Nonno Pasquale “riabbraccia” i suoi nipoti

Signor Zamboni buonasera.

Le scrivo questa mail per ringraziarla di tutto il lavoro svolto. Qualche giorno fa abbiamo potuto “abbracciare” quel nonno mai conosciuto. I miei fratelli sono andati a Francoforte ed è stato bellissimo. Un’emozione indescrivibile.

Ora ci chiediamo quale sarà il passo successivo.

La saluto cordialmente e ancora grazie.

Pietragalla PasqualePietragalla Pasquale di Saverio, nato il 13 marzo 1908 a Forenza (Potenza). Soldato del Battaglione Alpino Sciatori Monte Rosa. Internato nello Stammlager XII F / 2044 / Campo di Assegnazione n° 471. Matricola 4578. Ultime notizie date il 16 agosto 1944. Morto il 22 marzo 1945. Sepolto a Francoforte sul Meno / Friedhof Westhausen / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro L / fila 3 / tomba 17. Fonti: Ministero della Difesa, Archivio Anrp, Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra.

Sig. Zamboni buongiorno, le scrivo aggiungendo quella che la memoria di mia zia ancora conserva.
Scrivo in prima persona così come mi sono stati raccontati i fatti da una zia di 84 anni che con la mente lucida ritorna al 1943 quando di anni ne aveva 11.

In ricordo di papà…

Papà era un contadino e nella quiete di quella che poteva essere una normale famiglia contadina, ricevette la chiamata alle armi. Ricordo quel giorno come se fosse oggi, l’8 dicembre 1942.
Partì per la guerra lui e un altro ragazzo, non ricordo chi fosse. Faceva freddo era inverno, partirono a piedi da Forenza per Palazzo San Gervasio e andarono a prendere il treno, lì c’era la stazione più vicina.
Per un anno non ricevemmo notizie.
Tornò a Forenza nel 1943, non ricordo né il giorno ne il mese, aveva avuto una licenza premio di quindici giorni.
Eravamo in casa io, mamma e mia sorella nata da poco (la mamma di chi scrive), si aprì la mezza porta e nella luce che entrava da quell’unica apertura entrò un uomo alto, sporco in viso, era il mio papà. Posò a terra lo zaino e mi abbracciò, gli dissi: perché hai il viso sporco?
Il fumo del treno, mi rispose.
Prese in braccio mia sorella e la baciò, non l’aveva mai vista, era nata in sua assenza, mamma era incinta quando lui partì. Posò mia sorella nella culla e abbraccio mamma.
Nei giorni seguenti dissi a papà: “non partire più, scappa nel bosco, nasconditi, ti porteremo noi da mangiare”. Lui mi disse: “ho avuto una licenza premio, non sono un disertore, e a giorni ci sarà l’armistizio”.
Passarono i 15 giorni e ripartì, mi disse per il Monte Rosa.
Scrisse solo due lettere, poi non avemmo più notizie.
Non ricordo l’anno, vennero 2 carabinieri a casa e dissero a mamma di salire in caserma per una comunicazione. Mamma mi disse: “resta a casa con tua sorella”, ma io le dissi di no. Andammo così tutte e tre in caserma. Ricordo che c’era una stanza grande e c’erano le finestre aperte che davano sulla piazza. Un carabiniere chiuse le finestre e prese dalle braccia di mamma mia sorella. Mamma fu chiamata in una stanza, la sentii urlare e piangere per la disperazione, capii subito che papà non sarebbe più tornato.

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