Giorgia sulla tomba del bisnonno

Buongiorno,
mi chiamo Giorgia Maddalena e sono alla ricerca della tomba del mio bisnonno, Antonio Busatta, morto in Germania a Francoforte sul Meno nel 1945. Mio nonno, Bruno Busatta, è andato negli anni 80 ma non sa se ci sono stati cambiamenti. Al momento sono in Germania e vorrei andare a trovare il mio bisnonno. In teoria dovrebbe essere sepolto al cimitero Westhausen, vorrei sapere alcune informazioni, se si trova ancora là, la posizione tombale e se posso andare nel periodo di Pasqua (24-28 marzo).
La ringrazio e cordialmente la saluto

Cara Giorgia,
presumo che tu sia molto giovane, e questo pensiero nei confronti del tuo bisnonno ti fa molto, molto onore.

Questi sono i dati che ho raccolto sul tuo parente:

Busatta Antonio, nato il 9 settembre 1910 a Camisano Vicentino (Vicenza). Soldato del 71° Reggimento di Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte greco-albanese dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag XII D di Treviri (Renania-Palatinato). Morto a Landau an der Pfalz il 23 gennaio 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale (Gemeinde Friedhof) di Landau. Esumato e traslato dal Ministero della Difesa a Francoforte sul Meno / Friedhof Westhausen / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro G / fila 7 / tomba 47. Fonti: Ministero della Difesa, Archivio Anrp, Deutsche Dienststelle (WASt). Note: in tutti i documenti riscontrati – presumibilmente per un errore di trascrizione – il cognome riportato risulta essere Busata e non Busatta (probabilmente lo ritroverai scritto così anche sulla lapide). In alcuni documenti inoltre risulta essere appartenuto alla 38a Compagnia Cannoni con il grado di Caporale. Per il resto (dati anagrafici, data e luogo di morte, dati di sepoltura) tutto corrisponde.

Un abbraccio e grazie, Roberto Zamboni

Gentile Roberto,
La ringrazio di cuore per le informazioni sul mio bisnonno Antonio Busatta. Sono appena tornata da Francoforte ed è stato un momento proprio bello.
[…]
Ancora grazie!
Saluti

Busatta Antonio 3

Busatta Antonio 2

Busatta Antonio 1

Viaggio nella Memoria

Tutto è iniziato nell’agosto del 2015, quando Bruna Olivero, pronipote di un Caduto sepolto ad Amburgo, è venuta a sapere dell’esistenza della tomba del suo prozio:

Olivero Luigi, nato il 27 marzo 1923 a Lequio Berria (Cuneo). Soldato del 250° Reggimento di Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi ed internato in Germania nello Stalag X B di Sandbostel (Bassa Sassonia). Matricola 26200. Morto a Sandbostel il 24 agosto 1944 alle ore 15.30. Inumato in prima sepoltura nel cimitero del lager. Posizione tombale: tomba n. 278. Esumato e traslato ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 2 / fila O / tomba 25. Fonti: Ministero della Difesa, Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra.

Luigi Olivero – Ora i parenti sanno dove portare un fiore

27 marzo 2016, Pasqua di Resurrezione – Finalmente il cerchio si chiude

Per i parenti di Luigi Olivero ed in particolare per il pronipote Michele oggi è un giorno molto particolare.

Oltre ad essere Pasqua, oggi sarebbe anche il novantatreesimo compleanno dello zio Luigi.

Così Michele, in segno di affetto per quello zio mai conosciuto e per quel legame di sangue che non ha mai fatto venire meno il suo ricordo, ha deciso d’inforcare la sua “Vespa” e di andarlo a trovare proprio in questo giorno particolare.

Una sorta di pellegrinaggio per ripercorrere le strade che avrebbe potuto aver percorso anche lo zio Luigi durante il suo calvario.

Nessuno sapeva dove fosse stato sepolto Luigi Olivero quel 27 marzo di settantadue anni fa. E nessuno aveva mai informato i famigliari che le sue Spoglie nel 1957 erano state traslate nel Cimitero Militare Italiano d’Onore di Amburgo.

Allora Michele, sostenuto da tutti i famigliari, ha preso la sua decisione: andare ad Amburgo a festeggiare quel particolare compleanno con lo zio Luigi e portare per la prima volta un fiore sulla sua tomba.

Domani, giorno di Pasqua, lo zio Luigi avrebbe compiuto 93 anni… il passato non si dimentica, il passato custodisce le nostre origini e la nostra storia. Grazie a chi ci ha aiutato e sostenuto nella sua ricerca, lo zio Luigi avrà il compleanno più speciale che potessimo sperare di regalargli… BUONA PASQUA, Roberto, a nome di tutti quelli che, senza poterlo urlare, vorrebbero dirti grazie di non averci dimenticato… (Bruna Olivero – pronipote).

Olivero Luigi Vaticano 1
Nonostante alcuni errori di trascrizione (Oliviero anziché Olivero – Soldato del 260° Fanteria anziché 250° – Stalag I B anziché X B), vista la matricola, i dati di nascita e i dati di morte, la scheda si riferisce senza ombra di dubbio a Luigi Olivero. Documento tratto da «Inter Arma Caritas» – L’Ufficio Informazioni Vaticano per i prigionieri di guerra, istituito da Pio XII (1939-1947) – A cura di Francesca Di Giovanni e Giuseppina Roselli (2004) – Volume 2 / Documenti / Schedario digitalizzato (schede di ricerca in formato digitale, dei militari e dei civili di cui si chiesero notizie tra il 1939 e il 1947).

Olivero Luigi Vaticano 2
Documento tratto da «Inter Arma Caritas» – L’Ufficio Informazioni Vaticano per i prigionieri di guerra, istituito da Pio XII (1939-1947) – A cura di Francesca Di Giovanni e Giuseppina Roselli (2004) – Volume 2 / Documenti / Schedario digitalizzato (schede di ricerca in formato digitale, dei militari e dei civili di cui si chiesero notizie tra il 1939 e il 1947) – Scheda di ricerca dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra con i nomi di 431 internati deceduti nel X° distretto militare tra il 1943 e il 1944 e sepolti in diversi cimiteri, pervenuta dalla Germania il 26 giugno 1945.

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Dopo la commovente visita alla tomba del congiunto, Michele ha deciso di far visita anche al luogo di prigionia dov’era morto lo zio Luigi. Lo Stalag X B di Sandbostel.

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Abbiamo dato un volto anche a Guido

Grazie al nipote Domenico Grue, anche Guido Pallini ha finalmente un volto.

 

Pallini GuidoPallini Guido di Domenico e Pulsoni Angela, nato il 4 marzo 1925 ad Atri (Teramo). Allievo Guardia di Finanza / Legione Allievi di Roma / 54a Compagnia Scuola Alpini Regia Guardia di Finanza / Predazzo (Trento). Fatto prigioniero dai tedeschi ed internato in Germania. Morto presso l’Ospedale di Lippstadt (Nord Reno-Vestfalia) il 15 maggio 1945. Presumibilmente sepolto nella stessa località. Esumato e traslato a Francoforte sul Meno / Friedhof Westhausen / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro Q / fila 8 / tomba 1. Fonti: Ministero della Difesa, Archivio Anrp, Guardia di Finanza, Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra.

Gentilissima Signorina …

Grazie ad una lettera rintracciata tra il materiale archiviato dalla Biblioteca di Avio nella sezione “Archivi del Novecento”, dove sono stati raccolti in versione digitale, immagini, lettere, diari della Prima e della Seconda guerra mondiale, è stato possibile conoscere la sorte di tre Caduti sepolti ad Amburgo.

Ora si cercherà in ogni modo d’informare le famiglie.

Questi i loro nomi:

[nda – Congiunti già informati] – Fornelli Giovanni di Giuseppe, nato il 19 maggio 1916 ad Avio (Trento). Soldato del 43° Reggimento di Fanteria / 36a Compagnia Cannoni da 47/32 / Divisione Forlì. Posta Militare n° 38. Fatto prigioniero dai tedeschi ed internato in Germania. In data 21 novembre 1944 si trovava internato nello Stalag VI A di Hemer (Nord Reno-Vestfalia). Morto a causa di un bombardamento aereo il 6 marzo 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Salzbergen (Bassa Sassonia). Esumato e traslato ad Amburgo (Germania). Cimitero militare italiano d’onore. Posizione tombale: riquadro 4 / fila H / tomba 10. Fonti: Archivio Zamboni, Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, Archivio Anrp, Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra.

Cerri Felice, nato il 4 gennaio 1924 a Breme (Pavia). Soldato del 291° Regimento di Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi ed internato in Germania. Morto a causa di un bombardamento aereo il 6 marzo 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Salzbergen (Bassa Sassonia). Esumato e traslato ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 4 / fila H / tomba 9. Fonti: Archivio Zamboni, Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, Archivio Anrp.

Corona Alessandro di Primo, nato il 1° ottobre 1924 a Bassignana (Alessandria). Soldato del 38° Reggimento di Fanteria (Deposito) / 2a Compagnia Reclute / Tortona. Fatto prigioniero dai tedeschi ed internato in Germania. Morto a causa di un bombardamento aereo il 6 marzo 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Salzbergen (Bassa Sassonia). Esumato e traslato ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 4 / fila H / tomba 8. Fonti: Archivio Zamboni, Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, Archivio Anrp, Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra.

Bellano (Como), 5 novembre 1945

Gentilissima Signorina,

[…]

Avrei voluto io stesso darvi la notizia della morte di vostro fratello ma non sapevo come fare, perciò al mio rimpatrio consegnai tutto alla Croce Rossa e mi ripromisi di scrivere a loro non appena avessi avuto un loro rigo.

Lei chiede a me tutto e i minimi particolari ed io mi affretto a spiegarle nel miglior modo possibile come avvennero i fatti.

Conobbi Giovanni alla fine del gennaio del C.A. e con lui fui assegnato al lavoro in una raffineria di petrolio in Subribergen (Hannover). Era per me un ottimo compagno, un ragazzo molto taciturno, calmo, non molestava nessuno ed andava d’accordo con tutti. Sovente quando si era in baracca assieme, parlava dei suoi cari e dei suoi progetti per il futuro. Creda era veramente un amico ed a vicenda ci si infondeva coraggio.

La sua perdita causò in me ed in tutti i suoi compagni di lavoro una profonda tristezza, e poi proprio alla fine, il destino è stato molto duro con lui e con tutti voi, le sue sofferenze meritavano un miglior premio, ma Dio ha voluto così.

Immagino il dolore di sua mamma e di tutti. Questo me lo conferma anche dal fatto che lui doveva essere molto legato a voi perché sempre ne parlava.

[…]

Ora non mi dilungo ed in breve cercherò di raccontare gli avvenimenti del 6 marzo 1945.

Era martedì, la giornata era rigida, vi era molta nebbia e cadeva una fitta pioggerellina. Alle ore 11.20 suonò la sirena d’allarmi. Tutti lasciammo il lavoro e ci ritirammo come sempre nella nostra baracca perché per noi l’allarme era ormai cosa abituale, perciò si aspettava solo che la sirena suonasse per andare nella baracca a riscaldarci. Tutti si era inconsciamente convinti che mai nulla ci sarebbe successo. A questo si aggiungeva pure che noi nei rifugi dei civili tedeschi non si poteva entrare, perciò anziché starcene all’aperto al freddo si stava dentro.

Un pochino prima di mezzogiorno, tutti insieme si mangia. Sentiamo in lontananza come sempre il cupo rumore dei bombardieri ma eravamo tutti tranquilli e fiduciosi. Improvvisamente, cioè alle 12.05 fu sganciata la prima bomba. Tutti si fuggì dalla baracca. Giovanni con altri due compagni si rifugiò in un rifugio poco distante. L’incursione durò sino alle 12.30. Appena finita, tanto era il panico di tutti che si era quasi pazzi. Io avevo il comando degli Italiani, perciò mi affrettai a fare l’appello. Tre erano mancanti e tra loro vi era anche il povero Giovanni. Dalle prime informazioni seppi che era nel rifugio sopraccitato alle spalle del quale una bomba era caduta.

Salito in cima del rifugio, per mezzo di una bocca d’aria mi affrettai a chiamare gli assenti, ma solo uno mi rispose, un certo Cerri Felice.

Nella speranza di poter porgere un aiuto a loro, tutti noi con le pale ed anche con le mani ci affaticammo a rimuovere terra e macerie, lavoro duro ma non ci importava, i nostri compagni avevano bisogno di noi.

In lontananza sempre si udiva il rumore degli aerei ma nessuno ci badava perché quanto stavamo facendo non era ne più ne meno che il nostro dovere al quale non si poteva venire meno. In tutti era la smania di fare presto perché un filo di speranza era sempre tra noi. Mai, mi creda, fummo così tutti uniti come in quel momento.

Dopo 5 ore di lavoro, e cioè alle ore 6 circa, riuscivamo ad estrarre il Cerri il quale era ferito e nella nottata stessa morì.

Dopo circa un’ora ancora estraemmo il corpo di un altro nostro compagno, Corona Sandro […]. Visti inutili i nostri sforzi e tutti avviliti e data anche l’oscurità, tralasciammo i lavori per riprenderli il giorno dopo.

Alle 10 del giorno 7 estraemmo dalle macerie il corpo del povero Giovanni […].

Creda se per lei e per tutti loro il dolore è stato grande, anche per noi è un ricordo triste, perché anche lui come tanti altri seppe nel fiore della giovinezza soffrire e sacrificarsi per la grandezza della Patria, alla quale il suo amore non venne mai meno. Egli è per me e per tutti i suoi compagni di lavoro un esempio ed una guida per l’avvenire e il suo caro e dolce sguardo sempre ed ovunque ci accompagnerà e ci sarà di sprone per le future fatiche. Creda il dover parlare di suo fratello per me è molto doloroso perché a lui ero molto legato dato che assieme a lui per un breve periodo di tempo ho molto sofferto.

Unitamente a tutti si fece del nostro meglio per far sì che avesse quella giusta pace anche in terra straniera. Il giorno 12 del mese di marzo, unitamente agli altri compagni caduti ebbe sepoltura nel Cimitero civile Cattolico di Salzbergen. I funerali furono svolti secondo il rito cattolico. Era mia intenzione e di tutti di poter fare una croce ma purtroppo gli avvenimenti precipitarono e si dovette abbandonare il paese perché subentrarono gli alleati. Prima della mia partenza incaricai un mio compagno di fare una foto sulla tomba, ma purtroppo sinora lui non è ancora ritornato. Sarà mio dovere appena ne avrò notizie farvelo sapere perché vorrei avere la possibilità di dare a loro un perenne ricordo del povero e caro Giovanni.

P. L. – Bellano (Como)

lettera 2 - Copia
Stralcio della lettera datata 5 novembre 1945

I Caduti di Avio (Trento)

Alcune amministrazioni locali da me interpellate per la ricerca dei parenti dei nostri caduti sono totalmente indifferenti a ciò che riguarda la Memoria dei suoi concittadini.

Molte altre, sono sensibili e più che disponibili.

Altre ancora, come nel caso del Comune di Avio (Trento), oltre a cercare i parenti dei nostri Caduti per informarli di dove si trovano il loro cari, riescono a raccogliere, con l’aiuto dei parenti, una mole enorme di documentazione per ricostruire la storia militare dall’arruolamento, alla prigionia, fino alla tragica fine del loro concittadino. Documenti, fotografie, lettere e molto altro, che riescono a dare un volto e una storia ad un semplice nome inciso su una lapide in Germania.

Questo si chiama mantenere viva la Memoria.

Fornelli Giovanni di Giuseppe, nato il 19 maggio 1916 ad Avio (Trento). Soldato del 43° Reggimento di Fanteria / 36a Compagnia Cannoni da 47/32 / Divisione Forlì. Posta Militare n° 38. Fatto prigioniero dai tedeschi ed internato in Germania. In data 21 novembre 1944 si trovava internato nello Stalag VI A di Hemer (Nord Reno-Vestfalia). Morto il 6 marzo 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Salzbergen (Bassa Sassonia). Esumato e traslato ad Amburgo (Germania). Cimitero militare italiano d’onore. Posizione tombale: riquadro 4 / fila H / tomba 10. Fonti: Archivio Zamboni, Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, Archivio Anrp, Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra.

Leoni Lino, nato il 17 giugno 1920 ad Avio (Trento). Soldato del 33° Reggimento Artiglieria Divisione Fanteria “Acqui” / 2a Sezione 70/15. Fatto prigioniero dai tedeschi a Vaiuzza (?) l’11 settembre 1943. Internato in Germania negli Stalag VI F, VI A e VI C. Morto il 29 settembre 1944 per malattia presso lo Stalag VI B/Z di Fullen (Zweiglager – campo secondario). Inumato in prima sepoltura nel Cimitero militare italiano di Gross Fullen (Meppen – Bassa Sassonia). Esumato e traslato ad Amburgo (Germania). Cimitero militare italiano d’onore. Posizione tombale: riquadro 3 / fila D / tomba 14. Fonti: Archivio Zamboni, Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, Archivio Anrp, Deutsche Dienstelle (WASt), Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra.

Salvetti Francesco, nato il 15 settembre 1921 ad Avio (Trento). Soldato del 15° Reggimento Artiglieria Divisione Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi ed internato in Germania. Morto il 21 febbraio 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero cittadino di Andernach (Renania-Palatinato). Esumato e traslato a Francoforte sul Meno (Germania). Cimitero militare italiano d’onore. Posizione tombale: riquadro H / fila 5 / tomba 3. Fonti: Archivio Zamboni, Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, Archivio Anrp.

Salvetti Livio, nato il 17 dicembre 1907 ad Avio (Trento). Soldato del 3° Reggimento Artiglieria Alpina. Fatto prigioniero ed internato in Germania nello Stalag VI C e nello Stalag VI J (Comando di lavoro n° 1817 di Duisburg). Morto per malattia il 5 marzo 1944 presso l’Ospedale per prigionieri di guerra di Gerresheim (quartiere di Düsseldorf / Nord Reno-Vestfalia). Inumato in prima sepoltura nel Cimitero Ehrenfriedhof/Nordfriedhof di Düsseldorf. Posizione tombale: campo III, tomba n° 350. Esumato e traslato a Francoforte sul Meno (Germania). Cimitero militare italiano d’onore. Posizione tombale: riquadro L / fila 6 / tomba 15. Fonti: Archivio Zamboni, Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, Archivio Anrp, Deutsche Dienstelle (WASt).

comune di avio

I famigliari andranno per la prima volta sulla tomba di Gino

Firenze, 8 marzo 2016

Buongiorno
Sono la nipote, figlia della sorella, del soldato morto in guerra GINO CAMPOLMI nato a Firenze il 21 Agosto del 1922 e morto in Vienna il 7 Ottobre del 1944 sotto un bombardamento, immagino sia stato prigioniero del campo di prigionia di Mauthausen.
So che è sepolto proprio nel cimitero di Mauthausen e vorremmo, io e la mia famiglia, andare a vedere la sua tomba.
Vorremmo sapere dove è ubicata la tomba perchè penso che il cimitero sia piuttosto grande.

Ringrazio della Vostra disponibilità
e saluto cordialmente

Giovanna Guerra

Campolmi Gino, nato il 21 agosto 1922 a Firenze. Soldato del Genio (Genio e Chimici). Fatto prigioniero dai tedeschi ed internato in Austria nello Stalag XVII A di Kaisersteinbruch (Burgenland). Matricola 139569. Assegnato al comando di lavoro (arbeitskommando) A 685 CW. Morto a Vienna il 7 ottobre 1944. Causa della morte: bombardamento. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero centrale di Vienna / Riquadro internazionale. Esumato e traslato a Mauthausen (Austria) / Cimitero militare italiano. Posizione tombale: fila 6 / croce 1 / tomba 603. Fonti: Ministero della Difesa, Archivio Anrp, documentazione famigliare.

Lettere dal lager

Campolmi Gino 1 Campolmi Gino 2 Campolmi Gino 3 Campolmi Gino 4

Manutenzione, questa sconosciuta…

Vorrei segnalare a chi di competenza (Onorcaduti) lo stato delle sepolture dei nostri Caduti sepolti nei riquadri 1 e 5 del Cimitero militare italiano ad Amburgo.

Ritengo che lo stato di queste tombe sia a dir poco imbarazzante.

Ricordo che, come previsto dal Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (e successive modifiche) – Codice dell’ordinamento militare / Sezione III (Sepolcreti di Guerra italiani) / Articolo 267 (Competenze), Punto 1, Capo a, il Commissario [Generale Onoranze Caduti in Guerra] è competente in ordine alla sistemazione, manutenzione e custodia dei cimiteri di guerra esistenti nel territorio dello Stato italiano, nonché di quelli esistenti all’estero contenenti salme di Caduti italiani.

Come ricordato da Onorcaduti  in tutte le lettere inviate ai parenti che fanno richiesta di rimpatrio…

manutenzione

(Foto M. W. del 04.03.2016)

Picariello Carmine 2

Picariello Carmine 1

Gironi 1

Lisignoli 2

Lisignoli 1

Dov’è stato sepolto il Tenente Carbone?

carbone albino

Carbone Albino, nato il 22 febbraio 1917 a Napoli. Sotto Tenente / Direzioni Commissariato Sussistenza. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Polonia nello Stalag 366/Z di Biala Podlaska. Matricola 58710. Ricoverato presso l’Ospedale Glyn Hughes Hospital nei pressi del Campo di concentramento di Bergen Belsen perché ammalatosi di tubercolosi. Morto l’8 settembre 1945 per paralisi cardiaca e sepolto nel campo Hohne (detto anche campo Zelltheater) di Bergen Belsen.

Nato il 22 febbraio 1917 dall’avv. Luigi e da Romano Maria Grazia Anna, trascorse la sua fanciullezza a Lapio, paese d’origine dei suoi genitori, i quali si erano definitivamente ivi trasferiti nel 1921.

A Lapio frequentò le scuole elementari. Nel 1940 si laureò in Giurisprudenza presso l’Università di Roma. Ammesso con concorso all’Accademia di Modena, frequentò il corso di Commissariato, ottenendo questo giudizio: “ottimo elemento; molto disciplinato, di carattere generoso e leale.” Con il grado di sottotenente fu distaccato a Palermo e successivamente a Tirana nel 1943, presso la direzione di commissariato dell’intendenza IX armata, accompagnato dai voti di coloro che l’avevano conosciuto e dei quali si faceva interprete il Ten. Col. Commissario Vincenzo Cultresi: “Ti accompagnino ovunque i miei voti augurali per un felice avvenire, date le tue ottime doti di mente e di cuore”. Il suo avvenire si ridusse nel recinto dei campi di concentramento in Polonia. Deportato, fu assegnato al Campo M-Stammlager 366 Zwveiglager in Biala Podlaska.

Respinse con sdegno la disonorante formula di adesione alla repubblica sociale italiana, che diceva: “Mi dichiaro volontariamente pronto a combattere con le armi nel costituendo nuovo esercito del Duce, senza riserve, anche sotto il comando supremo tedesco”. Ripugnò alla sua lealtà di cittadino e di soldato italiano, “perché legato da un giuramento di fedeltà al quale il suo onore di soldato impone di prestar fede e dal quale nessuno può esimerlo”. Respinse anche l’ordine di lavoro obbligatorio, appellandosi alle norme della “Convenzione di Ginevra”. Rifiutò così il salvacondotto per aver salva la vita, per il ritorno a casa tra i suoi; e la rabbia degli oppressori si accanì ancora di più. Nel gennaio del 1944 fu trasferito nel Campo M. Stammlager XI B Of di Deblin-Irena, prima nello Stalag 307 P. U. e poi nell’Oflag 77. Gepruft. La razione di pane fu ridotta a meno di 150 grammi ed il trattamento divenne disumano per lui e per gli altri internati, che, come lui, vollero offrire una sorda resistenza, come modesto contributo alla causa italiana. Il 14 agosto 1954 fu dichiarato “Disperso”.  (Tratto dal sito del Comune di Lapio)

Lapide commemorativa Bergen Belsen
Lapide commemorativa a Bergen Belsen – Qui riposano migliaia di vittime conosciute e sconosciute del Campo di concentramento di Bergen Belsen

Come risulta nella banca dati del Ministero della Difesa e da altri testi, Carbone Albino, nato il 22 febbraio 1917 a Napoli, morì presso l’Ospedale allestito dagli inglesi (Glyn Hughes Hospital) nei pressi del Campo di concentramento di Bergen Belsen l’8 settembre 1945 e sepolto nel Campo Hohne (detto anche Campo Zelltheater) di Bergen Belsen.

Tutti i morti, da quando gli inglesi entrarono nel Lager di Bergen Belsen il 15 di aprile 1945, furono sepolti in fosse comuni senza segni di riconoscimento (non furono rintracciate neanche liste dei decessi o altro). Il numero dei caduti da seppellire era spaventoso.

Il 21 aprile 1945 furono sepolti in due fosse comuni 6.000 corpi, il 22 aprile in altre due fosse comuni vennero inumati 7.000 corpi, il 23 altri 2.600 corpi, il 24 ancora 2.600 e il 25 oltre 5.000 corpi.

Da quanto risulta, a Berghen Belsen furono allestiti quattro cimiteri, il primo situato nel settore 1 del campo, costituito da fosse comuni; il secondo, detto Campo Hohne o Zelltheater dove vennero sepolte le salme degli internati deceduti dopo il 26 di aprile; il terzo, nel settore 2 del campo, che conteneva i corpi di 87 internati, ed infine un quarto dove furono sepolti i prigionieri di guerra russi.

Tutti i caduti in fossa comune fino al 26 aprile furono inumati in maniera “disordinata” (basti vedere i filmati inglesi per capire cosa s’intende – vennero utilizzati i bulldozer per seppellire in fretta i corpi ed evitare epidemie che avrebbero decimato i sopravvissuti),  quindi per tutti questi caduti non sarebbe stata possibile l’esumazione.

C’era una possibilità di esumazione per gli internati morti dopo il 26 aprile (sepolti in fossa comune ma allineati ad una certa distanza l’uno dall’altro – con tanto di liste di decesso compilate dalla Croce Rossa Britannica), ma l’idea con il tempo venne abbandonata, forse anche visti i risultati avuti con le esumazioni in Austria ed in Baviera, fatte con estrema scrupolosità ma che portarono all’identificazione di pochi caduti.

La perplessità di non aver rintracciato la tomba del Carbone nasce dal fatto che, essendo morto presso l’ospedale inglese (Glyn Hospital) nel settembre del 1945, si conosceva la sua identità e quasi sicuramente venne sepolto in fossa singola.

Nonostante ciò, e pur avendo molta documentazione in merito, non si riesce a trovare la sua sepoltura.

Di seguito riporto quanto reperito sul Sotto Tenente Albino Carbone dal nipote Angelico Carpinella, dall’ITS di Arolsen e dalla gentile e sempre disponibile M. W. per le ricerche sul posto.

Tutto ciò, nel caso si venisse a sapere qualcosa in più su questi cimiteri e sulle loro sepolture e nel caso qualcuno avesse un parente negli elenchi dei sepolti in uno di quei sacrari.

Elenco italiani sepolti a Bergen Belsen

La storia di Giovanni

Carissimo Roberto,
il nonno prima di partire come soldato, era un semplice contadino, viveva con la sua famiglia a Castiglione di Cervia, una piccola frazione immersa nella campagna Cervese, classe 1907 era quarto di otto fratelli.
Nella casa colonica, vivevano i quattro fratelli maschi con le rispettive famiglie e gli anziani genitori, circa venti. Le sorelle erano sposate e vivevano in altri paesi poco lontani, ma durante la guerra sfollarono nella grande casa in campagna assieme ai fratelli.
Poi il nonno e un fratello furono chiamati alle armi, purtroppo per lui non ci fu più ritorno, invece fortunatamente il fratello Onorato dopo due anni potè riabbracciare tutta la famiglia.
La mamma, ci ha raccontato che dopo aver appreso la notizia della morte di suo padre, la famiglia si era unita ancora di più, perché la mancanza del nonno si sentiva fortemente.
Il nonno non era potuto andare a scuola, ma era molto bravo, come anche i fratelli, nel lavoro dei campi, col bestiame e nel commercio della frutta.
La nonna ha lottato tanto per poter riportare a casa il nonno, ma purtroppo senza esito.
Sia lei che nostra mamma sono morte con questo grande desiderio.
Ora ringraziamo te se ci siamo riusciti, ed ora riposa nel piccolo cimitero accanto ai suoi famigliari che l’hanno atteso per tantissimi anni.
Grazie ancora di cuore per tutto, spero davvero un giorno di poterti incontrare.

Giovanna Amico

Giovanni Rocchi manifesto-2Rocchi Giovanni, nato il 21 marzo 1907 a Cervia (Ravenna). Soldato del 147° Gruppo Artiglieria. Fatto prigioniero dai tedeschi ed internato in Polonia nello Stalag VIII B di Teschen/Cieszyn (Voivodato della Slesia). Morto a Hohenlinde / Bytów (Voivodato di Pomerania) il 17 marzo 1944. Sepolto a Bielany-Varsavia / Cimitero militare italiano (Polonia). Fonti: Ministero della Difesa, Archivio Anrp, Deutsche Dienststelle (WASt).

Resto del Carlino 21 novembre 2015

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Nonno Pasquale “riabbraccia” i suoi nipoti

Signor Zamboni buonasera.

Le scrivo questa mail per ringraziarla di tutto il lavoro svolto. Qualche giorno fa abbiamo potuto “abbracciare” quel nonno mai conosciuto. I miei fratelli sono andati a Francoforte ed è stato bellissimo. Un’emozione indescrivibile.

Ora ci chiediamo quale sarà il passo successivo.

La saluto cordialmente e ancora grazie.

Pietragalla PasqualePietragalla Pasquale di Saverio, nato il 13 marzo 1908 a Forenza (Potenza). Soldato del Battaglione Alpino Sciatori Monte Rosa. Internato nello Stammlager XII F / 2044 / Campo di Assegnazione n° 471. Matricola 4578. Ultime notizie date il 16 agosto 1944. Morto il 22 marzo 1945. Sepolto a Francoforte sul Meno / Friedhof Westhausen / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro L / fila 3 / tomba 17. Fonti: Ministero della Difesa, Archivio Anrp, Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra.

Sig. Zamboni buongiorno, le scrivo aggiungendo quella che la memoria di mia zia ancora conserva.
Scrivo in prima persona così come mi sono stati raccontati i fatti da una zia di 84 anni che con la mente lucida ritorna al 1943 quando di anni ne aveva 11.

In ricordo di papà…

Papà era un contadino e nella quiete di quella che poteva essere una normale famiglia contadina, ricevette la chiamata alle armi. Ricordo quel giorno come se fosse oggi, l’8 dicembre 1942.
Partì per la guerra lui e un altro ragazzo, non ricordo chi fosse. Faceva freddo era inverno, partirono a piedi da Forenza per Palazzo San Gervasio e andarono a prendere il treno, lì c’era la stazione più vicina.
Per un anno non ricevemmo notizie.
Tornò a Forenza nel 1943, non ricordo né il giorno ne il mese, aveva avuto una licenza premio di quindici giorni.
Eravamo in casa io, mamma e mia sorella nata da poco (la mamma di chi scrive), si aprì la mezza porta e nella luce che entrava da quell’unica apertura entrò un uomo alto, sporco in viso, era il mio papà. Posò a terra lo zaino e mi abbracciò, gli dissi: perché hai il viso sporco?
Il fumo del treno, mi rispose.
Prese in braccio mia sorella e la baciò, non l’aveva mai vista, era nata in sua assenza, mamma era incinta quando lui partì. Posò mia sorella nella culla e abbraccio mamma.
Nei giorni seguenti dissi a papà: “non partire più, scappa nel bosco, nasconditi, ti porteremo noi da mangiare”. Lui mi disse: “ho avuto una licenza premio, non sono un disertore, e a giorni ci sarà l’armistizio”.
Passarono i 15 giorni e ripartì, mi disse per il Monte Rosa.
Scrisse solo due lettere, poi non avemmo più notizie.
Non ricordo l’anno, vennero 2 carabinieri a casa e dissero a mamma di salire in caserma per una comunicazione. Mamma mi disse: “resta a casa con tua sorella”, ma io le dissi di no. Andammo così tutte e tre in caserma. Ricordo che c’era una stanza grande e c’erano le finestre aperte che davano sulla piazza. Un carabiniere chiuse le finestre e prese dalle braccia di mamma mia sorella. Mamma fu chiamata in una stanza, la sentii urlare e piangere per la disperazione, capii subito che papà non sarebbe più tornato.

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