Michele sulla tomba del nonno

Grazie.

E’ l’unica parola che riesce a racchiudere tutti sentimenti che ho provato il giorno in cui finalmente ho ritrovato mio nonno.

Ed è successo soltanto per una combinazione fortuita di eventi: un articolo di giornale, una intervista, la mail per conoscerti, il tuo sito, le nostre foto, il tuo libro.

Il cimitero di Amburgo mi ha accolto in un pomeriggio piovoso e freddo come solo quel territorio sa essere. Un bosco con qualche lapide qua e là e poi il campo dedicato agli italiani, un colpo d’occhio incredibile, una botta allo stomaco e una stretta al cuore.

Ho individuato subito il settore ma non l’ho trovato subito nonno Michele.

Ho fatto leva sull’alfabeto italiano e non su quello internazionale. Continuavo a contare e ricontare, da una parte all’altra, e solo quando mi sono fermato mi sono accorto di essermi fermato proprio davanti alla sua lapide. Come se fosse un richiamo.

Da quel momento tante emozioni, poche parole, molti pensieri che ho tenuto soprattutto per me.

Grazie per avermi regalato questo abbraccio famigliare, grazie per avermi ridato una parte della mia vita, grazie perché ritrovando nonno Michele ho ritrovato quella parte di mio padre che l’Alzheimer si è portata via, e perché ora so cosa avrebbe provato mio padre nel ritrovare il suo.

Un abbraccio

Michele Campanella


Campanella Michele, nato il 2 giugno 1912 a Castellana Grotte (Bari).

Artigliere.

Deceduto a Fullen / Meppen (Bassa Sassonia) il 22 marzo 1945.

Causa della morte: malattia.

Sepolto ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 3 / fila N / tomba 4.


Tratto da «La Gazzetta del Mezzogiorno» – Edizione di Bari del 25 novembre 2011 – Articolo di Emanuele Caputo.

Castellana (Bari) – Un regalo inaspettato. «Ho appreso che il nonno non è seppellito in una fossa comune ma ha una degna sepoltura, proprio alla vigilia del mio compleanno. È stato un po’ come ritrovarlo.

Ho più volte sperato di visitare la Germania e ora ho un altro buon motivo per farlo».

Michele Campanella, 46enne capotreno delle Ferrovie del Sud Est, segretario cittadino di Sinistra Ecologia e Libertà, è l’omonimo nipote di uno dei tre castellanesi fra i «Dimenticati di Stato», l’elenco di italiani inumati nei cimiteri militari tedeschi o austriaci, pubblicato da Roberto Zamboni sul suo sito internet (www.dimenticatidistato.com).

La notizia che le spoglie di nonno Michele sono sepolte nel cimitero militare italiano d’onore di Amburgo è giunta proprio grazie alla pubblicazione di quell’elenco. Il tassello mancante, insomma, della ricostruzione, non semplice, della vita di nonno Michele Campanella, nato nella città delle grotte il 2 giugno 1912 e scomparso il 22 marzo 1945, in guerra.

«Mio padre Giovanni aveva solo tre anni e mezzo quando il nonno morì – racconta Michele – e la nonna Antonia Inzucchi ci ha lasciato nel 1966, troppo presto perché io potessi raccogliere la sua testimonianza. […]

Delle vicende militari del nonno restano: un mucchio di foto, inviate alla moglie con alcuni messaggi scritti (nonostante fosse analfabeta); gli attestati del 14esimo Reggimento Artiglieria / Divisione di Fanteria «Ferrara» e del 19esimo Reggimento Artiglieria «Venezia» che fregiarono il soldato castellanese degli speciali distintivi commemorativi, istituiti rispettivamente per la spedizione in Albania del 1939 e sul fronte albanese/greco jugoslavo dal 28 ottobre 1940 al 23 aprile 1941; il telegramma di guerra con il quale il colonnello Paolo Zecca, capo dell’ufficio stralcio stato civile ed albo d’oro della direzione generale della leva sottufficiali e truppa di Roma, comunica alla famiglia l’avvenuto decesso, con ritardo, a causa di «tardiva segnalazione».

«In quel telegramma – spiega il nipote – viene espressamente comunicato che il decesso è avvenuto in prigionia e per malattia, con tutta probabilità nel campo tedesco di Fullen, ai confini con l’Olanda, dove il regime nazista inviava i cosiddetti disertori, etichettati come «Imi», cioè Italienischen Militar Internierten.

Dopo due dure campagne in Albania – continua Michele Campanella – il nonno non aveva più alcuna voglia di servire lo Stato per le operazioni di guerra e sperava di poter rimanere per sempre con i suoi familiari». Così non fu: il militare, padre di famiglia, ritornò al fronte.

Le sofferenze per la malattia, probabilmente tubercolosi, terminarono due mesi prima della chiusura di quel campo, nel quale non veniva applicata la Convenzione di Ginevra per i prigionieri di guerra.

In concreto, le condizioni igienico-sanitarie favorivano il proliferare delle patologie contagiose: «Ho letto che lavoravano come schiavi – aggiunge Michele Campanella junior -, in veri e propri campi della morte, simili a quelli che hanno ospitato personaggi come Giovannino Guareschi e Alessandro Natta». […].

Gazzetta del Mezzogiorno del 25 novembre 2011

 

Michel Campanella con alcuni commilitoni

 

Michele Campanella
Telegramma che informava del decesso di Michele Campanella

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