Una “Pietra d’inciampo” per Renzo Montecroci


Anche Renzo Montecroci, grazie al pronipote Fabrizio, ha avuto la sua Pietra d’inciampo.


Ma chi era Renzo Montecroci?

Foto tratta da http://alboimicaduti.it

Renzo Montecroci di Pietro, era nato il 20 marzo 1919 a Toano (Reggio Emilia). Soldato del 4° Reggimento Alpini venne catturato dai tedeschi al Brennero il 9 settembre 1943 e deportato in Germania, prima nello Stalag I B di Hohenstein e poi nello Stalag X A di Schleswig, dove gli fu assegnato il numero di matricola 9875.

Trasferito nella zona di Amburgo, il 27 luglio 1944, Renzo rimase vittima di un bombardamento aereo degli alleati.

Inumato in prima sepoltura in un cimitero secondario, nella seconda metà degli anni ’50 venne traslato dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo al riquadro 5, fila E, tomba 17.

I suoi resti saranno rintracciati e poi rimpatriati il 26 settembre 2012.


Scheda di ricerca dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra (Archivio Segreto Vaticano)
Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo


Tratto da la «Gazzetta di Reggio» del 27 settembre 2012 – Articolo di Miriam Figliuolo

“Partirono in due, dei cinque fratelli maschi, e solo uno, alla fine della guerra, fece ritorno. Di Renzo, invece la mamma e il papà, Pietro Montecroci e Domenica Gualtieri, non seppero più nulla. Se non notizie frammentarie e vaghe fino a quella, straziante, della sua morte, nel 1944, in un campo di concentramento in Germania.

Gli anni passarono e dei poveri resti di Renzo e di cosa ne fosse stato di lui dopo la deportazione in Germania, nessuno seppe più niente. Fu questo uno dei più grandi dolori che Pietro e Domenica si portarono nella tomba.

Come loro gli altri figli, i fratelli e le sorelle di Renzo, Luigi, Francesco, Adalgisa, Noemi, Marina, Nino e Mario, che ogni volta, tra le lacrime, raccontavano ai loro figli di quello zio, loro fratello, partito Alpino poco più che ventenne e mai più ritornato. Un dramma raccontato di padre in figlio e di madre in figlio, anche alle generazioni successive, di una famiglia, la Montecroci molto numerosa.

Oggi, a distanza di poco più di 67 anni dalla fine della guerra, e dopo 68 anni e due mesi dalla sua morte, avvenuta il 27 luglio 1944 quando aveva poco più di 25 anni, Renzo Montecroci, o meglio quello che resta del suo corpo, è tornato finalmente a casa. La sua sepoltura, nel piccolo cimitero di Corneto, accanto alla mamma e al papà, sarà una festa, per i Montecroci e per tutta Toano. Avrà luogo domenica a partire dalle 9.

Ieri, su un volo con scalo a Bologna, sono rientrate in Italia le spoglie, finora custodite in una tomba nel cimitero militare Öjendorf ad Amburgo, dove il suo corpo è finito, in nome del «privilegio» concesso ai militari dai tedeschi: essere sepolti in una fossa singola invece di una comune. A realizzare il sogno a lungo e invano vagheggiato da Pietro e Domenica e dai loro figli, tutti ormai morti, è stato l’impegno e la volontà dei nipoti e pronipoti di Renzo. Un obiettivo raggiunto grazie a un iter burocratico previsto dallo Stato italiano, che i Montecroci non conoscevano fino a poco tempo fa e che non avrebbero comunque potuto avviare non sapendo dove si trovavano i resti del loro congiunto.

A dare una svolta è stato l’incontro con Roberto Zamboni, autore di una lunga e sofferta ricerca, pubblicata su internet (www.dimenticatidistato.com) e Facebook, su i «Dimenticati di Stato»: l’elenco di 16mila Caduti italiani e il luogo preciso dove sono sepolti; con l’intento specifico di aiutare i congiunti a riavere le spoglie dei propri cari.

Fabrizio Montecroci, pronipote di Renzo, che ha curato le pratiche di rientro della salma inoltrate al Ministero della Difesa, racconta: «È stata una serie di circostanze fortuite e concomitanti che ci hanno portato fino a Zamboni. Prima la scoperta, a febbraio, della sua ricerca da parte di un mio cugino, sempre un Montecroci.

Poi un incontro pubblico organizzato a Casina proprio con Zamboni, l’aprile scorso, di cui venni a conoscenza leggendo la Gazzetta di Reggio un sabato mattina, l’unico giorno in cui ho tempo di leggere il giornale. Ci andai e, al momento del dibattito, mi feci avanti. Il nome di Renzo era nel suo elenco. Mi spiegò come fare per farlo tornare a casa».

Con il papà Romano, figlio di una sorella di Renzo, Marina, Fabrizio è volato ad Amburgo per vedere dove il prozio aveva riposato in tutti questi anni. Ieri padre e figlio sono andati a Bologna a riprendersi le spoglie per riportarle a casa.


Il diario di Carlo Sacchi


Salve, vi scrivo dalla provincia di Alessandria. Volevo chiedervi se possibile pubblicare sul vostro profilo questo articolo scritto l’anno scorso. Sono alla ricerca di un diario di prigionia lasciato da mio nonno, internato nel lager di Auschwitz, e morto ad Arco di Trento nel Sanatorio Morgagni. Lasciò in punto di morte a un suo compagno di letto il suo diario di prigionia. Chissà che possa saltare fuori… che qualche parente lo abbia custodito. Grazie


Per contatti su Facebook: Romano Sacchi


I Caduti di Dortmund


Pubblico alcuni elenchi provenienti dagli Archivi dell’ITS di Arolsen con i nominativi di italiani morti a Dortmun tra il settembre del 1939 e il maggio del 1945.

Le Spoglie di gran parte di questi caduti sono state traslate nei cimiteri militari italiani (quasi esclusivamente a Francoforte sul Meno) ed inumate in fosse singole (dove si trovano tuttora).

Altri Caduti, non identificabili per mancanza di dati anagrafici o altro, sono stati traslati a Francoforte sul Meno e sepolti come “ignoti” (dall’elenco generale delle sepolture depositato presso Onorcaduti ne risultano almeno 16 provenienti da Dortmund).


LISTE DI ITALIANI DECEDUTI A DORTMUND (Fonte Archivio ITS – Bad Arolsen)

Le liste che seguono riportano i nominativi dei nostri connazionali morti a Dortmund (in prigionia o per cause di guerra). Questi nomi, molto spesso sono stati storpiati all’atto della trascrizione, quindi vanno letti con estrema attenzione e presi con beneficio d’inventario.