Sepolti come “soldati ignoti”. Ora hanno un nome

Franco Roscini è un uomo combattivo e con un carattere forte. Questo carattere probabilmente l’ha sviluppato anche perché orfano di guerra.

Il suo papà Alberto, classe 1907, Sergente Maggiore della 108a Legione della Milizia Volontari Sicurezza Nazionale, fu infatti catturato dai tedeschi il 12 settembre 1943 sul fronte croato (Ragusa-Dalmazia) ed internato in diversi campi di concentramento, prima in Polonia e poi in Germania.

In Polonia venne internato nello Stalag II D di Stargard (Pomerania Occidentale) per poi essere trasferito in Germania negli Stalag II C di Greifswald, XII A di Limburg, VI C di Bathorn ed infine nello Stalag VI J di Fichtenhain, con numero di matricola 104962.

Da quest’ultimo campo, venne decentrato in alcuni comandi di lavoro (tra cui l’Arbeitskommando 127 di Krefeld-Fichtenhain) fino a quando fu impiegato al lavoro nei pressi di Colonia, a Bensberg, ed alloggiato con i suoi commilitoni italiani nella sala di un cinema dismesso.

Dalla sua cattura erano ormai passati otto mesi, otto mesi di sofferenze e patimenti, ma la liberazione da parte delle truppe anglo-americane si avvicinava sempre più.

Il 12 aprile 1945, gli alleati iniziarono un pesante cannoneggiamento su Bensberg, bersagliando anche l’edificio dove dormivano i prigionieri italiani.

Ben quindici nostri connazionali trovarono la morte sotto questo inferno di fuoco, tra questi anche il papà di Franco.

Questi quindici ragazzi furono sepolti, grazie alla misericordia del parroco locale Joseph Roderburg, nel Cimitero di Bensberg.

Alberto Roscini con la Medaglia d’Onore alla Memoria

La mamma di Franco venne a conoscenza di tutto ciò da un commilitone che al rientro dalla prigionia raccontò quanto accaduto e le consegnò il piastrino di riconoscimento e il portafogli del marito.

In età matura, Franco continuò le ricerche iniziate dalla madre per sapere di più sugli accadimenti e per appurare il luogo di sepoltura del suo papà.

E fu proprio durante queste ricerche che venne a scoprire che i resti del padre, con quelli di altri nove caduti italiani, nel 1956 erano stati esumati dal Cimitero di Bensberg e traslati nel Cimitero Militare Italiano d’Onore di Amburgo.

Pur conoscendo l’identità dei dieci caduti sepolti a Bensberg, ma non avendo trovato sui corpi segni distintivi per il riconoscimento delle singole salme, il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (ente preposto alla ricerca e alla sistemazione in sacrari dei nostri caduti) si era visto costretto ad inumare i dieci corpi in fosse singole apponendo sopra alla loro sepoltura una lapide con la dicitura “SOLDATO IGNOTO”.

Tomba di un “soldato ignoto” nel Cimitero di Amburgo

Dopo questa scoperta Franco decise che avrebbe riportato a casa le Spoglie mortali del suo papà per poterle inumare accanto a quelle della sua mamma.

Da quel momento sarebbe iniziata la lunga battaglia tra Franco e il Ministero della Difesa per far identificare, tramite l’esame del DNA, l’identità di tutte e dieci le spoglie dei caduti di Bensberg.

Nell’ottobre del 2014 Franco riceve una mail dal Consolato di Hannover che lo riempie finalmente di gioia: “… Gentile Signor Roscini, il Ministero della Difesa ha comunicato a questo Consolato Generale di voler realizzare entro la fine di quest’anno l’operazione relativa agli esami del DNA per individuare con certezza i Resti Mortali di suo padre…”.

E così la mattina dell’11 dicembre 2014 iniziano le esumazioni alle quali seguiranno gli esami del DNA da parte dell’Istituto di Medicina Legale di Amburgo.

Esumazione dei resti dei 10 caduti sepolti come “ignoti”

Dovranno ancora passare sei mesi prima di avere delle risposte certe, ma il 22 maggio 2015 è proprio Franco che con un post su Facebook da la notizia: “Carissimi amici, vi comunico che il risultato dell’esame del DNA per la ricerca dei resti di mio padre ha dato come risultato il 99,99994%. Tomba n. 55, quella in cui sono stati trovati gli oggetti di cui pubblicai a suo tempo le foto e che mi verranno consegnati. Finalmente è giunto il giorno del suo rientro a casa. Lunedì 25 mi recherò a Roma Fiumicino per ritirare la cassetta contenente i resti e la conserverò in casa. Come potrete capire la gioia è infinita perché posso riabbracciare dopo 70 lunghi anni colui che insieme a mia madre mi hanno dato la vita. Il giorno 30 c.m. alle ore 15.30 verrà officiata una cerimonia religiosa presso la Cattedrale di Perugia a cui parteciperanno varie autorità, rappresentanze di combattenti e reduci, il Primario e i due Medici specialisti dell’Istituto di Medicina Legale di Amburgo che hanno effettuato le ricerche, un giornalista ed un fotografo del National Geographic e varie rappresentanze della stampa locale. Un grazie a tutti voi che mi siete stati vicini in questa mia avventura”.

Rientro dei resti mortali del papà di Franco

Ma Franco non si è fermato. Ora vorrebbe trovare i parenti degli altri nove italiani sepolti con il suo papà a Bensberg. Il Ministero della Difesa ha in archivio i nomi dei nove caduti ma, appellandosi alla legge sulla privacy e al contenuto della documentazione di dati sensibili, non può o non vuole comunicarli per una ricerca presso gli uffici anagrafici dei luoghi di nascita. Molto probabilmente il Ministero della Difesa non sa che i documenti contenenti dati sensibili, sensibilissimi e ultrasensibili (nell’ordine: dati giudiziari relativi a provvedimenti di natura penale, dati idonei a rivelare lo stato di salute e dati idonei a rivelare la vita sessuale o rapporti riservati di tipo familiare) possono essere tutelati dalla Legge sulla privacy per non più di 70 anni.Quindi questi documenti dovrebbero (uso il condizionale per scrupolo) essere accessibili a ricercatori o a chi ne fa richiesta motivata.

Franco quindi fa un appello nella speranza che qualcuno dei parenti si faccia vivo…

“Buongiorno. Sono sempre alla ricerca di parenti dei 9 IMI deceduti il 12 aprile 1945 a Bensberg (Colonia) insieme a mio padre durante un bombardamento alleato e classificati come “Soldato Ignoto”. Il Ministero della Difesa Onorcaduti è in possesso dei risultati dell’esame DNA effettuato sui loro resti.

Dei dieci deceduti due (fra cui mio padre) sono stati identificati e rimpatriati. Per qualunque chiarimento sono disponibile a fornire notizie, La mia speranza è di riuscire a dare un nome ai restanti otto soldati ignoti”.

Chi fosse a conoscenza di avere un parente morto il 12 aprile 1945 a Bensberg può contattare Franco a questa mail: izerorsc@alice.it  oppure può scrivermi alla mail dimenticatidistato@gmail.com

Franco Roscini nell’articolo del National Geographic

 

 

 

 

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