Una preghiera sulla tomba di Alessandro Sanvito

“Buongiorno, mi chiamo Colombo Riccardo e qualche anno fa le ho scritto per avere informazioni riguardanti uno zio di mia madre il quale era deceduto nel campo di Rhumspringe in Germania.
Grazie al suo aiuto siamo risaliti alla sua tomba, ora ad Amburgo nel campo dedicato ai militari italiani.
Quest’anno, insieme a tutta la mia famiglia, siamo andati finalmente a visitarlo. E’ stata un’esperienza davvero molto toccante e so che ha reso molto felice mia madre, poiché il nome che porta lei Alessandra, le è stato dato in ricordo dello zio Alessandro, che ora ha potuto finalmente ritrovare e sulla cui tomba ha potuto pregare. La voglio quindi ringraziare per il suo lavoro, la cui importanza è dai più sottovalutata e sconosciuta, ma proprio per questo ancora di maggior valore. Spero di farle cosa gradita nell’allegarle la foto del giornale che ha parlato del nostro viaggio e sul quale abbiamo chiesto che venisse nominato il suo lavoro. Grazie a nome mio e della mia famiglia. Le auguro tanta felicità. Colombo Riccardo”.


Sanvito Alessandro di Giovanni, nato il 20 agosto 1922 a Vedano al Lambro (Monza e Brianza). Soldato del 4° Reggimento Genio / 3a Compagnia / Battaglione Artificieri.

Fatto prigioniero dai tedeschi a Bolzano nel settembre 1943. Internato nello Stalag XI B di Fallingbostel.

Decentrato all’Arbeitskommando di Rhumspringe (Bassa Sassonia).

Morto il 27 ottobre 1944. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero cattolico di Duderstadt.

Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf) alla posizione tombale: riquadro 2 / fila J / tomba 20.

 

Archivio Segreto Vaticano – Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra
Archivio Segreto Vaticano – Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra

 

 

L’arte nei lager nazisti: memoria, resistenza, sopravvivenza. Pittori militari italiani internati in Germania, 1943-1945

Presentazione del mio libro L’arte nei lager nazisti: memoria, resistenza, sopravvivenza. Pittori militari italiani internati in Germania, 1943-1945, Palombi Editori, pp. 470, il 18 dicembre, presso la Casa della Memoria e della Storia di Roma.

L’opera affronta da una prospettiva insolita – quella dell’arte –, l’internamento dei 650.000 militari, catturati dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, deportati e rinchiusi per venti mesi nei lager nazisti con la qualifica di Internati Militari Italiani,  per aver rifiutato, nonostante le continue minacce e le terribili privazioni, di continuare la guerra al fianco dei tedeschi  e di aderire alla Repubblica di Salò.
L’intento del lavoro, che si caratterizza per un intreccio di storia e storia dell’arte ed è frutto di una ricerca presso enti pubblici e collezioni private, è stato quello di raccogliere in un unico corpus le vicende umane e la produzione figurativa di quegli artisti, i quali, nello squallore di una condizione degradante, al di fuori del mondo civile, hanno avuto la forza di reagire e sentito l’esigenza di esprimersi per raccontare la loro dolorosa esperienza. Le loro opere hanno saputo interpretare sentimenti comuni di dolore, protesta, speranza in una situazione di abbrutimento e disperazione,disadattamento ed estraneità. I loro segni scarni e tormentati rivelano la volontà di opporsi alla sopraffazione nell’unico modo possibile, una straordinaria capacità di difesa dell’individualità e dell’identità, la fermezza nel dare a quella drammatica esperienza un valore di resistenza − “l’altra Resistenza” – affermando silenziosamente i valori e la dignità di esseri umani nei confronti della spersonalizzazione e dell’intento di annullamento del sistema concentrazionario.

Paola Cintoli, già ricercatrice presso l’’Istituto di Scienze storiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, poi docente nelle Scuole Superiori, risiede a Roma.

Sugli Internati Militari Italiani ha pubblicato il volume “Il ritorno da Schokken, lager 64/Z. Il diario  del gen. Giuseppe Cinti. Una voce della Resistenza senz’armi”,  Bibliotheka Edizioni, 2015; il saggio  Gli Internati Militari Italiani (IMI) nei lager nazisti: una “Resistenza senz’armi”,  presso la “Rivista di Studi militari”,  dell’Università di Bologna, Patròn Editore,  2017; l’articolo Tre ufficiali internati a Flossenbürg, sulla rivista dell’A.N.E.I. “Noi dei lager”, n. 3-4 Luglio – Dicembre 2016.

presentazione libro paola cinti

Anche i parenti di Filippo Morabito avranno una tomba su cui piangere

La ricerca dei parenti dei Caduti sepolti nei cimiteri militari italiani in Austria, Germania e Polonia è iniziata oltre ventitré anni fa. Per tutti questi anni ho raccolto e archiviato documenti, dati e nomi, riversando e mantenendo “vivo” su questo sito gran parte del materiale.

E dopo tanto tempo, una ricerca che avevo iniziato moltissimi anni fa ha finalmente dato i suoi frutti.

Ad un anno dal rimpatriato dei resti del mio povero zio (dicembre 2000), morto nel Campo di concentramento di Flossenbürg, avevo deciso cercare i parenti anche degli altri ragazzi che erano stati sepolti con il mio parente nel Cimitero militare italiano di Monaco di Baviera per informarli che i loro cari non erano dei “dispersi” ma avevano avuto una degna sepoltura.

Si trattava di ragazzi che erano stati fatti prigionieri dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 (civili e militari) e deportati in campi di concentramento (KZ – Konzentrationslager) in Germania. Quindi ragazzi che avevano conosciuto gli orrori dei lager di Dachau, Flossenbürg e Natzweiler (lager dai quali provenivano i caduti sepolti a Monaco di Baviera).

Tutti questi giovani erano riusciti a sopravvivere fino alle liberazioni da parte dell’esercito americano ma, a causa delle loro condizioni fisiche disperate, erano morti dopo alcune settimane.

A differenza dei loro compagni di prigionia che nei mesi precedenti erano finiti nei crematori o in fosse comuni, loro avevano avuto il “privilegio” di una degna sepoltura.

Inumati in cimiteri nei pressi dei campi, erano poi stati esumati e traslati a Monaco dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra nella metà degli anni ’50.

Ritenendo che le famiglie avessero il diritto di conoscere la sorte dei loro congiunti, il giorno di Natale del 2001, iniziai a scrivere a svariati comandi dei Carabinieri per cercare i parenti di questi sventurati.

Tra i nominativi che avevo raccolto (nominativi poi che avevano trovato riscontro nella banca dati di Onorcaduti) risultava esserci anche tale Mora Filippo di Reggio Calabria. Quindi inviai una richiesta di ricerca alla Regione Carabinieri “Calabria” – Compagnia di Reggio Calabria allegando i dati che avevo raccolto sul Caduto.

Mora Filippo, nato il 10 agosto 1910 a Reggio Calabria. Deportato nel campo di concentramento di Dachau. Arrivato il 22 settembre 1943. Matricola 55412. Trasferito al Campo di concentramento di Natzweiler. Matricola 9814. Trasferito a Flossenbürg. Trasferito a Dachau il 9 aprile 1945. Matricola 150773. Liberato dai soldati dell’esercito americano il 29 aprile 1945. Morto il 18 maggio 1945. Sepolto nel cimitero comunale di Dachau (Waldfriedhof). Esumato e traslato a Monaco di Baviera nel Cimitero militare italiano d’onore (Waldfriedhof) alla posizione tombale: riquadro 4 – fila 9 – tomba 37.


 

Purtroppo, su Mora Filippo di Reggio Calabria non risultava nulla.

La scorsa settimana mi giunge una mail:

“Torino – 2 dicembre 2018

Buongiorno,

mi sorge un dubbio sul cognome riportato nell’elenco di Roberto Zamboni.

La data di nascita risulta uguale a quella di mio nonno Morabito Filippo nato il 10 agosto 1910. Può essere un errore di trascrizione?  Grazie mille. Filippo Morabito”

MORA FILIPPO, NATO IL 10 AGOSTO 1910 A REGGIO CALABRIA – DEPORTATO NEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI DACHAU – ARRIVATO IL 22 SETTEMBRE 1943 – MATRICOLA 55412 – TRASFERITO A NATZWEILER (ALSAZIA) TRA IL 27 E IL 31 MARZO 1944 – MATRICOLA 9814 – DECENTRATO A MARRKIRCH (SOTTOCAMPO DIPENDENTE DA NATZWEILER) – TRASFERITO A FLOSSENBÜRG – TRASFERITO A DACHAU – IMMATRICOLATO IL 9 APRILE 1945 – MATRICOLA 150773 – LIBERATO DAI SOLDATI DELL’ESERCITO AMERICANO IL 29 APRILE 1945 – DECEDUTO PRESSO L’OSPEDALE AMERICANO DI DACHAU IL 18 MAGGIO 1945 – SEPOLTO NEL CIMITERO COMUNALE DI DACHAU (WALDFRIEDHOF) – RIESUMATO E TRASLATO A MONACO DI BAVIERA (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 4 – FILA 9 – TOMBA 37. FONTI: 1A, 1B, 4, 5, 6


Riprendo in mano i documenti del Mora e mi accorgo di qualche piccola storpiatura nel cognome:

Nel libro matricola del Lager di Dachau il cognome riportato è Morab ed anche sulla scheda di entrata del Campo di concentramento di Natzweiler viene riportato lo stesso cognome: Morab.


 

Pagina del libro matricola del Lager di Dachau con i dati del deportato
Scheda entrata del Campo di concentramento di Natzweiler

Da un controllo tra le schede di ricerca dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra ne esce che un Morabito Filippo si trovava nel Blocco 23 del Campo di concentramento di Dachau al momento della liberazione del campo. Infatti, il nome del Morabito risulta  in un elenco spedito da Dachau e giunto tramite la nunziatura apostolica in Francia il 22 maggio 1945 con i nomi dei 1380 prigionieri cristiani ed ebrei internati nel campo di concentramento, compilati, al momento della liberazione, dal condetenuto padre Carlo Manziana a nome del Comitato italiano dei prigionieri di Dachau.


 

Archivio Segreto Vaticano – Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra

Solo dopo un accertamento fatto dal nipote omonimo presso il Cimitero militare (grazie ad un amico italiano residente a Monaco di Baviera) è stato possibile stabilire che il Caduto sepolto nel cimitero della città bavarese non era Mora Filippo ma Morabito Filippo.


Torino – 5 dicembre 2018

Ciao Roberto,

io e il mio papà, assieme alla mia famiglia, fratelli e sorelle, in primavera andremo al Cimitero militare di Monaco. Oggi il mio papà ha 82 anni e quando mio nonno  partì per la guerra ne aveva cinque. Per questo, dopo tutto questo tempo avrebbe piacere di andare a dire una preghiera dov’è sepolto suo padre.

A tutt’oggi la mia famiglia, mamma e papà abitano a Vinco, in provincia di Reggio Calabria. Io invece vivo e lavoro a Torino.

Grazie ancora di tutto.

Un abbraccio.

Filippo


Dopo tantissimi anni, anche i parenti di Filippo Morabito avranno una tomba su cui piangere.

Morabito Filippo, nato il 10 agosto 1910 a Vinco (frazione di Reggio Calabria). Residente a Vinco. Muratore e contadino. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed imprigionato nel Reclusorio militare di Peschiera del Garda (Verona). Deportato il 20 settembre 1943 con destinazione il campo di concentramento di Dachau. Arrivato il 22 settembre 1943. Matricola 55412. Classificato come AZR (Arbeitszwang Reich – deportato ai lavori forzati). Trasferito al Campo di concentramento di Natzweiler (Alsazia). Arrivato ed immatricolato a Natzweiler il 31 marzo 1944. Matricola 9814. Decentrato a Marrkirch (sottocampo dipendente da Natzweiler). Classificato come SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Trasferito a Flossenbürg. Trasferito a Dachau. Immatricolato il 9 aprile 1945. Matricola 150773. Liberato dai soldati dell’esercito americano il 29 aprile 1945. Morto il 18 maggio 1945. Sepolto nel cimitero comunale di Dachau (Waldfriedhof). Esumato e traslato a Monaco di Baviera nel Cimitero militare italiano d’onore (Waldfriedhof) alla posizione tombale: riquadro 4 – fila 9 – tomba 37.

 

Un fiore anche sulla tomba di Duilio Santoli

Buonasera,
mi chiamo Arianna, la prossima settimana io e il mio ragazzo saremo per qualche giorno in vacanza ad Amburgo. Le scrivo perché abbiamo scelto questa meta anche per avere occasione di visitare il Cimitero militare Italiano che si trova in città. Il fratello del nonno del mio ragazzo, morto durante la seconda guerra mondiale, si trova proprio lì.

Si chiamava Duilio Santoli, nato a Monzuno il 21 settembre 1914 e morto il 6 dicembre del 1944. Il numero a cui corrisponde nell’elenco del vostro sito è il seguente: 4845

Volevamo chiedere gentilmente il numero del lotto in cui riposa e se ci fossero altre informazioni, di qualsiasi tipo, che riguardavano la sua vita e la sua morte.

Non so se ci sia qualcosa, se vi siano particolari in più oltre al nome e alla data di morte ma avendo possibilità di inviare una mail a questi indirizzi non abbiamo resistito.

Ringrazio in anticipo per la disponibilità, per la gentilezza e per tutto quello che fate.

Arianna Serenari


Santoli Duilio, nato il 21 settembre 1914 a Monzuno (Bologna). Soldato del 36° Reggimento di Fanteria. Internato in Germania dopo l’8 settembre 1943. Morto a Osnabrück (Bassa Sassonia) per bombardamento il 6 dicembre 1944. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero municipale di Osnabrück. Esumato e traslato dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf), alla posizione tombale: riquadro 4 / fila K / tomba 42.

 

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Il ritorno di Giovanni Battista Marini

Gentilissimo Signor Roberto,

le scrivo per comunicarle che mio Zio, il Soldato G. B. Marini, è rientrato a Lavagna (GE), sua città natale ed è stato tumulato nella Tomba di famiglia, assieme ai genitori e fratelli.

A tal fine le allego l’articolo del Nuovo Levante, del 2 Novembre, per sua conoscenza.

La ringrazio nuovamente per aver permesso di rintracciare e rimpatriare il nostro congiunto.

Cordialità,

Nadia Marini


Marini Giovanni Battista, nato il 13 febbraio 1922 a Lavagna (Genova). Soldato del 3° Reggimento Granatieri. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania, presumibilmente (visto il luogo di prima sepoltura) presso lo Stalag VI A di Hemer. Deceduto il 16 giugno 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero italiano di Hemer/Hiserlon (An Duloh Italianerfriedhof). Nella seconda metà degli anni ’50, esumato e traslato dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen). Sepolto alla posizione tombale: riquadro P / fila 8 / tomba 11.

Articolo tratto da il “Nuovo Levante” del 2 novembre 2018
Archivio Segreto Vaticano – Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra – SCHEDA 2530 – E. 283: elenchi della nunziatura apostolica in Ungheria spediti da Budapest il 13 novembre 1943 con 6014 nominativi di militari deportati in Germania provenienti dai Balcani, dalla Grecia e dall’isola di Rodi. La lista E. 283 è divisa per regioni: A: Piemonte, B: Tre Venezie, C: Lombardia, D: Emilia, E: Campania, F: Toscana, G: Liguria, H: Umbria, I: Lazio, L: Marche, M: Lucania, N: Sardegna, O: Abruzzo, P: Calabria, Q: Sicilia, R: Puglia.

GB Marini in divisa

 

Anche Carmine è tornato a casa

Buongiorno Roberto finalmente riesco a scrivere e inviarle alcune foto relative al rimpatrio di nostro nonno, del 29 settembre a Fossano nella Chiesa del Salice e sepolto nel cimitero di Fossano, nella tomba di famiglia , insieme a suo figlio Antonio.

E’ stata una bellissima cerimonia in cui hanno partecipato alcune Autorità del Comune di Fossano, le Rappresentanze Militari e le Scuole. All’inizio della cerimonia c’è stata l’allocuzione commossa e sentita del Signor Maurizio Castelli, capogruppo ANA di Fossano, il quale ha raccontato le condizioni di vita in cui hanno vissuto gli IMI durante la prigionia e di come furono sfruttati e utilizzati dal governo tedesco nei campi di lavoro. Durante la funzione le parole di Don Mario si sono alternate con la musica di una tromba egregiamente suonata dal maestro Oreste Uberto.

Non smetteremo mai di ringraziarla sentitamente per tutte le informazioni che ci ha dato e soprattutto per averci dato la possibilità di avere la foto e conoscere la storia di nostro nonno.

Tanta è stata l’emozione durante la consegna della cassetta con i resti mortali a Francesco il figlio di Carmine che l’ha custodita per un po’ di giorni nella sua casa e accogliendo ogni sera, nipoti , parenti amici per recitare il rosario e onorare la memoria di un padre tanto atteso e tanto cercato …..

Ad Aiello del Sabato (luogo di nascita di Carmine) hanno organizzato una messa con la presenza del Sindaco e con tutti i familiari presenti ed inoltre il Comune ha preparato una targa per onorare la memoria del Soldato Picariello Carmine.

Un forte abbraccio da parte di tutta la nostra famiglia!!


Carmine Picariello, nato il 31 gennaio 1909 ad Aiello del Sabato (Avellino) era un soldato del 260° Reggimento di Fanteria e venne catturato dai tedeschi a Fiume il 19 settembre 1943. Internato negli Stalag X B di Sandbostel (matricola 196156) e poi trasferito allo Stalag XI B di Fallingbostel, ad una trentina di chilometri da Bergen Belsen. Deceduto a Bergen Belsen (Bassa Sasonia) per malattia il 13 dicembre 1944, le sue spoglie furono esumate e traslate ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore (Germania) alla posizione tombale: riquadro 1 / fila F / tomba 31 dove si trovano tuttora. Fonti: Ministero della Difesa, Archivio Anrp, Deutsche Dienststelle (WASt). Fotografia gentilmente concessa per la pubblicazione dalla Dott.ssa Rosina Zucco (Anrp).

 

Fante Picariello Carmine – riquadro 1 fila F tomba 31 (foto M. W.)
Riquadro 1 (foto M. W.)

Sulla tomba dello zio a 73 anni dalla morte

“Ciao Roberto,
sono Claudio Di Vita, ci siamo sentiti un po’ di tempo fa, sono nipote dell’aviere Giovanni Di Vita nato il 30/05/1923 a Montesarchio e deceduto il 07/02/1945 in territorio tedesco.
Grazie alle tue utilissime informazioni finalmente io e mia moglie Anna ci siamo recati ad Amburgo, al Cimitero Militare d’Onore Italiano, dove abbiamo vissuto l’emozione di fare omaggio alla tomba di mio zio.
E’ stato un momento toccante, tanto atteso, che in un certo senso ci ha dato pace.
Ti ringrazio di cuore per averlo reso possibile.
[…]
Ciao, GRAZIE
Claudio Di Vita”.


Di Vita Giovanni, nato il 30 maggio 1923 a Montesarchio (Benevento). Aviere della 120a Squadriglia Osservazione Aerea. Fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania. Morto il 7 febbraio 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero d’onore di Euskirchen (Nord Reno-Vestfalia). Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf) all posizione tombale riquadro 2 – fila Y – tomba 2.

 


 

 

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Foglio matricolare 1
Foglio matricolare 2
Foglio matricolare 3
Atto di morte 1
Atto di morte 2

 

Anche Renato Bigoni ora ha un volto

“Buongiorno, sono Patrizia Flecchia, nipote dello scomparso Bigoni Renato, prigioniero di guerra, morto nel padiglione B a Sanbostel, di tubercolosi ossea. 

Questa è l’unica cosa che abbiamo saputo tramite missiva, ricevuta qualche mese dopo la sua scomparsa.

Ho trovato soltanto oggi il sito con il riferimento ai dimenticati di guerra e al luogo di sepoltura del nonno.

[…]

Vorrei ringraziare per il lavoro fatto che mi consente oggi di sapere almeno, dove poter trovare le spoglie di mio nonno.

Cordialmente, Patrizia Flecchia”.


Riquadro 2 – CMI Amburgo (Foto M. W.)
Tomba dell’Artigliere Renato Bigoni – CMI Amburgo (Foto M. W.)

Bigoni Renato, nato il 18 agosto 1915 a Pieve Santo Stefano (Arezzo). Soldato del 52° Reggimento Artiglieria Divisione Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag X B di Sandbostel. Morto a Sandbostel il 14 aprile 1945 ed inumato (prima sepoltura) nel cimitero dello Stalag di Sandbostel. Esumato e traslato dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila Q / tomba 14.


 

Si cercano i parenti di Zeno Pollini

Grazie alla segnalazione di un’amica tedesca, stiamo cercando i parenti di

Pollini Zeno, nato il 2 settembre 1922 a Cimego (Trento). Battezzato nella Parrocchia di Cimego – San Martino (Trento).

Soldato. Morto il 30 aprile 1945 in Germania e attualmente sepolto nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf), alla posizione tombale: riquadro 5 / fila B / tomba 19.

Questa ricerca ha lo scopo di far conoscere ai famigliari il luogo di sepoltura del loro congiunto e di metterli al corrente dell’opportunità di poter riavere degli oggetti personali (due anelli e un orologio) appartenuti al Pollini e sequestrati all’atto dell’incarcerazione dalla Gestapo di Amburgo.

Questi oggetti sono attualmente depositati presso gli archivi dell’International Tracing Service di Arolsen (Germania).


Attualmente

all’Archivio di Stato di Trento non risulta il fascicolo matricolare del Caduto.

L’atto di nascita, depositato presso l’Ufficio Anagrafe di Cimego (ora Borgo Chiese) riporta solamente il nome del padre (Pietro, nato il 04.02.1894 a Pelugo – Trento) e della madre (Bertini Giovanna, nata il 09.07.1889), ma nessun dato riguardante una eventuale emigrazione della famiglia.

Presso la Parrocchia di Cimego San Martino non risulta nulla oltre al certificato di battesimo.

Allego (a fine articolo) le indicazioni per richiedere la restituzione degli effetti personali ed il modulo di richiesta da inviare all’ITS di Arolsen.

Eventuali parenti possono contattarmi alla mail dimenticatidistato@gmail.com

Roberto Zamboni


 

Lapide nel Cimitero di Amburgo (foto M. W.)

 

Oggetti personali appartenuti a Zeno Pollini

 

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Indicazioni per la richiesta degli effetti personali

 

Modulo di richiesta effetti personali

 

Giovanni è finalmente tornato a casa

Campolongo Maggiore (Venezia), 3 ottobre 2018

Signor Zamboni buonasera. 

[…] È stato deciso con le autorità che la cerimonia di sepoltura sarà il giorno 6 ottobre 2018. Ci sarà oltre alle varie associazione d’arma, anche la presenza di un picchetto d’onore dei lagunari, con trasporto del caduto su un mezzo militare. […] La ringrazio cordialmente Giovanna.


Zanovello Giovanni, nato il 23 aprile 1912 a Campolongo Maggiore (Venezia).

Soldato del 343° Battaglione Costiero di Fanteria.

Morto il 22 settembre 1944.

Inumato in prima sepoltura nel Cimitero cattolico di Velbert (Nord Reno Vestfalia).

Esumato e traslato ad Amburgo nel Cimitero militare italiano d’onore (Hauptfriedhof Öjendorf).

Posizione tombale: riquadro 1 / fila T / tomba 48


 

Abbatescianni Giuseppe. Ancora un volto.

Abbatescianni Giuseppe, nato il 19 febbraio 1912 a Bari. Soldato del 9° Centro Automobilisti. Fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte serbo il 9 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag XI A di Altengrabow. Trasferito allo Stalag X B di Sandbostel. Morto per malattia presso il lazzaretto di Altengrabow-Gross Lübars il 27 aprile 1944. Inumato in prima sepoltura ad Altengrabow (Westfriedhof). Posizione tombale: tomba 43. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onorea di Berlino (Friedhof Zehlendorf) alla posizione tombale riquadro 2 – fila 15 – numero 9 – tomba 589.

 


 

Abbatescianni Giuseppe durante la sua permanenza in Grecia

    

Giovanni ritorna nella sua amata terra

Campolongo Maggiore (Venezia), 15 gennaio 2018

Buongiorno. In questi giorni navigando con il telefono è uscita la sua pagina su Internet. Incuriosita ho approfondito e ho trovato il nome del mio caro nonno.

Vorrei prima di tutto complimentarmi con lei per la sua sensibilità verso questi giovani che hanno dato la loro giovane vita per la nostra libertà.

Io vorrei chiederle una grandissima cortesia: avendo trovato la tomba di mio nonno, le chiedo a chi mi devo rivolgere per avere la possibilità di riportarlo nel suo amato paese. […]

Ringrazio anticipatamente e spero mi risponda. Grazie. Zanovello Giovanna


Campolongo Maggiore (Venezia), 13 settembre 2018

Signor Zamboni, buonasera. Le scrivo per ringraziarla perché per merito del suo sito sono riuscita a sapere dove è sepolto mio nonno Zanovello Giovanni e finalmente il giorno 20 settembre 2018 torna a casa dopo 74 anni dalla sua morte.

Abbiamo coinvolto il comune di Campolongo Maggiore per la sepoltura nella frazione di nascita, Bojon di Campolongo.

[…]

La ringrazio infinitamente

Giovanna Zanovello


Campolongo Maggiore (Venezia), 3 ottobre 2018

Signor Zamboni buonasera. Non finirò mai di ringraziarla perché è merito anche suo se siamo riusciti a portare a casa nonno Zanovello Giovanni.

[…] È stato deciso con le autorità che la cerimonia di sepoltura sarà il giorno 6 ottobre 2018. Ci sarà oltre alle varie associazione d’arma, anche la presenza di un picchetto d’onore dei lagunari, con trasporto del caduto su un mezzo militare. […] La ringrazio cordialmente Giovanna.


Zanovello Giovanni, nato il 23 aprile 1912 a Campolongo Maggiore (Venezia).
Soldato del 343° Battaglione Costiero di Fanteria.
Morto il 22 settembre 1944.
Inumato in prima sepoltura nel Cimitero cattolico di Velbert  (Nord Reno Vestfalia).
Esumato e traslato ad Amburgo nel Cimitero militare italiano d’onore (Hauptfriedhof Öjendorf).
Posizione tombale: riquadro 1 / fila T / tomba 48.

Rientro dei Resti mortali a Bologna

Carmine Accardo. Trovati i famigliari di un altro Caduto dell’eccidio Treunbrietzen

Egregio Signor Zamboni, mi chiamo Stefano Accardo e sono un parente (nipote) del defunto Accardo Carmine. Cercando su internet mi sono imbattuto nella Vostra splendida pagina e lì ho scoperto come è morto mio Nonno. Fino a pochi giorni fa tutti noi credevamo che fosse morto in guerra, ma ora, grazie alla Vostra ricerca, sappiamo che è caduto valorosamente nell’eccidio di Treunbrietzen. […] Vi ringrazio e vi porgo i miei più cordiali saluti. Stefano Accardo


Dalla fine della guerra, i famigliari di Carmine Accardo, nativo di Torre del Greco (Napoli), erano convinti che il loro caro fosse uno dei tantissimi “dispersi”.
Anche il Ministero della Difesa aveva classificato questo Sergente della Marina un “irreperibile”, uno dei tanti marinai dei quali non era stato possibile accertarne la morte o la prigionia.
Invece Carmine, fatto prigioniero dopo l’Armistizio, era finito in Germania in uno dei tanti campi di prigionia dove aveva trovato la morte il 23 aprile 1945 nell’eccidio di Treuenbrietzen.

Accardo Carmine, nato il 20 settembre 1916 a Torre del Greco (Napoli), era un Sergente Cannoniere di Marina, Reparto Venezia, matricola militare 157667. Dopo l’8 settembre 1943 venne fatto prigioniero dai tedeschi, internato in Germania ed impiegato presso il Lager 782 C di Treuenbrietzen.
Il 21 aprile 1945 i Russi liberarono il campo, ma appena le truppe sovietiche proseguirono la loro avanzata (23 aprile 1945), un reparto militare tedesco, rientrato nel campo, separò 127 militari italiani dal resto dei prigionieri (tra questi anche Carmine) e portò nella cava di Treuenbrietzen e li fucilò (https://dimenticatidistato.com/2018/07/20/i-caduti-delleccidio-di-treunbrietzen/).
Nel dopoguerra le Spoglie di questi soldati vennero recuperate e sepolte nel Cimitero di Nichel (Cimitero italiano). Il merito di questa pia opera va a Monsignor Luigi Fraccari che, missionario a Berlino per portare assistenza materiale e spirituale agli Internati Militari Italiani, s’impegnò affinché le Spoglie di questi 127 soldati avessero una degna sepoltura.
Nel 1955, i caduti del Cimitero di Nichel furono traslati nel Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Friedhof Zehlendorf) tramite il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra. Probabilmente, anche a causa di un errore di trascrizione dell’anno di nascita dell’Accardo (1910 anziché 1916), la famiglia non venne mai a sapere che il loro caro non era mai stato un “disperso”. Carmine venne inumato alla posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 11 , tomba 189, dove si trova tuttora.

Fonti: Archivio Zamboni; Ministero della Difesa; Archivio Anrp; Archivio Anei; Ufficio Storico Marina Militare; Stefano Accardo (nipote).


Verbale irreperibilità
Commissione interministeriale per la formazione e la ricostruzione degli atti di morte
Atto di morte Accardo Carmine
Tomba dell’Accardo nel Cimitero di Berlino (foto M. W.)
Riquadro 1 – Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (foto M. W.)

 

Giuseppe Chemello torna a casa

Buonasera Roberto, io e mia sorella Romina l’abbiamo contattata lo scorso autunno per chiederle informazioni circa le modalità di rimpatrio di nostro nonno, Giuseppe Chemello. Il ministro ci ha informate in questi giorni che l’esumazione del nonno avrà luogo il 18 settembre e i suoi resti arriveranno a Bologna, dalla Germania, il 20. Volevamo ringraziarla dell’aiuto e supporto che ci ha fornito.

Buona serata.    Erica Chemello


 

Chemello Giuseppe, nato il 24 luglio 1916 a Sarcedo (Vicenza). Soldato della 3a Sezione Fotoelettriche (Genio). Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag VI C di Bathorn. Morto a Mülheim an der Ruhr il 7 aprile 1944. Causa della morte: malattia. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero principale di Mülheim il 12 aprile 1944. Posizione tombale II – 4 – 735. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 1 / fila U / tomba 7.


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Il Soldato Chemello torna a casa

Dopo 70 anni al Soldato Chemello la Medaglia d’Onore

 

Papà torna a casa

Sono un’orfana di guerra, vorrei portare a casa mio padre, ma ho un dubbio che mi fa stare male… come posso essere certa che la salma sia proprio quella di mio padre? C’è modo di sapere con certezza? Mia madre è vissuta senza più farsi una vita con un’altro uomo… allora penso, e se non fosse mio padre quel corpo che mi danno? Lo metto accanto a mia madre che ha sempre voluto solo lui… rispondetemi vi prego, se avete avuto altre esperienze e se erano positive. Grazie!


Cara Albertina,

tutti i caduti esumati dalla loro prima sepoltura (provenienti cimiteri degli Stalag, cimiteri comunali, ecc.) e trasferiti nei cimiteri militari italiani d’onore, sono stati tutti inequivocabilmente identificati.

Le spoglie dei militari provenienti da fosse comuni (contenenti esclusivamente nostri connazionali) sono state traslate nei cimiteri militari e sepolte con la dicitura “IGNOTO”.
Tutti i nostri connazionali inumati in sepolture di fortuna assieme a salme di altre nazionalità, pertanto difficilmente identificabili, sono state lasciate nei cimiteri di prima sepoltura, dove sono state erette lapidi e monumenti riportanti i loro nomi.
Quindi, solamente chi è stato identificato con certezza, è stato sepolto in fossa singola con la lapide riportante il grado (se militare) il cognome e il nome.
Aggiungo che, anche per i sepolti nei cimiteri militari con la dicitura “IGNOTO”, in molti casi sarebbe possibile l’identificazione. Emblematica è la storia di un amico di Perugia che era a conoscenza che tra 10 ignoti c’era suo padre. È riuscito a far fare l’esame del DNA dei 10 resti e a stabilire con certezza che uno degli ignoti era il suo papà, riportandolo a casa (veda https://dimenticatidistato.com/2017/09/02/sepolti-come-soldati-ignoti-ora-hanno-un-nome/).

Questi i dati relativi al suo papà.

Brunaldi Fulvio, nato il 16 giugno 1911 a Portomaggiore (Ferrara). Soldato del 27° Reggimento di Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag X B di Sandbostel. Trasferito allo Stalag X C di Nienburg. Deceduto il 21 dicembre 1943 a Brema. Causa della morte: bombardamento aereo. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero Osterholz di Brema. Esumato e traslato ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore. Posizione tombale: riquadro 4 / fila B / tomba 13.

Per qualsiasi ulteriore chiarimento, rimango a disposizione.

Un abbraccio sincero. Roberto Zamboni


Gentilissimo Roberto Zamboni le scrissi alcuni mesi fa che intendevo portare a casa mio padre che si trova ad Amburgo nel cimitero militare italiano d’onore. Le scrissi dei miei dubbi che fosse proprio lui e le sue parole mi hanno tolto ogni dubbio e ho iniziato subito la richiesta. Le voglio dire che mio padre arriva via terra a Bologna (sono di Ferrara) il giorno 20 di settembre e finalmente riposerà vicino a mia mamma. Grazie infinite. Albertina Brunaldi


Brunaldi Fulvio, nato il 16 giugno 1911 a Portomaggiore (Ferrara)

Ancora un nome ed un volto: Aldo Camillini di Tavoleto (Pesaro e Urbino)

Buonasera Signor Roberto, mi presento sono Bruno Camillini, la contatto poiché vorrei avere maggiori dettagli su dove si trova la tomba di un mio zio morto in un lager tedesco. […] Ringrazio anticipatamente.

Saluti.

Bruno Camillini


Camillini Aldo, nato il 12 ottobre 1923 a Tavoleto (Pesaro e Urbino). Soldato del 291° Reggimento di Fanteria. Catturato sul fronte croato il 10 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag VI C di Bathorn. Morto per malattia il 22 gennaio 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero militare italiano di Gross Fullen. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila K / tomba 1. Fonti: Archivio Zamboni; Ministero della Difesa; Archivio Anrp; Deutsche Dienststelle (WASt).

Rintracciati i parenti di Luigi Colombo di Grezzago


Anche la tomba di Luigi Colombo, grazie alla pronipote Alessia Citelli, ha finalmente un fiore.


Grazie a lei abbiamo finalmente trovato, dopo 73 anni, nostro zio. Siamo stati contenti di essere andati a trovarlo.

Cordiali saluti.

Alessia Citelli


 

Colombo Luigi, nato il 23 settembre 1921 a Grezzago (Milano). Soldato del 14° Reggimento di Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania. Morto il 23 aprile 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero cittadino di Berlino/Spandau (Friedhof in den Kisseln). Esumato e traslato a Berlino / Friedhof Zehlendorf / Cimitero militare italiano d’onore. Posizione tombale: riquadro 2 / fila 1 / numero 9 / tomba 337.


 

Partenza per il servizio militare nel 1940
20.5.1941 a Palena (Prov. Chieti, Abruzzo)
Luigi, il primo a sinistra, il 3.7.1943 a Larissa (Grecia)
Luigi, a sinistra, il 24.8.1943 a Volo (Grecia)
Luigi Colombo, a destra, il 29.8.1943 a Volo (Grecia)
Luigi, il primo da destra, il 4.9.1943 a Volo (Grecia)
Luigi, a destra, il 10.9.1943 a Volo (Grecia)

 

Un montoriese nei campi di concentramento

ZAMBONI Luciano Giovanni, nato a Trezzolano di Mizzole (Verona) il 3 febbraio 1923. Figlio di Andrea e Turri Teresa. Residente in Via dei Platani, 7 – Montorio Veronese (Verona). Arrestato il 16 dicembre 1944 a Caprino Veronese (Verona) dalle Brigate Nere.  Trasferito il 28 dicembre 1944 a Verona nelle prigioni del Forte San Mattia e successivamente al Comando Generale SS e Polizia di Sicurezza di Verona (B.d.S. Italien – Palazzo INA). Internato il 12 gennaio 1945 nel campo di smistamento di Bolzano / Gries. Deportato il 19 gennaio 1945. Immatricolato nel Campo di concentramento di Flossenburg il 23 gennaio 1945. Matricola 43738. Classificato con la categoria di deportato per motivi politici (Politisch – triangolo rosso).Trasferito il 22 marzo 1945 al sottocampo di Offenburg (dipendente da Natzweiler) ed impiegato nella riparazione dei binari ferroviari e al disinnesco delle bombe inesplose. Rientrato a Flossenburg il 6 aprile 1945. Morto nello stesso campo il 4 maggio 1945, dopo la liberazione da parte delle truppe dell’esercito americano. Sepolto nel cimitero del paese (tomba C 5). Traslato il 12 marzo 1958 nel Cimitero militare italiano d’onore di Monaco di Baviera dal Commissariato Generale del Ministero della Difesa. Posizione tomba: riquadro 5 – fila 16 – tomba 1. Resti rimpatriati il 29 novembre 2000. Zamboni Roberto (nipote di 3° grado in linea collaterale).

 

Lapide nel Cimitero di Montorio
Luciano (il secondo da sinistra in piedi) con alcuni amici nel 1944

Vedersi portar via un figlio poco più che ventenne, per poi scoprire che è morto di stenti e maltrattamenti in un campo di concentramento, è sicuramente una cosa terribile. Non avere una tomba su cui piangerlo, è difficilmente sopportabile. Ma se la causa di ciò è dovuta ad una presunta «ragion di Stato», il tutto diventa inaccettabile.

Luciano, figlio di contadini e primo di quattro fratelli, era nato il 3 febbraio 1923 a Trezzolano di Mizzole, un paesino nella provincia di Verona. Negli anni ’30 si era trasferito, con i genitori, la sorella e i due fratelli, a Montorio, al numero sette di Via dei Platani.

Nato e cresciuto con il fascismo aveva subito passivamente la dittatura, adattandosi come la maggior parte degli italiani alle regole dettate dagli uomini con la camicia nera.

Dopo la caduta del regime, il 25 luglio 1943, la successiva firma dell’armistizio dell’Italia con gli anglo-americani, e la nascita della Repubblica di Salò, anche a Verona avevano ripreso a funzionare gli uffici di leva.

Il 9 novembre 1943 fu pubblicato il primo ordine di chiamata alle armi. L’obbligo di presentazione presso il distretto militare era indirizzato alle classi 1923, 1924 e 1925.

Foglio matricolare Luciano

La tranquillità in casa Zamboni fu incrinata, in quel novembre del 1943, dall’arrivo della cartolina precetto che intimava a Luciano di presentarsi per il richiamo alle armi. La drammaticità della cosa stava proprio nello stabilire cosa fare. Migliaia di giovani con quella cartolina in mano, si trovarono a dover prendere delle decisioni non facili. La loro sorte e quella dei propri familiari sarebbero dipese dalle loro scelte. La maggioranza di coloro che si costituì, lo fece per timore di ritorsioni verso i propri cari. Infatti, i genitori o i fratelli dei renitenti alla leva potevano essere arrestati e trattenuti come ostaggi. Questo status li metteva nella condizione di poter essere fucilati in caso di rappresaglia. In seguito sarebbe stata pubblicata un’ordinanza (1o Bando Graziani) che prevedeva per renitenti e disertori la pena di morte mediante fucilazione, da eseguirsi, come recitava l’articolo cinque del bando, nel luogo stesso di cattura del disertore o nella località della sua abituale dimora.

Alle parole seguirono i fatti. Così anche nel veronese si venne a conoscenza di fucilazioni di giovani che avevano tentato di sfuggire alla chiamata o che dopo essersi arruolati avevano disertato. In quel periodo ci fu chi si arruolò volontario nel neonato Esercito di Salò cercando la «bella morte», chi si diede alla macchia aggregandosi ai gruppi partigiani, chi disertò tentando di sottrarsi in tutte le maniere all’arruolamento coatto, e chi passivamente non fece nulla e mise la propria vita in mano agli eventi e al fato. Ognuno fece le scelte che reputava più giuste e pagò di conseguenza.

Luciano decise di presentarsi e nel gennaio del 1944 fu inviato al Centro Addestramento Aeronautico di Sacile (Pordenone). Dopo alcuni mesi fu trasferito alla Caserma Aeronautica di Casarsa (3ª Compagnia – 3° Plotone – 10ª Squadra), e infine al 14° Centro Avvistamento (Posta da Campo n. 765) presso Firenze, da dove disertò, giungendo a Verona dopo aver percorso buona parte della strada a piedi.

Era il giugno del 1944 e per più di due mesi rimase nascosto presso la casa di uno zio.

Casa dello zio di Luciano, dietro alla chiesa di Trezzolano

A causa delle accanite ricerche da parte dell’Ufficio di Polizia Investigativa di Verona (U.P.I.), alla fine di settembre si vide costretto a farsi assumere alla Todt, l’organizzazione tedesca che provvedeva alla costruzione di fortificazioni e sbarramenti e che dava da lavorare a chiunque ne facesse richiesta, fosse questo un renitente, un disertore o uno sbandato. In questa maniera riuscì così ad ottenere l’esonero militare.

Fu inviato sul Monte Altissimo di Nago, a nord del Lago di Garda, e fu impiegato nella costruzione di trincee e opere di difesa militare.

Il 26 novembre 1944, dopo aver chiesto un permesso per far visita alla famiglia che gli venne negato, decise di tornare a casa abbandonando il posto di lavoro. Purtroppo venne intercettato da una pattuglia delle Brigate Nere, arrestato ed imprigionato, prima nel forte di San Mattia (uno dei tre forti adibiti dai nazifascisti nel periodo repubblicano a prigione), e poi nelle celle del Palazzo INA dove aveva sede il Comando Generale SS e Polizia di Sicurezza (Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des Sicherheitsdienst – B.d.S Italien).

Il 12 gennaio 1945 venne trasferito al Campo di concentramento e smistamento di Bolzano, in località Gries.

Campo di concentramento e smistamento di Bolzano

La mattina del 19 gennaio, Luciano e altri 358 prigionieri furono caricati su camion e portati alla stazione ferroviaria di Bolzano dove li attendeva un treno merci, scortato da militi SS e polizia altoatesina, che aveva come destinazione finale il Campo di concentramento di Flossenbürg.


 

KZ Flossenbürg

Era il pomeriggio del 23 gennaio 1945 e dai vagoni oltre ai vivi furono scaricati anche una decina di morti.

Mio zio, con gli altri prigionieri, fu fatto scendere e avviato a piedi verso il campo di concentramento che si trovava a qualche chilometro più in alto rispetto alla stazione ferroviaria. All’arrivo nel lager, dovette subire la procedura standard prevista per ogni deportato. Fu spogliato di ogni avere, dei vestiti e della dignità, rapato, rasato e lavato. Gli venne fornito il vestiario e, trasferito al blocco 20, immatricolato. Luciano ebbe il numero di matricola 43738 e il triangolo rosso con la «I» nera che lo classificava come prigioniero politico italiano.

Pagina del libro matricola di Flossenbürg
Scheda personale di Luciano del Campo di concentramento di Flossenbürg

Flossenbürg era un campo di concentramento «principale», dal quale i deportati erano smistati in sottocampi, detti «Kommandos», per essere impiegati nei lavori più svariati.

Dopo il periodo di «quarantena», vale a dire l’intervallo che precedeva il decentramento, che era di alcune settimane, generalmente i prigionieri venivano inviati ai sottocampi, ma Luciano fu trattenuto a Flossenbürg. Chi rimaneva, era utilizzato in attività interne al campo o impiegato in lavori di scavo o di fatica all’esterno del lager e principalmente presso la famigerata cava di granito.


Cava di granito di Flossenbürg (foto acquisita presso il Nederlands Instituut voor Oorlogsdocumentatie di Amsterdam)


Il 22 marzo venne trasferito assieme ad altri 2.000 prigionieri a Offenburg (Natzweiler) ed impiegato nella riparazione dei binari ferroviari e al disinnesco delle bombe inesplose (1).


 

Resti del treno di un impianto di costruzione “Reichsbahn”. Nei carri parzialmente aperti i prigionieri venivano tenuti come schiavi e dovevano disinnescare le bombe sui binari (foto tratta da http://www.zug-der-erinnerung.eu/aktuell03-2009.html)

(1) Das wird man nie mehr los… Ausländische Zwangsarbeiter in Offenburg 1939-1945 – Boll, Bernd – 1994 – “Die Monografie behandelt Zwangsarbeit in der Rüstungsindustrie. Besonders berücksichtigt werden Polen, “”Ostarbeiter””, Westeuropäer, Italiener/italienische Militärinternierte und Kriegsgefangene. Das Buch enthält ausführliche Texte, Fotos und Bilder.
Non ti libererai mai di quel … Forze lavorative straniere a Offenburg dal 1939 al 1945 – Boll, Bernd – 1994 – “La monografia si occupa del lavoro forzato nel settore della difesa, con particolare attenzione alla Polonia,” “lavoratori orientali”, europei occidentali, italiani / internati militari italiani e prigionieri di guerra “. Il libro contiene numerosi testi, foto e immagini.

Proprio in quel periodo i Kommandos esterni di Natzweiler furono evacuati a causa dell’avanzata delle truppe alleate. Quasi tutti gli internati, a piedi o in treno, furono trasferiti a Dachau. Luciano, assieme ad altri prigionieri, fu riportato a Flossenbürg, dove arrivò il 6 aprile.

Particolare del libro matricola (a destra la dicitura rientrato il 6.4.45 da Natzweiler (Offenburg)

Far intraprendere un viaggio così lungo a dei deportati che si trovavano già da due mesi in campo di concentramento in quel periodo della guerra, cioè quando le condizioni nei lager erano diventate disastrose, voleva dire quasi certamente condannarli a morte.

Mio zio dovette affrontare nel giro di quindici giorni il tragico trasporto di quasi 900 chilometri, che lo portò da Flossenbürg a Natzweiler e ritorno.

Posso solo immaginare quali fossero le sue condizioni al rientro. Fu sicuramente questo il motivo per il quale non partecipò all’evacuazione del campo, la cosiddetta «marcia della morte».

Il 20 aprile 1945, il comandante del Lager di Flossenbürg, l’SS-Obersturmbannführer Otto Max Kögel, ordinò l’evacuazione e i 14.800 prigionieri in grado di camminare, furono incolonnati e avviati a piedi verso sud con destinazione il Campo di concentramento di Dachau.

Deportati di Flossenbürg durante una marcia di trasferimento

Dei 1.526 internati che rimasero nel lager, (tra questi anche 46 italiani, compreso mio zio), circa la metà era ammalata di tubercolosi o di tifo e gli altri, a giudizio dei carnefici nazisti, con un piede già nella fossa, non avrebbero vissuto abbastanza da vedere i loro liberatori.

Luciano era ancora vivo quando, la mattina del 23 aprile 1945, una compagnia della 97ª Divisione di Fanteria dell’Esercito americano liberò il Campo di concentramento di Flossenbürg.


Liberazione del Lager di Flossenbürg (foto gentilmente concesse per la pubblicazione da Oregon State University)
Crematorio del Lager di Flossenbürg (foto gentilmente concesse per la pubblicazione da Oregon State University)

Il 4 maggio, dodici giorni dopo la liberazione del lager, mio zio morì. Morì da uomo libero e sicuramente circondato dall’affetto e non dall’indifferenza com’erano morti a migliaia nei mesi precedenti i suoi compagni di prigionia.

Parte dei deceduti dal 23 al 30 aprile furono cremati. Molti furono sepolti in fosse comuni nel territorio occupato dal campo di concentramento.

Lo stesso giorno in cui morì mio zio, nel cimitero del paese di Flossenbürg, furono inumate le prime 21 salme di prigionieri che sopravvissero alla liberazione ma che poco dopo spirarono a causa delle vessazioni subite. Su ognuna delle 120 tombe che alla fine accolse quel cimitero fu apposta una piccola lapide col nome dell’ex deportato defunto.


Inumazioni – Flossenbürg (foto gentilmente concesse per la pubblicazione da Oregon State University)
Certificato di morte stilato nel 1964 dall’Ufficio di Registro Speciale di Arolsen

Il 12 marzo 1958 i resti di quattro deportati italiani furono trasferiti dal cimitero del paese di Flossenbürg al Cimitero Militare Italiano d’Onore a Monaco di Baviera su ordine del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra. Uno di questi quattro italiani era Luciano.


Elenco sepolture nel Cimitero di Flossenbürg

Articolo de “La Voce dell’Adige” venerdi 22 giugno 1945
Testimonianze sulla deportazione di Luciano

Il Ministero della Difesa non si premurò di avvertire i miei parenti della traslazione, della quale vennero a conoscenza anni dopo, per puro caso.

Infatti, nel 1965, si scoprì che il nome di mio zio appariva in un elenco di caduti, redatto dalla Dottoressa Valeria Morelli, e che le sue spoglie risultavano essere state sepolte a Monaco di Baviera. Questo naturalmente causò ancora più confusione tra i miei parenti, visto che la Croce Rossa di Arolsen, con un certificato stilato nell’agosto del 1964 (cioè un anno prima dell’uscita del libro) attestava che mio zio era stato sepolto a Flossenburg.


Pagina del libro di Valeria Morelli – I deportati italiani nei campi di sterminio, 1943-1945 – P. Artigianelli, 1965 – dove compare il nome di Luciano
Certificato della Croce Rossa Internazionale sulla deportazione di Luciano

Solo con i successivi riscontri fatti nel 1997, si poté stabilire con certezza che la tomba nel cimitero di Flossenburg era stata la prima sepoltura del mio parente.

Di conseguenza era rimasto inumato in quel cimitero fino al 1958, anno in cui, su ordine del Commissariato Generale, i resti erano stati esumati e traslati nel cimitero di Monaco.

Nell’inverno del 1994 individuai il luogo di sepoltura di mio zio e ricostruii tutti i suoi spostamenti, dall’arresto fino alla morte e all’inumazione definitiva nel Cimitero Militare Italiano d’Onore di Monaco di Baviera.


Archivio del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra
Dati sulla sepoltura di Luciano a Monaco di Baviera
Lapide nel Cimitero di Monaco di Baviera

L’indirizzo da contattare per rimpatriare le Spoglie del mio congiunto mi era stato dato da un generale in congedo di Firenze, che qualche anno prima aveva tentato inutilmente di far tornare in Italia i resti di un soldato. Lo stesso generale mi aveva messo al corrente dell’esistenza di una legge che impediva da più di cinquant’anni i rimpatri.

Incredulo, chiesi informazioni al Consolato Generale d’Italia a Monaco, che mi invitò a contattare il Ministero della Difesa.

Il primo di luglio del 1997 scrissi a Onorcaduti, chiedendo delucidazioni. Il direttore dell’Ufficio Situazione e Statistica, il Colonnello Antonio Santini, dopo aver attestato che le Spoglie di Luciano si trovavano effettivamente nel Cimitero di Monaco, mi confermò l’esistenza di quella famigerata legge.

Era assurdo che qualcuno potesse negare ai parenti di chi aveva vissuto l’inferno dei campi di concentramento, il sacrosanto diritto di poter riavere le sue Spoglie.

Risposta del Ministero della Difesa alla richiesta delle Spoglie mortali di Luciano

Il 15 dicembre 1997, dopo vari tentativi in altre direzioni, chiesi un intervento per modificare l’articolo di legge al Presidente della Camera Luciano Violante, che consegnò copia della mia lettera ai capigruppo parlamentari, auspicando che qualcuno di questi si attivasse presentando una proposta di legge.


Risposta di Luciano Violante
Proposta di Legge Lavagnini


Nell’arco di dieci mesi, la mia richiesta venne completamente soddisfatta, la legge modificata e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, divenendo esecutiva come legge 14 ottobre 1999, n. 365.


Legge 365 del 14 ottobre 1999

Nonostante la nuova normativa prevedesse, ingiustamente, che le spese fossero totalmente a carico degli interessati, ora, chi lo desiderava, poteva far rientrare i resti dei propri caduti sepolti all’estero.

A distanza di oltre due anni dalla mia prima richiesta, il 2 di novembre 1999 scrissi al Commissariato Generale per sapere cosa dovevo fare per riportare a casa mio zio.

Dopo svariati ritardi per cause “logistiche”, e dopo aver versato 1.600.000 Lire sul conto corrente intestato al Consolato Generale d’Italia a Monaco di Baviera, il 2 dicembre 2000 mi vennero consegnate le spoglie di Luciano, che portai nel cimitero dove riposavano ormai da anni i suoi genitori.


Cassetta ossario con i Resti mortali
Poesia scritta dall’amico Beppino Sabaini (con Luciano sul Monte Altissimo prima del suo arresto)
Cimitero di Montorio Veronese
Articolo del giornale “L’Arena”

Luciano… e gli altri

Il 28 dicembre 2000, feci pubblicare sul quotidiano “La Repubblica” una mia lettera, con la quale informavo della modifica alla legge 204/51, che avrebbe permesso i rimpatri dei nostri caduti. Informai anche il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, l’Associazione Nazionale ex Deportati, l’Associazione Nazionale ex Internati e l’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in guerra.

Alcuni mesi dopo, mi misi alla ricerca dei congiunti degli altri tre caduti che erano stati spostati assieme al mio parente nel cimitero di Monaco, e fu allora che scoprii con mia grande sorpresa, che anche loro non erano mai stati informati di avere un parente sepolto in quel cimitero.

Trovando strano ed assurdo che il Ministero della Difesa non avesse dato notizia delle traslazioni, decisi di allargare le mie ricerche, anche ai campi di concentramento di Auschwitz, Bergen Belsen, Buchenwald, Dachau, Flossenbürg, Gross Rosen, Mauthausen, Natzwailer, Neuengamme, Ravensbrück, e Sachsenhausen, raccogliendo i nomi di 252 deportati che risultavano essere stati sepolti in cimiteri militari.

Questi elenchi di nominativi li inviai, personalmente o tramite i consolati italiani in Germania, alle amministrazioni cimiteriali dove si trovavano i sacrari, per verificare l’effettiva esistenza di quelle tombe. Le posizioni tombali ed i nomi da me raccolti coincidevano con i dati depositati presso gli archivi degli enti cimiteriali interpellati.

Ricerche a Monaco di Baviera

Richiesi ed ottenni da Onorcaduti, i dati anagrafici e le posizioni tombali dei nostri connazionali sepolti a Monaco, Francoforte ed Amburgo, ma ad una mia ulteriore richiesta di dati specifici, ricevetti dal Ministero della Difesa un gentile “no grazie”.

Sapevo che il Commissariato Generale non aveva nessun diritto di negarmi quanto chiesto, ciò nonostante, avendo molte altre cose in cantiere, momentaneamente sorvolai.

Tra il dicembre 2000 e il dicembre 2001, avevo inviato 118 richieste di ricerca ai Comandi dei Carabinieri situati nei luoghi di nascita degli ex deportati da me rintracciati. Ricevetti ben presto le prime risposte. In alcuni anni sarei riuscito a ritrovare i parenti di quarantaquattro Caduti.

Nel 2002 rinnovai la mia richiesta di documentazione al Ministero della Difesa che per l’ennesima volta rispose “picche”.

A metà luglio del 2003 fino al maggio del 2004, collaborai con Italo Tibaldi (Direttore della Sezione Ricerche dell’Associazione Nazionale ex Deportati), al controllo e alla sistemazione di 19.108 nominativi di deportati italiani. Questo lavoro, che mi impegnò per dieci mesi,  mi permise di avere delle ulteriori conferme sui dati in mio possesso.

Nel 2005 aprii un sito internet e pubblicai gli elenchi dei deportati italiani, politici e razziali, morti nei lager e sepolti nei cimiteri militari.

Dopo alcune settimane dall’apertura di questo primo sito, iniziai a ricevere decine di mail, di persone che chiedevano notizie sui loro congiunti dispersi in guerra, gran parte dei quali erano stati imprigionati come internati militari.

Vista l’esperienza acquisita, intrapresi uno studio di approfondimento, inserendo tra i caduti ricercati anche gli IMI e i lavoratori, liberi o coatti, che erano stati impiegati nelle fabbriche tedesche.

Tra il 2007 e il 2008, acquisii copia delle schede di ricerca dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i prigionieri di guerra, depositate presso l’Archivio Segreto Vaticano e rese accessibili ai ricercatori nel 2004 da Giovanni Paolo II.

A questo punto per poter lavorare agevolmente avevo bisogno dei documenti archiviati presso il Commissariato Generale, unico possessore dei carteggi riguardanti i Caduti sepolti nei cimiteri militari.

Visti i continui dinieghi, ma consapevole che quanto richiesto doveva essere accessibili a qualsiasi ricercatore, mi vidi costretto a rivolgermi alla Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi, del Consiglio dei Ministri, auspicando un intervento.

Dalla commissione fu inviato un sollecito a Onorcaduti che provvide ad inviarmi la documentazione richiesta.

Risposta Onorcaduti
Invio elenchi

Dal marzo del 2009, allargai le mie ricerche anche all’Austria e alla Polonia, iniziando a pubblicare su questo sito, dal titolo significativo, gli elenchi di tutti i caduti italiani, provincia per provincia e comune per comune.

Ai primi di novembre dello stesso anno, con un ritardo di oltre cinquant’anni, Onorcaduti finalmente pubblicò la Banca Dati, rendendo noti i nomi e i luoghi di sepoltura  dei nostri caduti, e permettendo di effettuare ricerche su singoli soggetti dati per dispersi.

Per senso civico, per dovere d’informazione e perché nessun altro lo fa, dedico gran parte del mio tempo libero a questo tipo di ricerche, che svolgo in modo autonomo ed autofinanziato da almeno vent’anni.

L’obbiettivo finale di questa mia lunga ricerca, è quello d’informare più famiglie possibile sulla sorte dei loro cari, evitando così che questi finiscano definitivamente nell’oblio.


Articolo de “il Giornale” (2010)

Rintracciati i parenti di Paolo Trande di Specchia (Lecce)

Grazie al nipote (omonimo) di Paolo Trande, abbiamo potuto dare un volto ad uno dei nostri ragazzi sepolti a Berlino.


 

Trande Paolo, nato il 12 aprile 1922 a Specchia (Lecce). Soldato dell’81° Reggimento di Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag III A di Luckenwalde (Brandeburgo). Trasferito allo Stalag III D di Berlino ed impiegato presso il Comando di lavoro n° 180 (Arbeitskommando dipendente dallo Stalag III D). Ricoverato presso l’Ospedale militare per prigionieri di guerra di Berlin/Neukölln (Quartiere di Berlino) il 26 gennaio 1944. Morto per malattia presso lo stesso ospedale (Reservelazarett n° 119) il 6 febbraio 1944. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero di Döberitz-Elsgrund (ora localizzabile come Dallgow-Döberitz) alla posizione tombale: campo 1, fila 18, tomba n° 20. Esumato e traslato dal Ministero della Difesa nella seconda metà degli anni ’50 a Berlino / Friedhof Zehlendorf / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 4 / fila 2 / numero 12 / tomba 1079. Fonti: Archivio Zamboni, Ministero della Difesa, Documentazione Acquaviva Archivio Anrp, Deutsche Dienststelle (WASt – Berlino).

Dopo 74 anni, Giovanna omaggia la memoria di Dante Sturbini

Caro Signor Zamboni, ieri sono andata a “trovare” il mio prozio Dante Sturbini al Cimitero militare d’onore di Amburgo. Gli ho lasciato un angioletto con scritto “In stillem Gedenken” davanti alla piccola lapide commemorativa, che si trova accanto ad un albero che sembra quasi volerla proteggere. […] Ancora grazie per avermi permesso di ritrovare un parente che era stato messo da parte e rimosso dalla memoria della mia famiglia materna.[…]

Giovanna Carsughi


Dante Sturbini era nato il 15 settembre 1904 ad Ancona. Di mestiere operaio, dopo l’8 settembre 1943 venne fatto prigioniero dai tedeschi ed imprigionato in territorio austriaco.

Nell’ottobre del 1943 venne portato alla stazione di Vienna ed inserito in un convoglio ferroviario assieme ad altri 47 prigionieri italiani (si veda elenco a fondo pagina). La loro destinazione era il Campo di concentramento di Neuengamme (Amburgo).

Appena arrivati, a questo gruppo di italiani vennero attribuiti numeri di matricola che andavano dal 23386 al 23894 (numeri non sequenziali). A Dante fu assegnato il numero di matricola 23628.

Venne poi decentrato a Drütte (sottocampo dipendente da Neuengamme).

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Neuengamme “Drütte” 1944. “I prigionieri lavoravano per la Hermann Göring nella costruzione di granate del peso di 12 kg l’una. Per andare al lavoro alcuni dovevano percorrere un tunnel sotterraneo, controllati su entrambi i lati dalle SS”. Giovanna Carsughi
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Drütte oggi. “Il campo è rimasto pressoché identico, con gli stessi camini ed ubicazione della fabbrica, che oggi produce sempre acciaio principalmente per auto. Non c’erano baracche, ma stanze ritagliate sotto la strada dove dormivano circa 600 persone insieme, mescolate senza alcun criterio per nazionalità lingua o altro, in modo da annichilire la loro umanità e alienarli …” Giovanna Carsughi
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Museo del KZ di Drütte
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“Non avevano i numeri tatuati, ma delle placchette di riconoscimento in metallo come quelle dei soldati tedeschi…” Giovanna Carsughi

Il 14 marzo 1944, a seguito di un furto di patate (per sé e per altri deportati) Dante Sturbini venne fucilato.

Tre giorni dopo, portato al “cimitero per stranieri” di Jammertal, venne sepolto alla posizione tombale: campo I / fila 13 / tomba E.

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Cimitero di Jammertal
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Posizioni tombali del Cimitero di Jammertal

Rimase inumato in quel cimitero fino alla metà degli anni ’50. La sua sepoltura venne infatti rintracciata dal Commissariato per le Onoranze ai Caduti in Guerra e le sue Spoglie esumate e traslate nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf) per essere sepolte alla posizione tombale riquadro 2 / fila R / tomba 24.


Per Dante Sturbini si veda anche: Medaglia d’Onore a Dante Sturbini


Amburgo – Cimitero militare italiano d’onore – Riquadro 2
Giovanna sulla tomba del prozio


Elenco dei prigionieri italiani arrivati a Neuengamme nell’ottobre del 1943 (convoglio partito da Vienna)

Barlassina Annibale, nato a Milano il 05/04/1898. Matricola 23666.
Bonamini Martino, nato a Verona il 06/06/1906. Matricola 23682.
Bonazza Ferruccio nato a Tirano (Sondrio) il 20/01/1911. Matricola 23894.
Capello o Cappello Giambattista nato a Vittoria (Ragusa) il 13/05/1906. Matricola 23613.
Carli Oscar nato a Trieste il 08/08/1919. Matricola 23702.
Cascio Vito nato a Campobello (di Licata AG o di Mazara TP) il 14/03/1908. Matricola 23660
Cavallari Luigi nato ad Ancona il 22/02/1884. Matricola 23664
Colajanni Calogero nato a Santa Caterina Villarmosa (Caltanissetta) il 25/09/1920. Matricola 23594
Comignani Carlo nato a Pescara il 02/07/1902. Matricola 23611
Conte Costantino nato a Savona il 03/07/1912. Matricola 23423
Cosso Attilio nato a (?) il 01/09/1917. Matricola 23432
Del Medico Arcangelo nato a Villaverla (Vicenza) il 25/04/1882. Matricola 23665
Della Vedova Nicolò nato a Pozzuolo del Friuli (Udine) il 13/02/1903. Matricola 23589
Di Benedetto Antonio nato a Pizzone (Campobasso) il 15/11/1918. Matricola 23412
Di Marco Antonio nato a Castelnuovo (?) il 11/01/1906. Matricola 23620
Ditizio Giustino nato a Milani (?) il 12/10/1908. Matricola 23403
Dobrez Mario nato a Laurana (Fiume) il 25/03/1921. Matricola 23622
Facco Giandomenico nato a Mannheim (Germania) il 13/07/1906. Matricola 23621
Fappani Pietro nato a Ospitaletto (Brescia) il 03/03/1908. Matricola 23591
Gamella Guido nato a Teramo il 16/03/1889. Matricola 23647
Gariglio Luigi nato a Pacetto Torinese (Torino) il 02/12/1883. Matricola 23659
Grassi Alfonso nato a San Cipriano d’Aversa (Napoli) il 22/08/1905. Matricola 23652
Grosso Luigi nato a Capriva del Friuli (Gorizia) il 29/01/1905. Matricola 23642
Jongersen Raul Gastone nato a Buenos Aires (Argentina) il 05/10/1913. Matricola 23697
Lorenzi Ferdinando nato a Trieste il 14/12/1905. Matricola 23691
Lorussi Andrea nato a Palaccio (?) il 10/121913. Matricola 23700
Maldini Carlo nato a Trieste il 21/03/1905. Matricola 23671
Millina Salvatore nato a Girifalco (Catanzaro) il 13/03/1909. Matricola 23605
Morello Giuseppe nato ad Ariano Irpino (Avellino) il 23/08/1905. Matricola 23688
Moscardo Vittorio nato a Bagnoli (Napoli) il 09/03/1919. Matricola 23417
Ottimi Pietro nato a Gropello Cairoli (Pavia) il 29/05/1914. Matricola 23404
Pascaglia Ermelino nato a San Damiano (?) il 14/11/1885. Matricola 23675
Prestia Francesco nato a Gioiosa Jonica (Reggio Calabria) il 21/06/1916. Matricola 23689
Remistani Guglielmo nato a Solesino (Padova) il 13/11/1909. Matricola 23626
Roboldi Fulvio nato a Milano il 24/09/1907. Matricola 23629
Romano Luigi nato a Grisignana (Pola) il 31/10/1900. Matricola 23663
Roncalli Emilio nato a Verona il 25/01/1899. Matricola 23609
Rospo Giuseppe nato a (?) il 28/04/1899. Matricola 23600
Russo Carmelo nato a Pettineo (Mesina) il 11/01/1919. Matricola 23661
Sablich Giorgio nato a (?) il 10/04/1896. Matricola 23610
Santoro Ulisse nato a Castelfranco (?) il 21/10/1909. Matricola 23637
Serano Gioacchino nato a (?) il 06/07/1884. Matricola 23648
Simonovic Paolo nato a Visignana (Pola) il 02/06/1899. Matricola 23619
Sturbini Dante nato ad Ancona il 15/09/1904. Matricola 23628
Triano Vincenzo nato a (?) il 23/03/1905. Matricola 23668
Vismara Carlo nato a Triuggio (Milano) il 30/12/2012. Matricola 23710
Zampa Umberto nato a Udine il 06/08/1920. Matricola 23449
Zanotti Marcello nato a Roma il 01/02/1914. Matricola 23386


Monumento in memoria dei deportati a Drütte (piramide rovesciata con i triangoli che venivano attribuiti ai deportati per classificarli – rosso per i politici, verde per i criminali, giallo per gli ebrei, marrone per gli zingari, rosa per gli omosessuali, viola per i Testimoni di Geova, nero per gli asociali, azzurro per gli emigrati)

Abbiamo dato un volto anche al Fante Mario Paganotti

Grazie al pronipote, siamo riusciti a dare un volto anche a Mario Paganotti di Erbusco (BS).


Mario Paganotti

Paganotti Mario era nato il 23 agosto 1920 a Erbusco (Brescia).

Soldato del 55° Reggimento di Fanteria (Reggimento Marche) venne fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 sul fronte jugoslavo ed internato in Germania presso uno degli stalag del sesto Distretto militare, ai confini con l’Olanda ed il Belgio.

Il Distretto militare VI incorporava nel suo territorio gli stalag di Gross Hesepe, Dortmund, Münster, Bocholt, Dorsten, Senne Forellkrug, Fichtenhain, Hemer, Colonia e Bonn Duisdorf.

Quindi il Paganotti venne sicuramente internato in uno di questi stalag (verosimilmente potrebbe trattarsi dello Stalag VI D di Dortmund – vista la loro vicinanza a quello che poi sarà il suo luogo di prima sepoltura).

Muore il 30 marzo 1944 e viene inumato in prima sepoltura nel Cimitero centrale di Dortmund (Hauptfriedhof am Gottesacker).

Nella seconda metà degli anni ’50 le sue spoglie saranno esumate, traslate nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen – Germania), ed inumate alla posizione tombale: riquadro M / fila 11 / tomba 18.

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Tomba del Paganotti nel Cimitero di Francoforte sul Meno (foto M W.)

I Caduti dell’eccidio di Treunbrietzen

(Tratto da “Il Mattino” di Padova del 22 aprile 2012 – Articolo di Aldo Comello)

Treuenbrietzen si trova a circa 70 chilometri da Berlino. Qui 160 soldati italiani furono rinchiusi per 20 mesi sorvegliati dai nazisti con il mitra puntato. Lavoravano per la Metawarren Fabrik, una grande fabbrica di materiale bellico che produceva pallottole per fucili. 12 ore al giorno di fatica, un solo pasto alle 6 di sera, una zuppa e 150 grammi di pane. Si lavavano ogni 6 mesi, i vestiti cadevano a pezzi, la polmonite e la tubercolosi facevano le prime vittime. Nelle baracche, infatti, il freddo era terribile e, a volte, gli internati venivano svegliati di notte e costretti ad uscire con una temperatura di 10 gradi sotto zero per appelli di controllo, a volte a torso nudo perché non c’era nemmeno il tempo per ripararsi. I maltrattamenti erano programmati con rigore scientifico.

Il lager ha la sigla 782/C e la contabilità nazista registra 11 deceduti in prigionia, morti di stenti o di malattia. Poi c’è una vampata di speranza, forse saranno salvati. E’ il 21 aprile del 1945, sono le sei di sera quando si sente lo sferragliare di un mezzo corazzato nelle vicinanze del campo, è un carro armato sovietico. Il giovane russo che esce dalla torretta intimando la resa ai tedeschi viene falciato da una raffica, ma la reazione dei suoi compagni piega i tedeschi che si ritirano. Ai prigionieri viene chiesto di non muoversi dal campo perché la zona non è ancora sotto il controllo dell’Armata Rossa, ma il sollievo per una libertà imminente si fa strada. Accade però che un reparto tedesco in fuga irrompe nel campo. 127 italiani, in gran parte giovani, sotto la minaccia dei fucili, sono costretti a marciare nella boscaglia fino a raggiungere un accampamento nazista mimetizzato.

Qui i prigionieri per più di mezz’ora assistono a conciliaboli affannosi tra ufficiali mentre la paura li attanaglia. Poi sono avviati ad una cava e qui comincia il massacro. I feriti agonizzanti vengono finiti con un colpo alla nuca, i cadaveri vengono sepolti sotto uno strato di sabbia. Tre sopravvissuti, scampati miracolosamente, salvati dai cadaveri dei compagni colpiti dai primi proiettili: Edo Magnalardo, Antonio Ceseri e Germano Cappelli emergono dalla carneficina con i vestiti inzuppati del sangue dei loro compagni. Sono 25 i veneti vittime di questa esecuzione dettata dalla crudeltà e dalla situazione militare sempre più difficile per i tedeschi ormai circondati dalle pattuglie russe. L’episodio di questa immane ecatombe che travolse i militari italiani è particolarmente toccante proprio per la speranza di libertà che si era accesa e che lasciava presagire la fine di un incubo. Poi aveva prevalso la malasorte e la morte era arrivata in una cava mimetizzata dagli alberi della boscaglia.


Grazie all’opera misericordiosa del Missionario veronese Monsignor Luigi Fraccari, andato volontario in Germania dopo l’8 settembre 1943 per portare assistenza materiale e spirituale agli Internati Militari Italiani, vennero recuperati i corpi dei 127 Caduti a Treunbrietzen (113 identificati) e vennero inumati nel cimitero di Nichel (Cimitero italiano).



Nel 1955, le Spoglie di questi Caduti furono traslate dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra nel Cimitero militare italiano di Berlino (Friedhof Zehlendorf).

Cimitero militare italiano di Berlino (Friedhof Zehlendorf)

 


Sull’eccidio di Treunbrietzen si veda NELLA SABBIA DEL BRANDEBURGO


Elenco dei Caduti dell’eccidio di Treuenbrietzen traslati nel Cimitero militare italiano di Berlino (Friedhof Zehlendorf)

Accardo Carmine, nato il 20 settembre 1916 a Torre del Greco (Napoli) . Grado: Sergente Cannoniere . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 11 , tomba 189 .

Armati Pasquale, nato il 12 febbraio 1916 a Vigano San Martino (Bergamo) . Grado: Soldato – Guardia alla Frontiera . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria, Artiglieria o Genio . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 25 , tomba 178 .

Asoli Silvio, nato il 2 settembre 1920 a Senigallia (Ancona) . Grado: Silurista . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 12 , tomba 190 .

Baldini Elio, nato il 24 agosto 1922 a Pesaro (Pesaro e Urbino) . Grado: Elettricista . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 15 , tomba 168 .

Ballarin Gino Giuseppe, nato il 18 agosto 1911 a Burano (Venezia) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 11 , tomba 143 . Caduto rimpatriato.

Ballarini Giulio nato il 1° giugno 1909 a Falconara Marittima (Ancona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: / . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 21 , tomba 153 . Caduto rimpatriato.

Barbieri Allenj Lino (o Gino), nato il 21 marzo 1919 a Gattatico (Reggio Emilia) . Grado: Aviere . Arma o Corpo dell’Esercito: Aviazione . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 13 , tomba 216 .

Battagliese Angelo Antonio, nato il 26 marzo 1916 ad Alfano (Salerno) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 3 , tomba 156 .

Bellissimo Michele Angelo o Michelangelo, nato il 3 giugno 1921 a Candidoni (Reggio Calabria) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: / . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 6 , numero 21 , tomba 111 .

Benigni Angelo, nato il 10 luglio 1922 a Cupramontana (Ancona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Cavalleria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 10 , tomba 142 .

Boasso Ermenegildo, nato il 16 marzo 1915 a Priero (Cuneo) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 5 , tomba 208 .

Bobbi Francesco, nato il 3 luglio 1923 a Narni (Terni) . Grado: Marinaio . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 13 , tomba 191 .

Bravaccino Giuseppe, nato il 17 luglio 1920 a Napoli . Grado: Aviere Scelto . Arma o Corpo dell’Esercito: Aviazione . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 21 , tomba 199 .

Brotto Marco, nato il 18 ottobre 1907 a Borso del Grappa (Treviso) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 15 , tomba 193 .

Burani Nazzareno, nato il 13 maggio 1923 a Castelfidardo (Ancona) . Grado: Aviere . Arma o Corpo dell’Esercito: Aviazione . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 9 , tomba 187 .

Caldarigi Eugenio, nato il 7 luglio 1908 a Sassoferrato (Ancona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Cavalleria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 7 , tomba 118 . Caduto rimpatriato.

Callegaro Alessandro, nato il 4 settembre 1924 a Dolo (Venezia) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Genio e chimici . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 14 , tomba 217 .

Canella Giovanni, nato il 5 settembre 1922 a Maserà di Padova (Padova) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Artiglieria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 20 , tomba 198 .

Carbone Antonio, nato l’8 febbraio 1912 a San Vito Chietino (Chieti) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 2 , tomba 113 .

Caresia Ilario, nato il 3 novembre 1921 a San Pietro Viminario (Padova) . Grado: Carpentiere . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 1 , tomba 204 .

Carli Pietro, nato il 3 febbraio 1910 ad Arcevia (Ancona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 4 , tomba 157 .

Cecotti Pietro, nato il 15 luglio 1905 a Bagnaria Arsa (Udine) . Grado: Camicia Nera . Arma o Corpo dell’Esercito: Milizia Volontari per la Sicurezza Nazionale . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 7 , tomba 160 .

Centoducati Angelo, nato il 2 aprile 1921 a Miglionico (Matera) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 11 , tomba 164 .

Cerutti Pietro, nato il 13 settembre 1919 a Borgomaro (Imperia) . Grado: Soldato o Aviere . Arma o Corpo dell’Esercito: Aviazione . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 13 , tomba 145 .

Cibolla Carlo, nato il 18 febbraio 1922 a Orzinuovi (Brescia) . Grado: Aviere . Arma o Corpo dell’Esercito: Aviazione . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 21 , tomba 174 .

Ciceri Mario, nato il 10 novembre 1922 a Cisliano (Milano) . Grado: Aviere . Arma o Corpo dell’Esercito: Aviazione . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 13 , tomba 124 .

Compiani Enzo, nato il 28 agosto 1922 a Castelleone (Cremona) . Grado: Aviere . Arma o Corpo dell’Esercito: Aviazione . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 6 , tomba 117 .

Danieli Costantino, nato il 23 settembre 1916 a Castelgomberto (Vicenza) . Grado: Soldato – Guardia alla Frontiera . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria, Artiglieria o Genio . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 8 , tomba 119 .

De Toni Enrico, nato il 4 gennaio 1918 a Isola Vicentina (Vicenza) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 17 , tomba 128 .

Dell’Orto Mario, nato il 20 marzo 1922 a Rosate (Milano) . Grado: Aviere . Arma o Corpo dell’Esercito: Aviazione . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 16 , tomba 194 .

Di Pasquale Rinaldo, nato il 17 ottobre 1922 a Tocco da Casauria (Pescara) . Grado: Marinaio . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 11 , tomba 214 .

Donola Aurelio, nato il 13 ottobre 1909 a Casalserugo (Padova) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 12 , tomba 144 . Caduto rimpatriato.

Durante o Duranti Salvatore, nato il 23 giugno 1923 a Fontanarosa (Avellino) . Grado: Marinaio . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 7 , tomba 185 .

Facchin Sereno, nato il 14 dicembre 1919 a Longare (Vicenza) . Grado: Soldato – Guardia alla Frontiera . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria, Artiglieria o Genio . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 5 , tomba 116 .

Faglioni Danilo, nato il 29 luglio 1924 a Carpi / Frazione Cibeno (Modena) . Grado: Aviere . Arma o Corpo dell’Esercito: Aviazione . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 22 , tomba 200 .

Favaro Severino, nato il 1° novembre 1912 a Salzano (Venezia) . Grado: Camicia Nera . Arma o Corpo dell’Esercito: Milizia Volontari per la Sicurezza Nazionale . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 14 , tomba 192 .

Faveri Adelmo, nato il 6 ottobre 1910 a (?) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: / . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 24 , tomba 202 .

Federici Francesco, nato il 17 luglio 1915 a San Giorgio di Pesaro (Pesaro e Urbino) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Artiglieria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 16 , tomba 219 . Caduto rimpatriato.

Fioravanti Angelo, nato il 3 maggio 1920 a Ceregnano (Rovigo) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 11 , tomba 122 .

Fongaro Luigi, nato il 19 giugno 1920 a Chiampo (Vicenza) . Grado: Caporale . Arma o Corpo dell’Esercito: Sussistenza . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 20 , tomba 173 .

Fortunato Marco o Mario, nato il 3 giugno 1909 a Cessapalombo (Macerata) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: / . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 2 , tomba 205 .

Foschi Iginio, nato il 22 luglio 1924 a Russi (Ravenna) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: / . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 19 , tomba 151 .

Galiazzo Adamo, nato il 6 marzo 1914 a Padova . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 23 , tomba 176 . Caduto rimpatriato.

Galtelli Attilio, nato il 1° marzo 1907 ad Arcevia (Ancona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Cavalleria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 25 , tomba 203 .

Gargini Gabriello, nato il 22 marzo 1920 a Calci (Pisa) . Grado: Aviere Scelto . Arma o Corpo dell’Esercito: Aviazione . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 10 , tomba 188 .

Gasparroni Manlio, nato il 25 agosto 1915 a Belvedere Ostrense (Ancona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Artiglieria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 19 , tomba 130 .

Ghesini Lino, nato il 21 agosto 1924 a Portomaggiore (Ferrara) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 18 , tomba 150 .

Grego Giusto, nato il 2 maggio 1915 a Chioggia (Venezia) . Grado: Marinaio . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 12 , tomba 215 .

Grima Gaetano, nato il 18 marzo 1916 a Vieste (Foggia) . Grado: Sotto Capo Nocchiere . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 1 , tomba 133 . Caduto rimpatriato.

Iavicoli Edmondo, nato il 21 gennaio 1924 a Castelmauro (Campobasso) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Cavalleria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 2 , tomba 155 .

Ietri Aldo, nato il 6 aprile 1921 a Udine . Grado: 1° Aviere . Arma o Corpo dell’Esercito: Aviazione . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 6 , tomba 209 .

Insirillo Salvatore, nato il 4 giugno 1916 a San Cipirello (Palermo) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Genio e chimici . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 23 , tomba 201 .

La Rossa Salvatore, nato il 2 gennaio 1913 a Grumento Nova (Potenza) . Grado: Sergente . Arma o Corpo dell’Esercito: Genio e chimici . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 10 , tomba 213 .

Lazzati Claudio, nato il 1° maggio 1913 a Cerro Maggiore (Milano) . Grado: Sergente . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 4 , tomba 207 .

Leotta Giovanni, nato il 21 giugno 1920 ad Acireale (Catania) . Grado: Marinaio . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 13 , numero 23 , tomba 276 .

Libertini Luigi, nato il 24 settembre 1921 a Massa d’Albe (L’Aquila) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Alpini . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 16 , tomba 127 .

Lidonnici Luigi, nato il 1° febbraio 1909 a Rocca di Neto (Crotone) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 3 , tomba 114 .

Longhi Nello, nato il 7 novembre 1911 a Jesi (Ancona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Automobilisti . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 12 , tomba 165 . Caduto rimpatriato.

Lucchetti Umberto, nato il 23 luglio 1911 ad Agugliano (Ancona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Automobilisti . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 6 , tomba 159 .

Maccarrone o Maccarone Vincenzo, nato il 12 maggio 1923 a Laureana di Borrello (Reggio Calabria) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 13 , tomba 166 .

Macera Mascitelli Amedeo, nato il 4 aprile 1923 a Gioia dei Marsi (L’Aquila) . Grado: Caporale . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 18 , tomba 129 .

Mancini Francesco, nato il 14 agosto 1918 a Celano (L’Aquila) . Grado: Caporal Maggiore . Arma o Corpo dell’Esercito: Artiglieria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 3 , tomba 135 .

Mangiagli Angelo, nato il 7 gennaio 1923 ad Acireale (Catania) . Grado: Marinaio . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 8 , tomba 161 .

Marconato Silvio, nato il 17 luglio 1919 a Loreggia (Padova) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Artiglieria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 7 , tomba 139 .

Marenda Sergio, nato il 6 maggio 1924 a Torrebelvicino (Vicenza) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Genio e chimici . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 4 , tomba 182 .

Martinato Pietro, nato il 1° giugno 1911 a Pozzoleone (Vicenza) . Grado: Caporale . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 18 , tomba 196 .

Martini Angelo, nato il 25 gennaio 1920 a Villimpenta (Mantova) . Grado: Sergente . Arma o Corpo dell’Esercito: Alpini . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 4 , tomba 136 .

Masci Raffaele, nato il 4 dicembre 1919 a Tarquinia (Viterbo) . Grado: Sotto Capo Meccanico . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 2 , tomba 180 .

Maurilli Marino, nato il 3 gennaio 1912 a Montefano (Macerata) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Cavalleria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 22 , tomba 175 .

Mazzucco Giuseppe, nato il 25 marzo 1910 a Bene Vagienna (Cuneo) . Grado: Civile o Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Artiglieria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 5 , tomba 137 .

Melato Mario, nato il 15 luglio 1923 a Mira (Venezia) . Grado: Marinaio . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 5 , tomba 183 .

Milan Natale, nato il 7 giugno 1898 a Valvasone (Pordenone) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Artiglieria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 8 , tomba 186 .

Milani Luigi, nato il 22 agosto 1923 a Venezia . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Granatieri . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 1 , tomba 154 .

Mingardi Mario o Marino, nato il 22 marzo 1920 a Fontanellato (Parma) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Artiglieria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro , fila , numero , tomba . Caduto rimpatriato.

Misturini Luigi, nato il 23 maggio 1907 a Bovolone (Verona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Cavalleria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 2 , tomba 134 .

Montecchiani Giuseppe, nato il 13 marzo 1914 a Filottrano (Ancona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: / . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 9 , tomba 162 .

Montiroli Silverio o Silvio, nato l’11 luglio 1913 a Poggio Mirteto (Rieti) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Sanità . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 17 , tomba 149 .

Mordanini Francesco, nato il 18 novembre 1921 a Poggio Mirteto (Rieti) . Grado: Cannoniere . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 14 , tomba 125 .

Muratore Antonino, nato il 23 giugno 1917 a Palermo . Grado: Marinaio . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 21 , tomba 132 .

Muzi Ferriano, nato il 6 maggio 1908 a Jesi (Ancona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Cavalleria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 6 , numero 20 , tomba 110 . Caduto rimpatriato.

Nuccetelli Angelo, nato l’8 marzo 1923 a Scurcola Marsicana (L’Aquila) . Grado: Caporal Maggiore . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 6 , tomba 138 .

Panarotto Alfonso, nato il 22 luglio 1911 a Barbarano Vicentino (Vicenza) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Artiglieria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 9 , tomba 212 .

Perego Dante, nato il 29 maggio 1910 a Milano . Grado: Caporal Maggiore . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 7 , tomba 210 .

Pesci Fulgenzio, nato il 4 giugno 1919 a Jolanda di Savoia (Ferrara) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Artiglieria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 16 , tomba 148 .

Petralia Angelo, nato il 9 ottobre 1919 ad Acireale . Grado: Cannoniere . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 17 , tomba 195 .

Pierotti Calvo, nato il 25 gennaio 1915 ad Apecchio (Pesaro e Urbino) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Automobilisti . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 14 , tomba 146 .

Piovesana Ernesto, nato il 16 marzo 1911 a Prata di Pordenone (Udine) . Grado: Caporale . Arma o Corpo dell’Esercito: Automobilisti . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 5 , tomba 158 .

Pizzichini Giuseppe, nato il 17 gennaio 1924 a Montemonaco (Ascoli Piceno) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 15 , tomba 218 .

Pretini Italo, nato il 3 aprile 1922 a Montefano (Macerata) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Artiglieria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 1 , tomba 112 . Caduto rimpatriato.

Pulin Mario, nato il 23 marzo 1910 a Visignano d’Istria / Višnjan (Istria) . Grado: Caporal Maggiore . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 18 , tomba 171 .

Raimondi Ubaldo, nato il 6 ottobre 1919 a Bergamasco (Alessandria) . Grado: Aviere . Arma o Corpo dell’Esercito: Aviazione . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 10 , tomba 121 .

Rango Raffaele, nato il 14 gennaio 1909 ad Apiro (Macerata) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Cavalleria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 3 , tomba 206 . Caduto rimpatriato.

Roso Pietro, nato il 10 agosto 1914 a Valli del Pasubio (Vicenza) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Guardia alla Frontiera . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 17 , tomba 170 .

Rufino Vincenzo, nato il 12 dicembre 1922 a Centurano di Caserta (Caserta) . Grado: Aviere . Arma o Corpo dell’Esercito: Aviazione . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 19 , tomba 197 .

Russo Francesco, nato il 18 gennaio 1921 a Firmo (Cosenza) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 3 , tomba 181 .

Russo Giuseppe, nato il 21 maggio 1922 a Firmo (Cosenza) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: / . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 11 , numero 8 , tomba 211 .

Sabatini Giacinto, nato il 18 gennaio 1924 a Montefalco (Perugia) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Genio e chimici . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 20 , tomba 131 .

Santoro Michele, nato il 29 settembre 1920 a Belvedere Marittimo (Cosenza) . Grado: Fuochista . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 12 , tomba 123 .

Sapienza Amedeo, nato il 17 febbraio 1924 a Montecastrilli (Terni) . Grado: Allievo Cannoniere Armarolo . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 19 , tomba 172 .

Schiavoni Telemaco, nato il 13 maggio 1915 a Jesi (Ancona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Cavalleria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 20 , tomba 152 . Caduto rimpatriato.

Serrani Marino, nato il 13 o 11 settembre 1909 a Filottrano (Ancona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Cavalleria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 1 , tomba 179 . Caduto rimpatriato.

Stroppa Pietro, nato il 12 settembre 1912 a Tavazzano con Villavesco (Lodi) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Artiglieria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro , fila , numero , tomba . Caduto rimpatriato.

Toneatto Antonio, nato il 25 luglio 1891 a Talmassons (Udine) . Grado: Camicia Nera . Arma o Corpo dell’Esercito: Milizia Volontari per la Sicurezza Nazionale . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 6 , numero 12 , tomba 102 .

Tria Carlo, nato il 27 febbraio 1920 a Laterza (Taranto) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Sanità . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 9 , tomba 120 .

Trovarelli Giovanni, nato il 28 agosto 1911 a Filottrano (Ancona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: / . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 10 , tomba 163 . Caduto rimpatriato.

Valeri Dino, nato il 14 febbraio 1916 a Jesi (Ancona) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Cavalleria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 24 , tomba 177 . Caduto rimpatriato.

Vanacore Vincenzo, nato il 19 dicembre 1923 a Vico Equense (Napoli) . Grado: Marinaio . Arma o Corpo dell’Esercito: Marina . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 4 , tomba 115 .

Vestali Giuseppe, nato il 25 gennaio 1919 a Chiampo (Vicenza) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Guardia alla Frontiera . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 9 , tomba 141 .

Zambon Sante, nato il 16 giugno 1924 a Sernaglia della Battaglia (Treviso) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Genio e chimici . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 9 , numero 14 , tomba 167 .

Zarelli Virgilio, nato il 18 febbraio 1924 a Vallinfreda (Roma) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Automobilisti . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 15 , tomba 126 .

Zizioli Claudio, nato il 18 ottobre 1920 a Rezzato (Brescia) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Artiglieria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 8 , tomba 140 .

Zorat Angelo, nato il 13 agosto 1907 ad Aquileia (Udine) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 10 , numero 6 , tomba 184 .


Antonio è tornato a casa

Zio Antonio finalmente riposa nella sua terra! …e se siamo riusciti a realizzare il nostro grande sogno è anche merito tuo! Ancora grazie di cuore Roberto!!!

Mirella Prato


Antonio Prato – Foto Banca dati Caduti IMI -ANRP

Prato Antonio, nato il 1° agosto 1923 a Boves (Cuneo). Soldato del 13° Reggimento di Fanteria. Fatto prigioniero a Florina (fronte greco) il 15 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag V B di Villingen (Baden-Württemberg). Utilizzato presso il Comando di lavoro n° 86401 di Überlingen (Arbeits Kommando 86401). Matricola 41849. Morto a Nagold il 3 agosto 1944. Causa della morte: tubercolosi. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Nagold. Esumato e traslato a Monaco di Baviera / Waldfriedhof / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 5 / fila 19 / tomba 30.


 

Soldato Marco Angelini

Tratto da: http://www.proruscio.it/index.php?option=com_content&task=view&id=120&Itemid=44


Soldato nel 11° reggimento Genio

Disperso in prigionia in territorio germanico il 14/03/1945

Soldato di leva classe 1918, nasce l’11 gennaio, da Davide e Antonia Giovanetti, alto 1,61, torace 0,89, capelli lisci castani, di professione agricoltore.

Chiamato alle armi ed aggregato al 36° btg. Distrettuale in attesa di definitiva assegnazione ad un reparto, il 29 marzo 1939. Il 16 maggio dello stesso anno viene destinato al’11 reggimento Genio. Viene trattenuto alle armi ai sensi del Regio Decreto 1677, il 29 settembre 1940 e, nel marzo 1941 viene incorporato presso la 1° compagnia artieri del 7° battaglione mobilitato.

Giunge in territorio dichiarato in stato di guerra, alla frontiera Italo Jugoslava il 6 aprile 1941 e, con numerosi spostamenti li rimarra’ fino al 17 aprile 1943.

L’estrema necessita’ di artieri, indispensabili alla sussistenza dei reparti combattenti, per la predisposizione e riparazione delle strade carrozzabili, per la installazione di strutture, ospedali da campo ed altro, si evince chiaramente dallo stato di servizio di Marco. Per ben due volte gli verra’ erogato il pagamento quale indennizzo per licenze ordinarie non fruite (5 marzo 1940, 1 luglio 1942).

Non dimentichiamo che, sicuramente, l’Arma del Genio, fu spesso determinante prima, dopo e durante i combattimenti; basti pensare alla campagna dei deserti africani sotto il comando di Rommel e alla campagna di Russia.

Il 18 aprile 1943, viene aggregato al battaglione mortai da 81, compagnia Comando della Divisione Cacciatori delle Alpi.

Nel maggio dello stesso anno viene autorizzato a fregiarsi del distintivo di Ardito (s.p.n. 2228 XI Genio del 6/5/1943).

L’indomani del fatidico 8 settembre del 1943, data dell’armistizio di Badoglio, viene catturato da tedeschi e condotto in prigionia in Germania. Le sue tracce si perdono nel maggio 1944, data in cui viene dichiarato disperso in prigionia.

Il nostro Marco Angelini combatte’ una delle guerre piu’ difficili, dapprima contro le truppe regolari jugoslave, in seguito contro i partigiani comunisti di Tito, in ultimo, catturato dagli ex alleati tedeschi, lotto’ contro le privazioni di una durissima prigionia.

Dall’aprile 1941 al maggio del 1944, rimase continuativamente in territorio in stato di guerra!

Angelini Marco venne fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania presso uno degli stalag del sesto Distretto militare, ai confini con l’Olanda ed il Belgio. Il Distretto militare VI incorporava nel suo territorio gli stalag di Gross Hesepe, Dortmund, Münster, Bocholt, Dorsten, Senne Forellkrug, Fichtenhain, Hemer, Colonia e Bonn Duisdorf.

Quindi l’Angelini venne sicuramente internato in uno di questi stalag (verosimilmente potrebbe trattarsi dello Stalag VI J/Z di Dorsten o dello Stalag VI D di Dortmund – vista la loro vicinanza a quello che poi sarà il suo luogo di morte e prima sepoltura).
Ammalatosi di tubercolosi, venne ricoverato presso l’Ospedale di Gelsenkirchen. Il 14 marzo 1945 Marco morì e venne sepolto Cimitero centrale di Gelsenkirchen.

Di tale evento si trova memoria in un documento depositato presso l’Archivio Segreto Vaticano (cartelle dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra). Sulla scheda di ricerca risulta come classe di nascita il 1915 con due punti di domanda (1915 ??) che stanno ad indicare che il testimone (tale Clorico Luigi, residente all’epoca – 1945 – in Corso Vittorio Emanuele, 84 Torino) probabilmente conosceva l’Angelini ma aveva dei dubbi sul preciso anno di nascita e sulla data esatta della sua morte. (nel documento viene riportata come data di morte il marzo 1945)
La scheda è tratta da una lettera del cappellano militare Policarpo Narciso Crosara, frate cappuccino, giunta da Mestre il 10 ottobre 1945, con allegati registri con i nomi di 266 militari deceduti in diverse località della Germania e zone occupate dal settembre 1943 al luglio 1945.

Tomba nel Cimitero militare italiano di Amborgo (Foto M. W.)

Grazie alla documentazione del Servizio Internazionale di Ricerche della Croce Rossa, al grandissimo e difficoltoso lavoro di esumazione e riconoscimento dei Caduti, da parte della Missione francese del Ministero degli Ex Combattenti e Vittime di Guerra, alla collaborazione di Uffici Civili e Religiosi locali, e alla cooperazione del governo federale tedesco, nella seconda metà degli anni ‘50, il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra del Ministero della Difesa, riuscì a rintracciare le spoglie dei nostri connazionali inumati in prima sepoltura in vari sepolcreti della Germania, facendole traslare nei cimiteri militari italiani d’onore di Amburgo, Berlino, Francoforte sul Meno e Monaco di Baviera.

Il riquadro 1 del Cimitero ove e’ sepolto il nostro Marco

In Austria le salme individuate furono sepolte nel Cimitero Militare Italiano di Mauthausen, mentre in Polonia i resti mortali degli italiani furono sepolti nel Cimitero Militare Italiano di Bielany, un sobborgo di Varsavia.
Tra i caduti rintracciati, risultò esserci anche Marco Angelini, le cui Spoglie vennero esumate e traslate nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf), dove si trovano tuttora alla posizione tombale: riquadro 1 / fila W / tomba 18.

Il presente aggiornamento e’ stato realizzato, sulla base delle informazioni presenti nei propri archivi, da Roberto Zamboni, instancabile ricercatore delle memorie dei nostri Caduti, gestore del sito http://www.dimenticatidistato.com, che vi invitiamo a visitare. Grazie alla Sua rete di collaboratori ci ha fatto pervenire la foto della Tomba del nostro Marco.


Angelini Marco, nato l’11 gennaio 1918 a Monteleone di Spoleto (Perugia). Soldato dell’11° Reggimento Genio. Morto il 14 marzo 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero centrale di Gelsenkirchen. Esumato e traslato ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore. Posizione tombale: riquadro 1 / fila W / tomba 18.

 

La storia di Carlo – Dall’Istria ai campi di concentramento di Flossenbürg e Dachau


 

Carlo Vidovic era nato il 4 dicembre 1911 ad Abbazia/Opatija (Fiume – Istria). Sposato con Franica Zrinscak era padre di due bambini: Claudio, nato nel 1938 ed Edo nato nel 1942.

Durante l’occupazione nazifascista Carlo era entrato a far parte di una formazione partigiana, e per questo motivo venne arrestato dai tedeschi (con la collaborazione dei fascisti Ustasha) ad Icici (Fiume), imprigionato nelle carceri di Fiume e poi trasferito nelle prigioni triestine.

Il 18 dicembre 1944, assieme ad altri prigionieri, venne portato alla stazione ferroviaria di Trieste, caricato su un treno merci e deportato. La sua destinazione era il Campo di concentramento di Flossenbürg.

Il treno fece fermata a Gorizia e Udine, dove vennero caricati altri prigionieri, per poi proseguire verso la Germania con un “carico” di 260 persone. Il viaggio durò tre giorni.

Casacca “zebrata” di un deportato politico italiano – Immagine tratta da http://www.lager.it

Flossenbürg era un campo di concentramento «principale», dal quale i deportati venivano smistati in sottocampi, detti «Kommandos», per essere impiegati nei lavori più svariati. Dopo il periodo di «quarantena», vale a dire l’intervallo che precedeva il decentramento, che era di alcune settimane, generalmente i prigionieri venivano inviati ai sottocampi. Il 21 dicembre 1944, all’arrivo nel lager, dovette subire la procedura standard prevista per ogni deportato. Fu spogliato di ogni avere, dei vestiti e della dignità, rapato, rasato e lavato. Gli venne fornito il vestiario e, trasferito al blocco 20, immatricolato. Carlo ebbe il numero di matricola 40362 e il triangolo rosso con la «IT» nera che lo classificava come prigioniero politico italiano.

Quattordici giorni dopo il suo arrivo, il 4 gennaio 1945, Carlo venne decentrato a Hersbruck (sottocampo dipendente da Flossenbürg).

Già dai primi giorni di aprile, le truppe americane avevano iniziato l’avanzata verso il Lager di Flossenbürg. Intuendo che sarebbero arrivati di lì a pochi giorni, il comandante del campo, Max Koegel, decise l’evacuazione sia del lager principale che dei  campi satellite di Hersbruck, Regensburg e Plattling, spostando i prigionieri in treno o a piedi verso sud, con destinazione il Campo di concentramento di Dachau.

I primi deportati ad essere evacuati (8 aprile 1945) appartenevano ad un convoglio di ammalati ed arrivarono a Dachau il 9 aprile. Tra questi, quasi sicuramente anche Carlo.

Cimitero militare italiano d’onore di Monaco di Baviera (anni ’60)

Infatti, dalla documentazione, Carlo Vidovic risulta essere stato immatricolato a Dachau il giorno 9 aprile 1945, con il numero di matricola 151314.

Il 29 aprile 1945, quando i primi soldati dell’esercito americano entrarono nel Lager di Dachau, trovarono una situazione catastrofica, con migliaia di deportati gravemente ammalati e deperiti, causa di mesi di maltrattamenti, sofferenze e fame.

Carlo, presumibilmente in condizioni fisiche disperate, fu ricoverato presso l’ospedale americano, dove morì il 20 maggio 1945.

Venne sepolto nel cimitero comunale di Dachau (Waldfriedhof) e nel 1957 le sue Spoglie furono esumate dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra per essere traslate nel Cimitero militare italiano d’onore di Monaco di Baviera, alla posizione tombale: riquadro 4,  fila 9,  tomba 74.

Tratto da Banca dati Onorcaduti
File sepolture Onorcaduti – Archivio Zamboni / Dimenticati di Stato

 

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Nell’immediato dopoguerra la famiglia venne a sapere da un ex deportato che abitava in un paese vicino che Carlo era morto a Dachau. Dopo aver sentito i racconti di questo ex deportato, i famigliari si convinsero che Carlo fosse finito in una delle tante fosse comuni approntate in fretta e furia per evitare il diffondersi di epidemie. Così Franika rimase vedova a soli 33 anni con due bambini piccoli.

 

Franica Zrinscak Vidovic con il marito Carlo (1938)

 

Anni dopo, Claudio, il figlio maggiore di Carlo, emigrò prima in Italia e poi in Francia, da dove prese contatti con la zia (Pierina) che viveva a Chicago, riuscendo a trasferirsi negli Stati Uniti.

Nel 1968, anche Edo con la mamma Franika riuscirono ad emigrare negli USA (Edo racconta che arrivarono a Chicago con in tasca solamente 50 dollari).

Claudio Vidovic (purtroppo morto nel 1982) ha avuto una figlia, Claudia, mentre Edo ha avuto tre figli: Eddy, Nancy e Sandy.

Ed è proprio Sandy che cercando in Internet si è imbattuta nel sito “Dimenticati di Stato” ed è riuscita a conoscere la sorte di quel nonno creduto per tutti questi anni finito in una fossa comune.

Lo scorso anno, la moglie di Claudio, Lila (e mamma di Claudia), è riuscita a mettere un fiore sulla tomba di Carlo.

 

2017 – Per la prima volta dopo 73 anni, Lila mette un fiore sulla tomba di Carlo

 

Il 22 maggio 2018, anche le nipoti Sendy e Nancy sono partite da Chicago ed hanno raggiunto il Cimitero militare italiano d’onore di Monaco di Baviera.

Per loro è stata una grandissima emozione, poter piangere, dopo 73 anni, sulla tomba di quel nonno mai conosciuto.

 

 

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Elenco generale dei Caduti sepolti nel Cimitero militare italiano di Monaco di Baviera (Waldfriedhof)


 

 

Gli italiani sepolti a Neckargartach

Giuseppe Volpe e gli altri…

Alcuni giorni fa ho ricevuto una mail di ringraziamento da parte della nipote di un caduto morto nel Campo di concentramento di Neckargartach (campo satellite dipendente da Natzweiler).

Valentina, questo il nome della nipote, mi ha inviato alcune immagini del luogo dove era stato sepolto il nonno assieme a molti altri deportati, facendomi notare che sulla lapide commemorativa erano riportati i nomi di altri italiani.

Partendo da questi dati di base sono riuscito a risalire all’identità ed al percorso di deportazione di questi nostri connazionali.


Desidero ringraziarla anch’io di vero cuore per il suo lavoro.

Oggi sono riuscita ad andare a trovare – prima della mia famiglia – mio nonno, Giuseppe Volpe, maresciallo dei carabinieri, morto nel 1944 nel cimitero di guerra tedesco dove riposa.

Lei è stato l’unico ad indicare correttamente il sito di Neckargartach (Heilbronn) come quello di sepoltura e le sono infinitamente grata per avermi consentito di posare il primo fiore da settant’anni sulla sua tomba.

[…]

Un grandissimo e sentito ringraziamento da parte mia e di tutta la mia famiglia per quanto ci ha donato quest’oggi.

Valentina Volpe


 

Giuseppe Volpe era nato il 21 gennaio 1905 a La Maddalena (Sassari). Brigadiere dei Carabinieri, venne catturato dai tedeschi presumibilmente sul fronte croato dopo l’8 settembre. Il 17 dicembre 1943 venne inserito in un trasporto partito dalla stazione di Trieste formato da 101 prigionieri. Il treno aveva come destinazione il Campo di concentramento di Dachau. All’arrivo nel lager (20 dicembre 1943) gli venne assegnato il numero di matricola 60657 e fu classificato come deportato per motivi precauzionali (sigla SCH – Schutzhäftlinge). Il 27 marzo 1944 venne trasferito nel Campo di concentramento di Natzweiler, in Alsazia, dove gli assegnarono il numero di matricola 10160. Venne poi decentrato nel sottocampo di Neckargartach (dipendente dal KZ Natzweiler). Giuseppe morì il giorno di Natale del 1944.


 

 

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Grazie alle foto inviate da Valentina, sono riuscito a rintracciare tutti i dati anagrafici e sulla deportazione di 40 prigionieri italiani morti nel sottocampo di Neckargartach.

Elenco caduti italiani sepolti a Neckargartach-Heilbronn

Babich Francesco, nato a Tupliaco (Pola) il 2 agosto 1923. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64622. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8081. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 9 dicembre 1944. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Barbalic Pietro, nato a Baska-Nova (Bascanova di Veglia) (Fiume) il 1° luglio 1907. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64468. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8089. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 24 dicembre 1944. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Bason Luca, nato a Gallignana di Pisino (Pola) il 15 ottobre 1910. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64451. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8091. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 9 febbraio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Beni Antonio (sulla lapide commemorativa è riportato Antonia), nato a Pedena di Pisino (Pola) l’8 febbraio 1924. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64636. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8098. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 24 marzo 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Borsi Giuseppe, nato a Barbana d’Istria (Pola) il 27 aprile 1911. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Pola il 17 novembre 1943 (durante la sosta a Trieste vennero aggiunti altri prigionieri). Immatricolato il 20 novembre 1943. Matricola 58458. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 9537. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 29 dicembre 1944. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Bubich Beniamino, nato a Moncalvo (Pola) il 4 giugno 1916. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64465. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8136. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 23 dicembre 1944. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Carnardo o Carmardo Vincenzo, nato a Mammola (Reggio Calabria) il 4 luglio 1902. Deportato a Natzweiler (Alsazia). Matricola 18164. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 8 marzo 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Conti Gino, nato a Imola (Bologna) il 25 agosto 1901. Deportato a Natzweiler (Alsazia) il 27 giugno 1944. Matricola 18167. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 7 marzo 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Cuttic Michele, nato a Gaiano (Pola) il 7 maggio 1911. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 66472. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8159. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 14 gennaio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Cuttic Natale, nato a Gaiano (Pola) il 28 ottobre 1921. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64484. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8161. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 20 marzo 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Cuttic Natale, nato a Gaiano (Pola) il 26 dicembre 1912. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64483. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 16 marzo 1944. Matricola 8160. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 11 dicembre 1944. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Damiani Carmelo, nato a Makarska (Macarsca) (Croazia) il 11 novembre 1910. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64486. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8163. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 13 marzo 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Fonovic Paolo, nato a Albona (Pola) il 12 gennaio 1902. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64492. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8184. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 31 dicembre 1944. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Galimberti Felice, nato a Desio (Milano) il 19 marzo 1908. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Peschiera del Garda il 20 settembre 1943. Immatricolato il 22 settembre 1943. Matricola 54255. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 settembre 1944. Matricola 9622. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 5 gennaio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Mametti Angelo, nato a Soresina (Cremona) il 30 gennaio 1909. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Peschiera del Garda il 20 settembre 1943. Immatricolato il 22 settembre 1943. Matricola 54050. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 9761. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 16 febbraio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Michetti Giovanni, nato a Roseto degli Abruzzi (Teramo) il 8 febbraio 1919. Deportato a Dachau. Immatricolato il 12 gennaio 1944. Matricola 61334. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8325. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 8 febbraio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Maraston Augustin (Agostino), nato a Visinada (Pola) il 6 agosto 1912. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64634. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8307. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 3 marzo 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Papalia Rocco, nato a Delianuova (Reggio Calabria) il 24 luglio 1921. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Peschiera del Garda il 20 settembre 1943. Immatricolato il 22 settembre 1943. Matricola 54808. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 9864. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 5 marzo 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Passamonti Domenico, nato a Montevidon (Ascoli Piceno) il 18 gennaio 1923. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Peschiera del Garda il 20 settembre 1943. Immatricolato il 22 settembre 1943. Matricola 54250. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 9866. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 13 gennaio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Perinotto Giovanni, nato a Neunkirchen – Saar (Germania) il 28 novembre 1902. Deportato a Natzweiler (Alsazia) il 21 aprile 1943. Matricola 3254. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 23 marzo 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Petteruti Francesco, nato a Roccamonfina (Napoli) il 3 dicembre 1921. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Verona il 29 febbraio 1944. Immatricolato il 1 marzo 1944. Matricola 64773. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8375. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 1 gennaio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Podrecca Elio, nato a San Pietro al Natisone (Udine) il 3 marzo 1912. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 30 novembre 1943. Immatricolato il 2 dicembre 1943. Matricola 59037. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 9904. Decentrato a Markirch (sottocampo di Natzweiler). Morto a Markirch il 10 marzo 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Puttigna Francesco, nato a Lindaro di Pisino (Pola) il 20 ottobre 1921. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64641. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8397. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 7 dicembre 1944. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Radole o Radolli Giovanni, nato a Rebici (Istria) il 23 settembre 1918. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Pola il 17 novembre 1943 (durante la sosta a Trieste vennero aggiunti altri prigionieri). Immatricolato il 20 novembre 1943. Matricola 58396. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 9923. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 26 dicembre 1944. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Radolli Giuseppe, nato a Marzana di Dignano d’Istria (Pola) il 23 aprile 1915. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64553. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8401. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 29 dicembre 1944. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Renier Antonio, nato a Gallignana di Pisino (Pola) il 20 ottobre 1923. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64632. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8411. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 9 febbraio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Rigo Antonio o Antonia, nato a Abrega di Parenzo (Pola) il 17 gennaio 1905. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64549. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8416. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 11 gennaio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Segotta Biagio, nato a Cavrano (Pola) il 2 febbraio 1911. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64563. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8439. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 14 febbraio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Serdoz o Sardoc Gaetano, nato a Montona (Pola) il 23 luglio 1903. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 30 novembre 1943. Immatricolato il 2 dicembre 1943. Matricola 59175. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 9954. Decentrato a Markirch (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 17 dicembre 1944. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Spigich o Spighich Liberato, nato a Cavrano (Pola) il 17 febbraio 1908. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64568. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8461. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 18 febbraio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Stanich Attilio, nato a Pisino (Pola) il 23 gennaio 1923. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 17 dicembre 1943. Immatricolato il 20 dicembre 1943. Matricola 60672. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 10063. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 5 gennaio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Sullich Simone, nato a Novaglia / Novalja (Isola di Pag – Croazia) il 3 aprile 1908. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64559. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8465. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 31 dicembre 1944. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Suttil Ferruccio, nato a Pola (Pola) il 27 settembre 1922. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 30 novembre 1943. Immatricolato il 2 dicembre 1943. Matricola 59033. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 10022. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 20 gennaio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Tiepolo Pietro, nato a Padova (Padova) il 2 ottobre 1923. Deportato a Dachau. Immatricolato il 16 marzo 1944. Matricola 65593. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 10087. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 16 febbraio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Vitassi Carlo, nato a Dignano (Istria) il 29 ottobre 1923. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 14 gennaio 1944. Immatricolato il 16 gennaio 1944. Matricola 61667. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 10153. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 26 gennaio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Vlacovich Antonio, nato a Antignana (Pola) il 9 aprile 1901. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 17 dicembre 1943. Immatricolato il 20 dicembre 1943. Matricola 60643. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 10154. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 13 febbraio 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Volpe Giuseppe, nato a La Maddalena (Sassari) il 21 gennaio 1905. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 17 dicembre 1943. Immatricolato il 20 dicembre 1943. Matricola 60657. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 10160. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 25 dicembre 1944. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Zucca Peppino Giuseppe o Nicola, nato a Narbolia (Cagliari) il 16 febbraio 1914. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Peschiera del Garda il 20 settembre 1943. Immatricolato il 22 settembre 1943. Matricola 55449. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 10204. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 31 dicembre 1944. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).

Zulian Pasquale, nato a Gaiano di Dignano d’Istria (Pola) il 9 febbraio 1923. Deportato a Dachau su un convoglio partito da Trieste il 26 febbraio 1944. Immatricolato il 28 febbraio 1944. Matricola 64593. Trasferito a Natzweiler (Alsazia) il 13 marzo 1944. Matricola 8567. Decentrato a Neckargartach (sottocampo di Natzweiler). Morto a Neckargartach il 28 marzo 1945. Sepolto a Neckargartach-Heilbronn (fossa comune).


Fonti consultate per la ricerca:

Elenchi deportati italiani tratti da Associazione Nazionale Ex Deportati (Milano) – Presidenza Nazionale – «Archivio Tibaldi» – Elenco digitalizzato dei deportati italiani (tratto dall’archivio privato di Italo Tibaldi) in Archivio Zamboni

Copie documenti originali tratti dall’Archivio dell’International Tracing Service (ITS) di Bad Arolsen

Elenchi deportati in Brunello Mantelli, Nicola Tranfaglia – Il libro dei deportati. I deportati politici 1943-1945 – Ugo Mursia Editore

Elenchi deportati in Valeria Morelli – I deportati italiani nei campi di sterminio, 1943-1945 – P. Artigianelli, 1965

“Trasporti” dei deportati 1943-1945 in Compagni di Viaggio” – Italo Tibaldi – Franco Angeli Editore

Richieste d’indennizzo (dirette e indirette) in “Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana” – Supplemento Ordinario n° 130 del 22 maggio 1968

Archivium Secretum Vaticanum / Cav 52: «Inter Arma Caritas» – L’Ufficio Informazioni Vaticano per i prigionieri di guerra, istituito da Pio XII (1939-1947) – A cura di Francesca Di Giovanni e Giuseppina Roselli. Presentazione di Sergio Pagano (2004) – Volume 1 / Inventario, volume 2 / Documenti. Schedario digitalizzato (schede di ricerca in formato digitale, dei militari e dei civili di cui si chiesero notizie tra il 1939 e il 1947)

Banca dati dei Caduti e Dispersi della 2ª Guerra Mondiale (Onorcaduti – Ministero della Difesa).

Albo degli IMI Caduti / Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione.

Caduti d’Istria


Come già riportato in un articolo di febbraio su questo sito, è ormai da qualche anno che la Professoressa Dolores Mihelić Malbašić, ha iniziato delle ricerche in Istria (sua terra natale) analoghe a quelle portate avanti da “Dimenticati di Stato”: cercare le famiglie dei caduti italiani d’Istria morti in prigionia o per cause di guerra nei territori del Terzo Reich per metterle a conoscenza che i loro cari non sono dei “dispersi” ma che hanno trovato degna sepoltura.

Dolores è la nipote di Antonio Ventin di Visinada, appartenente al Reggimento dei Granatieri di Sardegna, morto nel 1944 in un bombardamento aereo in Bassa Sassonia e solamente qualche anno fa è venuta a sapere dov’era stato sepolto lo zio. Questo l’ha spinta a far conoscere la storia dello zio e rintracciare i parenti di altri Caduti d’Istria sepolti nei cimiteri militari italiani d’onore.

Attualmente Dolores divulga la sua ricerca con mostre ed interventi nelle scuole.


Tomba nel Cimitero di Amburgo
Dolores Mihelić Malbašić (al centro) alla consegna della Medaglia d’Onore in memoria dello zio Antonio
Dolores durante una delle sue esposizioni documentali

Alcuni giorni fa è stata invitata ad una tavola rotonda organizzata da due professori di storia: Igor Jovanović e Igor Šaponja, conosciuti nel 2013 durante la presentazione di un loro progetto a Cittanova: trovare quante più persone dell’Istria, finite prigioniere nei campi di concentramento, disposte a raccontare la propria storia. Fino ad oggi hanno raccolto più di 200 ore di filmati. Si dedicano al progetto con tanta passione sapendo che ogni giorno che passa ci sono sempre meno testimoni (questo il link che porta alla pagina Istarsko povijesno društvo – Società storica istriana).

Di seguito riporto la traduzione dell’articolo de “La voce dell’Istria” sul quale viene riportato l’esito della tavola rotonda.


 

Vorrei che mio padre visitasse la tomba di suo padre!

Durante la Seconda Guerra Mondiale più di 20.000 Istriani furono portati nei campi di concentramento nazisti. Più di 5.000 non fecero ritorno. Le storie dei sopravvissuti e le poche informazioni della Croce Rossa per decenni sono state l’unica fonte d’informazioni sul destino di queste persone. Alla tavola rotonda “Dove sono finiti?”, tenutasi ieri sera nella Casa antifascista di Pola, i familiari delle vittime dei campi di concentramento nazisti hanno raccontato, che dopo 70 anni, finalmente hanno scoperto il destino dei loro parenti e alla fine hanno potuto porre dei fiori e accendere una candela sulle loro tombe.

Oltre ai professori di storia di Pola, Igor Šaponja e Igor Jovanović, che sono i leader del progetto “Destini istriani” il quale fa parte del progetto della Società Storica Istriana “Secolo dell’antifascismo europeo. Istria tra il locale e il globale”, e che erano i moderatori di questo incontro, sugli sfortunati destini dei loro nonni ne parlavano i loro nipoti, oggi professoresse di economia Magda Ivančić e Dolores Mihelić Malbašić nonché il pedagogo del dramma dell’INK (Teatro Popolare Istriano) Aleksandar Bančić, mentre Valter Harić si è scusato di non poter partecipare ma ha mandato informazioni su suo nonno Božo da Smoljanci, che morì nel campo di Bergen-Belsen a 41 anni. Nella sua introduzione, Jovanović ha precisato che, secondo i dati pubblicati di recente dalla Croce Rossa tedesca, i tedeschi stanno ancora cercando 1,4 milioni di persone disperse durante la seconda guerra mondiale, la Russia sta cercando quattro milioni di dispersi e gli Americani cercano 43.000 concittadini.

Magda Ivančić, con l’aiuto di Šaponja e Jovanović i quali le hanno fornito dei documenti, e prima di tutto, come ha detto, ringraziando la meticolosità tedesca, è riuscita a scoprire, dopo molto tempo, il destino di suo nonno di Valtura, che morì all’età di 49 anni in un campo di lavoro meno conosciuto nell’area dell’odierna Repubblica Ceca. Sua nonna morì non sapendo il destino del marito. “Si sospettava che mio nonno fosse stato tradito, come tanti altri a Valtura, da un fascista locale, che è stato ucciso dopo la guerra. Lo stesso ha mandato molte persone nei campi di concentramento”, ha detto Ivančić, concludendo: “La guerra è terribile e inutile. È morto davvero senza alcun motivo, innocente, non era nemmeno nell’esercito”.

Una donna locale ha denunciato anche il fabbro Josip Bančić, nonno di Aleksandar Bančić, nato nel 1910 a Krničari Dolenji vicino a Žminj, che per prima finì nel campo di Dachau e poi nel campo Neuengamme vicino ad Amburgo. Col tempo, suo nipote, attraverso varie fonti e archivi, ha appreso che suo nonno, chiamato al tempo Giuseppe Banci, fu sepolto nel cimitero militare d’onore italiano, e cosi poté visitare la tomba del nonno ad Amburgo. Il nonno è morto per un attacco di cuore durante la pulizia di bombe e macerie dopo il bombardamento americano di Amburgo.

“Mio padre non ha mai incontrato il proprio padre perché mio nonno è morto nel dicembre del 1944 e mio padre è nato nel gennaio del 1945. Papà non aveva niente di materiale del padre perché durante la guerra la casa é stata saccheggiata ed infine bruciata. Sono rimaste soltanto due fotografie del nonno. Il mio desiderio era quello di dare a mio padre qualcosa di simbolico del proprio padre, così ho inviato la richiesta per la Medaglia d’onore al Governo italiano, le quali si concedono su richiesta della famiglia, e l’abbiamo ottenuta nel 2016. Mi dispiace che il nostro paese non riconosca questa gente come gente nostra, propri cittadini, perché al tempo erano cittadini dell’Italia, ha detto Bančić e ha proseguito: “Nella mia famiglia c’era un muro di silenzio attorno a mio nonno., Vorrei che mio padre visitasse la tomba di suo padre, ed è mio desiderio farlo tornare a casa. É nato mio figlio, e volevo che mio figlio sapesse come è finito il suo bisnonno, che non si ripeta mai più”.

Dolores Mihelić Malbašić gestisce un progetto per trovare e informare le famiglie di tutti gli Istriani che sono morti come membri del Regio esercito italiano. Lei ha perso in un campo di concentramento il fratello della nonna, Antonio Ventin, nato nel 1916 a Vižinada. Dopo, come ha detto, 66 anni di silenzio e dolore, ha scoperto che è morto nel 1944 durante il bombardamento alleato della fabbrica tedesca di motori aeronautici in cui lavorava come detenuto del campo. Fu sepolto sotto un albero in Germania.

Sono partita alla ricerca principalmente a causa del dolore di mia nonna la quale non si è mai potuta rassegnare che il proprio fratello non avesse una tomba, ha detto Dolores Mihelić Malbašić la quale mette a disposizione a tutti gli interessati un elenco con più di 280 nomi di soldati istriani appartenenti al Regio esercito e civili uccisi nei campi con lo scopo di raggiungere il più famiglie possibile ed informale, grazie a questo elenco, della sorte dei propri famigliari. La tavola rotonda è stata organizzata dall’Associazione dei combattenti antifascisti e antifascisti della città di Pola, dalla Società Storica Istriana e dall’Associazione croata di insegnanti di storia. (Zoran ANGELESKI, registrato da Dejan ŠTIFANIĆ)

Abbiamo dato un volto anche a Bruno

Sono il nipote di un caduto che grazie a Lei ho scoperto essere nel cimitero di Francoforte (Bruno Pais dei Mori).

Voglio abbracciarLa e dirLe grazie …mi ricordo i nonni lo davano per disperso ora so dov’è… […]…

Grazie ancora, grazie per tutto e per sempre Signor Zamboni che Dio gliene renda merito!

Armando Moroldo


Pais dei Mori Bruno, nato il 19 luglio 1920 ad Auronzo di Cadore. Autiere del 174° Reparto Automobilista. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag VI C di Bathorn. Trasferito allo Stalag VI D di Dortmund. Morto per malattia presso l’ospedale per prigionieri di guerra di Dortmund il 23 luglio 1944. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero per prigionieri di guerra di Dortmund. Posizione tombale: campo 11 – tomba n° 166. Esumato e traslato a Francoforte sul Meno / Friedhof Westhausen / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro M / fila 4 /tomba 3. Fonti: famigliari; Ministero della Difesa; Albo IMI Caduti.


E a breve, tornerà nella sua amata terra!

Anche Aldo avrà un fiore sulla tomba

Dolo (Venezia), 15 maggio 2018

Buongiorno volevo ringraziarla dal profondo del mio cuore perché col suo meraviglioso contributo (l’elenco dei nomi) mio marito e i suoi fratelli sono riusciti a scoprire finalmente dove uno dei loro zii riposa. In tutti questi anni nessuno sapeva niente tranne che fosse partito per la seconda guerra mondiale a 19 anni e non fosse più tornato a casa. Dalle poche notizie tramandate a voce sembrava fosse morto in Germania, però non si sapeva né quando né come né tantomeno in quale luogo fosse stato sepolto. Ora grazie alla sua lista abbiamo scoperto dove si trova.

Grazie di cuore.

Ade Zago


Finotto Aldo, nato il 3 maggio 1923 a Chioggia (Venezia). Soldato del 9° Reggimento Bersaglieri. Fatto prigioniero dai tedeschi il 9 settembre 1943 a Rovereto ed internato in Germania nello Stalag VI C di Bathorn. Trasferito allo Stalag VI D di Dortmund. Morto per malattia il 18 dicembre 1944 presso lo Stalag VI C/Z di Fullen. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero militare italiano di Gross Fullen. Esumato e traslato ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 3 / fila H / tomba 11.

Alla ricerca del Sergente Giovanni Ralla

Salve, vi chiedo come potrei fare a rintracciare i parenti di un sergente furiere di nome Giovanni Ralla.

Presumo classe 1921 o 1922.

Era sulla nave Euro quando fu attaccata da aerei  tedeschi il primo ottobre 1943.

Ho ritrovato una vecchia lettera di circa 75 anni fa; la scrivente informa la famiglia  della morte in battaglia di mio zio;

Viene nominata in questa lettera una persona, (Sergente Giovanni Ralla), che descrive quei momenti di terrore dove mio zio (Francesco De Rizzo), perse la vita. Mi ha molto emozionato  quello che ho letto e saputo: questo sergente scrive di essere stato molto amico di mio zio e afferma che è stato sepolto a Lero ma da quel che so io, le sue spoglie sono in un cimitero militare a Schio ( VI ).

Mi piacerebbe fare chiarezza su questa faccenda della sepoltura e sapere se esiste qualche marinaio ancora in vita che partecipò alla battaglia di Lero tra la fine di settimane, inizio ottobre 1943.

Grazie.

Alberto De Rizzo – albertoderizzo969@gmail.com

Marino è finalmente tornato a casa


Chieregato Marino, nato il 25 marzo 1921 a Castelguglielmo (Rovigo). Soldato della 73a Compagnia Genio e Chimici. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Polonia nello Stalag VIII A di Görlitz. Morto per malattia a Nowa Ruda / Neuröde (Voivodato della Bassa Slesia – Polonia) il 13 agosto 1944. Sepolto a Bielany-Varsavia / Cimitero militare italiano (Polonia). RIMPATRIATO.


Marino è finalmente tornato a casa

“Ghe rivarem a baita?” (Torneremo a casa?) Questa è la domanda che il soldato Guanin rivolge frequentemente al sergente del suo battaglione nel romanzo autobiografico di Mario Rigoni Stern “Il sergente nella neve”, che descrive il lungo cammino affrontato dai soldati italiani nell’inverno 1942-1943 per rientrare dalla nefasta campagna di Russia.
Per una spontanea associazione di idee viene da pensare a chissà quante volte anche Marino Chieregato avrà chiesto a qualche suo compagno di prigionia se un giorno sarebbero riusciti a lasciare il campo di internamento e a ritornare a casa. E al momento in cui la paura di non farcela a reggere quel lavoro svolto nelle viscere della terra, così pesante per il suo fisico debilitato e malato, abbia spento in lui la speranza di poter riabbracciare i suoi cari.
Domande che non hanno mai smesso di porsi i genitori di Marino e i suoi fratelli, da quando hanno saputo della morte del loro caro in un campo di prigionia tedesco in terra polacca. Domande senza risposta, rese ancor più dolorose dal fatto di non sapere dove egli sia sepolto.
Catturato dai tedeschi dopo l’8 Settembre 1943 nella zona dell’Egeo, in cui si trovava con la 73^ Compagnia Telegrafisti e deportato in un campo di internamento in Polonia, Marino muore per malattia a Nowa Ruda il 13 agosto 1944, a soli 23 anni. Ma la cosa inaccettabile è che nessuno sa dove sia il luogo della sua sepoltura. I familiari chiedono ma non ottengono risposta. Anche la natura sembra aver cancellato la memoria con una serie di alluvioni che hanno devastato la zona. Ma il fratello Carlo (mio padre), di circa 6 anni più giovane, non si dà per vinto e continua a cercare Marino per oltre 70 anni finchè, in circostanze quasi fortuite, nel 2015 la scoperta: egli è sepolto al Cimitero Militare Italiano di Bielany (Varsavia). Questo fatto riaccende il ricordo e alimenta speranza di poterlo riportare a casa. Si avviano le pratiche per il rimpatrio, si informano i parenti e insieme si attivano altre ricerche, altri contatti. Il 28 febbraio 2018, la piccola bara con le Spoglie di Marino giunge da Varsavia all’aeroporto di Venezia, accolta da Carlo – unico di 9 fratelli ancora vivente – e dai congiunti; riceve la resa degli onori militari da parte di un picchetto in armi del Comando Forze Operative Nord di Padova, guidato dal maresciallo Moretti e dal tenente Ferro. Segue la cerimonia ufficiale di rimpatrio del Caduto a Castelguglielmo, suo paese natale, il 10 Marzo 2018. E’ una cerimonia commovente, scandita da momenti altamente simbolici. Accanto al fratello e ai congiunti, ci sono il primo cittadino Giorgio Grassia e i sindaci dei paesi limitrofi, il Vice Prefetto Carmine Fruncillo, il Colonnello Antonio Attanasio – che consegna a Carlo la documentazione presente negli archivi militari, il Presidente dell’Associazione Combattenti e Reduci della provincia di Rovigo Lino Pietro Callegarin. Moltissime anche le rappresentanze d’arma e della Croce Rossa, unitamente alla Protezione civile intercomunale. E poi ci sono i compaesani, che per lo più non hanno conosciuto Marino, ma che sentono di dover essere presenti a quell’ importante appuntamento con la Storia. Sorprendenti e straordinari i ragazzi della scuola media che, sapientemente preparati dai loro docenti, nella prima parte della manifestazione accompagnano il racconto della vita del soldato Marino con l’esecuzione di brani musicali e di canti patriottici. Poi, la sosta presso il Monumento ai Caduti per il saluto delle Autorità civili e militari, la S. Messa officiata dal Parroco Don Antonio Piva e il trasferimento al cimitero locale dove avviene lo scoprimento della lapide dedicata al Caduto Marino Chieregato. In ultimo la tumulazione nella cappella di famiglia.
Le emozioni sono forti e scuotono i cuori dei presenti lasciando in ognuno un senso di vicinanza, di unione e di gratitudine reciproca. E’ il miracolo di quella piccola bara!
Bentornato a casa, Marino!. Riposa in pace accanto ai tuoi genitori dai quali la guerra ti ha strappato, e il sacrificio della tua giovane vita sia da monito per tutti noi e per quelli che verranno dopo di noi.


A marzo torna anche Marino Chieregato


27 febbraio 2018

Gentile Sig. Roberto Zamboni,

anche la mia famiglia, grazie agli elenchi da lei stilati e fatti pubblicare dei soldati morti nei campi di concentramento dislocati nei territori del Terzo Reich e sepolti nei cimiteri tedeschi, polacchi e austriaci, ha avuto modo di scoprire dopo 70 anni di ricerca che un proprio congiunto giace sepolto al Cimitero Militare Italiano di Bielany (Varsavia).

Mio padre, unico di nove fratelli del Caduto ancora vivente, con noi tre figlie, ha deciso di attivarsi per ottenere il rimpatrio delle spoglie di Marino (questo è il suo nome) e dopo un’attesa di quasi tre anni per il disbrigo delle pratiche burocratiche necessarie per la traslazione dei resti mortali dal Cimitero di Bielany a quello di Castelguglielmo (RO), paese dove Marino viveva prima di essere chiamato in guerra, il 10 marzo 2018 faremo una bella cerimonia per il rimpatrio del nostro congiunto.

Noi dobbiamo molto a lei e la consideriamo un amico, per questo ci permettiamo di invitarla il 10 marzo prossimo a Castelguglielmo per condividere con noi e con la cittadinanza questo momento così emozionante e denso di significati e di moniti per tutta la comunità, in particolare per gli allievi delle scuole locali che sono attivamente coinvolti in questo evento.

Allego la locandina con il programma della giornata, nel caso volesse prendere in considerazione l’idea di partecipare.

La ringrazio immensamente per quello che fa e le mando un calorosissimo saluto.

Anna Rosa Chieregato


Chieregato Marino, nato il 25 marzo 1921 a Castelguglielmo (Rovigo). Soldato della 73a Compagnia Genio e Chimici. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Polonia nello Stalag VIII A di Görlitz. Morto per malattia a Nowa Ruda / Neuröde (Voivodato della Bassa Slesia – Polonia) il 13 agosto 1944. Sepolto a Bielany-Varsavia / Cimitero militare italiano (Polonia).

Famiglia greca cerca i parenti di un soldato italiano

Il 7° Reggimento di Fanteria “Cuneo” faceva parte del 27° artiglieria e tra il 1942 e il 1943 fu dislocato, con compito di presidio, nelle isole Cicladi (Egeo), precisamente sulle isole di Naxos, Santorini, Ikaria, Andros, Syros e Samo.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 il reggimento venne sciolto ed i suoi militari furono disarmati e fatti prigionieri dai tedeschi.

Alcuni di questi però riuscirono a scappare e furono nascosti dalla popolazione greca per evitare loro la fucilazione o la deportazione in Germania.

Questo accadde anche sull’Isola di Naxos, e precisamente nel villaggio di Moni, dove una famiglia greca decise di dare rifugio (mettendo in pericolo anche la propria vita) a tre italiani: Giovanni, Arturo ed un altro del quale si è persa memoria del nome.

Il capofamiglia, Logothetis Kontopidis, nascose per alcuni mesi in un posto sicuro i tre giovani italiani, mandando quando poteva la figlia Maria a portare loro da mangiare di nascosto.

Tutto ciò andò avanti fino a quando i tre presero la decisione di tentare un ritorno in Italia.

Di questi militari italiani la famiglia di Moni non ne seppe più nulla.

Unico ricordo di uno di questi ragazzi, lasciato alla generosa famiglia greca, era una sorta di piastrino di riconoscimento, prima custodito da Logothetis e poi dal nipote Takis,  figlio di Maria, ora novantenne.

Dopo tanti anni, Takis vorrebbe restituire questo cimelio al legittimo proprietario (o ai suoi eredi) e così conoscere la sorte di questo militare italiano.

Το 7ο Σύνταγμα Πεζικού «Cuneo» ήταν μέρος του 27ου πυροβολικού και μεταξύ 1942 και 1943 ήταν εξάρθρωσε, με ευθύνη επίβλεψης, στις Κυκλάδες (Αιγαίο), και συγκεκριμένα στα νησιά Νάξο, Σαντορίνη, Ικαρία, την Άνδρο, τη Σύρο και Σάμο.
Μετά την ανακωχή της 8ης Σεπτεμβρίου 1943 το σύνταγμα διαλύθηκε και οι στρατιώτες του αφοπλίστηκαν και κρατήθηκαν αιχμάλωτοι από τους Γερμανούς.
Ωστόσο, μερικοί από αυτούς κατάφεραν να ξεφύγουν και να κρυφτούν από τον ελληνικό πληθυσμό για να αποφύγουν τη σκοποβολή ή την απέλασή τους στη Γερμανία.
Αυτό συνέβη και στο νησί της Νάξου, και συγκεκριμένα στο χωριό Μονή, όπου μια ελληνική οικογένεια αποφάσισε να δώσει καταφύγιο (επίσης θέτουν σε κίνδυνο τη ζωή τους) με τρεις Ιταλούς: Giovanni, Arturo, και ένα άλλο από τα οποία έχει χάσει τη μνήμη όνομα.
Ο επικεφαλής της οικογένειας, ο Λογοθέτης Κοντοπίδης, έκρυβε για λίγους μήνες τους τρεις νέους Ιταλούς σε ασφαλές μέρος, στέλνοντας όταν η κόρη τους η Μαρία μπορούσε να τους πάρει για να φάει κρυφά.
Όλα αυτά συνεχίστηκαν έως ότου οι τρεις έκαναν την απόφαση να προσπαθήσουν να επιστρέψουν στην Ιταλία.
Η οικογένεια της Μονής δεν γνώριζε τίποτα για αυτούς τους Ιταλούς στρατιώτες.
Η μόνη υπενθύμιση ενός από τα αγόρια, αριστερά προς τη γενναιόδωρη ελληνική οικογένεια, ήταν ένα είδος αναγνώρισης πινακίδων, πρώτη φρουρείται από Λογοθέτη και στη συνέχεια από τον ανιψιό του Τάκη, ο γιος της Μαρίας, τώρα ενενήντα χρόνια παλιά.
Μετά από τόσα χρόνια, ο Τάκης θα ήθελε να επιστρέψει αυτό το κειμήλιο στον νόμιμο ιδιοκτήτη (ή στους κληρονόμους του) και έτσι γνώριζε τη μοίρα αυτού του Ιταλού στρατιώτη.

“Caro Roberto, sono davvero dispiaciuto di non poter parlare italiano. Ti mando la foto dell’oggetto che ho ricevuto da mio nonno, che aveva nascosto tre soldati italiani nella sua fattoria per 2-3 mesi. Uno di loro ha lasciato questo come ricordo quando hanno cercato di tornare in Italia. Probabilmente i tedeschi li avranno arrestati e li avranno portati in un campo di concentramento, o ancora peggio, li avranno fucilati. Ma non ne siamo così sicuri. Questa è la storia che conosco da mia madre. Uno si chiamava Giovanni l’altro Arturo. Lei non ricorda il nome dell’altra persona. Sono contento di avere un contatto con te. Tutti i miei migliori saluti. Un abbraccio fraterno !!!    Takis Liarmakopoulos ”.

“Αγαπητέ Roberto, λυπάμαι πολύ που δεν μιλώ ιταλικά. Σας στέλνω μια εικόνα του αντικειμένου που έλαβα από τον παππού μου, ο οποίος είχε κρυφτεί τρεις ιταλοί στρατιώτες στο αγρόκτημα του για 2-3 μήνες. Ένας από αυτούς άφησε αυτό ως μνήμη όταν προσπάθησαν να επιστρέψουν στην Ιταλία. Πιθανόν οι Γερμανοί θα τους έχουν συλλάβει και θα τους οδηγήσουν σε στρατόπεδο συγκέντρωσης, ή χειρότερα, θα τους έχουν πυροβολήσει. Αλλά δεν είμαστε τόσο σίγουροι. Αυτή είναι η ιστορία που γνωρίζω από τη μητέρα μου. Ο ένας ονομάστηκε Giovanni η άλλη Arturo. Δεν θυμάστε το όνομα του άλλου ατόμου. Είμαι στην ευχάριστη θέση να έρθω σε επαφή μαζί σας. Με μεγάλη μου χαρά. Μια αδελφική αγκαλιά !!! Takis Liarmakopoulos ”.

Questa ricostruzione è stata possibile ancora una volta grazie alla Rete e ad una segnalazione di un’amica di Facebook (Bruna De Paula) la quale nei giorni scorsi mi ha contattato mettendomi al corrente che su una pagina FB sulla Seconda Guerra mondiale in lingua greca era stata pubblicata la foto di una sorta di piastrino di riconoscimento di un soldato appartenente al 7° Reggimento Fanteria Cuneo, tale Forestieri Giovanni.

Purtroppo su questo piastrino non è riportata la data di nascita del soldato e anche da un controllo fatto nelle banche dati del Ministero della Difesa e tra i documenti dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra non risulta nulla, né sulla sua eventuale morte, né sulla sua deportazione.

Ora la speranza è quella di rintracciare i parenti di questo militare italiano e metterli in contatto con gli eredi di questa famiglia greca che ha dimostrato la sua umanità e generosità con chi fino al giorno prima era considerato un “invasore”.

Αυτή η ανοικοδόμηση έγινε ξανά χάρη στο δίκτυο και σε μια αναφορά από έναν φίλο του Facebook (Bruna De Paula) που με έστειλε πρόσφατα με λέγοντάς μου ότι σε μια σελίδα του FB για τον Δεύτερο Παγκόσμιο Πόλεμο στην ελληνική γλώσσα δημοσιεύθηκε η φωτογραφία ενός είδους πινακίδας αναγνώρισης ενός στρατιωτικού που ανήκει στο 7ο Συντάγμα του Πεκίνου Cuneo, όπως ο Forestieri Giovanni.
Δυστυχώς, σε αυτό το πιάτο, δεν δίνεται η ημερομηνία γέννησης του στρατιώτη, αλλά και ο έλεγχος γίνεται στις βάσεις δεδομένων του Υπουργείου Άμυνας και μεταξύ των εγγράφων του Βατικανού Γραφείο Πληροφοριών των αιχμαλώτων πολέμου δεν είναι τίποτα, ούτε για ενδεχόμενη θάνατό του, ούτε για την απέλαση του.
Τώρα, η ελπίδα είναι να εντοπίσει τους συγγενείς του ιταλικού στρατού, και να τους φέρουν σε επαφή με τους κληρονόμους της ελληνικής οικογένειας που έχει αποδείξει την ανθρωπότητα και τη γενναιοδωρία του με εκείνους που την προηγούμενη μέρα είχε θεωρηθεί ως «εισβολέα».

Per info: dimenticatidistato@gmail.com
Takis Liarmakopoulos può essere contattato sul suo profilo Facebook
(possibilmente in greco o in inglese):
https://www.facebook.com/takis.liarmakopoulos
Για πληροφορίες: dimenticatidistato@gmail.com
Μπορείτε να επικοινωνήσετε με τον Τάκη Λιραμακόπουλο στο προφίλ του στο Facebook
(ενδεχομένως στα ελληνικά ή στα αγγλικά):
https://www.facebook.com/takis.liarmakopoulos

     


(Stefano Fascetti) – Potrebbe essere utile sapere che un fante Giovanni Forestieri faceva parte della Compagnia Comando del 1° Battaglione comandato dal Ten. Col. Piacentini, di stanza proprio a Naxos. Insieme a lui, nella stessa Compagnia, figurano due “Arturo”: i fanti Arturo Bonfanti e Arturo Sortino. (I dati sono ricavati da “C’era una volta il 7°” di Guglielmo Scalise).

(Stefano Fascetti) – Θα μπορούσε να είναι χρήσιμο να γνωρίζουμε ότι ένας στρατιώτης Giovanni Forestieri ήταν μέλος της Εταιρείας Διοίκησης του 1ου Τάγματος που διοικείται από τον Δέκατα Κοσμήτορα Piacentini, με έδρα τη Νάξο. Μαζί του, στην ίδια Εταιρεία, υπάρχουν δύο “Arturo”: οι πεζάρ Arturo Bonfanti και Arturo Sortino. (Τα δεδομένα λαμβάνονται από το “C’era una volta il 7°” από τον Guglielmo Scalise).

70°

 

Si cercano i parenti di Salvatore Anastasi di Trapani

Ricevo e pubblico

Salve, nel cimitero di Rionero in Vulture (PZ) è sepolto un marinaio caduto nel settembre del 1943, vittima probabilmente di incursione aerea sulla ferrovia.
Il marinaio era probabilmente uno sbandato dopo l’8 settembre, fu ucciso il 15 settembre e sepolto il giorno 20 settembre.
Nei registri del comune di Rionero non ci sono notizie sul militare se non l’anno di nascita e morte e il luogo di decesso e non trovo notizie neanche nelle banche dati online sia tra i caduti che tra i dispersi.

Sono sicuro che la famiglia non ha mai avuto notizie di questo soldato e vorrei approfondire la ricerca per cercare di trovare qualche suo familiare.

Queste le informazioni in mio possesso:

il nome è Salvatore Anastasi di Trapani e l’anno di nascita è 1922.

Il decesso è 15 settembre 1943 sulla ferrovia Foggia-Potenza tra lo scalo di Rionero in Vulture e Forenza.

Allego la foto della tomba del soldato con la foto e copia del registro dei decessi del Comune di Rionero in V. (PZ)
Sicuro di un Vostro interessamento, saluto cordialmente.

Giovanni Marino


Chi avesse notizie per rintracciare i famigliari può contattare Giovanni Marino a questa mail: info@giovannimarino.it

Le ricerche continuano anche in Istria

Da qualche anno, le ricerche sui caduti in prigionia sono portate avanti anche in Istria (prima della Seconda guerra mondiale territorio italiano), dalla Professoressa Dolores Mihelić Malbašić che si sta impegnando per rintracciare i parenti di questi soldati ed informarli che le spoglie dei loro cari sono state traslate in cimiteri militari.

Così, con gli elenchi alla mano, fa di tutto per individuare i parenti di tutti quegli istriani che dopo l’8 settembre del 1943 furono fatti prigionieri e deportati nei territori del terzo Reich, dove vi trovarono la morte.

Dolores Mihelić Malbašić, nipote di Antonio Ventin di Visinada, appartenente al Reggimento dei Granatieri di Sardegna, morto nel 1944 in un bombardamento aereo in Bassa Sassonia, ha creato anche un sito su Internet: si chiama Izgubljeni u ratu.

Visto che la sua famiglia ha saputo con molto ritardo il luogo di sepoltura di suo zio, ha deciso di realizzare questo sito web per aiutare altre persone nella stessa situazione. L’indirizzo del sito e’ webograd.tportal.hr/izgubljeni-u-ratu.

Attualmente fa conoscere la storia dello zio e ciò che fa con mostre ed interventi nelle scuole.

foto scuola dolores


 

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Medaglia d’Onore a Dante Sturbini

Caro Signor Zamboni, mio prozio Dante Sturbini ha ottenuto lo scorso 30/01 la medaglia d’onore. Le invio foto ed un articolo della cerimonia di conferimento. Grazie infinite!

Giovanna Carsughi


Sturbini Dante, nato il 15 settembre 1904 ad Ancona. Deportato nel campo di concentramento di Neuengamme (Amburgo). Matricola 23628. Decentrato a Drütte (sottocampo dipendente da Neuengamme). Morto a Drütte il 14 marzo 1944. Causa della morte: fucilato a seguito del furto di patate per sé e per altri internati. Sepolto nel “cimitero per stranieri” di Jammertal il 17 marzo 1944. Posizione tombale: Campo I / fila 13 / tomba E. Esumato e traslato ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 2 / fila R / tomba 24.


 

 

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Medaglia d’Onore per Angelo Torricelli

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Consegna Medaglia d’Onore ai congiunti di Angelo Torricelli

Angelo Torricelli, figlio di Paolo, nato a Nibionno (Lecco) il 9 settembre 1923 era un soldato del 26° Parco Automobilistico Speciale e si trovava alla data dell’8 settembre 1943 a Tirana. Fatto prigioniero dai tedeschi, venne internato in Germania nello Stalag XI B di Fallingbostel. Morì il 13 agosto 1944 a Bergen Belsen (Bassa Sassonia) e venne inumato in prima sepoltura nel cimitero del campo (Waldfriedhof – blocco I, fila 1, tomba n°17). Nella seconda metà degli anni ’50 venne esumato e traslato dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo alla posizione tombale: riquadro 1 / fila D / tomba 15.

Ora le Spoglie di Angelo Torricelli riposano nel Cimitero di Veduggio.

 

Medaglia d’Onore per Oreste Ghidelli

27 gennaio 2018

Caro Roberto,
questa mattina assieme a tutta la mia famiglia ed ai vari nipoti e pronipoti siamo andati a ricevere la medaglia d’onore a nome di Oreste.
Ti ringrazio di cuore per le dritte che mi hai dato che mi hanno permesso di ottenere questa onorificenza che gli rende onore.
[…]

Francesca Fontana



Compagni di un tragico destino – Oreste Ghidelli: un bresciano nel Campo di concentramento di Flossenburg

Medaglia d’Onore alla memoria di Rosario Angione

 

Le comunico che nella giornata odierna (22.01.2018) ho ritirato la medaglia d’onore in favore di mio zio Angione Rosario.
La cerimonia è avvenuta in presenza del Prefetto di Salerno, unitamente ad altre autorità “Arma dei Carabinieri, Sindaci e rappresentanti dell’associazione dei Mutilati ed invalidi di guerra.
La cerimonia dedicata alla giornata della memoria ha visto la consegna di altre due medaglie d’onore riservate la prima a un cittadino di Cava de’ Tirreni (ritirata dal figlio) e l’altra del comune di Sarno (ritirata dal nipote).

La ringrazio per il suo prezioso operato.

Cordialmente Mario Ventre

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Chi era Rosario Angione

Angione Rosario, nato a Laurino (Salerno) il 13 maggio 1922. Soldato del 3° Reggimento Artiglieria Divisione Fanteria. Catturato dai tedeschi sul fronte polacco l’8 settembre 1943 ed internato a Brenna. Ucciso durante un tentativo di fuga il 13 febbraio 1945.


Grazie ad un articolo pubblicato sul sito il 2 dicembre 2016, Mario Ventre di Cava de’ Tirreni, nipote del soldato Angione Rosario, ha potuto conoscere la tragica fine dello zio.

Rosario Angione era nato il 13 maggio 1922 a Laurino (Salerno). Soldato del 3° Reggimento Artiglieria Divisione Fanteria dopo l’8 settembre 1943 era stato fatto prigioniero dai tedeschi ed internato in Polonia.

Nel febbraio del 1945 si trovava a Brenna, una cittadina dell’Alta Slesia dove le SS vi avevano dislocato un lager in cui si trovavano anche prigionieri di guerra italiani.

La zona in quei giorni era sconvolta dai bombardamenti e dalla pressione esercitata dall’Armata Rossa, che avanzava impetuosamente. L’organizzazione nazista stava saltando del tutto.

Il 13 febbraio 1945, 15 soldati italiani ne approfittarono per fuggire mentre era in corso un bombardamento. Dopo una sosta nei boschi, si unirono ai partigiani russi e polacchi. Ormai contavano i giorni che li separavano dalla libertà finale, ma i tedeschi ingaggiarono un combattimento con le unità ribelli che avevano cooptato gli italiani e li catturarono nuovamente.

Le SS ne presero 2 e li uccisero subito con un colpo di pistola alla nuca insieme a 21 russi e a 7 partigiani polacchi rimasti in vita. Gli altri 13 furono rinchiusi in una baracca cosparsa di benzina cui fu appiccato il fuoco.

Tra gli italiani c’era anche Rosario Angione.

Ora il nipote è in contatto con il Professor Ettore Deodato, interlocutore con la Magistratura polacca, che ha iniziato ad indagare sulla strage avvenuta a Brenna.


Articolo sulla strage di Brenna in “Si cercano i parenti dei caduti della strage di brenna”

Stefano è tornato a casa dopo 73 anni

Carissimo signor Zamboni,
è con grandissima gioia e soddisfazione che le trasmetto questi documenti.

Elena Monetti


Monetti Stefano, nato il 17 luglio 1907 a Malnate. Deceduto il 10 ottobre 1945. Sepolto a Monaco di Baviera / Waldfriedhof / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 6 / fila 10 / tomba 29.

 

La Prealpina on line – 16 gennaio 2018

 



Le guerre hanno la natura crudele di seminare dolore e distruzione comprendendo tutto in un alone di spietatezza.
L’esperienza del dolore conduce spesso al silenzio: la parola banalizza quasi sempre lo strazio per la perdita di un figlio o di un compagno di vita o lo sgomento di un bambino che resta orfano senza essere stato, almeno per un po’, tenuto per mano e guidato a non perdersi.
Chi sfoggia con superficialità una retorica che, troppo spesso, rasenta la più pacchiana volgarità probabilmente considera solo con cinismo questi accadimenti umani.
Bisognerebbe invece guardare la storia con più misericordia, portarne un po’ il peso e trasferirne la cognizione a chi viene dopo di noi. Dimenticare offende innanzi tutto la propria dignità.
Oggi è un giorno speciale per le figlie ed i famigliari di Stefano Monetti: nel gennaio di due anni fa da un giornale locale se ne è appreso, per caso, il luogo di sepoltura cercato per una vita. Lo stupore e l’emozione sono stati intensi e coinvolgenti: si può dire che i suoi resti “tornino a casa” dopo essere stati, di fatto, “dispersi” per più di settant’anni.
La moglie, al termine della seconda guerra mondiale, aveva confidato nel suo ritorno per ricominciare finalmente una vita normale. Diversamente da ciò che si aspettava, restò sola a crescere le sue bambine che il padre l’avevano tanto atteso e immaginato. Con grande forza d’animo e molto lavoro contribuì a ricomporre il suo pezzettino di patria distrutta. La tomba di suo marito, là dove i documenti la indicavano, non è mai stata trovata e questo le ha costantemente lasciato un vuoto amaro ed opprimente.
È un grande rammarico che proprio lei, che lo ha cercato per tutta la vita, non ci sia più perché forse oggi troverebbe un po’ di meritata consolazione per quel dolore rimasto sospeso così a lungo.
Stefano è mio nonno.
Nacque nel 1907, il 17 di luglio in vicolo Madonnina a Malnate, sesto di nove fratelli. Non è facile ricucire le fila della sua esistenza: i ricordi a lui legati si perdono con le persone che non ci sono più. Le sue figlie non lo hanno mai conosciuto perché quando partì per la guerra erano piccolissime: una aveva solo quasi tre mesi. La nipote Franca, la sola vivente che lo abbia conosciuto, riferisce che era uno zio gentile, era stato suo padrino di Battesimo e per farla felice, a Natale le regalava quaderni e pastelli colorati in un epoca in cui ci si accontentava di poco.
Già padre di famiglia e non più giovanissimo, fu richiamato alle armi nel 1941. Dopo un servizio in un cantiere bellico in provincia di Pescara rientrò per qualche tempo a casa, e dal febbraio del 1943 fu assegnato alle operazioni di guerra svoltesi nella Scacchiera del Mediterraneo quale effettivo al 501°Reggimento Costiero (Mobilitato) di Fanteria. Nel luglio dello stesso anno, durante la permanenza sulla costa del golfo di Gela nei pressi di Scoglitti in provincia di Ragusa, poche ore dopo l’invasione degli alleati in Sicilia, fu catturato e condotto in un campo di concentramento in Africa settentrionale, probabilmente in Tunisia.
Dopo l’8 settembre aderì come altri prigionieri italiani ai corpi di collaborazione con gli alleati Inglesi ed Americani, arruolato in uno speciale reparto sanitario : l’” 8043rd Medical Sanitary Company” appena costituita con mansioni di servizio e di supporto all’allestimento degli ospedali militari.
In forza a questa compagnia, nel ‘44 fu trasferito dalla Tunisia a Orano in Algeria, poi in Scozia, poi nell’Inghilterra meridionale dove restò fino all’inizio del ‘45; nel febbraio del 1945 fece ritorno in continente sotto il comando del Ten. Thomas A. Hyde: per qualche settimana a Bar Le Duc, nel dipartimento della Mosa in Francia nord orientale; a partire da Aprile a Mainz, in Germania vicino a Francoforte, seguendo sempre più da vicino i movimenti del fronte che avanzava. La linea di fronte è in quei giorni a trenta km dall’ospedale, ma il rapido avanzare delle truppe determina il trasferimento congiunto di ospedale e compagnia che avviene il 21 Aprile nelle vicinanze di Norimberga. Qui la compagnia giunge mentre erano ancora in corso le operazioni di rastrellamento e le fanterie erano passate da tre o quattro giorni. Nell’abitato della città si combatte ancora. In poche ore l’ospedale sorge ed accoglie già i feriti.
Gli eventi precipitano su tutti i fronti. I Russi combattono dentro Berlino mentre le armate tedesche del nord si arrendono senza condizioni. È la fine della Germania nazista e della guerra. Il colonnello comandante fa innalzare la Bandiera Italiana accanto a quella Americana.
È il Maggio del 1945 e la resa è stata firmata in Francia.
Il lavoro all’ospedale continua mentre la guerra è finita.
Le notizie su di lui si interrompono con la fine della guerra in Europa e delle vicende descritte nel diario della Compagnia che il Cap. Nicolò Camizzi inviò alla famiglia dopo la sua morte.
Stefano continuò il servizio col suo reparto nell’attesa di ritornare al più presto nella sua terra con tutti gli altri soldati. Dai certificati, la morte è avvenuta il 3 ottobre 1945 a Garmisch Partenkirchen in Baviera. Considerando gli spostamenti degli anni precedenti, era davvero a due passi da casa.
I documenti recapitati alla moglie assieme al certificato di morte, attestano che fu sepolto nel cimitero militare americano di St Mihiel in Francia, ma a St Mihiel non esistono cimiteri militari americani. Da subito e fino agli anni ’90, le ricerche e le richieste di informazioni furono rivolte a più riprese alle amministrazioni italiane, francesi ed anche statunitensi poiché al momento del decesso egli faceva parte dell’esercito americano, sempre con esito negativo.
Il luogo di sepoltura iniziale quasi certamente era un altro, probabilmente nella stessa Garmisch, ma l’informazione sbagliata ha impedito alla moglie e alla famiglia il ritrovamento dei suoi resti fino ad oggi.
Con gli accordi tra Francia, Italia e Germania sulla gestione dei sepolcreti e dei sacrari militari in terra straniera della fine degli anni ‘cinquanta, il Ministero della Difesa poté iniziare un’opera di ricerca e traslazione dei resti dei caduti da varie località verso alcuni cimiteri d’onore. I resti dei caduti ritrovati in Germania meridionale furono posti nel Cimitero Militare Italiano d’Onore di Monaco di Baviera.
“Cara nonna, sono certa che in cuor tuo abbia sempre sperato nel miracolo: un ritrovamento in un luogo inaspettato, magari in uno dei tanti cimiteri di guerra che eri solita visitare, o forse immaginavi semplicemente che in uno dei tanti ossari potesse essere finito anche tuo marito e quel tuo rendere omaggio ad “ignoti” ti regalava un po’ di quiete.”
Per noi riportarlo qui è un atto naturale ed un dovere.
Oggi, finalmente, non c’è più la profonda frustrazione causata dal suo essere “disperso”e ci si accorge di quanto fosse importante conservarne viva la memoria seguendo l’esempio coerente e costante di chi lo aveva amato.
In seguito alle ricerche di Roberto Zamboni a partire dal 1994, consultando archivi e incrociando varie fonti, sono divenute disponibili informazioni dettagliate sui luoghi di sepoltura di migliaia di connazionali in Germania, Austria e Polonia morti a causa della guerra. Le sue ricerche presero avvio da un caso per alcuni aspetti simile a quello di Stefano Monetti.
Egli svolge un lavoro prezioso di matura coscienza sociale. Un grazie accorato perché senza le sue informazioni non ci sarebbe stato questo rimpatrio e molti altri.
Il nostro ringraziamento va anche a La Prealpina che pubblicò parte della lista di Zamboni nell’edizione del 29 gennaio 2016. Tra i nomi di 130 caduti originari della provincia di Varese c’era quello di Stefano Monetti e di altri malnatesi.
Da quel momento ha preso avvio la richiesta di concessione dei resti inoltrata dalla famiglia al Ministero della Difesa secondo normativa. Il Parlamento della Repubblica Italiana, su petizione dello stesso Zamboni, ha abrogato nel 1999 la legge 205/1951 che fino ad allora vietava la traslazione delle spoglie di caduti di guerra.
Siamo ugualmente riconoscenti al Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti del Ministero della Difesa, l’ente che custodisce i luoghi della memoria militare e in particolare al Ten. Col. Pasquale Di Maio che ha svolto con massima trasparenza le verifiche e i sopralluoghi richiesti dalla pratica. Un ringraziamento particolare al Dott. Ricciardi del Consolato Generale d’Italia presso Monaco di Baviera che ha seguito questa ricongiunzione con grande calore umano.
Grazie al Sig. Sindaco ed all’Amministrazione del Comune di Malnate per la delicata riconoscenza nell’accogliere le spoglie di questo concittadino.
Infine, siamo particolarmente grati ai rappresentanti del Comando Militare dell’Esercito Lombardia e delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma per il loro intervento e per gli onori resi al nostro caduto.
Caro nonno, guardando l’ultima fotografia ricevuta dalla nonna in quegli anni, scattata con i tuoi commilitoni in un attimo di riposo, vedo il volto di un uomo buono, stanco, dall’aria paziente. Ti penso con immensa ed intensa gratitudine per l’esempio che hai consegnato al futuro, per aver compiuto, come tutti i soldati in guerra, un dovere così estremo e per aver obbedito al tuo destino, ben conscio che nella vita “nulla è dovuto”.
Noi eredi portiamo la fierezza e l’onore del tuo sacrificio e riportarti a casa fa bene a noi e ai nostri figli: non vogliamo allontanare la nostra storia perché arricchisce la nostra umanità: ciò che è stato ci consegna la forza e la necessità della Memoria senza la quale non sapremmo dove siamo diretti.
Finalmente non sei più solo, noi siamo vicini, tu e la nonna siete ricongiunti.
La vostra pace sia anche nostra.

Elena Monetti

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Una “Pietra d’inciampo” per Renzo Montecroci


Anche Renzo Montecroci, grazie al pronipote Fabrizio, ha avuto la sua Pietra d’inciampo.


Ma chi era Renzo Montecroci?

Foto tratta da http://alboimicaduti.it

Renzo Montecroci di Pietro, era nato il 20 marzo 1919 a Toano (Reggio Emilia). Soldato del 4° Reggimento Alpini venne catturato dai tedeschi al Brennero il 9 settembre 1943 e deportato in Germania, prima nello Stalag I B di Hohenstein e poi nello Stalag X A di Schleswig, dove gli fu assegnato il numero di matricola 9875.

Trasferito nella zona di Amburgo, il 27 luglio 1944, Renzo rimase vittima di un bombardamento aereo degli alleati.

Inumato in prima sepoltura in un cimitero secondario, nella seconda metà degli anni ’50 venne traslato dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo al riquadro 5, fila E, tomba 17.

I suoi resti saranno rintracciati e poi rimpatriati il 26 settembre 2012.


Scheda di ricerca dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra (Archivio Segreto Vaticano)
Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo


Tratto da la «Gazzetta di Reggio» del 27 settembre 2012 – Articolo di Miriam Figliuolo

“Partirono in due, dei cinque fratelli maschi, e solo uno, alla fine della guerra, fece ritorno. Di Renzo, invece la mamma e il papà, Pietro Montecroci e Domenica Gualtieri, non seppero più nulla. Se non notizie frammentarie e vaghe fino a quella, straziante, della sua morte, nel 1944, in un campo di concentramento in Germania.

Gli anni passarono e dei poveri resti di Renzo e di cosa ne fosse stato di lui dopo la deportazione in Germania, nessuno seppe più niente. Fu questo uno dei più grandi dolori che Pietro e Domenica si portarono nella tomba.

Come loro gli altri figli, i fratelli e le sorelle di Renzo, Luigi, Francesco, Adalgisa, Noemi, Marina, Nino e Mario, che ogni volta, tra le lacrime, raccontavano ai loro figli di quello zio, loro fratello, partito Alpino poco più che ventenne e mai più ritornato. Un dramma raccontato di padre in figlio e di madre in figlio, anche alle generazioni successive, di una famiglia, la Montecroci molto numerosa.

Oggi, a distanza di poco più di 67 anni dalla fine della guerra, e dopo 68 anni e due mesi dalla sua morte, avvenuta il 27 luglio 1944 quando aveva poco più di 25 anni, Renzo Montecroci, o meglio quello che resta del suo corpo, è tornato finalmente a casa. La sua sepoltura, nel piccolo cimitero di Corneto, accanto alla mamma e al papà, sarà una festa, per i Montecroci e per tutta Toano. Avrà luogo domenica a partire dalle 9.

Ieri, su un volo con scalo a Bologna, sono rientrate in Italia le spoglie, finora custodite in una tomba nel cimitero militare Öjendorf ad Amburgo, dove il suo corpo è finito, in nome del «privilegio» concesso ai militari dai tedeschi: essere sepolti in una fossa singola invece di una comune. A realizzare il sogno a lungo e invano vagheggiato da Pietro e Domenica e dai loro figli, tutti ormai morti, è stato l’impegno e la volontà dei nipoti e pronipoti di Renzo. Un obiettivo raggiunto grazie a un iter burocratico previsto dallo Stato italiano, che i Montecroci non conoscevano fino a poco tempo fa e che non avrebbero comunque potuto avviare non sapendo dove si trovavano i resti del loro congiunto.

A dare una svolta è stato l’incontro con Roberto Zamboni, autore di una lunga e sofferta ricerca, pubblicata su internet (www.dimenticatidistato.com) e Facebook, su i «Dimenticati di Stato»: l’elenco di 16mila Caduti italiani e il luogo preciso dove sono sepolti; con l’intento specifico di aiutare i congiunti a riavere le spoglie dei propri cari.

Fabrizio Montecroci, pronipote di Renzo, che ha curato le pratiche di rientro della salma inoltrate al Ministero della Difesa, racconta: «È stata una serie di circostanze fortuite e concomitanti che ci hanno portato fino a Zamboni. Prima la scoperta, a febbraio, della sua ricerca da parte di un mio cugino, sempre un Montecroci.

Poi un incontro pubblico organizzato a Casina proprio con Zamboni, l’aprile scorso, di cui venni a conoscenza leggendo la Gazzetta di Reggio un sabato mattina, l’unico giorno in cui ho tempo di leggere il giornale. Ci andai e, al momento del dibattito, mi feci avanti. Il nome di Renzo era nel suo elenco. Mi spiegò come fare per farlo tornare a casa».

Con il papà Romano, figlio di una sorella di Renzo, Marina, Fabrizio è volato ad Amburgo per vedere dove il prozio aveva riposato in tutti questi anni. Ieri padre e figlio sono andati a Bologna a riprendersi le spoglie per riportarle a casa.


Il diario di Carlo Sacchi


Salve, vi scrivo dalla provincia di Alessandria. Volevo chiedervi se possibile pubblicare sul vostro profilo questo articolo scritto l’anno scorso. Sono alla ricerca di un diario di prigionia lasciato da mio nonno, internato nel lager di Auschwitz, e morto ad Arco di Trento nel Sanatorio Morgagni. Lasciò in punto di morte a un suo compagno di letto il suo diario di prigionia. Chissà che possa saltare fuori… che qualche parente lo abbia custodito. Grazie


Per contatti su Facebook: Romano Sacchi


I Caduti di Dortmund


Pubblico alcuni elenchi provenienti dagli Archivi dell’ITS di Arolsen con i nominativi di italiani morti a Dortmun tra il settembre del 1939 e il maggio del 1945.

Le Spoglie di gran parte di questi caduti sono state traslate nei cimiteri militari italiani (quasi esclusivamente a Francoforte sul Meno) ed inumate in fosse singole (dove si trovano tuttora).

Altri Caduti, non identificabili per mancanza di dati anagrafici o altro, sono stati traslati a Francoforte sul Meno e sepolti come “ignoti” (dall’elenco generale delle sepolture depositato presso Onorcaduti ne risultano almeno 16 provenienti da Dortmund).


LISTE DI ITALIANI DECEDUTI A DORTMUND (Fonte Archivio ITS – Bad Arolsen)

Le liste che seguono riportano i nominativi dei nostri connazionali morti a Dortmund (in prigionia o per cause di guerra). Questi nomi, molto spesso sono stati storpiati all’atto della trascrizione, quindi vanno letti con estrema attenzione e presi con beneficio d’inventario.