Dov’è stato sepolto il Tenente Carbone?

carbone albino

Carbone Albino, nato il 22 febbraio 1917 a Napoli. Sotto Tenente / Direzioni Commissariato Sussistenza. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Polonia nello Stalag 366/Z di Biala Podlaska. Matricola 58710. Ricoverato presso l’Ospedale Glyn Hughes Hospital nei pressi del Campo di concentramento di Bergen Belsen perché ammalatosi di tubercolosi. Morto l’8 settembre 1945 per paralisi cardiaca e sepolto nel campo Hohne (detto anche campo Zelltheater) di Bergen Belsen.

Nato il 22 febbraio 1917 dall’avv. Luigi e da Romano Maria Grazia Anna, trascorse la sua fanciullezza a Lapio, paese d’origine dei suoi genitori, i quali si erano definitivamente ivi trasferiti nel 1921.

A Lapio frequentò le scuole elementari. Nel 1940 si laureò in Giurisprudenza presso l’Università di Roma. Ammesso con concorso all’Accademia di Modena, frequentò il corso di Commissariato, ottenendo questo giudizio: “ottimo elemento; molto disciplinato, di carattere generoso e leale.” Con il grado di sottotenente fu distaccato a Palermo e successivamente a Tirana nel 1943, presso la direzione di commissariato dell’intendenza IX armata, accompagnato dai voti di coloro che l’avevano conosciuto e dei quali si faceva interprete il Ten. Col. Commissario Vincenzo Cultresi: “Ti accompagnino ovunque i miei voti augurali per un felice avvenire, date le tue ottime doti di mente e di cuore”. Il suo avvenire si ridusse nel recinto dei campi di concentramento in Polonia. Deportato, fu assegnato al Campo M-Stammlager 366 Zwveiglager in Biala Podlaska.

Respinse con sdegno la disonorante formula di adesione alla repubblica sociale italiana, che diceva: “Mi dichiaro volontariamente pronto a combattere con le armi nel costituendo nuovo esercito del Duce, senza riserve, anche sotto il comando supremo tedesco”. Ripugnò alla sua lealtà di cittadino e di soldato italiano, “perché legato da un giuramento di fedeltà al quale il suo onore di soldato impone di prestar fede e dal quale nessuno può esimerlo”. Respinse anche l’ordine di lavoro obbligatorio, appellandosi alle norme della “Convenzione di Ginevra”. Rifiutò così il salvacondotto per aver salva la vita, per il ritorno a casa tra i suoi; e la rabbia degli oppressori si accanì ancora di più. Nel gennaio del 1944 fu trasferito nel Campo M. Stammlager XI B Of di Deblin-Irena, prima nello Stalag 307 P. U. e poi nell’Oflag 77. Gepruft. La razione di pane fu ridotta a meno di 150 grammi ed il trattamento divenne disumano per lui e per gli altri internati, che, come lui, vollero offrire una sorda resistenza, come modesto contributo alla causa italiana. Il 14 agosto 1954 fu dichiarato “Disperso”.  (Tratto dal sito del Comune di Lapio)

Lapide commemorativa Bergen Belsen
Lapide commemorativa a Bergen Belsen – Qui riposano migliaia di vittime conosciute e sconosciute del Campo di concentramento di Bergen Belsen

Come risulta nella banca dati del Ministero della Difesa e da altri testi, Carbone Albino, nato il 22 febbraio 1917 a Napoli, morì presso l’Ospedale allestito dagli inglesi (Glyn Hughes Hospital) nei pressi del Campo di concentramento di Bergen Belsen l’8 settembre 1945 e sepolto nel Campo Hohne (detto anche Campo Zelltheater) di Bergen Belsen.

Tutti i morti, da quando gli inglesi entrarono nel Lager di Bergen Belsen il 15 di aprile 1945, furono sepolti in fosse comuni senza segni di riconoscimento (non furono rintracciate neanche liste dei decessi o altro). Il numero dei caduti da seppellire era spaventoso.

Il 21 aprile 1945 furono sepolti in due fosse comuni 6.000 corpi, il 22 aprile in altre due fosse comuni vennero inumati 7.000 corpi, il 23 altri 2.600 corpi, il 24 ancora 2.600 e il 25 oltre 5.000 corpi.

Da quanto risulta, a Berghen Belsen furono allestiti quattro cimiteri, il primo situato nel settore 1 del campo, costituito da fosse comuni; il secondo, detto Campo Hohne o Zelltheater dove vennero sepolte le salme degli internati deceduti dopo il 26 di aprile; il terzo, nel settore 2 del campo, che conteneva i corpi di 87 internati, ed infine un quarto dove furono sepolti i prigionieri di guerra russi.

Tutti i caduti in fossa comune fino al 26 aprile furono inumati in maniera “disordinata” (basti vedere i filmati inglesi per capire cosa s’intende – vennero utilizzati i bulldozer per seppellire in fretta i corpi ed evitare epidemie che avrebbero decimato i sopravvissuti),  quindi per tutti questi caduti non sarebbe stata possibile l’esumazione.

C’era una possibilità di esumazione per gli internati morti dopo il 26 aprile (sepolti in fossa comune ma allineati ad una certa distanza l’uno dall’altro – con tanto di liste di decesso compilate dalla Croce Rossa Britannica), ma l’idea con il tempo venne abbandonata, forse anche visti i risultati avuti con le esumazioni in Austria ed in Baviera, fatte con estrema scrupolosità ma che portarono all’identificazione di pochi caduti.

La perplessità di non aver rintracciato la tomba del Carbone nasce dal fatto che, essendo morto presso l’ospedale inglese (Glyn Hospital) nel settembre del 1945, si conosceva la sua identità e quasi sicuramente venne sepolto in fossa singola.

Nonostante ciò, e pur avendo molta documentazione in merito, non si riesce a trovare la sua sepoltura.

Di seguito riporto quanto reperito sul Sotto Tenente Albino Carbone dal nipote Angelico Carpinella, dall’ITS di Arolsen e dalla gentile e sempre disponibile M. W. per le ricerche sul posto.

Tutto ciò, nel caso si venisse a sapere qualcosa in più su questi cimiteri e sulle loro sepolture e nel caso qualcuno avesse un parente negli elenchi dei sepolti in uno di quei sacrari.

Elenco italiani sepolti a Bergen Belsen

La storia di Giovanni

Carissimo Roberto,
il nonno prima di partire come soldato, era un semplice contadino, viveva con la sua famiglia a Castiglione di Cervia, una piccola frazione immersa nella campagna Cervese, classe 1907 era quarto di otto fratelli.
Nella casa colonica, vivevano i quattro fratelli maschi con le rispettive famiglie e gli anziani genitori, circa venti. Le sorelle erano sposate e vivevano in altri paesi poco lontani, ma durante la guerra sfollarono nella grande casa in campagna assieme ai fratelli.
Poi il nonno e un fratello furono chiamati alle armi, purtroppo per lui non ci fu più ritorno, invece fortunatamente il fratello Onorato dopo due anni potè riabbracciare tutta la famiglia.
La mamma, ci ha raccontato che dopo aver appreso la notizia della morte di suo padre, la famiglia si era unita ancora di più, perché la mancanza del nonno si sentiva fortemente.
Il nonno non era potuto andare a scuola, ma era molto bravo, come anche i fratelli, nel lavoro dei campi, col bestiame e nel commercio della frutta.
La nonna ha lottato tanto per poter riportare a casa il nonno, ma purtroppo senza esito.
Sia lei che nostra mamma sono morte con questo grande desiderio.
Ora ringraziamo te se ci siamo riusciti, ed ora riposa nel piccolo cimitero accanto ai suoi famigliari che l’hanno atteso per tantissimi anni.
Grazie ancora di cuore per tutto, spero davvero un giorno di poterti incontrare.

Giovanna Amico

Giovanni Rocchi manifesto-2Rocchi Giovanni, nato il 21 marzo 1907 a Cervia (Ravenna). Soldato del 147° Gruppo Artiglieria. Fatto prigioniero dai tedeschi ed internato in Polonia nello Stalag VIII B di Teschen/Cieszyn (Voivodato della Slesia). Morto a Hohenlinde / Bytów (Voivodato di Pomerania) il 17 marzo 1944. Sepolto a Bielany-Varsavia / Cimitero militare italiano (Polonia). Fonti: Ministero della Difesa, Archivio Anrp, Deutsche Dienststelle (WASt).

Resto del Carlino 21 novembre 2015

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Nonno Pasquale “riabbraccia” i suoi nipoti

Signor Zamboni buonasera.

Le scrivo questa mail per ringraziarla di tutto il lavoro svolto. Qualche giorno fa abbiamo potuto “abbracciare” quel nonno mai conosciuto. I miei fratelli sono andati a Francoforte ed è stato bellissimo. Un’emozione indescrivibile.

Ora ci chiediamo quale sarà il passo successivo.

La saluto cordialmente e ancora grazie.

Pietragalla PasqualePietragalla Pasquale di Saverio, nato il 13 marzo 1908 a Forenza (Potenza). Soldato del Battaglione Alpino Sciatori Monte Rosa. Internato nello Stammlager XII F / 2044 / Campo di Assegnazione n° 471. Matricola 4578. Ultime notizie date il 16 agosto 1944. Morto il 22 marzo 1945. Sepolto a Francoforte sul Meno / Friedhof Westhausen / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro L / fila 3 / tomba 17. Fonti: Ministero della Difesa, Archivio Anrp, Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra.

Sig. Zamboni buongiorno, le scrivo aggiungendo quella che la memoria di mia zia ancora conserva.
Scrivo in prima persona così come mi sono stati raccontati i fatti da una zia di 84 anni che con la mente lucida ritorna al 1943 quando di anni ne aveva 11.

In ricordo di papà…

Papà era un contadino e nella quiete di quella che poteva essere una normale famiglia contadina, ricevette la chiamata alle armi. Ricordo quel giorno come se fosse oggi, l’8 dicembre 1942.
Partì per la guerra lui e un altro ragazzo, non ricordo chi fosse. Faceva freddo era inverno, partirono a piedi da Forenza per Palazzo San Gervasio e andarono a prendere il treno, lì c’era la stazione più vicina.
Per un anno non ricevemmo notizie.
Tornò a Forenza nel 1943, non ricordo né il giorno ne il mese, aveva avuto una licenza premio di quindici giorni.
Eravamo in casa io, mamma e mia sorella nata da poco (la mamma di chi scrive), si aprì la mezza porta e nella luce che entrava da quell’unica apertura entrò un uomo alto, sporco in viso, era il mio papà. Posò a terra lo zaino e mi abbracciò, gli dissi: perché hai il viso sporco?
Il fumo del treno, mi rispose.
Prese in braccio mia sorella e la baciò, non l’aveva mai vista, era nata in sua assenza, mamma era incinta quando lui partì. Posò mia sorella nella culla e abbraccio mamma.
Nei giorni seguenti dissi a papà: “non partire più, scappa nel bosco, nasconditi, ti porteremo noi da mangiare”. Lui mi disse: “ho avuto una licenza premio, non sono un disertore, e a giorni ci sarà l’armistizio”.
Passarono i 15 giorni e ripartì, mi disse per il Monte Rosa.
Scrisse solo due lettere, poi non avemmo più notizie.
Non ricordo l’anno, vennero 2 carabinieri a casa e dissero a mamma di salire in caserma per una comunicazione. Mamma mi disse: “resta a casa con tua sorella”, ma io le dissi di no. Andammo così tutte e tre in caserma. Ricordo che c’era una stanza grande e c’erano le finestre aperte che davano sulla piazza. Un carabiniere chiuse le finestre e prese dalle braccia di mamma mia sorella. Mamma fu chiamata in una stanza, la sentii urlare e piangere per la disperazione, capii subito che papà non sarebbe più tornato.

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