Un pisano a Dachau

Italo Casini

Sposato e padre di due figli, Italo Casini era nato a Pisa il 27 settembre 1920.

Sergente  del 7° Reggimento Artiglieria Divisione Fanteria, fu fatto prigioniero in territorio italiano dopo l’Armistizio e deportato,  assieme ad altri 233 prigionieri, nel Campo di concentramento Dachau su un convoglio partito da Trieste il 16 novembre 1944 .

Arrivato a Dachau il 18 novembre 1944, gli venne assegnato il numero di matricola 128763 e fu alloggiato nel Blocco 13. A Dachau fu classificato come deportato per motivi precauzionali con misure speciali di sorveglianza e non trasferibile in altro lager (SCH/NAL).


Documento tratto dagli archivi del Servizio Internazionale di Ricerche di Arolsen

E. 529: elenchi spediti da Dachau, giunti tramite la nunziatura apostolica in Francia il 22 maggio 1945 con i nomi dei 1380 prigionieri cristiani ed ebrei internati nel campo di concentramento, compilati, al momento della liberazione, dal condetenuto padre Carlo Manziana a nome del Comitato italiano dei prigionieri di Dachau (protocollo 00625458). Tratto da Archivium Secretum Vaticanum / Cav 52: «Inter Arma Caritas» – L’Ufficio Informazioni Vaticano per i prigionieri di guerra, istituito da Pio XII (1939-1947) – A cura di Francesca Di Giovanni e Giuseppina Roselli (2004) – Volume 1 / Inventario, volume 2 / Documenti. Schedario digitalizzato.

Il 29 aprile 1945, quando i soldati dell’Esercito americano liberarono il Lager, Italo era ancora vivo ma ammalato di tubercolosi e fisicamente in condizioni disperate (secondo alcune testimonianze riferite ai famigliari, Italo al momento della liberazione pesava 31 chili perché “aveva tentato la fuga per numerose volte, ed ogni volta che veniva nuovamente catturato, la sua alimentazione veniva ridotta”. Venne ricoverato presso l’Ospedale americano  di Dachau ma non riuscì più a riprendersi e il 15 giugno 1945 morì.

Elenco dei deceduti presso l’Ospedale americano di Dachau (fonte Italo Tibeldi – tratto da Giovanni Melodia – membro del Comitato Clandestino Internazionale e del Comitato Italiano alla liberazione di Dachau).

Testimonianza di un compagno di prigionia depositata presso l’Archivio di Stato di Bolzano

Venne inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Dachau (Lager Friedhof) alla posizione tombale J / 4 / 1140 per poi essere esumato e traslato nel cimitero militare italiano d’onore di Monaco di Baviera alla posizione tombale: riquadro 4 / fila 8 / tomba 56.

Grazie all’impegno della figlia Morena, da qualche anno le Spoglie di Italo Casini sono state rimpatriate e riposano nel Cimitero comunale di Pisa.

 

 

 

Francesco Cariello

Francesco Cariello

Francesco Cariello era nato il 6 giugno 1912 a San Giovanni a Piro (Salerno). Caporal Maggiore del 32° Reggimento di Fanteria venne catturato dopo l’8 settembre ’43 sull’Isola di Creta e successivamente internato nello Stalag I A di Stablack (Prussia Orientale) dove gli fu assegnato il numero di matricola 18774 Ia. Fu poi trasferito poi allo Stalag XI B di Fallingbostel. Morì il 22 ottobre 1944 a Braunschweig (Bassa Sassonia) per le ferite riportate a causa del bombardamento aereo britannico (sulla città di Braunschweig furono sganciate 200.000 bombe incendiarie) del 15 ottobre 1944. Venne inumato in prima sepoltura nel vecchio Cimitero cattolico di Braunschweig per poi essere esumato nel dopoguerra e traslato da Onorcaduti nel cimitero militare italiano d’onore di Amburgo alla posizione tombale: riquadro 1 / fila H / tomba 37.

Foto di Franca Cariello (nipote)


Francesco Cariello con la moglie

Vincenzo Marcovecchio

Vincenzo Marcovecchio

Marcovecchio Vincenzo era nato l’11 giugno 1921 a Canosa di Puglia (Bari). Soldato del 92° Reggimento di Fanteria, venne fatto prigioniero dai tedeschi a Cagnes sur Mer (fronte francese) il 9 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag V B di Villingen dove gli venne assegnato il numero di matricola 40364. Fu poi decentrato presso il Comando di lavoro n° 87001. Il 20 luglio 1944 il 485° Gruppo di Bombardamento dell’Esercito Americano effettuò un bombardamento sulla città di Friedrichshafen (Baden-Württemberg) prendendo di mira le fabbriche della Luftschiffbau Zeppelin, dove fino a poco tempo prima venivano  prodotti i missili balistici V2. In queste fabbriche venivano impiegati anche i nostri soldati, tra questi anche il Marcovecchio. Tra le vittime del bombardamento del 20 luglio 1944, alle ore 11.30, perde la vita anche Vincenzo Marcovecchio, come riportato in un documento del Vaticano, “per ferite multiple da bombardamento“. Venne inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Friedrichshafen il 25 luglio 1944, per poi essere esumato nella seconda metà degli anni ’50 da Onorcaduti e traslato a Monaco di Baviera / Waldfriedhof / Cimitero militare italiano d’onore (Germania), alla posizione tombale: riquadro 5 / fila 1 / tomba 30.

Fotografie di Francesca Marcovecchio (nipote).


Vincenzo con moglie e cognata

Vincenzo con alcuni commilitoni

Croce Rossa Ginevra

Testimonianza sulla morte del Marcovecchio depositata presso l’Archivio di Stato di Bolzano