Da Colletorto a Mauthausen

Silvestri Saverio, nato il 4 settembre 1917 a Colletorto (Campobasso). Soldato del 18° Reggimento di Fanteria. Morto a Vienna l’8 aprile 1944. Sepolto a Mauthausen (Austria) / Cimitero militare italiano. Posizione tombale: fila 4 – croce 92 – tomba 482.


 

Da Colletorto a Mauthausen (Di là dal fiume e tra gli alberi)

Cortometraggio di Gaetano Nasillo sul viaggio da Colletorto (CB) a Mauthausen (Austria) alla ricerca del soldato Saverio Silvestri (caduto in guerra l’8 aprile 1944). Le immagini di Mauthausen sono state girate l’8 aprile 2019 in occasione del 75esimo anniversario della morte del Silvestri. Il ragazzo del video è Saverio Silvestri, discendente del caduto.

Rintracciata ad Amburgo la tomba di Paolo Cendali

11 dicembre 2019

Buongiorno.
mio zio Cendali Paolo, nato a Vendrogno(LC) il 07-06-1918 e’ sepolto dal 1945 ad Amburgo ma i suoi parenti non ne sapevano nulla dal 1945.
Ricordava mio padre (mancato nel 2000) che nel 1945 quando aveva 8 anni aveva assistito la madre che era stata informata della morte del figlio in terra straniera senza ulteriori dettagli.

Ormai sono mancati ovviamente i genitori ed i fratelli, ma noi nipoti vorremmo possibilmente saperne qualcosa di più.
Se mio padre avesse saputo che suo fratello era sepolto ad Amburgo sarebbe andato sicuramente perché il ricordo in lui era indelebile, tanto che aveva dato il nome del fratello al suo primogenito.
Spero tanto che ci possa aiutare con qualche notizia in più.

Marco Cendali


Caro Marco,
questo è quanto ho potuto ricostruire dai dati e dai documenti in mio possesso.

Cendali Paolo di Giuseppe, nasce il 7 giugno 1918 a Vendrogno (Como, ora Lecco). Soldato del 5° Reggimento Autieri, viene fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag X B di Sandbostel, dove gli viene assegnato il numero di matricola 65321. Viene poi trasferito al campo satellite di Wietzendorf. Muore a Sandbostel (1) il 12 gennaio 1945 alle ore 16.00 e viene inumato nel Cimitero di Sandbostel alla posizione tombale tomba 354. Il Ministero della Difesa, nella seconda metà degli anni ’50, ne rintraccia le spoglie e le fa esumare e traslare nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf) alla posizione tombale: riquadro 2 – fila O – tomba 37.

[…]

Un caro saluto. Roberto Zamboni


cendali paolo asv 2
Archivio Segreto Vaticano – Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra
Archivio Segreto Vaticano – Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra

(1) Nella scheda del Vaticano pubblicata sopra, viene riportato come luogo di morte lo Stalag XII B probabilmente per un errore di trascrizione, visto che in un elenco dei decessi italiani del campo di Sandbostel (sepolti nel cimitero dello stalag) esposto nella mostra del Memoriale del Lager di Sandbostel (foto di M. W. scattata l’8 novembre 2015), compare il nome del Cendali Paolo.

cendali sandbostel - Copia
Particolare dell’elenco dove compare il nome del Cendali
cendali sandbostel
Elenco dei decessi italiani del campo di Sandbostel e sepolti nel cimitero dello stalag (foto di M. W. scattata l’8 novembre 2015)
Foto M. W. – 03.07.2015
Autiere Cendali Paolo / riquadro 2 – fila O – tomba 37 (Foto M. W. – 03.07.2015)

Dopo 74 anni ritorna a Pontassieve la salma di Vittorio Bacciotti

Gentile Signor Zamboni,
dopo il rientro, nel 2014, della salma di Attilio Bavecchi, soldato, matricola numero 40614, nato a Pontassieve il 16/11/1918 e deceduto il 25/07/1944 a Friedrichshafen in un campo di prigionia tedesco (Dopo 70 anni torna a Pontassieve la salma di Attilio Bavecchi) il Comune di Pontassieve, d’intesa con la famiglia, si è adoperato per il rientro dei resti di Vittorio Bacciotti, civile, nato il 13/03/1915 a Pontassieve – catturato dai tedeschi il 19 agosto 1944 – deceduto il 2/09/1945 e sepolto a Francoforte sul Meno (Germania).
I funerali avranno luogo a Pontassieve (Firenze) sabato 14 dicembre alle ore 10:30 presso la Cappellina del cimitero di San Martino a Quona.
Una vittoria per i parenti e in particolare per il figlio Gian Paolo – che purtroppo nel frattempo è deceduto – e che molto aveva fatto per poter riportare la salma del padre a casa.
[…]
Ringraziandola per il suo instancabile lavoro
Cordiali saluti

L. B.
Staff del Sindaco, Segreteria
Comune di Pontassieve (FI)
via Tanzini, 30 – 50065 Pontassieve


Vittorio Bacciotti nasce a Santa Brigida il 13 marzo del 1915, dove poi trascorre la sua gioventù, si sposa con Ada, ha un figlio, Giampaolo e lavora nella cava di pietra, ancora esistente sul territorio.

Il 19 agosto del 1943, a seguito dell’uccisione di un soldato tedesco viene catturato nel corso di un rastrellamento a Santa Brigida insieme ad altri 14 concittadini. Durante il viaggio verso un campo di lavoro in Germania, in località Scopeti, a Rufina, alcuni prigionieri riescono a scappare, Vittorio non ce la fa. Soffriva di silicosi e forse pensava che sarebbe stato dichiarato inabile al lavoro.

Muore cinque mesi dopo la fine della guerra (2 settembre 1945) e viene sepolto nel Cimitero militare d’onore di Oeventrop / Arnsberg, Germania (Soldaten-Ehrenfriedhof Oeventrop).

Nella seconda metà degli anni ’50, il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra del Ministero della Difesa, iniziò la lunga e difficile ricerca delle salme dei nostri connazionali morti in prigionia o per cause di guerra e sepolti nei cimiteri (cimiteri militari secondari, cimiteri comunali, ecc.) in Germania, Austria e Polonia. Le Spoglie rintracciate ed identificate vennero sepolte nei cimiteri militari italiani d’onore di Amburgo, Berlino, Francoforte sul Meno e Monaco di Baviera in Germania, di Mauthausen in Austria e di Bielany (Varsavia) in Polonia. Vittorio Bacciotti venne sepolto a Francoforte sul Meno nel Cimitero Militare Italiano d’Onore nel riquadro O, fila 4, tomba 22.

Le notizie sono giunte alla famiglia grazie ad un frate, originario di Figline Valdarno e anch’egli prigioniero, che al rientro in Italia ha rintracciato la vedova di Vittorio, la signora Ada, alla quale ha anche restituito il portafoglio del marito, contenente la foto del figlio appena nato, Giampaolo.

I primi contatti con il Ministero delle Difesa per il rimpatrio dei resti risalgono a luglio del 2018 per volere del figlio Giampaolo, che tanto ha fatto per poter riportare la salma del padre nella sua Pontassieve.

Le esequie, in forma privata, avranno luogo sabato 14 dicembre alle ore 10.30 presso il cimitero comunale di San Martino a Quona a Pontassieve.


Archivio Segreto Vaticano – Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra
Cimitero Militare italiano d’Onore di Francoforte sul Meno – riquadro O, fila 4, tomba 22

Anche Pietro Cortiana avrà un fiore

Grazie grazie grazie ❤️
Adesso so dov’è sepolto mio zio Pietro Cortiana, dopo averlo cercato tutta la vita.
Roberto, io e tutta la mia famiglia non sappiamo più come ringraziarti, non sai che regalo sia questo per me.
Mary Bertaglio


Cara Mary, mi fa veramente piacere sapere che i parenti di un altro di questi poveri ragazzi siano finalmente venuti a sapere dove riposa il loro congiunto.

Questi sono i dati che ho archiviato sullo zio Pietro:

Cortiana Pietro, figlio di Guido, nato il 24 gennaio 1923 a Trezzo sull’Adda (Milano). Autiere del 157° Autoreparto Automobilisti (autocarrette). Fatto prigioniero dai tedeschi in Jugoslavia dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania. Morto a Köln / Colonia (Nord Reno-Westfalia) il 9 marzo 1945. Sepolto ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 3 / fila Z / tomba 24.

[…]

Un abbraccio a te e ai tuoi cari. Roberto Zamboni


 

Archivio Segreto Vaticano – Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra
Amburgo – Riquadro 3 (foto M. W. – 13.09.2014)
Posizione tombale: riquadro 3 / fila Z / tomba 24 (foto M. W. – 13.09.2014)

3 novembre 2019. Ojendorf – Amburgo

Ricevo e pubblico


Signor Roberto,
come avevo promesso, invio alcune immagini della cerimonia svoltasi il 3 novembre al Cimitero di Ojendorf.
[…]
Porgo distinti saluti
Pierino Monaldi
(Orfano di guerra) Comitato Famiglie dei Caduti sepolti a Ojendorf.


Pierino Monaldi, con il nipote Cesare, per la seconda volta onora il bisnonno. Depone fiori alla grande croce per tutti i 5849 Caduti

Ruggiero Lanotte. Ancora un volto tra i Caduti di Amburgo

Buonasera tramite la vostra pagina sono riuscita a risalire alla posizione dov’è sepolto al Cimitero di Amburgo (riquadro 1 fila R tomba 45) il fratello di mio nonno materno, il soldato Lanotte Ruggiero nato a Barletta in Puglia. Mi piacerebbe avviare la procedura di rimpatrio e per questo vorremmo fare richiesta al Comune di Barletta città insignita anche da medaglia d’oro al valore militare, con la speranza di poter riportare in Patria le spoglie del nostro defunto. Allego la foto di un ritratto che fu fatto prima della partenza in guerra così da poter dare un volto anche a questo Caduto.
Ringrazio per il grande sforzo impiegato. Almeno noi familiari sappiamo che le sue spoglie hanno avuto degna sepoltura.

Rosanna Rizzi


Rimpatrio Resti mortali

Lettera tipo da inviare ai sindaci


Ruggiero Lanotte – Foto scattata il giorno della sua partenza

Lanotte Ruggiero, nato il 27 marzo 1915 a Barletta. Fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania. Morto a Peine (Bassa Sassonia) l’11 ottobre 1944. Sepolto nel reparto italiano del cimitero di Peine (Cimitero cattolico). Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf – Germania). Posizione tombale: riquadro 1 / fila R / tomba 45.

Elenco 864/H – Pagina 3 (tratto da 864/A-N: elenchi giunti dalla Germania tramite la Pontificia missione il 20 agosto 1946 – Certificati di morte di 54 deceduti) in Archivio Segreto Vaticano – Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra
Riquadro 1 del Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (03.09.2017 – Foto M. W.)
Riquadro 1 – CMI Ambrgo – Öjendorf (03.09.2017 – Foto M. W.)
Tomba di Ruggiero Lanotte nel CMI di Amburgo (03.09.2017 – Foto M. W.)

Onore a Pasquale Pietragalla

Signor Zamboni buonasera,
domenica 3 novembre si è tenuta la cerimonia solenne in onore di mio nonno.
Come le avevo anticipato le invio le foto della cerimonia.
Vorrei esprimerle ancora una volta la mia gratitudine, perché se tutto si è compiuto è soprattutto grazie a lei.
La nostra famiglia le sarà riconoscente, cari saluti.

Giulio Ronzano

Per la storia di Pasquale Pietragalla si veda https://dimenticatidistato.com/2019/10/25/nonno-pasquale-e-tornato-nella-sua-amata-terra/


Pietragalla Pasquale di Saverio, nato il 13 marzo 1908 a Forenza (Potenza). Soldato del Battaglione Alpino Sciatori Monte Rosa. Matricola 4578. Internato nello Stammlager XII F / 2044 / Campo di Assegnazione n° 471. Ultime notizie date il 16 agosto 1944. Morto il 22 marzo 1945. Sepolto a Francoforte sul Meno / Friedhof Westhausen / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro L / fila 3 / tomba 17.

Le figlie di Pasquale Pietragalla con le Spoglie mortali del loro papà
I nipoti di Pasquale

I Resti mortali di Pasquale portati dal nipote finanziere

Santa Caterina Villarmosa (Caltanissetta) – Ancora tre nomi da ricordare


Internato Militare Italiano – Amico Giuseppe, nato il 17 febbraio 1923 a Santa Caterina Villarmosa (Caltanissetta). Marò. Fatto prigioniero dai tedeschi il 9 settembre 1943 a Cannes (Francia) ed internato in Germania nello Stalag V C di Offenburg. Morto a Rheinfelden (Baden-Württemberg) il 31 maggio 1944. Causa della morte: incidente. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Rheinfelden. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Monaco di Baviera (Waldfriedhof – Germania). Posizione tombale: riquadro 5 / fila 21 / tomba 19.

Deportato civile – Colajanni Calogero, nato il 28 settembre 1920 a Santa Caterina Villarmosa (Caltanissetta). Deportato nel campo di concentramento di Neuengamme (Amburgo). Matricola 23594. Decentrato a Drütte-Watenstedt (sottocampo dipendente da Neuengamme). Morto a Drütte-Watenstedt (Bassa Sassonia) il 22 marzo 1944. Causa della morte: malattia. Sepolto nel cimitero per stranieri Jammertal presso Lehnstedt / Watenstedt (Bassa Sassonia) il 28 marzo 1944. Posizione tombale: campo I / fila XII / tomba L. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf – Germania). Posizione tombale: riquadro 2 / fila R / tomba 22.

Internato Militare Italiano – Favata Giuseppe, nato l’8 novembre 1917 a Santa Caterina Villarmosa (Caltanissetta). Soldato del 51° Battaglione mitraglieri. Fatto prigioniero dai tedeschi l’11 settembre 1943 ad Alessio (Albania) ed internato in Germania nello Stalag XIII D di Norimberga. Matricola 12651. Trasferito allo Stalag XIII C di Hammelburg. Morto a Ebelsbach (Baviera) il 27 marzo 1944. Causa della morte: bombardamento. Sepolto nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen – Germania). Posizione tombale: riquadro G / fila 9 / tomba 16.

Tomba del Favata a Francoforte sul Meno

Il soldato Bruno Pais Dei Mori è ritornato a casa

Sono il nipote di un Caduto che grazie a Lei ho scoperto essere nel cimitero di Francoforte (Bruno Pais dei Mori). Voglio abbracciarLa e dirLe grazie.
Mi ricordo i nonni che lo davano per disperso ora so dov’è… […]… Grazie ancora, grazie per tutto e per sempre Signor Zamboni che Dio gliene renda merito!

Armando Maroldo


Pais Dei Mori Bruno, nato il 19 luglio 1920 ad Auronzo di Cadore (Belluno). Soldato del 174° Autoreparto automobilisti. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag VI C di Bathorn. Matricola 71655. Trasferito allo Stalag VI D di Dortmund. Morto presso l’Ospedale per prigionieri di guerra di Dortmund il 23 luglio 1944. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero centrale di Dortmund – Reparto prigionieri di guerra – campo 11 – tomba n° 166. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen – Germania). Posizione tombale: riquadro M / fila 4 / tomba 3.

CMI Francoforte sul Meno – riquadro M / fila 4 / tomba n° 3

Cassetta ossario con i Resti mortali di Bruno Pais Dei Mori

Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo: una cosa vergognosa

A fine articolo, una sorpresa inaspettata, grazie alla segnalazione tempestiva di Pierino Monaldi.

Appena pubblicato l’articolo, sono stato contattato da un utente Facebook che m’informava dei cambiamenti avvenuti nel 2017.

Ho deciso di lasciare l’articolo per fare vedere com’era la situazione e di com’è stata risolta in maniera eccellente.

Un grazie a Pierino, a Onorcaduti e al Consolato Generale d’Italia di Hannover.


Quando, nel 1997, scrissi per la prima volta al Ministero della Difesa chiedendo il rimpatrio dei Resti di mio zio, mi venne risposto che la legge tal dei tali non lo permetteva e che avrei dovuto lasciare tutto com’era.


 


 

Veniva poi aggiunto: “Le sia di conforto sapere che le Spoglie del Soldato Luciano ZAMBONI, saranno per sempre custodite ed onorate, come quelle di tutti i Caduti sepolti in Cimiteri o Sacrari monumentali e permanenti realizzati da questo Commissariato Generale”.


 


 

Purtroppo, alle belle parole non sono mai seguiti i fatti…

La lapide di mio zio nel 1994 nel CMI di Monaco di Baviera
La stessa lapide alcuni anni dopo

E, a quanto sembra, le cose non sono cambiate.

Nel giorno della commemorazioni dei defunti, per puro caso, sono venuto a conoscenza dello stato in cui si trova il Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Öjendorf).
Come forse saprete, da qualche anno la cura e la manutenzione del CMI di Amburgo è stata affidata al Consolato Generale d’Italia di Hannover (prima era il Consolato di Amburgo che si occupava del CMI).
Grazie ad una amica tedesca, sapevo che alcuni settori del CMI di Amburgo (in particolare il riquadro 1) erano in condizioni pessime già nel 2016, ma non pensavo che fossimo arrivati fino ad ora senza metter mano al portafogli del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra per un restauro generale.

Ora, il Consolato Generale d’Italia ad Hannover ha finalmente indetto una procedura negoziata di straordinaria manutenzione per la pulizia degli elementi lapidei del Cimitero Italiano d’Onore di Oejendorf ad Amburgo.

Infatti, il Consolato Generale d’Italia in Hannover sta promuovendo un’indagine esplorativa rivolta alle Ditte o Società potenzialmente interessate alla stipula di un contratto per l’esecuzione dei lavori di straordinaria manutenzione per la pulizia degli elementi lapidei del Cimitero Italiano d’Onore di Oejendorf ad Amburgo.

Viste le foto che pubblico, credo che la manutenzione delle tombe dei nostri Caduti debba essere fatta con una certa periodicità, evitando così un tale degrado.

Se è vero che dai cimiteri si vede il grado di civiltà di un popolo, direi che siamo messi malino.

Roberto Zamboni


Amburgo – Cippo destro con scritta in italiano (illeggibile)
Amburgo – Lapide commemorativa (illeggibile)
Altare
Uno dei riquadri
Particolare delle pietre tombali


 

2 novembre 2019

Ricevo e pubblico da Pierino Monaldi

Signor Zamboni.

Ero ad Amburgo a novembre 2017 ed il Cimitero era come lei ha pubblicato le foto.

Grazie al console di Hannover ed al nostro Comitato oggi le tombe risplendono.

Sono in viaggio per Amburgo pubblicherò delle foto.

 

Nonno Pasquale è tornato nella sua amata terra

29 febbraio 2016

“Signor Zamboni buonasera. Le scrivo questa mail per ringraziarla di tutto il lavoro svolto.

Qualche giorno fa abbiamo potuto “abbracciare” quel nonno mai conosciuto. I miei fratelli sono andati a Francoforte ed è stato bellissimo. Un emozione indescrivibile.

Ora ci chiediamo quale sarà il passo successivo. La saluto cordialmente e ancora grazie.

Giulio Ronzano”.

Francoforte sul Meno. I nipoti sulla tomba di Pasquale Pietragalla


Carissimi,

intanto lasciatemi dire che mi fa estremamente piacere sapere che i congiunti di un altro di questi poveri ragazzi hanno finalmente chiuso quel cerchio rimasto aperto per troppi anni.

[…]

Questi i dati che ho archiviato:

Pietragalla Pasquale di Saverio, nato il 13 marzo 1908 a Forenza (Potenza). Soldato del Battaglione Alpino Sciatori Monte Rosa. Matricola 4578. Internato nello Stammlager XII F / 2044 / Campo di Assegnazione n° 471. Ultime notizie date il 16 agosto 1944. Morto il 22 marzo 1945. Sepolto a Francoforte sul Meno / Friedhof Westhausen / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro L / fila 3 / tomba 17.

Vi allego la scheda del Vaticano che fa riferimento a vostro nonno.

Un abbraccio sincero, Roberto Zamboni


“Signor Zamboni, la ringrazio per la sua celere risposta. Con l’ultima mail ha aggiunto nuovi elementi su mio nonno ancora per noi sconosciuti come il corpo di assegnazione e il documento del Vaticano. Ho letto sul sito che anche lei ha rimpatriato un suo zio, la domanda che spesso mi pongo è ma dopo 70 anni quali possono essere le condizioni del defunto, chissà se sono stati seppelliti in cassa o altro. Potrebbero esserci effetti personali? L’esumazione nel caso di rimpatrio è fatta alla presenza dei familiari?

[…]

La ringrazio nuovamente e continui nella sua ricerca. È un lavoro bellissimo”.


Carissimo, rispondo alle tue domande.

– I nostri caduti sono stati inumati in prima sepolture in semplici casse di legno (ovviamente non come quelle che ci sono adesso) nei cimiteri che si trovavano nei pressi dei campi per prigionieri militari con tutte le indicazioni di sepoltura. Nella metà degli anni ’50 i corpi sono stati esumati (con gli effetti personali rintracciati) e messi in sacche per la raccolta di resti umani (sacche in plastica abbastanza spesse) e nuovamente inumati nei Cimiteri militari italiani.

– All’esumazione possono assistere anche i famigliari.

– I resti mortali che sono rimasti sono dei resti ossei mineralizzati.

Ho diverse fotografie di esumazioni (abbastanza macabre), ma preferisco mandarti un mio articolo dell’ottobre scorso che fa riferimento al National Geographic Deutschland sul quale si parla di un amico di Perugia che ha trovato il suo papà tra dieci caduti “ignoti” ai quali è stato fatto fare l’esame del DNA. Queste foto sono molto meno macabre e rendono benissimo l’idea. Questo il link: https://dimenticatidistato.com/2015/10/08/la-storia-di-alberto-pubblicata-sul-national-geographic-deutschland/.

[…]

Un saluto, Roberto


“Signor Zamboni buongiorno. Le scrivo aggiungendo quella che la memoria di mia zia ancora conserva.

Scrivo in prima persona così come mi sono stati raccontati i fatti da una zia di 84 anni che con la mente lucida ritorna al 1943 quando di anni ne aveva 11.

In ricordo di papà…

Papà era un contadino e nella quiete di quella che poteva essere una normale famiglia contadina, ricevette la chiamata alle armi. Ricordo quel giorno come se fosse oggi, l’8 dicembre 1942.

Partì per la guerra lui e un altro ragazzo, non ricordo chi fosse. Faceva freddo era inverno, partirono a piedi da Forenza per Palazzo San Gervasio e andarono a prendere il treno, lì c’era la stazione più vicina.

Per un anno non ricevemmo notizie.

Tornò a Forenza nel 1943, non ricordo né il giorno ne il mese, aveva avuto una licenza premio di quindici giorni.

Eravamo in casa io, mamma e mia sorella nata da poco (la mamma di chi scrive), si aprì la mezza porta e nella luce che entrava da quell’unica apertura entrò un uomo alto, sporco in viso, era il mio papà. Posò a terra lo zaino e mi abbracciò, gli dissi: perché hai il viso sporco?

Il fumo del treno, mi rispose.

Prese in braccio mia sorella e la baciò, non l’aveva mai vista, era nata in sua assenza, mamma era incinta quando lui partì. Posò mia sorella nella culla e abbraccio mamma.

Nei giorni seguenti dissi a papà: “non partire più, scappa nel bosco, nasconditi, ti porteremo noi da mangiare”. Lui mi disse: “ho avuto una licenza premio, non sono un disertore, e a giorni ci sarà l’armistizio”.

Passarono i 15 giorni e ripartì, mi disse per il Monte Rosa.

Scrisse solo due lettere, poi non avemmo più notizie.

Non ricordo l’anno, vennero 2 carabinieri a casa e dissero a mamma di salire in caserma per una comunicazione. Mamma mi disse: “resta a casa con tua sorella”, ma io le dissi di no. Andammo così tutte e tre in caserma. Ricordo che c’era una stanza grande e c’erano le finestre aperte che davano sulla piazza. Un carabiniere chiuse le finestre e prese dalle braccia di mamma mia sorella. Mamma fu chiamata in una stanza, la sentii urlare e piangere per la disperazione, capii subito che papà non sarebbe più tornato”.


24 ottobre 2019

“Signor Zamboni buonasera, le scrivo per comunicarle che ieri 23 ottobre il nonno Pasquale è finalmente tornato a casa.

È stata un emozione davvero indescrivibile.

Abbiamo fissato per domenica 3 novembre la cerimonia solenne.

Le invio le foto e mi piacerebbe inviarle dopo anche quelle della cerimonia.

Con immensa stima

Giulio

 

Alpino Sburlati Carlo

“Buongiorno, mi chiamo Elisa Sburlati e sono la pronipote di Carlo Sburlati nato a Denice il 7 marzo 1923, morto il 20 giugno 1944 e sepolto nel cimitero di Amburgo. Mi piacerebbe poter avere altre informazioni su di lui, magari dove è morto, il reggimento, e il suo grado militare. Ringrazio anticipatamente per tutti i dati che potrà fornirmi.
Cordiali saluti. Elisa Sburlati”

Cara Elisa,
questi sono i dati che ho archiviato sul tuo congiunto:

Sburlati Carlo, nato il 7 marzo 1923 a Denice (Alessandria). Alpino del 104º Reggimento alpini di marcia. Matricola 155041. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag X B di Sandbostel. Morto ad Amburgo il 20 giugno 1944. Causa della morte: bombardamento aereo. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero Ohlsdors di Amburgo. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 5 / fila F / tomba 18.

Ti allego la foto della tomba, gentilmente fornitami da un’amica tedesca.

Un saluto. Roberto Zamboni

Tomba dell’Alpino Carlo Sburlati – CMI Amburgo (foto M. W.)

Marinaio Bancalà Giuseppe

“Innanzi tutto mi preme ringraziarla per il lavoro svolto, encomiabile davvero. Le scrivo perché il fratello maggiore di mia nonna, il marò Giuseppe Bancalà, nato a Sassari il 23 luglio 1922, è deceduto in Germania. La notizia del decesso è arrivata loro nell’autunno del 1944, ma sulla sua lapide a Francoforte è riportata una data differente: 04/01/1945. Data che coincide nell’elenco che, molto generosamente, lei ha messo a disposizione. Pare fosse stato fatto prigioniero… forse è morto in un ospedale militare. La famiglia non ha mai avuto notizie certe sull’accaduto né ha mai ricevuto i suoi effetti personali, come ad esempio la piastrina militare. Mi chiedevo se ha qualche suggerimento su come reperire queste informazioni.
Grazie ancora. Claudia Cocco”

Cara Claudia, questi sono i dati che ho archiviato (con le fonti consultate):

Bancalà Giuseppe, nato il 23 luglio 1922 a Sassari. Marò del Reparto La Spezia. Matricola 14655. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag IX B di Bad Orb. Morto per malattia a Klein-Zimmern (Dieburg) il 4 gennaio 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Dieburg (Assia). Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen). Posizione tombale: riquadro F / fila 5 / tomba 7.

Fonti: Ministero della Difesa (Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra); Ufficio Storico della Marina Militare; Deutsche Dienststelle (WASt – Berlino); Archivio dell’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia e dall’Internamento (ANRP).

Ti allego la foto della tomba nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno.

[…] Un saluto. Roberto Zamboni

Tomba a Francoforte sul Meno del marinaio Bancalà Giuseppe

Palumbo Francesco Fortunato e i Caduti di Mesagne (Brindisi)

Mesagne, 4 febbraio 2011

Egregio Signor Zamboni,

tramite un periodico locale sono venuto a conoscenza della Sua ricerca in merito alla possibilità di rimpatrio delle salme dei deportati durante l’ultima guerra.

Sono il nipote di uno di questi sfortunati ragazzi che hanno dedicato la vita alla Patria in cambio della quale, questa Patria ha solo dato un attestato cartaceo alle famiglie e una medaglia di bronzo.

Alla famiglia di mia madre (la sorella del disperso) resta solo questo, e un misero vitalizio di circa 50 euro al mese, né una spiegazione, né un dettaglio su quello che è successo e tantomeno una salma sulla quale piangere.

[…]

Ho visitato il suo sito, non sono riuscito però a reperire materiale riguardo principalmente mio zio, ma anche riguardo agli altri tre soldati che sembrerebbe appartenessero al mio stesso comune di residenza.

Prima di informare mia madre di questa possibilità vorrei raccogliere tutte le informazioni possibili per dare a lei qualcosa di tangibile. Inoltre se, col suo prezioso aiuto potrò raccogliere materiale che interessi l’amministrazione comunale del mio paese, è mia intenzione coinvolgere le autorità per tributare magari tardivamente gli onori dovuti a chi ha sacrificato la propria vita per il bene comune.

Nell’attesa di sue notizie, nel ringraziarla per la disponibilità che potrà accordare alla presente, Le fornisco i dati relativi a mio zio e le allego una sua foto dell’epoca, chissà che magari possa aiutarmi anche a capire dove può essere stata scattata:

PALUMBO FRANCESCO (FORTUNATO), nato a Mesagne (BR) il 17 maggio 1920 deceduto il 06 settembre 1944.

Cordiali saluti.

Angelo Mitrugno


Palumbo Francesco Fortunato, nato il 17 maggio 1920 a Mesagne. Soldato del 226° Reggimento di Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte greco-albanese ed internato in Germania nello Stalag XI B di Fallingbostel. Trasferito a Bergen Belsen. Morto per malattia a Bergen Belsen (Bassa Sassonia) il 6 settembre 1944 ed inumato nel Cimitero locale. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf) alla posizione tombale: riquadro 1 / fila E / tomba 15.

CMI Francoforte sul Meno – Tomba di Altavilla Francesco Cosimo
CMI Francoforte sul Meno – Tomba di Caramia Carmelo
CMI Francoforte sul Meno – Tomba di Dello Monaco Angelo
CMI Amburgo – Tomba di Palumbo Francesco – (foto M. W.)

Da Padova a Francoforte, sulla tomba dello zio Giovanni

Padova, 2 ottobre 2019

Caro Roberto,
sabato mattina 28 settembre io e mio fratello siamo finalmente arrivati davanti alla tomba dello zio Giovanni.
Avevo visto qualche foto del Cimitero militare di Francoforte, ma poi esserci di persona è tutt’altra cosa.
Ci siamo emozionati nel vedere la distesa di tombe, quasi 5.000 vite giovanissime in tombe tutte uguali indipendentemente dal loro grado, disposti in file geometriche perfette. mi ha colpito molto la geometria delle file, ancora una volta disposti in fila come probabilmente lo erano durante la prigionia.
Non abbiamo avuto difficoltà a individuare la tomba dello zio, anche perché siamo partiti preparati da casa con la piantina.
Trovarla ed “incontrarlo” così, in piedi in mezzo alle file perfette ci ha fatto provare una sensazione strana, ma siamo stati felici di esserci.
Speriamo sia arrivata alla sua anima il nostro pensiero ed affetto, quello di mio papà che dall’Italia ha assistito in diretta via WhatsApp alla brevissima “cerimonia” nel corso della quale abbiamo letto brevi testi e deposto i fiori del papà e il nostro fiore. e l’affetto dei nostri cugini che ci hanno seguito anche loro via WhatsApp e ci hanno chiesto di portare anche il loro abbraccio.
Tra le emozioni anche un po’ di tristezza, sopratutto nel pensare alla vita durissima trascorsa nei campi di concentramento.

Abbiamo fatto delle fotografie che ti invio ora affinchè tu possa portare anche la nostra testimonianza nella tua bellissima pagina dedicata a questo triste capitolo della storia italiana.

[…]

Un abbraccio.
Loredana Borgato


Borgato Giovanni di Angelo, nato il 13 giugno 1921 a Saonara (Padova). Soldato della 3a Compagnia Genio. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag VI C di Bathorn. Trasferito allo Stalag VI A di Hemer (Hemer/Iserlohn). Impegato presso il Comando di lavoro n° 730 (Arbeitskommando n° 730). Morto il 13 marzo 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero centrale di Dortmund (Gottesacker). Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen). Posizione tombale: riquadro K / fila 8 / tomba 27.

Tomba nel Cimitero militare italiano di Francoforte sul Meno
La nipote Loredana
L’altro nipote di Giovanni Borgato
Una rosa sulla tomba di Giovanni Borgato

 

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Sulla tomba di nonno Vittorio

Padova, 10 giugno 2019

Buongiorno signor Zamboni,
grazie al suo lavoro ho scoperto dov’è sepolto mio nonno Vittorio Crestani nato nel 1910 a Galzignano Terme e morto a Gorlitz – Staglag VIIIA.
Ha lasciato moglie e tre bambini, mio padre, il più piccolo, non l’ha mai conosciuto.
Ora so che é sepolto a Varsavia, nel cimitero militare di Bielany. Dal suo sito ho appreso che ci sono sepolture in trincea, poco accessibili, e in mausoleo. Ho letto che per conoscere la posizione esatta é necessario contattare il Commissariato Generale. […] Ad agosto andrò in Polonia e vorrei passare per Gorlitz e Varsavia. Non so se nel frattempo avrò risposta dal Ministero alla mia mail. Ricordo che qualche tempo fa sul suo sito avevo visto le foto delle due pietre tombali con i nomi dei sepolti in trincea e non avevo visto quello di mio nonno. Ora però non riesco più a ritrovarle. Le chiedo pertanto se sa darmi qualche indicazione.
Ho anche salvato l’elenco dei caduti di Galzignano dal suo sito, lo trasmetterò al sindaco del paese, perché potrebbe essere utile ad altre persone.
La ringrazio per il suo lavoro, dopo 75 anni dalla morte di mio nonno sappiamo che ha avuto sepoltura degna, le ultime informazioni ricevute da mia nonna da parte di un compagno dicevano che era stato sepolto in un campo di granturco poco fuori dal campo di prigionia.


Verona,10 giugno 2019

Cara Lorena,
ti confermo che il nonno dovrebbe trovarsi in uno dei due Mausolei (il destro o il sinistro), infatti il suo nome non compare tra quelli incisi sulle lastre di copertura degli ossari in trincea.

Questi sono i dati che ho su tuo nonno:

Crestani Vittorio, nato il 10 febbraio 1910 a Galzignano Terme (Padova). Soldato del 480° Battaglione Costiro di Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi il 12 settembre 1943 ad Atene ed internato in Polonia nello Stalag I A di Stablack (in polacco Stablawki – Voivodato di Varmia e Masuria). Trasferito allo Stalag VIII B di Teschen (in polacco Cieszyn). Trasferito allo Stalag VIII A di Görlitz. Morto per malattia a Görlitz (in polacco Zgorzelec – Voivodato della Bassa Slesia) il 16 agosto 1944. Inumato in prima sepoltura nel cimitero di Görlitz – Moys. Esumato e traslato a Bielany-Varsavia / Cimitero militare italiano (Polonia). Inumato in uno dei due mausolei.

Tra le schede dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra (Archivio Segreto Vaticano) ne ho trovata una che si riferisce a tuo nonno con la quale si certificava che era prigioniero dei tedeschi.

Per chiedere informazioni relative alla sepoltura o per la documentazione giacente presso gli archivi del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti bisogna compilare e firmare il modulo di richiesta notizie (in allegato), corredato dalla fotocopia di un documento di identità, da inoltrare al Commissariato usando la mail […].

Per ulteriori info, sai dove trovarmi.

Un abbraccio a te e ai tuoi cari. Roberto Zamboni

      

      

Nominativi dei sepolti in trincea a Bielany


Lastre di copertura dei Sepolcreti in trincea


Archivio Segreto Vaticano – Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra

Padova, 11 giugno 2019

Caro Roberto,
la tua mail mi ha dato informazioni che ignoravo totalmente. Dai discorsi di mia nonna pensavo fosse stato fatto prigioniero in Albania, ora scopro che era ad Atene e solo 4 giorni dopo l’armistizio! Ricordo le sue lettere, in cui chiedeva della famiglia e dei lavori da fare nei campi. E chiedeva viveri, che non arrivavano mai a destinazione.
Quella indicazione Staglag VIIIA mi é rimasta nella mente per anni, poi con internet scopro che indicava Gorlitz e poi un anno fa per caso capito sul tuo sito e vengo a conoscenza dell’esistenza del cimitero militare di Bielany e trovo il nome di mio nonno e la data di morte. Sono rimasta impietrita davanti allo schermo. Ora non so se lo riporteremo a casa, ma sicuramente andrò a Gorlitz dove é morto e porterò a casa un pugno di terra e andrò a Bielany a rendergli un saluto, lo devo a lui e a mia nonna che l’ha pianto per una vita sotto la corazza che si è costruita per andare avanti. E se so che è a Bielany é solo grazie a te e al tuo lavoro.
Ti terrò aggiornato.
Intanto grazie da parte mia e della mia famiglia, ci hai reso un pezzo della nostra storia.


Padova, 12 settembre 2019

Ciao Roberto,
Grazie al tuo lavoro e alle tue informazioni questo agosto ho trovato mio nonno Vittorio Crestani.
Ho visitato quanto resta dello Stalag VIII A di Zgorzelec in Polonia. Esiste un centro informativo sia in Polonia che nella vicina Gorlitz tedesca, ma essendo sabato era chiuso.
Ho visitato il cimitero militare italiano a Varsavia il 15 agosto. Pur avendo tutte le tue informazioni (sepoltura in uno dei due mausoleo) ho rischiato di non trovarlo perchè sono chiusi a chiave e nel registro del custode non risulta il nome di mio nonno. Per fortuna su insistenza di mio marito e dopo la lettura della tua mail, ci è stato concesso di cercarlo. E l’abbiamo trovato, è nel mausoleo di sinistro al posto 245, anche se nel registro risulta un altro nominativo (che in realtà è sepolto in trincea). Ti allego alcune foto del campo e del cimitero e anche quella del registro con la postilla a matita sul nominativo del soldato che dovrebbe essere sepolto dove in realtà c’è mio nonno. Nel caso te ne servissero altre per il tuo archivio fammi sapere. […] Ho rischiato di essere mandata via a mani vuote dopo 1300km di viaggio perchè non avevo il numero della sepoltura e con poca disponibilità ed empatia da parte del custode.
Al di là di questo ti posso assicurare che l’emozione è stata molta. E ti ringrazio, perchè se l’abbiamo trovato è grazie al tuo lavoro.

Lorena Crestani


Il campo Stalag VIIIA a Zgorzelec in Polonia , pur praticamente completamente smantellato subito dopo la guerra, è famoso perché un compositore francese (Olivier Messiaen) da prigioniero ha composto il Quartetto per la fine del Tempo eseguendolo nel campo nel 1941. Negli anni successivi le condizioni di vita nel campo si sono fatte più dure, con l’arrivo di prigionieri russi e poi italiani. Solo grazie alla traccia lasciata da Olivier Messiaen la memoria del campo è rimasta e negli scorsi anni proprio dove sorgeva in terra polacca è stato costruito un centro culturale e informativo con una esposizione che approfondisce la condizione di quanti sono stati costretti al lavoro forzato da parte dello stato tedesco nel corso della seconda guerra mondiale; in quella zona lavoravano nei campi, nelle miniere o nelle fabbriche. Dove c’era il campo e le baracche ora c’è un bosco di querce e betulle, un sentiero pedonale con cartelli informativi ripercorre il viale principale del campo. Noi l’abbiamo visitato in un pomeriggio uggioso, eravamo soli, nostra figlia dormiva in passeggino ed è stata un’esperienza struggente. Quando stavamo per ripartire le nuvole hanno cominciato a lasciare spazio a sprazzi di azzurro, ho salutato mio nonno lasciato morire senza cure per una malattia non contagiosa e poi siamo andati incontro ad una serata con dei meravigliosi colori che ci ha riconciliati con quella terra. Anche nella contigua città tedesca di Gorlitz è presente un centro informativo sul campo di prigionia, proprio quel sabato mattina si era concluso un campo di lavoro dedicato ai ragazzi.
Il cimitero militare italiano di Bielany sorge nella periferia nord di Varsavia. I soldati della prima guerra mondiale sono sepolti a terra con croci di pietra che ne riportano i nomi. I soldati della seconda guerra mondiale sono sepolti o in due mausolei (di destra e sinistra) il cui ingresso è chiuso a chiave, per cui bisogna chiedere al custode, oppure in trincea. In questo caso l’ossario è praticamente inaccessibile essendo completamente sotto il livello del terreno.
La Polonia è una terra meravigliosa, che ha vissuto una storia travagliata e difficile e che solo di recente ha riconquistato l’indipendenza. La memoria della seconda guerra mondiale e della presenza russa è ancora molto presente, lo abbiamo percepito molto chiaramente nei racconti delle nostre guide.
In questo viaggio abbiamo scoperto un grande paese ma soprattutto abbiamo ricucito uno strappo che ha lasciato segni indelebili nella nostra famiglia. Abbiamo trovato il nonno Vittorio e lo abbiamo trovato grazie al tuo impegno.

Lorena

STALAG VIII A



 

CIMITERO MILITARE ITALIANO DI BIELANY – VARSAVIA

Sepolture dei Caduti italiani della Grande guerra – Bielany

Tomba 245 – Mausoleo sinistro
Registro sepolture a Bielany con il nome errato rispetto alla posizione tombale

 

Finalmente ha un volto anche il soldato agrigentino Gernaldo Schillaci

Salve. Ho trovato da poco un mio prozio sepolto in questo cimitero:

CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE Francoforte – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO C – FILA 9 – TOMBA 40.

SOLDATO: Schillaci Gerlando Giulio.

È possibile avere una foto della tomba del soldato caduto e avere news su essa?

Grazie e buona giornata


Caro Gerlando, questi sono i dati che ho archiviato sul tuo parente:

Schillaci Gerlando Giulio di Alfonso, nato il 2 dicembre 1915 ad Agrigento. Soldato del 9° Reggimento di Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag X B di Sandbostel. Matricola 18130. Ultime notizie date: giugno 1944. Morto il 21 luglio 1944 presso la fabbrica Halberg di Ludwigshafen am Rhein (Renania-Palatinato). Causa della morte: bombardamento aereo. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Ludwigshafen. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen). Posizione tombale: riquadro C / fila 9 / tomba 40.

Ti allego la foto della tomba e alcune foto del Cimitero militare italiano di Francoforte sul Meno.

Un saluto. Roberto Zamboni


 

La ringrazio tantissimo per la sua gentilissima attenzione. Una buona giornata.

Gerlando Passarello

Pia e Anna finalmente sulla tomba di papà Angelo

Grazie alle ricerche caparbiamente svolte da Lucio Rigonat, le figlie dell’Alpino Angelo Ponton hanno potuto finalmente mettere un fiore sulla tomba del loro papà.

Pia e Anna avevano rispettivamente un anno e pochi mesi quando il padre fu richiamato alle armi (aveva già prestato servizio in Russia e in Albania) e fino allo scorso anno non avevano avuto alcuna notizia del padre che ritenevano disperso in guerra.

Poi , grazie alla Rete e alle ricerche svolte da Lucio Rigonat, la svolta.

Angelo Ponton, figlio di Pietro, era  nato il 9 luglio 1910 a Clauiano / Trivignano Udinese (UD). Soldato del 9° Reggimento Alpini era stato fatto prigioniero dai tedeschi a Toulouse (Francia) il 10 settembre 1943, internato in Germania nello Stalag XII F di Forbach (ora territorio francese) ed immatricolato con il numero 30868. Poi era stato trasferito al Comando di lavoro di Lebach. Il 26 gennaio 1945, per cause non conosciute, era stato portato nei pressi del Cimitero di Lebach e fucilato assieme ad altri quattro italiani. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero di Lebach (Saarland) era poi stato esumato e traslato su ordine del Ministero della Difesa (Onorcaduti) nel Cimitero militare italiano d’onore  di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen),  alla posizione tombale riquadro K / fila 7 / tomba 13.

Tomba del Ponton nel Cimitero militare italiano di Francoforte sul Meno
Certificazione delle 8 sepolture di italiani a Lebach
Appunto sulla testimonianza relativa ai 5 italiani fucilati nei pressi del Cimitero di Lebach e ivi sepolti
Le figlie Pia e Anna sulla tomba del papà

Anche i parenti di Gabriele Michele ora sanno dove fu sepolto

Salve e complimenti per il suo lavoro.
Oggi ho ritrovato il fratello maggiore di mia madre Gabriele Michele nato a Monte Sant’angelo (FG) il 13 gennaio 1906, disperso in guerra e morto il 4 aprile 1944, sepolto a Francoforte sul Meno.

Giacomo Rignanese


GABRIELE Michele era nato il 13 gennaio 1906 a Monte Sant’Angelo (FG). Brigadiere della Guardia di Finanza venne fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte albanese il 9 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag II A di Neubrandenburg. Venne poi trasferito allo Stalag VI D di Dortmund e decentrato al Comando di lavoro n° 341 (Arbeitskommando 341) dove gli fu assegnato il numero di matricola 110685. Morì per malattia a Dortmund il 4 aprile 1944 e venne inumato nel Cimitero di Dortmund. Su ordine del Commissariato generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (Ministero della Difesa) venne poi esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen). Posizione tombale: riquadro K / fila 1 / tomba 1, dove si trova tutt’ora.

Antonio Donati è sepolto ad Amburgo

Antonio Donati era un Brigadiere della Guardia di Finanza che dopo l’8 settembre 1943 fu fatto prigioniero dai tedeschi ed internato in Germania dove morì per malattia nell’ottobre del 1944. Nel dopoguerra i famigliari intrapresero delle ricerche per riuscire a sapere quale fosse stata la sorte del loro caro, riuscendo ad individuare il luogo di sepoltura nel Cimitero militare italiano di Amburgo.
La vedova di Antonio Donati cercò in ogni maniera di riportare a casa le Spoglie mortali del marito (l’ultima richiesta è del 1992). Ciò non fu mai possibile a causa dell’assurda legge che vietava il rientro in Italia delle Spoglie dei Caduti (nel 1999 la legge sarebbe stata modificata permettendo i rimpatri dai cimiteri militari italiani).
Antonio riposa tutt’ora ad Amburgo.


Buongiorno sono il nipote di un disperso in guerra e sepolto nel Cimitero di Ojendorf ad Amburgo. Vorrei alcuni consigli, se possibile, su come organizzarmi per andare. Per fortuna che sono riuscito a trovare la documentazione che aveva mia nonna dove è segnata la posizione della tomba. Mio nonno si chiamava Donati Antonio, era nato il 24 novembre 1908 a Riparbella, in provincia di Pisa, ed è morto l’11 ottobre del 1944.
Ringrazio anticipatamente. Antonio Iacopi


Caro Antonio,
questi sono i dati che ho archiviato:

Donati Antonio di Clarino (?), nato il 24 novembre 1908 a Riparbella (Pisa). Brigadiere della Guardia di Finanza – 3° Battaglione – 1a Compagnia – Sezione A. Fatto prigioniero dai tedeschi in Albania dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania. Morto a Schmedenstedt (Peine – Bassa Sassonia) l’11 ottobre 1944. Causa della morte: malattia (tubercolosi). Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Schmedenstedt. Esumato e traslato nella seconda metà degli anni ’50 nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 1 / fila S / tomba 44. Note: chi richiese informazioni sulla sorte del Donati in Vaticano nel 1943 fu tale Donati Angiolina di Riparbella (Pisa). Chi comunicò le informazioni sulla morte al rientro in Italia (Ufficio Informazioni del Centro Assistenza Rimpatriati – C.A.R. – di Bolzano) fu tale Grenchi Ivo (presumo si tratti di Gronchi e non Grenchi) di Imola (Bologna). Visto il luogo di morte, sicuramente venne internato in uno degli Stalag del Distretto militare n° XI. Gli Stalag di questo distretto militare erano: Fallingbostel, Bergen-Belsen e Altengrabow.

Ti allego uno stralcio di un mio libro dove troverai tutte le indicazioni sul Cimitero di Amburgo con la planimetria per individuare più facilmente il luogo di sepoltura di tuo nonno (per comodità ti allego anche la planimetria in formato fotografico – il riquadro 1 è quello appena entrati sulla sinistra).

Roberto Zamboni


Archivio Segreto Vaticano – Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra
Archivio di Stato di Bolzano (1)
Archivio di Stato di Bolzano (2)

Richiesta verbale di irreperibilità (1946)
Dichiarazione sepoltura (1973)
Riduzione biglietti di viaggio per visita ai cimiteri di guerra (1973)
Richiesta rimpatrio
Richiesta rimpatrio (1992)

Il veneziano Francesco Buscato tra i sepolti a Mauthausen

Buongiorno sono una pronipote del soldato Buscato Francesco nato il 22/05/14 a Noventa di Piave. Deceduto ad Haid Ansfelden il 18/5/45. È sepolto presso il cimitero italiano di Mathausen fila 7 tomba 770. Siamo passati a trovarlo una settimana fa e abbiamo visto che il nome è ben nitido rispetto ad altre tombe vicine. Secondo lei perché? Ho visto in internet che molti in quel periodo sono morti ad Haid Ansfelden secondo Lei c’era un ospedale militare? Come potrei sapere se il nostro parente è stato imprigionato in un campo di lavoro o altro? RingraziandoLa per il cortese aiuto invio cordiali saluti. Sara Buscato


Cara Sara,
l’Ospedale di Ansfelden/Haid era presumibilmente l’ospedale dove venivano ricoverati i militari (ammalati o feriti per incidenti sul lavoro) internati dello Stalag 398 di Pupping, visto che ho riscontrato altri militari italiani internati nello Stalag 398 e morti nell’Ospedale di Ansfelden/Haid.
Da quanto si può stabilire (questa una mia ricostruzione in base ai dati e ai documenti che ti ho inviato), il tuo parente è stato imprigionato a Pupping dal settembre 1943, liberato ai primi di maggio del 1945 (Mauthausen, che si trova a 50 km da Pupping è stato liberato il 5 maggio 1945, quindi in quei giorni è stato liberato anche lo Stalag 398) per poi essere ricoverato all’Ospedale di Ansfelden perché ammalato (vista la causa di morte riportata nel documento del Vaticano – insufficienza cardiaca). Sempre secondo il documento del Vaticano, il medico che ha riferito della sua morte e della sepoltura era italiano (Dottor Mazzoni Giuseppe – Via Sassetti, 14 – Roma).

Questi sono i dati che ho archiviato sul tuo parente:

Buscato Francesco di Angelo, nato il 22 maggio 1914 a Noventa di Piave (Venezia). Soldato del 25° Reggimento di Fanteria / 1° Battaglione / 3a Compagnia. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato nello Stalag 398 di Pupping (Distretto militare N° XVII – Alta Austria). Morto per insufficienza cardiaca presso l’ospedale 398 di Ansfelden/Haid (ex Reserve Lazarett per prigionieri di guerra – Alta Austria) il 18 maggio 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero di Haid Ansfelden alla posizione tombale fila 4 – tomba 51. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano di Mauthausen (Alta Austria). Posizione tombale: fila 7 – croce 62 – tomba 770. Notizie sulla prima sepoltura avute dal Medico Dott. Mazzoni Giuseppe – Via Sassetti, 14 – Roma e da un infermiere dell’Ospedale 398 di Haid.

Registro sepolture CMI Mauthausen


 

Archivio Segreto Vaticano – Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra

 

Archivio Segreto Vaticano – Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra

I nomi su molte croci sono stati ridipinti di recente da un gruppo di giovani volontari austriaci di una associazione di Veterani.


 

Sergio sulla tomba di papà a Mauthausen

Buongiorno, ringraziando anticipatamente, Le chiedo se é a conoscenza della posizione tombale nel cimitero di Meuthausen di mio padre Petronici Arnaldo deportato nel 1944 e deceduto nel campo di Wien Florisdorf.
Grazie.
Sergio Petronici
Savona.


Caro Sergio,
questi sono i dati che ho archiviato sul tuo papà:

Petronici Arnaldo di Biagio, nato il 15 giugno 1905 a Campiglia Marittima (Livorno). Sposato con Gemma De Benedetti, nata a Savona il 29 dicembre 1906 e residente negli anni ’60 a Savona in Via Priocco, 5. Arrestato a Savona. Deportato a Mauthausen, con altri 562 prigionieri, su un convoglio partito da Bergamo il 16 marzo 1944 (il convoglio si forma effettivamente a Bergamo, ma 245 deportati provengono da Torino, 157 da Milano, 34 da Genova e Savona. I restanti 127 da varie zone della Lombardia. Il convoglio passa per Verona, Tarvisio e Villach). Arrivato il 20 marzo 1944. Matricola 59058. Classificato come deportato per motivi precauzionali (SCH – Schutzhäftlinge). Mestiere dichiarato all’atto dell’immatricolazione nel lager: installatore. Trasferito a Gusen (sottocampo di Mauthausen). Trasferito a Schwechat-Floridsdorf (sottocampo di Mauthausen). Trasferito a Mauthausen. Trasferito a Floridsdorf. Morto a Vienna (Wien-Floridsdorf) il 3 febbraio 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero centrale di Vienna / Riquadro Internazionale. Esumato dal Ministero della Difesa (Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra) nella seconda metà degli anni ’50 e traslato nel Cimitero militare italiano di Mauthausen. Posizione tombale: fila 13 – croce 18 – tomba n° 1123.

Nel registro delle sepolture (allegato) risulta la dicitura “3 name”. Ciò significa che in quella sepoltura dovrebbero esserci quattro Caduti.


Grazie Roberto mi sei di grande aiuto, pensa che io sono andato 2 volte a Mauthausen e ho cercato di informarmi presso il museo del campo ma l’unica cosa che ho saputo è stata la data di trasferimento da Mauthausen a Vienna Florisdorf (non so se si scrive così), poi sono andato a Florisdorf nel cimitero locale e in comune, ma non sono riuscito a sapere altro. Una mia amica un questi giorni ha fatto una ricerca più approfondita e sono venuto a sapere del Tuo archivio.
Grazie Grazie ancora per il Tuo lavoro.
Saluti Fraterni.
Sergio Petronici

Registro decessi a Mauthausen
Particolare registro decessi con il nome del Petronici

Ciao Roberto,
ti ringrazio di cuore per tutta la documentazione che mi hai inviato, soprattutto la foto della croce dove è sepolto mio papà. Ci ha commosso tutti in famiglia.
Ho notato che i nomi, già alcuni anni fa, non si leggevano nitidamente. Pensavo, se i nomi sulla pietra sono incisi, di chiedere se è possibile ripassarli, ma non so come potrei fare. Occorrono permessi, secondo te? Capisco che questa non è la cosa più importante, ma dato che abbiamo intenzione di fare il viaggio mi piacerebbe sistemarla un pochino. Ti ringrazio ancora sentitamente, mi hai fatto una grande sorpresa!!
Ciao. A presto
Sergio Petronici

Abbiamo ritoccato I nomi della croce 1123 a Mauthausen. Ti allego foto. Grazie Roberto.
Sergio Petronici

fila 13 – croce 18 – tomba n° 1123

 

Per i Caduti sepolti a Mauthausen si veda questo link

Anna cerca notizie sui compagni di prigionia del nonno

Anna cerca notizie su chiunque avesse condiviso la prigionia con suo nonno ed in particolare su un compagno crotonese (si veda link a fondo pagina)


“Gentile Roberto Zamboni, Buongiorno.

Mi presento: sono Anna Minnucci, una studentessa di 21 anni. 
Le scrivo perché sono venuta a conoscenza del sito che gestisce e del bel lavoro che fa, e, sebbene si occupi prettamente di caduti, ho visto che ha iniziato questo percorso cercando un suo parente caduto a Flossenburg. 
Le vorrei dunque chiedere consiglio su come muovermi, visto che sto intraprendendo la stessa iniziativa, alla ricerca di informazioni su mio nonno, che fu deportato all’Isola di Sylt (sebbene, da alcune ricerche che ho fatto, emerge che fosse soltanto un bunker militare), e, dalle frammentarie informazioni recepite dai miei familiari, probabilmente anche ad Auschwitz, riuscendo però a fuggire per diverse fortune che ebbe.
Il suo nome era Ubaldo Minnucci, era di Alatri (FR), dove è deceduto pacificamente nel 2006. 
Nell’attesa di un suo gentile riscontro, Anticipatamente la ringrazio. 
Un cordiale saluto”
UBALDO MINNUCCI

Pubblico il foglio matricolare del nonno di Anna (con una trascrizione per facilitarne la lettura) ed una scheda di ricerca dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra

  1. ESERCITO ITALIANO

CENTRO LEVA E RECLUTAMENTO 3° ZONA AEREA TERRITORIALE

Foglio matricolare e caratteristico

di…….Minnucci Ubaldo

nato il 7 Febbraio 1921 ad ALATRI (Frosinone), di religione CATTOLICA

  1. di matricola 21997 del Distretto di FROSINONE (85) Classe 1921

CAMPAGNE

AZIONI DI MERITO, DECORAZIONI, ENCOMI, FERITE, LESIONI, FRATTURE, MUTILAZIONI DI GUERRA OD IN SERVIZIO

È ammesso a godere di tutti i benefici previsti per i combattenti della seconda guerra mondiale per essere stato tenuto in stato di cattività in territorio germanico (e controllato dalle FF.AA. Tedesche) dal 7 Settembre 1943 all’8 Maggio 1945.

Autorizzato a fregiarsi del distintivo della “Guerra 1940-1945” di cui al supplemento al Foglio d’Ordini Ministeriale N.S. dell’1/12/41 e ad applicare sul nastrino n. Tre stellette

MATRICOLA                        Minnucci Ubaldo

  1. 21997 del Distretto di Frosinone (85)

Residenza all’atto dell’arruolamento: Alatri

Via Melegranate, 56

ARRUOLAMENTO, SERVIZI, PROMOZIONI

ED ALTRE VARIAZIONI MATRICOLARI

Soldato di leva classe 1921 Distretto Militare di Frosinone e lasciato in congedo illimitato. 29 Maggio 1940
Giunto alle armi ed assegnato in qualità di Aviere nella Regia Aeronautica al

Centro di Affluenza di Ciampino Sud del Centro Leva e Reclutamento della 3° Zona Aerea Territoriale

29 Maggio

1941

Tale Mobilitato in territorio dichiarato in stato di guerra e zona di operazioni…………………………45 30 Maggio

1941

TIMBRO PADOVA Tale nel Centro Istruzione Reclute di (Fiera Campionaria)

(Centro L.R. della 2° Zat.)

30 Maggio

1941

Ricoverato all’ospedale militare di Padova per malattia 8 Giugno

1941

Cessa di essere mobilitato e di trovarsi in territorio dichiarato in stato di guerra e di operazione 11 Giugno 1941
Stando ricoverato all’ospedale militare di Padova viene trasferito al R. Aeroporto di Padova 18 Luglio

1941

Dimesso dal luogo di cura ed inviato in licenza di convalescenza di gg. 20 (venti) 3 Agosto

1941

Rientra dalla convalescenza 23 Agosto 1941
Trattenuto alle armi per esigenze di carattere eccezionale a mente del R.D. 17 Agosto 1939 (Dispaccio n. 559680 in data 18 Novembre 1942 D.G.P.M.)

 

30 Novembre

1942

Corrispostagli dall’Ufficio Amministrativo R. Aeroporto Padova con ordine di pagamento N° 3420 in data 10-9-1942 la somma lorda di lire 223 quale importo di n° 22 giorni di Licenza non usufruiti nell’anno dal 29 Maggio 1941 al 17 Giugno 1942 (Circolare Gabaereo n. 45565 o 45365 (?) del 19-6-1941) 10 Settembre 1942
Tale mobilitata in territorio dichiarato in stato di guerra o zona di operazioni 23 Agosto 1941
Catturato dalle Forze Armate Tedesche e trattenuto in stato di cattività in territorio germanico 8 Settembre 1943
Rientrato in territorio nazionale 22 Agosto 1945
Presentatosi al C.A.R. di Roma 22 Agosto 1945
Inviato in licenza speciale di rimpatrio di gg. 60 con assegni 22 Agosto 1945
Inviato in licenza illimitata senza assegni in attesa di disposizioni Ministeriali 22 Ottobre 1945
Collocato in congedo illimitato in base alla circolare ministeriale n.2/DPM/42140/49 del 22/11/1945 22 Novembre 1945
RESTITUITO nei ruoli matricolari dell’Esercito Italiano (Distretto Militare di Frosinone) ai sensi della Circolare Ministero della Difesa Aeronautica – Dir. Gen. Pers. Mil. SOUELE (?)

5. Divisione Leva e Matricola n° 5 seg./1190-in data 5 maggio 1947

13 Febbraio

1947

Parificato a Orvieto, lì 13-2-1951 13 Febbraio 1951

Il Capo ufficio (CAP.A.A. r.s.  A. Tonini)

DATI E CONTRASSEGNI PERSONALI

COGNIZIONI SPECIALI, MATRIMONI E VEDOVANZE

Figlio di………………. Giuseppe

E di…………………  Capone Ausilia

Di religione…………  Cattolica

Nato il……………… 7-2-1921

a………………………Alatri

Provincia di…………. Frosinone

Statura m. ………….. 1,69 – Torace m. 0,94

Capelli colore……… Neri – Forma…… Ond.

Viso…………………….. Tondo

Naso……………….…… Reg.

Mento…………………. Ovale

Occhi…………………… Cast.

Sopracciglia…………. Nere

Fronte…………………. Reg.

Colorito………………. Roseo

Bocca………………….. Reg.

Dentatura……………. Guasta

Segni Particolari……//////

Arte o professione… Sarto

Se sa leggere…. Si – Scrivere…. Si

Titoli di Studio……….. 5° Elementare

Cognizioni extra professionali…..//////

Inscritto di Leva del Comune di…. Alatri

Provincia di……………Frosinone

Ammogliato con……..////// il…. //////

Con autorizzazione….//////

Rimasto vedovo il……//////

RESIDENZA ELETTA ALL’ATTO DELL’INVIO IN CONGEDO

E SUCCESSIVI CAMBIAMENTI

Via Mele Granate 53 Alatri (Frosinone)

Note ai lati: 3420      Sarto, 5° Elementare, Bersaglieri, Fanteria, Danneggiati (? simile)


 

Scheda di ricerca dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra

Appello sul quotidiano “il Crotonese”

https://www.ilcrotonese.it/cerco-un-crotonese-imprigionato-dai-tedeschi-con-mio-nonno/

 

 

Caduti italiani in Alabama (USA)

 

… non ha importanza quale fosse la loro divisa, quale religione professassero o quali idee politiche avessero, quando penso a loro, riesco a vedere solo le loro madri …

Nel 1943, 50.000 militari italiani vennero fatti prigionieri dagli alleati durante le operazioni belliche svoltesi in Tunisia ed in Sicilia e trasferiti in campi di concentramento negli Stati Uniti.

I campi di concentramento furono costruiti o in basi militari esistenti o in siti distanti dalle principali città e centri industriali.

Tra il 1943 e il 1946, oltre 3.500 soldati tedeschi e italiani furono internati a Fort McClellan, nella contea di Calhoun, nell’Alabama nord-orientale.

Negli Stati Uniti persero la vita in prigionia 165 italiani e vennero sepolti in cimiteri delle Forze Armate USA, realizzati nell’area dei Presidi (Forti) Militari.

Tre di questi italiani furono sepolti nel Cimitero per prigionieri di guerra di Fort McClellan.

Questi i loro nomi:

IACOBONI Giuseppe, nato il 12 dicembre 1892 a Rieti. Capitano. Morto il 4 marzo 1944 a Fort McClellan (Alabama – USA). Sepolto nel Cimitero commemorativo tedesco e italiano di Fort McClellan (Alabama). Posizione tombale: settore 7 – tomba 3.

SPERA Rosario, nato il 27 maggio 1910 a Belmonte Mezzagno (Palermo). Morto il 24 agosto 1943 a Fort McClellan (Alabama – USA). Sepolto nel Cimitero commemorativo tedesco e italiano di Fort McClellan (Alabama). Posizione tombale: settore 7 – tomba 4.

VERNACCHIO Vincenzo, nato il 3 settembre 1920 a Nusco (Avellino). Morto il 17 febbraio 1944 a Fort McClellan (Alabama – USA). Sepolto nel Cimitero commemorativo tedesco e italiano di Fort McClellan (Alabama). Posizione tombale: settore 7 – tomba 2.


 

Elenco sepolture Cimitero McClellan


Video segnalato dall’amica Dolores Mihelić Malbašić

Vito Todisco è sepolto ad Amburgo

Buongiorno. Dalle tue ricerche ho saputo almeno la data e dove si trova sepolto mio nonno. Se fosse possibile avere altre informazioni, o come potrei fare per averle, le sarei tanto grata. Mio nonno si chiamava Todisco Vito nato a Trevico.

Laura Tudisco


Ciao. Questi sono i dati che ho raccolto su tuo nonno Vito:

Todisco Vito, nato il 19 marzo 1912 a Trevico (Avellino). Soldato del 74° Reggimento di Fanteria. Matricola militare 30635(50). Fatto prigioniero dai tedeschi il 9 settembre 1943 ed internato in Germania. Morto il 18 gennaio 1945. Causa della morte: bombardamento aereo. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Bottrop-Kirchhellen. Esumato e traslato dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (Ministero della Difesa) nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 4 / fila Y / tomba 32.


Grazie mille e complimenti per il grande lavoro che ha fatto sino ad oggi… Dio mio mi vengono i brividi… e peccato che mio papà sia morto… e non abbia potuto mai sapere dove era sepolto suo padre… suo grande rammarico. Non lo ha neanche conosciuto…

Laura

Dalla Sicilia a Berlino sulla tomba dello zio

Roberto buon giorno. Ti volevo ringraziare e dirti che anche io sono riuscito a trovare il cimitero dove è sepolto mio zio, fratello di mia mamma, Falzone Vincenzo, qualche giorno fa a Berlino. Grazie di cuore.
Giuseppe Nanfara


Falzone Vincenzo, nato il 26 aprile 1923 a Delia (Caltanissetta). Soldato del 205° Battaglione Genio. Fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte greco dopo l’8 settembre 1943 ed internato in germania nello Stalag III B di Fürstenberg. Trasferito allo Stalag III D di Berlino. Morto il 24 febbraio 1944 a Neukölln (quartiere di Berlino). Inumato in prima sepoltura nel Cimitero di Döberitz Elsgrund. Esumato e traslato da Onorcaduti nel Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Friedhof Zehlendorf). Posizione tombale: riquadro 4 / fila 4 / numero 5 / tomba 1112.

Vincenzo Falzone
Tomba nel Cimitero Militare Italiano d’Onore di Berlino

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Giuseppe Costantini tra i Caduti sepolti a Francoforte

“Ciao, complimenti per il tuo lavoro, abbiamo ritrovato oggi il fratello di mio nonno disperso in guerra che ora giace a Francoforte e ci organizzeremo per andare. Ho visto delle foto con dei resti ma è possibile rimpatriarli? Siamo scossi ed emozionati, la mia bisnonna ha atteso per anni il suo ritorno e non ha mai saputo dove fosse. Giorgia”


“Cara Giorgia, questi i dati che ho archiviato sul tuo parente:

Costantini Giuseppe, nato il 3 settembre 1922 a Castel Frentano (Chieti) – in altri documenti risulta essere nato a Roma. Marò. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag XII D di Treviri (Trier). Trasferito allo Stalag XII F di Freinsheim. Morto per polmonite a Neunkirchen il 14 marzo 1944 (in altri documenti risulta essere deceduto nel dicembre 1943). Inumato in prima sepoltura nel Cimitero principale di Neunkirchen/Saar. Nella seconda metà degli anni ’50 venne esumato e traslato dal Ministero della Difesa nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen) dove si trova tuttora, alla posizione tombale: riquadro K / fila 2 / tomba 24.

Tra le schede di ricerca dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra (Archivio Segreto Vaticano) ne ho trovate due che si riferiscono al Costantini Giuseppe che stai cercando. Il nome compare nell’elenco 743: elenco spedito da Bolzano nel mese di agosto e giunto il 10 settembre 1945 relativo a circa 1000 deportati in Germania deceduti, malati o in attesa di rimpatrio, suddiviso per provincia di appartenenza e trasmesso al vicariato di Roma dal Comitato di assistenza ai rimpatriati e nell’elenco 304/E: elenco di 3464 prigionieri civili e militari internati in Germania, compilato in base alla corrispondenza originale trasmessa all’Ufficio Informazioni dalla Croce Rossa internazionale.

Inoltre ho trovato una dichiarazione fatta da un superstite sulla sorte del Costantini (attualmente depositata presso l’Archivio di Stato di Bolzano) – (vedi allegato).

Ti allego anche la foto della tomba.

Roberto Zamboni


 

Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra (Archivio Segreto Vaticano)

costantini giuseppe archivio bolzano
Elenco testimonianze al rientro dall’internamento (Archivio di Stato di Bolzano)
Tomba di Costantini Giuseppe nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno

Questo ragazzo nella foto era il fratello di mio nonno, Giuseppe, detto Peppe o Peppino perché era il più piccolo di 4 fratelli. Peppino partì per la guerra appena 20enne e non tornò mai più. Negli anni la famiglia non seppe mai dove fosse, non ricevette notizie né ebbe una tomba su cui piangere. Nei racconti di mio nonno ricordo ancora la commozione di chi non si è rassegnato mai alla scomparsa di un fratello, partito e non tornato.
Quando ero piccola, nei racconti, era “lo zio morto in guerra” di cui erano rimaste solo molte foto in bianco e nero tra gli album dei miei nonni. Personalmente non ho mai pensato di avviare ricerche in internet: l’ho sempre creduto disperso e quindi impossibile da ritrovare. Così per me “scomparso” significava davvero “mai più ritrovato” e per questo non ho neanche mai provato a cercare.
La settimana scorsa però, tra le tovaglie di casa, è inspiegabilmente apparsa una cartolina da lui inviata nel febbraio del ’44 dal campo di lavoro XII F in Germania.
Per curiosità abbiamo iniziato delle ricerche in internet sui campi di lavoro ma mai avrei potuto immaginare che dopo 75 anni sarei riuscita a ritrovare mio zio!
Grazie all’impegno di Roberto Zamboni e della sua pagina Dimenticati di Stato dell’esistenza dell’albo IMI caduti alboimicaduti ( per info sugli IMI leggete qui) La resistenza dei militari italiani nei lager imi

abbiamo scoperto le tappe della deportazione di nostro zio, fino a sapere che è sepolto nel cimitero militare italiano d’onore a Francoforte, in Germania.

Non riesco a spiegare l’emozione che ho provato in quel momento e al contempo il grande dispiacere di non aver saputo prima. Soprattutto ho pensato a mio nonno, a quanto sarebbe stato più sereno se solo avesse potuto sapere dove fosse suo fratello, dignitosamente sepolto, mentre gli anni continuavano a passare senza che le risposte arrivassero.
Nessuno lo ha più cercato e invece, mentre una famiglia piangeva un giovane figlio scomparso, lui stesso aveva ricevuto una degna sepoltura così lontano da casa ( nelle storie tramandate si diceva fosse morto in Russia o in Germania).
Scrivo questo post chiedendo ai miei contatti di condividere per consentire di far conoscere questa storia alle famiglie che stanno ancora cercando i loro cari scomparsi in guerra. Lo scrivo anche per coloro che hanno rinunciato a cercare, convinti che gli “scomparsi” non siano presenti in alcun archivio ufficiale.
Mi piace pensare che mio zio abbia voluto farsi ritrovare dopo 75 anni e senz’altro presto andremo a rendergli omaggio.

Giorgia

Rintracciati in Francia i parenti del veronese Bruno Arcole

Buongiorno,
Grazie al Suo sito internet ho trovato il luogo di sepoltura di mio zio Bruno dopo 75 anni di ricerche.

Lui era nato in Italia e viveva in Francia quando è partito per la guerra.
È nell’elenco dei soldati sepolti a Francoforte sul Meno. […]

Grazie

Maggy Triqueneaux


Cara Maggy,
tuo zio si trova attualmente sepolto nel Cimitero militare Italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen) in Germania. I suoi resti mortali sono stati esumati dal cimitero di Aulenbach dal Ministero della Difesa italiano nella seconda metà degli anni ’50 e sepolti nel Cimitero militare Italiano d’onore di Francoforte sul Meno. Non sono in fossa comune ma in una tomba singola.

Questi sono i dati che ho di tuo zio:

Arcole Bruno, nato il 15 agosto 1920 a Soave (Verona). Soldato del 4° Reggimento Artiglieria Contraerea. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania. Morto il 25 febbraio 1945. Inumato in prima sepoltura nel cimitero del lager ad Aulenbach (ora villaggio abbandonato nell’area urbana di Baumholder, distretto di Birkenfeld, Renania-Palatinato). Esumato e traslato nella seconda metà degli anni ’50 nel Cimitero militare Italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen) alla posizione tombale riquadro H, fila 2, tomba 20.

La tomba di Bruno Arcole a Francoforte sul Meno

1943 / 1945 – Anni frantumati

Ricostruzione di Ludovica Sestilli


Fin da piccola ho conosciuto la storia della famiglia di mio padre.
La madre, nonna Sarah, era ebrea, e come lei tutta la numerosa famiglia che viveva in varie regioni italiane, ma anche all’estero.
Da questa “colpa” stigmatizzata dalle leggi razziali, frutto di un’ideologia folle (e non, come erroneamente molti sono portati a credere, messa in piedi da un pazzo, accecato dall’odio per cui gli ebrei erano non una razza inferiore, ma una “non razza”) ebbero origine tutte le vicissitudini che mi appresto a raccontare, essendo riuscita nel tempo a riunire i pezzi di questo puzzle, che si iscrive in quella immensa tragedia che è la Shoah.

Gian Franco Sestilli, vittima delle leggi razziali, estromesso dalla scuola così come la sorella, Gemma (detta Mimmi)

Mio padre, con la sorella e con i genitori, abitavano ad Ancona, dopo la promulgazione delle leggi razziali furono estromessi dalla scuola e braccati dalle SS che cercavano la loro madre, nonna Sarah.
Il racconto che segue è tratto da alcuni spezzoni di un testo della stessa zia Mimmi (Gemma Sestilli), quindi sono le sue parole che ho estrapolato, lo dico per amore di chiarezza e per non appropriarmi di cose non scritte da me direttamente.
La zia Mimmi raccontava: “Se qualcuno mi avesse detto che in quella bella casa nel centro di Ancona, dove ricevevamo parenti, amici e compagni di scuola (io avevo 17 anni, mio fratello 15) non avremmo mai più vissuto, non gli avrei creduto. Invece fu così”.
Vissero così molti mesi in fuga, prima a Sirolo, poi in una soffitta a Fermo.
Un giorno al bar l’altoparlante della radio a massimo volume, diede notizia dell’Armistizio. Si tornava a casa! La vita poteva ricominciare!
L’illusione durò poco: le ultime parole di Badoglio furono una doccia fredda: “La guerra continua”.
Si dovettero rendere conto che i tedeschi erano in casa, non più alleati ma intrisi di odio, pretendendo che le loro leggi, ideologie e sistemi fossero validi anche per loro, mentre la concezione dell’antisemitismo, e la legge di Norimberga ricadevano sulla loro testa.
Per non far cadere la famiglia nell’apatia e combattere lo sconforto, mia nonna che era la forza della famiglia, mentre mio nonno (non ebreo, anzi ateo) era caduto in piena depressione, portò dalla casa rastrellata qualche libro dell’enciclopedia, gli scacchi e le carte da gioco, per tenere il cervello impegnato e fare a gara a chi imparava più voci dell’enciclopedia.

Sarah Gnagnatti, ritratta ad Ancona sul Monte Conero con il cane Bry

Una sera, mentre stavano giocando a carte, si udì un colpo alla porta dell’albergo dove soggiornavano e il cameriere chiamò mia nonna Sarah dicendo che un giovane stava cercando proprio lei.
Ebbe una breve conversazione con quel ragazzo, che le consegnò qualcosa e se ne andò.
Mia nonna con fare veloce disse: “Buonanotte sono stanca”.
Nel frattempo, zia era rimasta al tavolo dove stavano giocando a carte con una contessa, simpatizzante nazifascista, che quindi andava assolutamente trattenuta per non farle intuire nulla, mentre mio nonno raggiunse la moglie.
Zia e papà salirono dopo poco e trovarono l’armadio svuotato, borse aperte sui letti, ma soprattutto lunghe e larghe cinture di tela bianca, cucite con grande inventiva e destrezza, piene di banconote.
Quel giovane era il garzone del loro parrucchiere ad Ancona che, sfidando il coprifuoco, era venuto a consegnarle un biglietto inviatole da una zia di Ancona sul quale era scritto: “Il medico dice che l’aria di Fermo fa molto male ai bambini”.
Compreso il messaggio, nonna decise che non sarebbero rimasti un minuto di più.
Era l’ottobre 1943 e riuscirono a fuggire grazie ad un compiacente autista che in un pagliaio nascondeva una Balilla.
Dopo mezz’ora le SS erano sotto casa.
Solo anni dopo, tornando in quella stanza, seppero che i tedeschi erano arrivati a loro grazie alla delazione del figlio di un gerarca fascista.
Arrivarono tra mille peripezie a Porto Recanati dove trovarono rifugio presso la casa di un amico di mio nonno, che nemmeno sapeva nonna fosse ebrea.
Per tutto il periodo della loro permanenza s’inventarono di essere profughi di Rimini e per mia nonna fu deciso (da nonno) che si sarebbe chiamata Maria. In questo modo riuscirono a salvarsi dalla deportazione.
Mio padre rimase talmente traumatizzato da ciò che visse durante la guerra che il solo sentire parlare in tedesco lo faceva finire nel panico. Come molto spesso accade, riuscì a superare le sue paure affrontandole in una strana maniera, cioè mettendosi a studiare proprio il tedesco. Lo imparò talmente bene che, durante una riunione a Francoforte qualcuno gli disse che per essere tedesco parlava molto bene l’italiano!

Il caposaldo della famiglia, la mia bisnonna Gina Coen Piazza (dei Piazza di Livorno) con i quattro figli: (da sinistra) zio Ugo, nonna Sarah, zio Enrico e zia Aurora

Trevigiani sepolti a Berlino

Ricevo e pubblico

“Carissimo Zamboni, ho già avuto modo di scriverle e mandarle del materiale, sulle mie ricerche sugli IMI. Il giorno 5 giugno mi trovavo a Berlino e ho voluto visitare il Cimitero Militare Italiano d’Onore.
Come lei sa, il luogo si trova nella periferia e ho avuto modo con l’elenco dei Caduti della Provincia di Treviso di fotografare tutte le tombe con tutti i nomi.

[…]

Devo dire che il luogo è tenuto bene, anche se all’ingresso non c’è una presenza fissa ma solo a richiesta al Consolato Italiano. Io avendo l’elenco tratto dal Suo Sito non ho avuto difficoltà. Distinti Saluti

Baratto Pietro”


CADUTI DELLA PROVINCIA DI TREVISO SEPOLTI NEL CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE DI BERLINO


ASOLO

SIBILLIN BRUNO, NATO IL 12 OTTOBRE 1923 AD ASOLO (TREVISO) – SOLDATO – DECEDUTO A STEGLITZ (QUARTIERE DI BERLINO) IL 31 AGOSTO 1944 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 2 – FILA 9 – NUMERO 8 – TOMBA 459. FONTI: 1A, 9BROTTO MARCO, NATO IL 18 OTTOBRE 1907 A BORSO DEL GRAPPA (TREVISO) – SOLDATO – DECEDUTO IL 23 APRILE 1945 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 1 – FILA 10 – NUMERO 15 – TOMBA 193. FONTI: 1A, 9


BORSO DEL GRAPPA

BROTTO MARCO, NATO IL 18 OTTOBRE 1907 A BORSO DEL GRAPPA (TREVISO) – SOLDATO – DECEDUTO IL 23 APRILE 1945 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 1 – FILA 10 – NUMERO 15 – TOMBA 193. FONTI: 1A, 9


CARANO SAN MARCO

BANDIERA LINO, NATO IL 7 SETTEMBRE 1924 A CAERANO DI SAN MARCO (TREVISO) – SOLDATO – DECEDUTO IL 18 AGOSTO 1944 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 3 – FILA 1 – NUMERO 20 – TOMBA 621. FONTI: 1A, 9

 


CASTELFRANCO VENETO

SIMIONI GAETANO, NATO IL 21 GIUGNO 1912 A CASTELFRANCO VENETO (TREVISO) – CAPORALE – DECEDUTO IL 5 FEBBRAIO 1944 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 4 – FILA 2 – NUMERO 14 – TOMBA 1081. FONTI: 1A, 9


CESSALTO

LORENZON VITTORIO EUGENIO, NATO IL 5 SETTEMBRE 1924 A CESSALTO (TREVISO) – SOLDATO – DECEDUTO IL 27 LUGLIO 1944 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 3 – FILA 11 – NUMERO 17 – TOMBA 866. FONTI: 1A, 9


CODOGNE’

TONELLO ANGELO, NATO IL 30 GENNAIO 1908 A CODOGNÈ (TREVISO) – SOLDATO – DECEDUTO IL 7 AGOSTO 1944 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 3 – FILA 11 – NUMERO 22 – TOMBA 871. FONTI: 1A, 9


CORDIGNANO

MUTTON LINO, NATO IL 17 OTTOBRE 1915 A CORDIGNANO (TREVISO) – DECEDUTO IL 9 MARZO 1945 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 2 – FILA 11 – NUMERO 21 – TOMBA 516. FONTI: 1A, 9


FARRA DI SOLIGO

PEDERIVA DIONISIO, NATO IL 28 GIUGNO 1921 A FARRA DI SOLIGO (TREVISO) – SOLDATO – DECEDUTO IL 28 MARZO 1945 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 1 – FILA 15 – NUMERO 4 – TOMBA 307. FONTI: 1A, 9


ISTRANA

CENDRON CLEMENTE, NATO IL 12 LUGLIO 1923 A ISTRANA (TREVISO) – SOLDATO – DECEDUTO IL 7 MAGGIO 1944 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 3 – FILA 14 – NUMERO 5 – TOMBA 923. FONTI: 1A, 9


MASERADA SUL PIAVE

MENEGAZZI RUGGERO, NATO IL 20 AGOSTO 1923 A MASERADA SUL PIAVE (TREVISO) – SOLDATO – DECEDUTO IL 7 MAGGIO 1944 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 3 – FILA 7 – NUMERO 4 – TOMBA 756. FONTI: 1A, 9


PIEVE DI SOLIGO

PADOIN GIOVANNI, NATO IL 28 SETTEMBRE 1913 A PIEVE DI SOLIGO (TREVISO) – SOLDATO – DECEDUTO IL 3 MARZO 1944 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 4 – FILA 6 – NUMERO 3 – TOMBA 1149. FONTI: 1A, 9


QUINTO DI TREVISO

SCABORRO O SCABORO PIETRO, NATO IL 24 GENNAIO 1910 A QUINTO DI TREVISO (TREVISO) – CAPORALE – DECEDUTO IL 2 FEBBRAIO 1944 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 4 – FILA 2 – NUMERO 3 – TOMBA 1070. FONTI: 1A, 9


RIESE PIO X

GAETAN CARLO LUIGI, NATO IL 30 SETTEMBRE 1916 A RIESE PIO X (TREVISO) – CAPORAL MAGGIORE – DECEDUTO L’11 APRILE 1944 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 4 – FILA 7 – NUMERO 15 – TOMBA 1180. FONTI: 1A, 9


SALGAREDA

BATTISTIOL LUIGI, NATO IL 7 APRILE 1903 A SALGAREDA (TREVISO) – DECEDUTO IL 6 AGOSTO 1947 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 2 – FILA 12 – NUMERO 7 – TOMBA 524. FONTI: 1A, 9


SERNAGLIA DELLA BATTAGLIA

ZAMBON SANTE, NATO IL 16 GIUGNO 1924 A SERNAGLIA DELLA BATTAGLIA (TREVISO) – SOLDATO – DECEDUTO IL 23 APRILE 1945 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 1 – FILA 9 – NUMERO 14 – TOMBA 167. FONTI: 1A, 9


TREVISO

ANZANELLO GIACOMO PIETRO, NATO IL 29 GIUGNO 1924 A TREVISO – SOLDATO – DECEDUTO IL 16 MAGGIO 1944 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 3 – FILA 6 – NUMERO 13 – TOMBA 739. FONTI: 1A, 9


CRESPAN VIRGINIO, NATO IL 23 MAGGIO 1898 A TREVISO – CIVILE – DECEDUTO IL 17 NOVEMBRE 1941 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 2 – FILA 2 – NUMERO 11 – TOMBA 349. FONTI: 1A, 9


VALDOBBIADENE

VETTORETTI BENIAMINO, NATO L’11 MAGGIO 1886 A VALDOBBIADENE (TREVISO) – CIVILE – DECEDUTO IL 13 MAGGIO 1942 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADR 2 – FILA 4 – NUMERO 1 – TOMBA 368. FONTI: 1A, 9


VEDELAGO

BANDIERA EMILIO, NATO IL 10 OTTOBRE 1924 A VEDELAGO (TREVISO) – SOLDATO DEL 38° REGGIMENTO DI FANTERIA / 7A COMPAGNIA RECLUTE / TORTONA (ALESSANDRIA) – PRIGIONIERO DEI TEDESCHI – INTERNATO NELLO STAMMLAGER III D / KOMMANDO 783 – MATRICOLA 106178 – DECEDUTO L’11 GENNAIO 1944 – SEPOLTO A BERLINO GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 3 – FILA 19 – NUMERO 11 – TOMBA 1038. FONTI: 1A, 9, 2B


 

VITTORIO VENETO

SEGAT GIUSEPPE, NATO L’8 NOVEMBRE 1888 A VITTORIO VENETO (TREVISO) – CIVILE – DECEDUTO L’8 GENNAIO 1942 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO 2 – FILA 3 – NUMERO 5 – TOMBA 357. FONTI: 1A, 9


ZERO BRANCO

BASSO GIOVANNI SANTE, NATO IL 3 OTTOBRE 1924 A ZERO BRANCO (TREVISO) – SOLDATO – DECEDUTO IL 7 MAGGIO 1944 – SEPOLTO A BERLINO (GERMANIA) – CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE RIQUADRO 3 – FILA 14 – NUMERO 11 – TOMBA 929. FONTI: 1A, 9


Berlino (Zehlendorf) – Cimitero militare italiano d’onore

Il Cimitero militare italiano d’onore di Berlino si trova nel quartiere Zehlendorf, all’interno del cimitero comunale «Waldfriedhof».
È stato realizzato nel triennio 1955-57 ed accoglie le spoglie di 1.166 Caduti italiani della 2a Guerra Mondiale.
Sui cippi dei Caduti identificati sono riportati: qualifica (soldato, marinaio, aviere, lavoratore civile ecc.), nome, cognome e anno di morte.
Per i non identificati è riportata la voce «ignoto» e in qualche caso la qualifica e l’anno di morte.
Gran parte dei Caduti sepolti sono soldati catturati dall’esercito tedesco dopo l’8 settembre e tradotti in Germania in prigionia. Ma vi sono an-che 22 donne e molti lavoratori civili deceduti a causa di bombarda-menti aerei, malattie e il brutale sfruttamento nel lavoro coatto.
Le sepolture nel Cimitero militare italiano ebbero inizio nel 1955 e proseguirono fino al 1957.
Il merito di questa pia opera va a Monsignor Luigi Fraccari che fu missionario a Berlino per 35 anni a partire dal 1944. L’inaugurazione del cimitero avvenne il 21 dicembre del 1958. Nel 1995 vi furono eseguiti lavori di riallineamento e ripristino delle tombe. Significativi lavori di ristrutturazione e abbellimento sono stati effettuati nel 2010(1).

Recapiti e orari del Zehlendorf Friedhof (Cimitero Zehlendorf)
Ingresso principale: Potsdamer Chaussee n. 79.
Ingresso secondario nei pressi del Cimitero militare italiano d’onore: Wasgensteig n. 30.
Il cimitero è aperto ai visitatori dalle ore 9.00 del mattino fino all’imbrunire.
Informazioni sulle tombe possono essere richieste all’amministrazione cimiteriale, che si trova presso l’ingresso di Wasgenteig, 30.
Per altre informazioni:
Ambasciata d’Italia (Cancelleria Consolare) Berlino Hildebrandstraße, 1 – D 10785 – Berlino – Tel +49-30-25440100 Fax +49-30-25440189 – E-mail: consolare.berlino@esteri.it
C.M.
Dati tratti da: «Ministero della Difesa, Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, Onorcaduti, Sacrari e cimiteri militari italiani all’estero

Rintracciati i parenti di un altro Caduto della strage di Treunbrietzen

Grazie alle ricerche di un nostro amico, dopo 74 anni è stato possibile mettere al corrente la famiglia di un altro Caduto di Treunbrietzen su quale sia stata la sorte del loro caro.

Si tratta di Benigni Angelo, nato il 10 luglio 1922 a Cupramontana (Ancona). Soldato del 1° Reggimento Nizza Cavalleria. Matricola 161613. Morto a Treunbrietzen il 23 aprile 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero italiano di Nichel (Italienischer Friedhof). Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) alla posizione tombale: riquadro 1, fila 8, numero 10, tomba 142.

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Ricevo e pubblico

“Buongiorno Signor Anastasio.
Come già detto al telefono, grazie al Signor Zamboni gestore del sito “Dimenticati di Stato” che ha raccolto una infinità di dati sui soldati italiani catturati dai tedeschi dopo l’ 8 settembre 1943 e morti nel lager tedeschi durante la prigionia, ho avuto l’opportunità, cercando dati di alcuni miei compaesani Falconaresi di incrociare i riferimenti di suo zio.
Qui di seguito le passo alcune informazioni relative al suo congiunto ma la invito vivamente di visitare il sito “Dimenticati di Stato” e soprattuto la pagina
https://dimenticatidistato.com/2018/07/20/i-caduti-delleccidio-di-treunbrietzen/.
L’associazione Dimenticati di Stato sta raccogliendo dati e fotografie dei nostri “ragazzi” caduti in Germania e sono sicuro che saranno felicissimi di poter avere un suo contatto diretto.
Prego notare alcune informazioni sulla tragica morte di suo zio.
Treuenbrietzen si trova a circa 70 chilometri da Berlino. Qui 160 soldati italiani furono rinchiusi per 20 mesi sorvegliati dai nazisti con il mitra puntato. Lavoravano per la Metawarren Fabrik, una grande fabbrica di materiale bellico che produceva pallottole per fucili. Dodici ore al giorno di fatica, un solo pasto alle sei di sera, una zuppa e 150 grammi di pane. Si lavavano ogni sei mesi, i vestiti cadevano a pezzi, la polmonite e la tubercolosi facevano le prime vittime. Nelle baracche, infatti, il freddo era terribile e, a volte, gli internati venivano svegliati di notte e costretti ad uscire con una temperatura di 10 gradi sotto zero per appelli di controllo, a volte a torso nudo perché non c’era nemmeno il tempo per ripararsi. I maltrattamenti erano programmati con rigore scientifico. Il lager ha la sigla 782/C e la contabilità nazista registra undici deceduti in prigionia, morti di stenti o di malattia. Poi c’è una vampata di speranza, forse saranno salvati. E’ il 21 aprile del 1945, sono le sei di sera quando si sente lo sferragliare di un mezzo corazzato nelle vicinanze del campo, è un carro armato sovietico. Il giovane russo che esce dalla torretta intimando la resa ai tedeschi viene falciato da una raffica, ma la reazione dei suoi compagni piega i tedeschi che si ritirano. Ai prigionieri viene chiesto di non muoversi dal campo perché la zona non è ancora sotto il controllo dell’Armata Rossa, ma il sollievo per una libertà imminente si fa strada. Accade però che un reparto tedesco in fuga irrompe nel campo. Centoventisette italiani, in gran parte giovani, sotto la minaccia dei fucili, sono costretti a marciare nella boscaglia fino a raggiungere un accampamento nazista mimetizzato.
Qui i prigionieri per più di mezz’ora assistono a conciliaboli affannosi tra ufficiali mentre la paura li attanaglia. Poi sono avviati ad una cava e qui comincia il massacro. I feriti agonizzanti vengono finiti con un colpo alla nuca, i cadaveri vengono sepolti sotto uno strato di sabbia. Tre sopravvissuti, scampati miracolosamente, salvati dai cadaveri dei compagni colpiti dai primi proiettili: Edo Magnalardo, Antonio Ceseri e Germano Cappelli emergono dalla carneficina con i vestiti inzuppati del sangue dei loro compagni. Sono venticinque i veneti vittime di questa esecuzione dettata dalla crudeltà e dalla situazione militare sempre più difficile per i tedeschi ormai circondati dalle pattuglie russe. L’episodio di questa immane ecatombe che travolse i militari italiani è particolarmente toccante proprio per la speranza di libertà che si era accesa e che lasciava presagire la fine di un incubo. Poi aveva prevalso la malasorte e la morte era arrivata in una cava mimetizzata dagli alberi della boscaglia.
Confermo quello che lei mi aveva detto al telefono che è stato un sacerdote a recuperare le salme e avvisare i familiari, si trattava di Monsignor Luigi Fraccari, di Verona, andato volontario in Germania per aiutare i soldati italiani prigionieri.

la salma di suo zio si trova Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 10 , tomba 142 .

Altri dati li può recuperare contattando “Onorocaduti” (c’è il sito web) del Ministero della Difesa, perchè mi sembra che sia possibile ottenere una medaglia al valore per gli IMI caduti in prigionia, di questo penso che le saprà dir meglio il Signor Zamboni di Dimenticati di Stato.

Rimango a sua disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti.

Cordiali saluti

Graziano Fiordelmondo

Battista Farina. Un altro bergamasco tra i caduti di Natzweier

Gentile Sig. Zamboni mi sono imbattuta in questo sito mentre cercavo notizie di un mio prozio disperso di guerra.
Ho già consultato tutti gli elenchi e non ho trovato traccia però vorrei sapere se lei riesce a darmi qualche informazione in più.
Posso solo dirle che si chiamava FARINA BATTISTA nato il 07/05/1916 a CALUSCO D’ADDA (BG) e dato per disperso il 30/09/1943.
Alcuni parenti dicono morto a Mauthausen ma non vi è nessuna certezza.
La ringrazio anticipatamente e le porgo cordiali saluti.
Teli Anna


 

Farina Battista, nato il 7 maggio 1916 a Calusco d’Adda (Bergamo). Deportato a Dachau sul convoglio partito dal Reclusorio militare di Peschiera del Garda (Verona) il 20 settembre 1943 e arrivato il 22 settembre 1943. Numero di matricola assegnato: 55139. Categoria assegnata: AZR (Arbeitszwang Reich – deportato ai lavori forzati). Trasferito a Markirch (sottocampo di pendente dal Lager di Natzweiler – Alsazia) il 27 marzo 1944. Matricola 9603. Morto a Natzweiler il 14 aprile 1944.

 

Stralcio pagina del “Registro Matricole” del Lager di Dachau
Elenco di nominativi stilato nei giorni successivi alla liberazione nel Campo di concentramento di Dachau
Documento dell’infermeria del Campo di concentramento di Dachau riferito a Farina Battista

04.05.1945 – 04.05.2019

Il 4 maggio 1945, nel Campo di concentramento di concentramento di Flossenbürg (liberato dalle truppe americane dodici giorni prima) moriva Luciano Zamboni.


Zamboni Luciano Giovanni

Luciano, figlio di contadini e primo di quattro fratelli, era nato il 3 febbraio 1923 a Trezzolano di Mizzole, un paesino nella provincia di Verona.



Negli anni ’30 si era trasferito, con i genitori, la sorella e i due fratelli, a Montorio, al numero sette di Via dei Platani.

Dopo la caduta del regime, il 25 luglio 1943, la successiva firma dell’armistizio dell’Italia con gli anglo-americani, e la nascita della Repubblica di Salò, anche a Verona avevano ripreso a funzionare gli uffici di leva.



Il 9 novembre 1943 fu pubblicato il primo ordine di chiamata alle armi. L’obbligo di presentazione presso il distretto militare era indirizzato alle classi 1923, 1924 e 1925.

Luciano decise di presentarsi e nel gennaio del 1944 fu inviato al Centro Addestramento Aeronautico di Sacile (Pordenone).


Foglio matricolare e caratteristico di Luciano

Dopo alcuni mesi fu trasferito alla Caserma Aeronautica di Casarsa (3ª Compagnia – 3° Plotone – 10ª Squadra), e infine al 14° Centro Avvistamento (Posta da Campo n. 765) presso Firenze, da dove disertò, giungendo a Verona dopo aver percorso buona parte della strada a piedi. Era il giugno del 1944 e per più di due mesi rimase nascosto presso la casa di uno zio.

A causa delle accanite ricerche da parte dell’Ufficio di Polizia Investigativa di Verona (U.P.I.), alla fine di settembre si vide costretto a farsi assumere alla Todt, l’organizzazione tedesca che provvedeva alla costruzione di fortificazioni e sbarramenti e che dava da lavorare a chiunque ne facesse richiesta, fosse questo un renitente, un disertore o uno sbandato.



Con la Todt fu inviato, assieme ad altri compaesani, sul Monte Altissimo di Nago, a nord del Lago di Garda, e venne impiegato nella costruzione di trincee e opere di difesa militare.

Il 26 novembre 1944, dopo aver chiesto un permesso per far visita alla famiglia che gli venne negato, decise di tornare a casa abbandonando il posto di lavoro.

Purtroppo venne intercettato da una pattuglia della polizia tedesca, arrestato ed imprigionato, prima nel forte di San Mattia e poi nelle celle del Palazzo INA dove aveva sede il Comando Generale SS e Polizia di Sicurezza (Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des Sicherheitsdienst – B.d.S Italien).


Forte San Mattia
Celle Palazzo INA

Il 12 gennaio 1945, assieme ad altri prigionieri veronesi, venne portato al Campo di concentramento e transito di Bolzano (Polizei- und Durchgangslager Bozen).


Polizei- und Durchgangslager Bozen

La mattina del 19 gennaio, Luciano e altri 358 internati furono caricati su camion e portati alla stazione ferroviaria di Bolzano dove li attendeva un treno merci, scortato da militi SS e polizia altoatesina, che aveva come destinazione finale il Campo di concentramento di Flossenbürg dove sarebbe arrivato cinque giorni dopo.

Era il pomeriggio del 23 gennaio 1945 e dai vagoni oltre ai vivi furono scaricati anche una decina di morti.

Mio zio, con gli altri prigionieri, fu fatto scendere e avviato a piedi verso il campo di concentramento che si trovava a qualche chilometro più in alto rispetto alla stazione ferroviaria. All’arrivo nel lager, dovette subire la procedura standard prevista per ogni deportato. Fu spogliato di ogni avere, dei vestiti e della dignità, rapato, rasato e lavato. Gli venne fornito il vestiario e, trasferito al blocco 20, immatricolato. Luciano ebbe il numero di matricola 43738 e il triangolo rosso con la «I» nera che lo classificava come prigioniero politico italiano.


Campo di concentramento di Flossenbürg
Libro matricola del lager
Particolare

Il 22 marzo fu trasferito al lager di Natzweiler (Alsazia) e decentrato presso il sottocampo di Offenburg.

Proprio in quel periodo i Kommandos esterni di Natzweiler furono evacuati a causa dell’avanzata delle truppe alleate.

Quasi tutti gli internati, a piedi o in treno, furono trasferiti a Dachau.

Luciano, assieme ad altri prigionieri, fu riportato a Flossenbürg, dove arrivò il 6 aprile.

Il 20 aprile 1945, il comandante del campo di Flossenbürg, l’SS-Obersturmbannführer Otto Max Kögel, ordinò l’evacuazione e i 14.800 prigionieri in grado di camminare, furono incolonnati e avviati a piedi verso sud con destinazione il Campo di concentramento di Dachau.


Marcia di trasferimento verso Dachau

Dei 1.526 internati che rimasero nel lager, (tra questi anche 46 italiani, compreso mio zio), circa la metà era ammalata di tubercolosi o di tifo e gli altri, a giudizio dei carnefici nazisti, con un piede già nella fossa, non avrebbero vissuto abbastanza da vedere i loro liberatori.


Prigionieri del lager dopo la liberazione


Luciano era ancora vivo quando, la mattina del 23 aprile 1945, una compagnia della 97ª Divisione di Fanteria dell’Esercito americano liberò il Campo di concentramento di Flossenbürg.


Liberazione di Flossenbürg
23 aprile 1945
2 maggio 1945
4 maggio 1945
Forno crematorio di Flossenbürg

Il 4 maggio, dodici giorni dopo la liberazione del lager, mio zio morì. Morì da uomo libero e sicuramente circondato dall’affetto e non dall’indifferenza com’erano morti a migliaia nei mesi precedenti i suoi compagni di prigionia.

Parte dei deceduti dal 23 al 30 aprile furono cremati. Molti furono sepolti in fosse comuni nel territorio occupato dal campo di concentramento.


Fosse comuni a Flossenbürg

Lo stesso giorno in cui morì mio zio, nel cimitero del paese di Flossenbürg, furono inumate le prime 21 salme di prigionieri che sopravvissero alla liberazione ma che poco dopo spirarono a causa delle vessazioni subite. Su ognuna delle 120 tombe che alla fine accolse quel cimitero fu apposta una piccola lapide col nome dell’ex deportato defunto.


Prime sepolture nel cimitero del paese
Trasporto salme
Inumazioni nel cimitero comunale di Flossenbürg
Il Cimitero di Flossenbürg negli anni 50

Il 12 marzo 1958 i resti di quattro deportati italiani furono trasferiti dal cimitero del paese di Flossenbürg al Cimitero Militare Italiano d’Onore a Monaco di Baviera su ordine del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra. Uno di questi quattro italiani era Luciano.


Sepolture di italiani a Flossenbürg

Registri del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra

Tomba nel Cimitero militare italiano di Monaco di Baviera

“…morire sì, ma morire liberi, non bruciati, dormire sotto una zolla fresca ed una pia croce. Dolcissimo sogno. Morire, ma dopo aver rivisto i familiari, abbracciati i figli, la sposa, nel proprio casolare, in mezzo alle cose che ci furono care perché essenza della nostra vita e riposare nel piccolo cimitero dove dormono l’eterno sonno gli avi e gli amici…”


Tratto da “Dimenticati di Stato”

“Verso la fine di novembre del 2000 fui avvisato dal Capitano di Corvetta Giovanni Mingardo, del Commissariato Generale, che in quei giorni si sarebbe proceduto a riesumare e rimpatriare, dal Cimitero Militare Italiano di Monaco di Baviera, i resti di Luciano. Questi sarebbero stati fatti sbarcare all’aeroporto di Venezia, evitandomi così un inutile viaggio fino a Roma, presso il Sacrario Militare del Verano, dove generalmente venivano portate le cassette-ossario dei Caduti in guerra, una volta rimpatriate. Lì sarebbero stati lasciati nell’attesa che fossi andato a ritirarli.

Il 2 dicembre 2000 mi recai all’aeroporto Marco Polo dove, con un volo della Lufthansa, era stata portata la cassetta-ossario contenente quello che rimaneva del mio povero zio.

Arrivai agli uffici della compagnia tedesca di buon’ora e la segretaria mi consegnò tutta la documentazione che doveva essere vistata dal dirigente dell’Ufficio di Sanità per il rilascio di un nulla osta sanitario.

Mi recai presso l’Ufficio di Sanità Marittima ed Aerea di Venezia ed il dirigente preposto mi rilasciò i documenti necessari. Con l’incartamento regolarizzato tornai all’aeroporto per il ritiro di quello che, secondo tutte le carte che mi trovavo tra le mani, era considerato un semplice «pacco».

La cassetta era stata scaricata dal volo LH 3792 della Lufthansa proveniente da Monaco, portata nei magazzini dell’aeroporto e lì custodita. Dopo aver presentato i documenti per il ritiro, il magazziniere mi accompagnò in un capannone e cominciò la ricerca.

Era deprimente trovarsi in mezzo a colli d’ogni genere, sapendo che si stava cercando quello che un tempo era stato un ragazzo forte ed in salute, racchiuso ora in una «scatoletta» alta e profonda 25 centimetri e larga poco più di mezzo metro. Inoltre il ragazzo addetto alla consegna cercava e non riusciva a capire cosa stesse cercando. Io stavo zitto e lo seguivo con lo sguardo.

Ad un certo punto lo vidi trasalire. Girando e rigirando tra le mani le carte che gli avevo consegnato si era accorto di qualcosa: ciò che stava cercando erano dei «human remains», per l’appunto dei resti umani. Sbiancò, immediatamente si scusò e mi condusse in fondo al capannone dove ai piedi di un tricolore erano state collocate due cassette di legno di pino. Su una delle due era stato scritto con un gessetto bianco «Luciano Zamboni». Era tutto ciò che rimaneva di mio zio. Dopo aver subìto il carcere, le botte, le torture, l’inferno del campo di concentramento ed un «sequestro di Stato» durato più di cinquant’anni, mio zio era stato depositato come un pacco postale nello squallido magazzino di un aeroporto. Non mi aspettavo di trovare fanfare o picchetti d’onore, ma sarei stato felice se lo avessero almeno messo in un luogo isolato dal resto del deposito, fingendo un po’ di compassione e rispetto per quei miseri resti e per chi li sarebbe andati a ritirare.

Fortunatamente ero andato a Venezia da solo evitando a mio padre e ai miei zii questa ennesima umiliazione.

Presi la cassetta senza dire una parola e mi avviai verso l’uscita.

A differenza di chi, al Ministero della Difesa, qualche giorno prima le aveva definite «solo quattro ossa mineralizzate», per noi parenti quei poveri resti erano una importante parte del nostro passato familiare.

Mia madre in quel periodo era gravemente ammalata e bloccata a letto senza la minima possibilità di muoversi. Sapevo che le avrei fatto un regalo inimmaginabile se le avessi permesso di abbracciare le Spoglie di quel cognato di cui mi aveva lungamente parlato.

Contravvenendo a tutti i regolamenti cimiteriali, portai quella cassettina a casa di mia madre per un ultimo saluto. Per mio padre, fratello di Luciano, fu un regalo enorme e fu una delle poche volte che lo vidi piangere. Potrà sembrare stupido, ma era mio desiderio tenere mio zio almeno per un giorno circondato dal calore della sua famiglia. Cosi feci.

Il giorno seguente avvolsi la cassetta nel tricolore e la portai nel cimitero dove riposavano ormai da molti anni i suoi genitori.

Nel suo ultimo viaggio fu accompagnato dai parenti, da chi lo aveva conosciuto ed amato e da chi aveva patito con lui le sofferenze dei campi di concentramento.

Tra questi, il Presidente della sezione veronese dell’Associazione Nazionale ex Deportati, il Signor Gino Spiazzi, che era arrivato a Flossenbürg sullo stesso convoglio di mio zio. Dal campo di smistamento di Bolzano a quello di Flossenbürg e fino al suo trasferimento al sottocampo di Zwickau, quest’uomo aveva condiviso col mio parente la fame e la sete, il freddo, le botte, le umiliazioni e la paura di poter essere ucciso in qualsiasi istante.

Le sue parole mi toccarono particolarmente perché ciò che raccontava era quello che avrebbe potuto raccontare Luciano se fosse tornato.

Una volta terminata la breve cerimonia mi diressi nel luogo dove le Spoglie mortali sarebbero state tumulate, avvolte nella bandiera italiana sovrastata dal foulard a strisce grigie ed azzurre con al centro il triangolo rosso, simbolo degli ex deportati politici, per l’estremo saluto”.


Cassetta-ossario con i Resti di Luciano

Ritrova il padre a Bielany dopo 75 anni

Vorrei fare un ringraziamento a questo sito e al suo promotore, Zamboni Roberto. Nel fare la ricerca sugli IMI del Comune di Valdobbiadene (TV) ho trovato fra i nomi il nome di Pappo Casagrande Giovanni Cl 1907, Fante del 55° Reggimento Fanteria, Divisione Marche, catturato dai Tedeschi a Treviso il 12-09-1943. Deportato in Germania, internato nello Stalag III C di Drewiz, moriva per malattia il 5 aprile 1944. Sepolto A Bielany/Varsavia (Polonia) – Cimitero militare italiano d’onore.

Ho conosciuto la figlia Costanza che al momento della deportazione del padre aveva 3 anni. Per anni era andata alla ricerca di quel suo Papà che aveva nei ricordi di bambina e non era stata capace di avere informazioni. Ed é stato un momento di gioia e commozione nel vedere la mia documentazione e l’averlo ritrovato dopo 75 anni. Il giorno di Pasqua la Signora Costanza si è recata a Varsavia, a Bielany, al Cimitero militare italiano d’onore, e ha ritrovato quel padre che cercava da anni, uno dei tanti Italiani che con la loro Resistenza nei Lager hanno contribuito alla liberazione dell’Italia e dell’ Europa dal nazifascismo.

Baratto Pietro – Segretario ANPI – Valdobbiadene


Pappo Casagrande Antonio (foto ANRP)

Pappo Casagrande Giovanni, nato il 13 settembre 1907 a Treviso. Soldato del 55° Reggimento di Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi il 12 settembre 1943 a Treviso ed internato nello Stalag III C di Alt Drewitz. Matricola 34074 III C. Decentrato al comando di lavoro n° I. 5164 (Arbeitskommando I.5164). Morto per malattia a Drzewice / Alt Drewitz (Voivodato di Łódź) il 5 aprile 1944. Sepolto a Bielany-Varsavia / Cimitero militare italiano (Polonia). Posizione: Sepolcreto in trincea (sepolcreto destro).

 

Lastra di copertura dell’Ossario destro
Bielany Ossario destro

Un bresciano nei lager nazisti

Buongiorno,

Mi chiamo Massa Maurizio e scrivo da Verolanuova in provincia di Brescia. Sto cercando di ricostruire la storia di mio nonno paterno Massa Natale che risulta disperso in Germania nella Seconda Guerra Mondiale.

In generale sono riuscito a ricostruire la sua storia dal 1938 al 1943 grazie al suo foglio matricolare ed ai racconti di mia nonna. Tra il 38 ed il 39 è stato all’isola d’Elba, tra il 40 ed il 41 ha fatto la campagna di Grecia ed Albania con il 33 reggimento di artiglieria poi verso la fine 42 è stato distaccato all’8 reggimento artiglieria Pasubio di Verona dove doveva partire per la Russia. A quel punto ha deciso di disertare, ma i carabinieri sono venuti a Manerbio BS dove risiedeva e l’hanno catturato. Imprigionato è stato giudicato e condannato dal Tribunale militare di Verona (ho appena scoperto che i documenti processuali sono depositati presso l’archivio di Stato di Verona) e imprigionato nel carcere militare di Peschiera del Garda dove dopo l’8 di Settembre del 1943 e precisamente il 30 settembre è stato deportato in Germania presumibilmente con il primo treno di deportati italiani partito dall’Italia. Da lì se ne perdono completamente le tracce […]

Potete gentilmente aiutarmi a cercare di trovare informazioni il più possibile dettagliate su mio nonno?

[…]

Massa Natale Angelo

Nato il 25 /12 /1917 a Manerbio (BS)

Ultimo indirizzo: Vicolo Dosso 7 Manerbio

Padre: Massa Tomaso

Madre: Renzi Teresa

moglie: Ariazzi Esterina

 

In attesa di un vostro riscontro colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.

Sul “foglio matricola” viene riportato: “Catturato dai tedeschi ed internato in Germania”
Verbale di irreperibilità

Caro Maurizio,

ti allego quanto ho potuto ricostruire sulla sorte tuo parente dopo il settembre 1943.

Tuo nonno Natale, assieme ad altri 1.790 prigionieri, venne prelevato dal Reclusorio militare di Peschiera del Garda (VR) il 20 settembre 1943, caricato su un treno e deportato nel Campo di concentramento di Dachau. Al suo arrivo, il 22 settembre 1943, gli venne dato il numero di matricola 54067 e gli fu assegnata la categoria di prigioniero deportato ai lavori forzati (AZR – Arbeitszwang Reich).

dachau - Copia
Registro matricole del Lager di Dachau dove compare il nome di Massa Natale (doc. ITS Arolsen)

Il 14 marzo 1944, venne trasferito al Campo di concentramento di Natzweiler, in Alsazia, con il numero di matricola 8904. Il 6 settembre 1944 rientrò a Dachau dove gli fu assegnato un nuovo numero di matricola, il 102309, e una nuova categoria: quella di deportato per motivi precauzionali (SCH – Schutzhäftlinge).

Il 27 settembre 1944 venne trasferito da Dachau a Flossenbürg e decentrato nel sottocampo di Gröditz. All’atto dell’immatricolazione, il 1° ottobre 1944, gli venne assegnato il numero 28261 e mantenne la categoria di deportato per motivi precauzionali.

Da quel momento, di tuo nonno si perdono le tracce.

Sul registro matricola del Campo di concentramento di Flossenbürg non viene riportata la sua eventuale morte. Infatti, nei registri del campo, come puoi vedere nell’immagine che segue, veniva messa la data di morte affiancata da una croce, cosa che non appare tra i dati di tuo nonno.

Nonostante ciò, il Ministero della Difesa, lo da per disperso (morte presunta) dalla data del 3 dicembre 1944 (come riportato anche sul foglio matricolare e sul verbale di irreperibilità).

[…]

flossenburg - Copia
Pagina del libro matricola di Flossenbürg con i dati Natale Massa (doc. ITS Arolsen)

Sergente Nocchiere Bergo Giulio

“Buonasera Signor Roberto Zamboni.

Sono Rinaldo Oro, da Chioggia e ultimamente ho iniziato una ricerca riguardo a mio zio internato in campo di concentramento (Stalag XII A), per poi essere trasferito a Bromberg.

Vorrei avere più informazioni possibili, su mio zio… se lei è disponibile e gentile da accettare la mia richiesta, ne sarei vivamente grato.

Rinaldo Oro – Chioggia (Venezia)”

Bergo Giulio da “borghese”
Bergo Giulio in “borghese”
Ai Chioggiotti internati

 

Caro Rinaldo,

questi sono i dati che ho trovato su tuo zio (aggiungendo quelli che mi hai inviato per un quadro più preciso):

Bergo Giulio di Sante, nato il 17 maggio 1919 a Catania.

Sergente Nocchiere Reparto Venezia.

Imbarcato sulla Regia Nave Scuola Marco Polo.

Pola, 10 febbraio 1943 – Regia Nave Scuola Marco Polo – Durante la navigazione velica nel Canale di Fasana (Istria)
Pola, 10 febbraio 1943 – Regia Nave Scuola Marco Polo – Durante una esercitazione. Io mi trovo in plancia col “Sestante”, strumento per prendere i rilevamenti polari e astronomici – VII° Corso Integrativo Nocchieri di Porto – Sergente Giulio Bergo
Giulio Bergo con alcuni commilitoni

 

 

Giulio Bergo – Durante una navigazione di guerra

    


Venne fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte greco il 9 settembre 1943 ed internato nello Stalag XII A di Limburg an der Lahn dove gli venne assegnato il numero di matricola 49201.

Venne poi decentrato presso il Comando di lavoro 1525 di Weinheim (Arbeitskommando 1525 Weinheim).


Stalag XII A – Immagine tratta da https://www.militaryimages.net/

16 gennaio 1944 – Cartolina postale inviata da Giulio ai genitori dallo Stalag XII A di Limburg
“Miei carissimi genitori, spero che la presente giunga a voi trovandovi ottimi di salute. Io sto bene! Sono ansioso di ricevere al più presto vostre notizie come pure quelle dei miei fratelli. Invio a voi tutti infiniti baci e saluti. Vostro affezionatissimo figlio Giulio”

Trasferito allo Stalag XX B di Marienburg (ora Malbork – Voivodato di Pomerania – Polonia), venne fucilato a Bydgoszcz (Voivodato di Cuiavia-Pomerania – in tedesco Bromberg – Hoheneiche Bei Bromberg) il 17 agosto 1944.


Stalag XX B di Marienburg
Stalag XX B di Marienburg

Inumato in prima sepoltura nel Cimitero cittadino di Bromberg (Städtischer Friedhof), venne poi esumato e traslato dal Ministero della Difesa, nella seconda metà degli anni ’50, nel Cimitero militare italiano di Bielany-Varsavia (Cmentarz Żołnierzy Włoskich – Polonia). Attualmente la sua tomba si trova in uno dei due mausolei del Cimitero di Bielany.


Cimitero militare italiano di Bielany (Varsavia)
Mausoleo destro del Cimitero militare italiano di Bielany (Varsavia)
La madre di Giulio negli anni ’50 presso la Capitaneria di Porto di Chioggia mentre riceve un documento del figlio

Una “Pietra d’Inciampo” per Oreste Ghidelli

Brescia, Via Corsica, 88
Domenica 27 gennaio 2019
“Giorno della Memoria”

Alla presenza del Sindaco Emilio Del Bono, dei famigliari di Oreste Ghidelli, degli studenti del Liceo delle Scienze Umane “Veronica Gambara”, classe III C, coordinati dalla professoressa Monica Rovetta, dei rappresentanti dell’Associazione Nazionale ex Deportati, di Associazione Nazionale ex Internati, della Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura, l’artista berlinese Gunter Demnig, ideatore della iniziativa ”Stolpersteine” – Pietre d’inciampo, ha posato una di queste pietre davanti a quella che fu l’abitazione di una vittima di deportazione, Oreste Ghidelli. (foto di Emanuele Formosa).

Oreste Ghidelli

Oreste Ghidelli, nato a Brescia il 27 maggio 1913, morto nei pressi di Zwickau l’1.4.1945. Aderì al CLN, fu deportato come politico.

Brescia. 1943-44. L’impegno antifascista nella città si intensifica. La resistenza bresciana deve tuttavia far fronte a una grave difficoltà di carattere geopolitico. Brescia e provincia si trovano al centro della Repubblica Sociale Italiana. In città e in particolare sul lago di Garda hanno sede i ministeri repubblicani e i comandi nazisti e fascisti delle diverse formazioni militari, che praticano assidui controlli sul territorio e impediscono al movimento partigiano di emergere. Nonostante ciò, fra il ’43 e il ’44 i partigiani sono 5074, divisi in cinque gruppi: le Fiamme Verdi, le Brigate Garibaldi, le Formazioni “Giustizia e Libertà”, la Brigata “Matteotti” ed elementi isolati.

Dopo l’8 settembre si trovano dispersi numerosi prigionieri di guerra alleati, scappati dai campi di concentramento. Perciò l’Organizzazione Militare clandestina presente a Milano decide di mobilitarsi per metterli in salvo. L’incarico viene affidato all’ingegnere Giuseppe Bacciagaluppi, che lo svolgerà all’interno delle attività politiche e militari del CLN, da poco costituitosi. Anche sul territorio tra la Val Trompia e la Val Camonica si nascondono centinaia di prigionieri, soprattutto britannici. I membri del CLN locale iniziano l’organizzazione dell’assistenza per il loro salvataggio in collaborazione con due ufficiali britannici, che si offrono di tenere il collegamento.

Qui si inserisce la storia di Oreste Ghidelli. Collabora alle operazioni di assistenza e accompagnamento da Brescia a Milano fino alla frontiera svizzera assieme ai compagni Titti Pasolini, Mario Giuberti e agli ufficiali britannici. Una trentina di prigionieri riesce a essere trasferita in svizzere grazie al loro lavoro.

Che tipo di attività aveva svolto fino a quel momento Oreste? Perché non fu arruolato allo scoppio della guerra? Non si hanno infatti sue notizie dopo il 1936, anno del suo congedo dalla Marina militare di Venezia, dove aveva trascorso 28 mesi di ferma, come risulta dal documento del Distretto militare di Brescia datato 27 ottobre 1953. Secondo questo documento, inoltre, il soldato Ghidelli Oreste risulta ancora in vita e di professione artista. Nemmeno la famiglia è ancora riuscita a ricostruire questo lungo arco di tempo.

Nel novembre del ’43 un rastrellamento disperde l’organizzazione clandestina che si trova a Brescia. Oreste si trasferisce a Milano (1). Qui viene arrestato come prigioniero politico e rinchiuso nel carcere di San Vittore. il 17 gennaio 1945, durante il trasferimento al campo di concentramento e di transito di Bolzano-Gries, scrive una lettera ai famigliari (2), nella quale chiede al fratello Adalberto di interessarsi della fidanzata Angela rinchiusa a sua volta nel carcere di San Vittore. In quella missiva comunica anche il suo probabile trasferimento  nel campo di Bolzano, che avviene il 18 gennaio.

Lettera originale recapitata alla famiglia Ghidelli

Cinque giorni dopo però giunge nel Lager di Flossenbürg, in Baviera, dove viene immatricolato col numero 43652 I e classificato con il triangolo rosso, simbolo dei deportati politici.

Libro matricola di Flossenbürg dove compare il nome del Ghidelli

Il 21 febbraio 1945 viene trasferito al sotto-campo di Zwickau, dove i prigionieri sono destinati al lavoro forzato nella fabbrica di autoveicoli di proprietà della Auto Union. data la sua fisicità robusta, nonostante l’età, viene sfruttato come meccanico. A fine marzo le truppe alleate avanzano e il lager viene evacuato. A un passo dalla libertà, l’1 aprile 1945, durante la “marcia della morte” verso il confine cecoslovacco viene ucciso dagli uomini della scorta con una raffica di mitra. Ritardava la marcia per prestare aiuto a un compagno debilitato. Pochi minuti dopo gli stessi assassini della scorta si danno alla fuga. Nessuno seppe più niente della sorte del prigioniero.

La famiglia cercò senza tregua di recuperare notizie del proprio congiunto, senza mai scoprire nulla. Fino a quando, verso la fine del 1945, fu informata dal vescovado di Brescia che un compagno di prigionia di Oreste si era rivolto alla sede episcopale bresciana sostenendo di avere informazioni da trasmettere ai familiari. Tuttavia né questa né altre piste permisero di avere una conferma certa della morte.

Unico testimone era Armando Corsi, compagno di prigionia di Oreste.

Archivio di Stato di Bolzano – Testimonianze reduci dalla prigionia

Fu necessario aspettare il 18 ottobre 1976 perché Croce Rossa italiana certificasse la morte del prigioniero. Ricevuto il documento ufficiale, la sorella maggiore Bruna rifiutò di credere alla notizia, mentre gli altri cinque fratelli di Oreste, soprattutto Adalberto, si attivarono per trovare più notizie. Nonostante le numerose ricerche, non riuscirono mai a scoprire cosa fosse veramente accaduto a Oreste nei suoi ultimi anni di vita.

Croce Rossa Italiana – Informazioni sulla deportazione del Ghidelli

Tre generazioni dopo, è stata la pronipote Francesca Fontana a riprendere ed approfondire le ricerche. Ed è lei a ricevere la medaglia d’onore consegnata dal Comune di Brescia ai famigliari di quindici deportati il 27 gennaio 2018.

Lettera del Prefetto di Brescia per la concessione della Medaglia d’Onore

Desiderando rendere omaggio al prozio, Francesca Fontana aderisce all’iniziativa Pietre d’Inciampo”. La piccola targa d’ottone della dimensione di un sanpietrino viene posta il 27 gennaio 2019, davanti alla porta della casa in cui abitò Oreste, vittima del nazismo.

A cura degli studenti del Liceo delle Scienze umane “Veronica Gambara”, classe III C, coordinati dalla professoressa Monica Rovetta

Note:

(1) Rapporto finale sull’attività svolta dal CLN Alta Italia in favore di ex prigionieri di guerra alleati.

(2) Questo il testo della lettera integrale, datato 17/01/1945: “Caro papà approfitto di una breve sosta qui a Bardolino per inviarti due righe. Ti saluto perché sto per partire per Bolzano, campo di concentramento. Purtroppo a Milano non mi hanno voluto rilasciare. Se Adalberto crede poter fare qualche cosa può far ricerche a Gries o Bolzano dove sono i campi di concentramento. Colà credo di fermarmi 15 giorni poi vedrò se mi manderanno in Germania. Pregate Adalberto di interessarsi per Angela, in carcere detenuta a Milano. Carissimi non addoloratevi se rimarrò lontano da voi e solamente per breve tempo ritorneremo ad abbracciarvi, finalmente libero. Abbracciatemi la Bruna ed i bambini, Alfredo, papà, Italia, Giancarlo e l’ultimo, Claudio, Valter e tutti”. La madre, Teresa Viglioli, morì di parto quando Oreste era adolescente. [ndr]

Francesca Fontana

Francesca Fontana, pronipote di Oreste.

Le notizie riguardo a Oreste Ghidelli sono frutto di un lungo e complicato lavoro svolto da Francesca Fontana in anni di ricerche tra documenti e collaborazioni con varie associazioni. Ella ha materialmente ricevuto dal Capo dello Stato la Medaglia d’Onore conferita a Oreste Ghidelli quale vittima di deportazione e di internamento nel corso del secondo conflitto mondiale (foto e commento di Emanuele Formosa).

                

 

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Per Oreste Ghidelli si veda anche:

https://dimenticatidistato.com/2017/03/22/compagni-di-un-tragico-destino/

https://dimenticatidistato.com/2018/01/28/medaglia-donore-per-oreste-ghidelli/

 

 

 

 

 

 

Medaglia d’Onore al Marò Michele Spinelli

“Egregio signor Roberto Zamboni,
mi chiamo Francesco Mancino e scrivo da Monte di Procida, provincia di Napoli.
Innanzi tutto vorrei complimentarmi e ringraziarla per la notevole opera di ricerca e diffusione di notizie che opera da tanto tempo sul suo sito e tramite Facebook.
Sono il nipote di un caduto della seconda guerra mondiale, lui era il mio nonno materno e si chiamava Michele Spinelli, marinaio richiamato in guerra nel 1943 ed imbarcato sulla nave ospedale militare “Gradisca”, il cui equipaggio l’11 settembre 1943 fu catturato dai tedeschi, insieme alla nave, a Patrasso (pressi di Cefalonia, Grecia) e da li internato in Germania, sicuramente almeno nello Stalag 326 VI K Senne e Stalag VI J Krefeld (matricola n° 103985 VI C), fino a quando, ammalato di pleurite essudativa fu trasferito nel campo di Fullen (vicino Meppen, confini con l’Olanda) fino alla data della morte, il 9-4-1945. Li fu sepolto a cura dei cappellani militari italiani, e poi nel 1958 fu traslato nel cimitero militare italiano di Amburgo Ojendorf.

Michele Spinelli 1943

La vicenda più triste fu certamente che quando questo mio nonno partì per la guerra, mia nonna era incinta di mia madre, e quindi né lui poté mai sapere se questo foglio fosse mani nato, né mia madre ha mai conosciuto il padre.
Mia nonna a guerra finita ricevette una lettera del cappellano militare di Fullen don Giovanni Farfarana, nella quale raccontò la morte di mio nonno e la sua sepoltura, allegando una piccola foto del cimitero del campo. Nel 2001 io, tramite internet, riuscii a sapere della traslazione dei resti ad Amburgo, come confermatomi dal Consolato Italiano di Amburgo e dall’Amministrazione del cimitero, e nel marzo 2013, per la prima volta dopo tanti anni, mi recai in visita sulla sua tomba. Purtroppo però mia madre era già deceduta dal 2005.
Il 28 gennaio scorso mio nonno, a seguito di una mia richiesta, ha ricevuto la medaglia d’onore per gli internati nei lager nazisti, con DPR del 12-11-2018, io e mio fratello abbiamo ritirato l’onoreficenza presso la Prefettura di Napoli, nel contesto di una bella cerimonia.
Negli anni ho anche scritto presso due centri documentali in Germania (Dokumentationsstatte Stalag 326 (VI K) Senne e Gedenkstatte Estervegen), uno dei quali mi ha anche inviato un documento dell’epoca. Attualmente attendo notizie dal archivio ITS di Bad Arolsen (se mai vi fosse qualcosa) e vorrei scrivere, appena il sito internet lo consentirà, anche all’archivio della Croce Rossa.
[…]

Un ringraziamento affettuoso e tanti saluti,

Francesco Mancino – Monte di Procida (NA)”


Cartolina postale inviata dallo Spinelli alla famiglia dallo Stalag VI C di Fullen il 6 maggio 1944
Cartolina postale inviata il 5 agosto 1944 da Fullen
Cimitero di Fullen 1945
Tomba nel Cimitero militare italiano d’Onore di Amburgo
Ojendorf – Amburgo
28 gennaio 2019 – Medaglia d’Onore a Michele Spinelli

Antonio Morano. Un marinaio tra i ribelli di Mauthausen

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Tratto da “Le cronache lucane” del 05.05.2019

Tratto dal “Triangolo rosso” del giugno 2000 (periodico dell’Associazione Nazionale ex Deportati)


Salve,

innanzitutto è doveroso un ringraziamento sincero, per la meritoria opera di ricerca che sta da tempo attuando, per dare il giusto riconoscimento ai tanti, troppi, soldati italiani caduti in guerra e dimenticati.

Le scrivo per avere, se possibile, informazioni in merito alla sepoltura di un mio prozio Antonio Morano, nato a Melfi il 25/07/1922 e deceduto aMauthausen il 22/04/1945.

In famiglia siamo particolarmente legati a questo zio di mio padre, nato nel 1950 ed a cui fu dato proprio il nome dello zio.

Per la cronaca, anche mio nonno paterno, come il fratello, è stato un marinaio, solo che per fortuna è riuscito a rientrare salvo dalla guerra.

La storia del mio prozio è molto complessa, in quanto a dire il vero per decenni la mia famiglia non ha conosciuto la vera storia del congiunto, tant’è che presso il cimitero di Melfi, vi è una lapide nella cappella di famiglia dove questo mio zio è indicato come dispero in mare nel 1940.

Solamente da qualche anno abbiamo appreso essere deceduto nel sopracitato campo di concentramento in Austria e che il suo nome compariva in diversi elenchi e pubblicazioni datate addirittura agli anni 60.

Naturalmente con le nuove tecnologie a disposizione mi sono personalmente messo alla ricerca ed è ho reperito un po’ di notizie in merito, imbattendomi nel suo sito e nella sua pagina Facebook, pertanto ho pensato immediatamente di scriverle, con la speranza di poter reperire notizie utili.

In attesa di un positivo riscontro, le porgo i miei più cordiali saluti e la ringrazio a nome di tutta la mia famiglia.

Lorenzo Morano

Melfi (PZ)


Caro Lorenzo,

confermo che tuo zio venne deportato a Mauthausen dove morì il 22 aprile 1945.

Questi i dati che sono riuscito a reperire:

Antonio Morano

Morano Antonio di Nicola, nato il 25 luglio 1922 a Melfi (Potenza). Celibe. Residente a Melfi in Via Santa Lucia, 21. Marò. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 in Grecia (fronte Egeo, Lero e Rodi). Detenuto in Jugoslavia. Deportato a Mauthausen tramite la Polizia di Sicurezza tedesca di Belgrado. Arrivato a Mauthausen il 3 ottobre 1944. Matricola 106879. Mestiere dichiarato all’atto dell’immatrico-lazione: macellaio (*). Classificato come SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Ucciso a Mauthausen il 22 aprile 1945.

(*)  in Brunello Mantelli, Nicola Tranfaglia – Il libro dei deportati. I deportati politici 1943-1945 – Ugo Mursia

Scheda di entrata del Campo di concentramento di Mauthausen

Nei registri delle sepolture del Cimitero militare italiano di Mauthausen il suo nome non compare, quindi, vista anche la data di morte, potrebbe essere stato sepolto in fossa comune in quello che ora è il cimitero del lager di Mauthausen.

Registro dei decessi (Totenbuch) di Mauthausen

Infatti, all’inizio degli anni ’60 uno spazio all’interno del Memoriale di Mauthausen fu adibito a cimitero, nel quale vennero traslatate le salme esumate sia dai «Cimiteri americani» di Mauthausen e Gusen, sia dalle Fosse Comuni allestite dalle SS.

Nel settore II del Campo di Mauthausen e nella zona tra le baracche 16 e 19 sono oggi sepolte oltre 14.000 Caduti, molti di questi di nazionalità italiana. Purtroppo, provenendo da sepolture di massa o da inumazioni approssimative, nel dopoguerra non fu possibile la loro identificazione e la successiva traslazione nel cimitero militare italiano. Tutti questi Caduti non sono esumabili.

Un saluto. Roberto Zamboni



Elenco rielaborato e suddiviso per data di morte (dati tratti da Archivio Aned / Tibaldi)

Deportati italiani uccisi il 22 aprile 1945


Angiola Nicola nato a Vaglio Basilicata (PZ) il 28/01/1925. Fresatore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126014.

Bacigalupi Luigi nato a Sarzana (SP) il 20/09/1924. Operaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 19/12/1944. Matricola 114139.

Bortoloso Giovanni nato a Schio (VI) il 29/05/1912. Impiegato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115807.

Carmignani Francesco nato a Peccioli (PI) il 13/10/1924. Disegnatore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 19/12/1944. Matricola 113930.

Cetrelli Franco nato a La Spezia (SP) il 24/12/1930. Apprendista fotografo. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126119.

Colella Agostino nato a Roma (Roma) il 25/12/1901. Venditore ambulante. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 13/01/1944. Matricola 42046.

De Tomaso Antonio nato a Genova (GE) il 23/02/1922. Operaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126459.

Ferrari Renato nato a Genova (GE) il 08/11/1925. Muratore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 16/04/1944. Matricola 63733.

Gallinaro Roberto nato a Gaeta (LT) il 08/01/1911. Operaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 18/08/1944. Matricola 89451.

Garzino Mario nato a Saluzzo (CN) il 01/09/1928. Studente. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115522.

Gentile Luigi nato a Napoli (NA) il 11/02/2016. Macchinista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 25/03/1944. Matricola 59978.

George Domenico nato a Acquaviva (BA) il 21/07/1919. Meccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 15/02/1945. Matricola 129775.

Guerrazzi Italo nato a Bovalino (RC) il 20/01/1919. Operaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 16/04/1944. Matricola 63745.

Laudano Michele nato a Cerignola (FG) il 22/09/1922. Impiegato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 21/11/1944. Matricola 110295.

Malandra Vittorio nato a Milano (MI) il 26/06/1894. Imbianchino. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 58958.

Manzin Duilio nato a Vicenza (VI) il 03/06/1895. Fonditore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126267.

Marzagalli Luigi nato a Lodi (MI) il 29/10/1901. Meccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 21/02/1944. Matricola 53423.

Masciotta Vittorio nato a Napoli (NA) il 18/09/1914. Avvocato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 19/02/1945. Matricola 132666.

Miceli Vincenzo nato a S. Giovanni Gemini (AG) il 04/05/1899. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 24/06/1944. Matricola 76451.

Milani Pietro nato a Torre dè Busi (BG) il 18/10/1927. Apprendista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 58991.

Modrusan Ivan nato a Modrusani – Pola (Istria) il 27/02/1899. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126799.

Morano Antonio nato a Melfi (PZ) il 25/07/1922. Macellaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 03/10/1944. Matricola 106879.

Perfumo Pierino nato a Masio (AL)31/08/2026. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115646.

Quaglia Secondo nato a Antignano d’Asti (AT) il 28/01/1927. Apprendista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115677.

Riccardi Guglielmo nato a Magenta (MI) il 26/11/1907. Metalmeccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 08/04/1944. Matricola 61736.

Rigamonti Grazioso nato a Erba (MI) il 05/07/1920. Elettricista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 59097.

Sabadin Giovanni nato a Maresego (Pola) il 29/07/1907. Sarto. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126869.

Segrado Gino nato a Sutrio (UD) il 17/06/1917. Carpentiere. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126879.

Sterpini Ettore nato a Pola (Istria) il 26/12/1889. Magazziniere. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 18/08/1944. Matricola 90484.

Tartari Federico nato a Arbedo – Canton Ticino (Svizzera) il 15/07/1914. Meccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 30/01/1944. Matricola 50910.

Traversi Giuseppe nato a Rimini (FO) il 26/03/1911. Negoziante. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 59178.

Tufo Giuseppe nato a Apice () il 04/08/1920. Operaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126902.

Villa Dante nato a Milano (MI) il 02/07/1922. Fabbro. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 59192.

Zordan Bruno nato a Schio (VI) il 10/10/1920. Contabile. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115837.

Zorzi Giuseppe nato a Verona (VR) il 24/12/1924. Scuola Nautica. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126507.


Deportati italiani uccisi il 24 aprile 1945


Amoroso Carlo nato a Trapani (TP) il 15/09/1920. Fornaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 24/06/1944. Matricola 76211.

Barili Domenico nato a La Spezia (SP) il 21/08/1900. Assistente medico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 24/06/1944. Matricola 76226.

Bossi Antonio nato a Rovigno d’Istria (Pola) il 13/07/1921. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 18/08/1944. Matricola 89173.

Brina Federico nato a Torino (TO) il 14/03/1892. Fresatore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 58746.

Carusi Giuseppe nato a Carrara (MS) il 24/11/1911. Scultore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115811.

Chiarotto Ilio Luigi nato a Monteforte d’Alpone (VR) il 20/10/1923.Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 19/12/1944. Matricola 114144.

Cocco Felice o Felicino nato a Savona (SV) il 09/09/1924. Operaio specializzato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 58803.

Coluccini Giovanni nato a Camaiore (LU) il 16/08/1877. Pensionato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126138.

Costa Francesco nato a Caravaggio (BG) il 22/07/1909. Gruista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 58825.

Domenichini Bruno nato a Livorno (LI) il 20/01/1908. Imbianchino . Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/03/1944. Matricola 57094.

Foresti Giulio di Antonio nato a Premana (LC) il 29/01/1924. . Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 21/11/1944. Matricola 110452.

Fraboschi Giuseppe nato a Calice Cornoviglio (SV) il 14/09/1895. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115818.

Franchini Emilio nato a Maranello (MO) il 04/04/1918. Montatore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115819.

Frattini Amedeo nato a Varese (VA) il 20/03/1901. Auto meccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 08/04/1944. Matricola 61640.

Galeano Garnero nato a Genova (GE) il 20/10/1907. Medico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 15/02/1945. Matricola 129772.

Gatti Angelo nato a Milano (MI) il 26/01/1907. Tappezziere. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 19/12/1944. Matricola 113985.

Gianfranchi Elio nato a Arcola (SP) il 29/09/1926. Apprendista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126216.

Giassi Simeone nato a Villa Corilli (Pola) il 18/04/1924. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 09/12/1943. Matricola 40564.

Larini Larino nato a Capraia e Limite (FI) il 01/04/1887. Calzolaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/03/1944. Matricola 57205.

Manfrini Anselmo nato a Portomaggiore (FE) il 24/10/1898. Meccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/03/1944. Matricola 57237.

Mariani Alceste Massimo nato a Fivizzano (MS) il 19/02/1877. Elettricista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126517.

Nichelatti Albino nato a Trento (TN) il 21/12/1880. Tecnico Edile. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 24/06/1944. Matricola 76477.

Mussa Angelo nato a Torino (TO) il 06/02/1902.Deportato a Mauthausen. . Matricola 138305.

Muzzolini Oreste nato a Tarcento (UD) il 17/10/1921. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126813.

Paletto Enrico nato a Torino (TO) il 03/08/1924. Meccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 59030.

Paoli Luciano nato a Vezzano Ligure (SP) il 19/04/1928. Apprendista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126329.

Parodi Silvio nato a Ceranesi (GE) il 10/04/1920. Falegname. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 16/04/1944. Matricola 63805.

Pellini Luigi nato a Lerici (SP) il 19/07/1926. Tornitore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126339.

Perotta Edmondo nato a Milano (MI) il 02/01/1920. Impiegato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 08/04/1944. Matricola 61716.

Perozzo Bruno nato a Vedelago (TV) il 09/05/1923. Minatore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 21/11/1944. Matricola 110365.

Perozzo Luigi nato a Castelfranco Veneto (TV) il 31/07/1914. Falegname. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115651.

Pizzorni Ezio nato a Rossiglione (GE) il 06/02/1922. Operaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 16/04/1944. Matricola 63818.

Plebani Luigi nato a Capriolo (BS) il 19/02/1916. Fornaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 19/12/1944. Matricola 114067.

Raffi Vincenzo nato a La Spezia (SP) il 17/08/1921. Imbianchino. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126378.

Reverberi Luciano nato a La Spezia (SP) il 25/02/1923. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 19/12/1944. Matricola 114083.

Ricci Curio nato a Sant’Arcangelo (FO) il 02/08/1875. Negoziante. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/03/1944. Matricola 57368.

Romiti Palmiro nato a Fivizzano (MS) il 06/04/1901. Cuoco. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126523.

Salanitro Carmelo nato a Adrano (CT) il 30/10/1894. Professore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 09/12/1943. Matricola 40745.

Sandri Domenico nato a Vicenza (VI) il 29/09/1905. Aeromeccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 59122.

Serra Vincenzo nato a Albanova (NA) il 06/03/1913. Falegname. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 09/12/1943. Matricola 40763.

Sgualdino Guido di Antonio nato a Faedis (UD) il 13/09/1903.Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 18/08/1944. Matricola 88946.

Stradaioli Augusto nato a Civitella di Romagna (FO) il 21/01/1880. Contadino. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 24/06/1944. Matricola 76597.

Tadina Giovanni nato a Pola (Istria) il 01/05/1894. Meccanico aggiustatore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126955.

Tonelli Persio nato a Follo (SP) il 10/11/1892. Cuoco. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126461.

Vilasco Glauco nato a Monza (MI) il 02/11/1925. Meccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 59195.

Violante Alfredo nato a Rutigliano (BA) il 25/10/1888. Avvocato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 24/06/1944. Matricola 76628.

Zamolini Battista nato a Marmentino (BS) il 19/07/1897. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126536.


Deportati italiani uccisi il 25 aprile 1945


Rusconi Luigi nato a Pavia (PV) il 31/03/1887. Impiegato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 24/06/1944. Matricola 76555.

Tombelli Renato nato a Roma (Roma) il 25/10/1901. Pittore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 13/01/1944. Matricola 42210.

I montoriesi e i mizzolesi deportati nei campi di concentramento nazisti

“Mauthausen, Dachau, Flossenbürg.

Questi nomi arrivavano alle mie orecchie di bambino ogni volta che, a Natale, ci si riuniva a casa dei nonni. E immancabilmente, tutti gli anni, veniva ricordata la figura di Luciano. Lo zio morto in guerra, in Germania. Noi nipoti chiedevamo e volevamo sapere di più. Il nonno si chiudeva in un silenzio colmo di dolore. La nonna invece, a fatica e con gli occhi lucidi, ci spiegava, ci raccontava di quello zio «portato via dai tedeschi» e non più ritornato. Tentava amorevolmente di farci capire che fine avesse fatto Luciano: «L’era in campo de concentramento… i l’ha dato par disperso… (Era in campo di concentramento… l’hanno dato per disperso…)», diceva sconsolata.

«Disperso». Era la stessa parola riportata sulla lapide del cimitero. E un campo di concentramento che cos’era? Di lì a qualche anno, l’avrei visto con i miei occhi un campo di concentramento, e con il tempo anche più d’uno.

Ero ancora un bambino quando per la prima volta varcai la soglia del lager di Mauthausen. Allora compresi, aiutato dalle spiegazioni dei miei genitori, che cosa era un campo di concentramento e percepii quale poteva essere stata la fine dello zio Luciano.

Dopo l’armistizio siglato dall’Italia con gli anglo-americani, annunciato dal Maresciallo Badoglio l’8 settembre 1943, oltre 650.000 militari italiani, dislocati in Patria o nelle zone d’occupazione (Jugoslavia, Grecia, isole dello Ionio e dell’Egeo), furono fatti prigionieri dai tedeschi e deportati in campi d’internamento (Stammlager / Offlager), siti in terra tedesca, austriaca e polacca.

Sorte ancor peggiore toccò ad altri 30.000 nostri connazionali, fatti prigionieri per motivi politici, razziali o precauzionali, e deportati in campi di concentramento o di sterminio.

A differenza dei campi per militari, che erano gestiti dalla Wehrmacht, cioè da soldati dell’esercito regolare tedesco, i campi per civili erano gestiti dalle SS (Schutzstaffeln – «squadre di protezione»), un’unità paramilitare del Partito Nazista la cui ideologia puntava all’annientamento delle cosiddette «razze inferiori» e all’eliminazione di tutti gli oppositori politici.

Chi venne inviato in un Vernichtungslager – cioè un campo di sterminio – fu destinato in breve tempo, se considerato non idoneo al lavoro, ad essere gasato con lo Zyklon B, il potente pesticida a base di acido cianidrico che fu utilizzato nelle camere a gas. In ogni caso, per tutti indistintamente, fossero questi deportati in campi di concentramento (Konzentrationslager) o di sterminio, era previsto lo sfruttamento come forza lavoro fino allo sfinimento e alla morte.

Infatti, una circolare inviata a tutti i campi di concentramento, firmata dall’SS-Obergruppenführer Oswald Pohl, comandante dell’Ufficio centrale economico e amministrativo delle SS, già dal 30 aprile 1942 prevedeva il «Vernichtung durch Arbeit», cioè l’annientamento attraverso il lavoro.

Quasi tutti i deceduti in questi lager non ricevettero una degna sepoltura e finirono nei forni crematori. Solo verso la fine della guerra, a causa delle generali difficoltà di trasporto e la mancanza di carburante, i deportati che morirono in sottocampi a notevole distanza dai campi centrali, non furono più trasportati ai crematori dei lager, ma furono sepolti nei cimiteri locali.

Dopo le liberazioni dei campi di concentramento in Polonia, Austria e Germania, inoltre, si dovette procedere tempestivamente ad inumazioni di massa in fosse comuni, per evitare il diffondersi di epidemie che avrebbero decimato i sopravvissuti. Solo alcune centinaia di questi sventurati ebbero il «privilegio» di una sepoltura dignitosa.

Tutti questi nostri Caduti, civili o militari, morirono dopo atroci patimenti, in ragione del loro pensiero, della loro religione, o per il loro «no» alla richiesta di continuare una guerra assurda”.


Ogni città italiana, paese o piccola frazione, ha avuto le sue vittime della deportazione.

E come ogni località italiana, anche Montorio e Mizzole hanno avuto deportati nei campi di concentramento.

In vista del 27 gennaio, Giornata della Memoria, ho voluto omaggiare i miei compaesani, deportati nei lager nazisti, pubblicando i loro nomi e le tappe del loro calvario.

Roberto Zamboni


DEPORTATI A MAUTHAUSEN

Bosco Silvio di Adolfo, nato a Montorio Veronese (VR) il 10 dicembre 1922. Residente a Montorio in Via Sodelle, 3. Mestiere: calzolaio. Arrestato a Verona e internato a Bolzano. Deportato a Mauthausen sul convoglio partito dal Campo di concentramento e transito di Bolzano (Polizei- und Durchgangslager Bozen) il 5 agosto 1944 e arrivato a Mauthausen il 7 agosto 1944 (trasporto n° 73). Matricola 82291. Categoria assegnata: SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Trasferito a Linz-Donau (presumibilmente al sottocampo dipendente da Mauthausen di Linz III) il 9 agosto 1944. Liberato il 5 maggio 1945.

Documento originale KZ Mauthausen (liste dei prigionieri del campo)

Caiani Marino di Angelo, nato il 29 giugno 1922 a Montorio Veronese (VR). Residente a Montorio in Via Mizzole, 8 (ora Via Laghetto Squarò). Mestiere: motorista. Arrestato a Verona e internato a Bolzano. Deportato a Mauthausen sul convoglio partito dal Campo di concentramento e transito di Bolzano (Polizei- und Durchgangslager Bozen) il 5 agosto 1944 e arrivato a Mauthausen il 7 agosto 1944 (trasporto n° 73). Matricola 82289. Categoria assegnata: SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Trasferito a Linz-Donau (presumibilmente al sottocampo dipendente da Mauthausen di Linz III) il 9 agosto 1944. Liberato il 5 maggio 1945. Morto il 27 ottobre 1945 a Verona (deceduto dopo il rimpatrio a causa delle gravi condizioni di salute).

Documento originale KZ Mauthausen (liste dei prigionieri del campo)

Ceolari Perio o Peric di Giuseppe, nato a Montorio Veronese (VR) il 5 luglio 1912. Mestiere: operaio. Residente a Montorio in Via Lanificio, 66. Arrestato a Verona e internato a Bolzano. Deportato a Mauthausen sul convoglio partito dal Campo di concentramento e transito di Bolzano (Polizei- und Durchgangslager Bozen) il 5 agosto 1944 e arrivato a Mauthausen il 7 agosto 1944 (trasporto n° 73). Matricola 82327. Categoria assegnata: SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Trasferito a Linz-Donau (presumibilmente al sottocampo dipendente da Mauthausen di Linz III) il 9 agosto 1944 (il documento originale riporta come data di trasferimento 9 dicembre 1944 – probabilmente per un errore di trascrizione). Liberato il 5 maggio 1945.

Documento originale KZ Mauthausen (liste dei prigionieri del campo)

Fiocco Carlo di Guglielmina Zattoni, nato a Montorio Veronese (VR) il 27 aprile 1920. Mestiere: tornitore meccanico. Residente a Montorio in Via Lanificio, 34. Arrestato a Verona e internato a Bolzano. Deportato a Mauthausen sul convoglio partito dal Campo di concentramento e transito di Bolzano (Polizei- und Durchgangslager Bozen) il 5 agosto 1944 e arrivato a Mauthausen il 7 agosto 1944 (trasporto n° 73). Matricola 82360. Categoria assegnata: SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Trasferito a Linz-Donau (presumibilmente al sottocampo dipendente da Mauthausen di Linz III) il 9 agosto 1944. Liberato il 5 maggio 1945.

Documento originale KZ Mauthausen (liste dei prigionieri del campo)

Gottardi Luigi, nato il 20 gennaio 1902 a Montorio Veronese (VR). Sposato con Anna Canteri. Mestiere: imprenditore di cotonificio e industriale.  Arrestato a San Martino Buon Albergo (VR) l’8 dicembre 1944 e internato a Bolzano. Deportato a Mauthausen sul convoglio partito dal Campo di concentramento e transito di Bolzano (Polizei- und Durchgangslager Bozen) il 1° febbraio 1945 e arrivato a Mauthausen il 4 febbraio 1945 (trasporto n° 119). Matricola 126228. Categoria assegnata: SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Trasferito a Gusen (sottocampo dipendente da Mauthausen) il 17 febbraio 1945. Morto il 9 aprile 1945 a Gusen.


DEPORTATI A FLOSSENBÜRG

Zamboni Luciano Giovanni di Andrea e Turri Teresa, nato il 3 febbraio 1923 a Trezzolano di Mizzole (VR). Mestiere: contadino. Residente a Montorio Veronese in Via dei Platani, 5. Arrestato a Caprino Veronese (VR) il 16 dicembre 1944. Detenuto nelle prigioni di Forte San Mattia e del Palazzo INA (sede dell’Ufficio del capo della Polizia di sicurezza e del Servizio di sicurezza – BdS Italien). Internato a Bolzano. Deportato sul convoglio partito da Bolzano il 19 gennaio 1945 e arrivato a Flossenbürg il 23 gennaio 1945 (trasporto n° 118). Matricola 43738. Categoria assegnata: POL (Politisch – deportato politico). Trasferito a Offenburg (sottocampo dipendente da Natzweiler) il 22 marzo 1945. Rientrato a Flossenbürg il 6 aprile 1945. Morto il 4 maggio 1945 a Flossenbürg (dopo la liberazione del lager). Sepolto nel Cimitero comunale di Flossenbürg. Traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Monaco di Baviera. Resti rimpatriati il 2 dicembre 2000.

Documento originale KZ Flossenbürg (libro matricola)

Zenari Rino, nato il 25 dicembre 1925 a Parigi (Francia). Residente a Mizzole (VR). Internato a Bolzano. Deportato a Flossenbürg sul convoglio partito da Bolzano il 5 settembre 1944 e arrivato a Flossenbürg il 7 settembre 1944 (trasporto n° 81). Matricola 21781. Categoria assegnata: SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Trasferito a Langenfeld (sottocampo dipendente da Flossenbürg) l’11 ottobre 1944. Morto il 27 luglio 1944 a Lengenfeld.

Documento originale KZ Flossenbürg (libro matricola)

Anche Pietro è tornato a casa

Dopo alcuni anni dal primo contatto dei famigliari con Dimenticati di Stato, a novembre dello scorso anno sono finalmente tornati a casa anche i Resti mortali di Pietro Viale, nativo di Boves (Cuneo).


23 febbraio 2016

Gent.mo sig. Roberto, buongiorno,
mi chiamo R. Barbara ed abito a Boves in Piemonte, dopo aver riscontrato sul suo sito il nominativo di Viale Pietro Mario (nato a Boves il 31/07/1908) nonno di mio marito (D. Armando di Rivoira di Boves, figlio di D. Giacomo e V. Silvana) deportato e caduto nella seconda guerra mondiale in Germania a Voerde, in un lager, vorrei sapere se e come è possibile avere ulteriori notizie. Ho trovato il suo nominativo nell’”Elenco Nazionale Caduti per comune di nascita”, dove risulterebbe essere sepolto nel cimitero d’onore a Francoforte sul Meno, sotto il nominativo Viale Pietro Mario (questo era il suo effettivo nome di Battesimo).
In seguito a primi accertamenti svolti presso il Comune di Boves ho potuto visionare e leggere copia del certificato di morte che riportava:

“L’anno 1945 il giorno 11 di Agosto nella palazzina del Comando Italiano di Voerde, avanti a me sottotenente P. Luciano Comandante del “Campo degli ex prigionierei” e Funzionante Ufficiale dello stato civile si sono presentati: G. Bartolomeo di Antonio e di M. Lucia di anni 37, professione segantino domiciliato in Boves, provincia di Cuneo e B. Giuseppe di Giacomo e di C. Anna di anni 36, professione falegname, domiciliato in Boves provincia di Cuneo, i quali mi hanno dichiarato che il giorno 10 del mese di agosto 1945 alle ore antimeridiane 5 e minuti 30 in Voerde è deceduto Viale Pietro, figlio di Carlo Luigi e di Pasero Maddalena, di anni 37 di professione contadino coniugato con C. Caterina, domiciliato in Boves provincia di Cuneo. Il quanto sopra ed a quest’atto sono stati presenti quali testimoni M. Bruno di Giovanni di anni 21, professione impiegato, domiciliato in via M. al n. 55 in B. e L. Angelo di Nazzareno di anni 22, di professione fresatore, domiciliato a S. D. di F. in provincia di A., i quali si sono meco sottoscritti… (poi venivano riportate le firme)”.

Ringrazio sentitamente per l’attenzione con preghiera di voler al più presto farmi pervenire il Vs. riscontro, poiché ritengo nobile l’impegno nel voler rendere giustizia a chi è caduto per la patria lasciando familiari e congiunti nella disperazione. La ringrazio di cuore per il lavoro che svolge.

Cordialmente R. Barbara


Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra

Viale Pietro Mario, nato il 31 luglio 1908 a Boves (Cuneo). Soldato del 29° Battaglione Alpini. Morto a Voerde (Nord Reno-Vestfalia) il 10 agosto 1945. Causa della morte: polmonite. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero di Voerde. Esumato e traslato a Francoforte sul Meno (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Westhausen). Posizione tombale: riquadro e / fila 2 / tomba 4.