu impiegato con la Tridentina in Russia, sul fronte del medio Don.

Dopo la disastrosa conclusione della tragica ritirata di Russia, i pochi superstiti vennero rimpatriati ed il reggimento fu dislocato in Alto Adige dove venne colto dai fatti dell’8 settembre.

In seguito all’armistizio, il 2° Reggimento Artiglieria da Montagna venne sciolto in data 10 settembre 1943.

Aldo, presumibilmente rientrato a casa, venne catturato dai tedeschi durante un rastrellamento a Verona ed internato in Germania nello Stalag VI J di Fichtenhain (Krefeld – Nord Reno-Vestfalia). Fu poi trasferito allo Stalag VI J/Z di Dorsten ed impiegato nell’Arbeitskommando (comando di lavoro) n° 1917/J.

Il giorno di Natale del 1943, per non far preoccupare i suoi cari, Aldo scriveva alla moglie di essere in ottima salute. Sarebbe morto il 7 febbraio 1944, neanche un mese e mezzo dopo aver inviato quella lettera, presso l’infermeria dello Stalag VI J/Z di Dorsten a causa di una miocardite acuta.

Venne sepolto nel Cimitero di Dorsten alla posizione tombale: campo H, fila 3, tomba n° 9.

Nella seconda metà degli anni ’50, il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra trasferì le sue Spoglie nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Öjendorf), alla posizione tombale: riquadro 5 / fila v / tomba 24, dove si trovano tuttora.

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Lettera inviata da Aldo alla famiglia il 25 dicembre 1943

25 dicembre 1943 – Campo per prigionieri di guerra – Stalag VI J
Da Gironi Aldo / Numero di matricola 60425 / Campo di lavoro (Arbeitskommando) n° 1917.J, alla Signora Gironi Stella e intera famiglia / Via Ponte Florio / Montorio Veronese / Verona / Italia.

Mia cara Stella con intera famiglia,
oggi, giorno del Santo Natale, vi invio queste mie poche righe facendoti sapere che io mi trovo in ottima salute, come spero sia di te, intera famiglia e pure i tuoi.
Io qui lavoro in uno stabilimento e sto bene. Ho ricevuto la tua e ho sentito tutto quello che mi hai detto. Spero tanto che mio fratello, come il tuo e tua sorella, abbia dato notizie.
Saluti ai miei cari bambini. Baciali tanto, come pure te ti bacio specialmente, e tutti. Tuo Aldo.

Lettera Aldo Gironi 2
Lettera inviata da Aldo alla famiglia il 25 dicembre 1943

Lettera Aldo Gironi 1

Comunicazione morte Aldo Gironi
Comunicazione al Podestà di Verona sulla morte di Aldo

Gironi 1
Artigliere Gironi Aldo – riquadro 5 / fila v / tomba 24 (foto M. W.)
Gironi 2
Tombe nel riquadro 5 (foto M. W.)