Sergente Nocchiere Bergo Giulio

“Buonasera Signor Roberto Zamboni.

Sono Rinaldo Oro, da Chioggia e ultimamente ho iniziato una ricerca riguardo a mio zio internato in campo di concentramento (Stalag XII A), per poi essere trasferito a Bromberg.

Vorrei avere più informazioni possibili, su mio zio… se lei è disponibile e gentile da accettare la mia richiesta, ne sarei vivamente grato.

Rinaldo Oro – Chioggia (Venezia)”

Bergo Giulio da “borghese”
Bergo Giulio in “borghese”
Ai Chioggiotti internati

 

Caro Rinaldo,

questi sono i dati che ho trovato su tuo zio (aggiungendo quelli che mi hai inviato per un quadro più preciso):

Bergo Giulio di Sante, nato il 17 maggio 1919 a Catania.

Sergente Nocchiere Reparto Venezia.

Imbarcato sulla Regia Nave Scuola Marco Polo.

Pola, 10 febbraio 1943 – Regia Nave Scuola Marco Polo – Durante la navigazione velica nel Canale di Fasana (Istria)
Pola, 10 febbraio 1943 – Regia Nave Scuola Marco Polo – Durante una esercitazione. Io mi trovo in plancia col “Sestante”, strumento per prendere i rilevamenti polari e astronomici – VII° Corso Integrativo Nocchieri di Porto – Sergente Giulio Bergo
Giulio Bergo con alcuni commilitoni

 

 

Giulio Bergo – Durante una navigazione di guerra

    


Venne fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte greco il 9 settembre 1943 ed internato nello Stalag XII A di Limburg an der Lahn dove gli venne assegnato il numero di matricola 49201.

Venne poi decentrato presso il Comando di lavoro 1525 di Weinheim (Arbeitskommando 1525 Weinheim).


Stalag XII A – Immagine tratta da https://www.militaryimages.net/

16 gennaio 1944 – Cartolina postale inviata da Giulio ai genitori dallo Stalag XII A di Limburg
“Miei carissimi genitori, spero che la presente giunga a voi trovandovi ottimi di salute. Io sto bene! Sono ansioso di ricevere al più presto vostre notizie come pure quelle dei miei fratelli. Invio a voi tutti infiniti baci e saluti. Vostro affezionatissimo figlio Giulio”

Trasferito allo Stalag XX B di Marienburg (ora Malbork – Voivodato di Pomerania – Polonia), venne fucilato a Bydgoszcz (Voivodato di Cuiavia-Pomerania – in tedesco Bromberg – Hoheneiche Bei Bromberg) il 17 agosto 1944.


Stalag XX B di Marienburg
Stalag XX B di Marienburg

Inumato in prima sepoltura nel Cimitero cittadino di Bromberg (Städtischer Friedhof), venne poi esumato e traslato dal Ministero della Difesa, nella seconda metà degli anni ’50, nel Cimitero militare italiano di Bielany-Varsavia (Cmentarz Żołnierzy Włoskich – Polonia). Attualmente la sua tomba si trova in uno dei due mausolei del Cimitero di Bielany.


Cimitero militare italiano di Bielany (Varsavia)
Mausoleo destro del Cimitero militare italiano di Bielany (Varsavia)
La madre di Giulio negli anni ’50 presso la Capitaneria di Porto di Chioggia mentre riceve un documento del figlio

Una “Pietra d’Inciampo” per Oreste Ghidelli

Brescia, Via Corsica, 88
Domenica 27 gennaio 2019
“Giorno della Memoria”

Alla presenza del Sindaco Emilio Del Bono, dei famigliari di Oreste Ghidelli, degli studenti del Liceo delle Scienze Umane “Veronica Gambara”, classe III C, coordinati dalla professoressa Monica Rovetta, dei rappresentanti dell’Associazione Nazionale ex Deportati, di Associazione Nazionale ex Internati, della Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura, l’artista berlinese Gunter Demnig, ideatore della iniziativa ”Stolpersteine” – Pietre d’inciampo, ha posato una di queste pietre davanti a quella che fu l’abitazione di una vittima di deportazione, Oreste Ghidelli. (foto di Emanuele Formosa).

Oreste Ghidelli

Oreste Ghidelli, nato a Brescia il 27 maggio 1913, morto nei pressi di Zwickau l’1.4.1945. Aderì al CLN, fu deportato come politico.

Brescia. 1943-44. L’impegno antifascista nella città si intensifica. La resistenza bresciana deve tuttavia far fronte a una grave difficoltà di carattere geopolitico. Brescia e provincia si trovano al centro della Repubblica Sociale Italiana. In città e in particolare sul lago di Garda hanno sede i ministeri repubblicani e i comandi nazisti e fascisti delle diverse formazioni militari, che praticano assidui controlli sul territorio e impediscono al movimento partigiano di emergere. Nonostante ciò, fra il ’43 e il ’44 i partigiani sono 5074, divisi in cinque gruppi: le Fiamme Verdi, le Brigate Garibaldi, le Formazioni “Giustizia e Libertà”, la Brigata “Matteotti” ed elementi isolati.

Dopo l’8 settembre si trovano dispersi numerosi prigionieri di guerra alleati, scappati dai campi di concentramento. Perciò l’Organizzazione Militare clandestina presente a Milano decide di mobilitarsi per metterli in salvo. L’incarico viene affidato all’ingegnere Giuseppe Bacciagaluppi, che lo svolgerà all’interno delle attività politiche e militari del CLN, da poco costituitosi. Anche sul territorio tra la Val Trompia e la Val Camonica si nascondono centinaia di prigionieri, soprattutto britannici. I membri del CLN locale iniziano l’organizzazione dell’assistenza per il loro salvataggio in collaborazione con due ufficiali britannici, che si offrono di tenere il collegamento.

Qui si inserisce la storia di Oreste Ghidelli. Collabora alle operazioni di assistenza e accompagnamento da Brescia a Milano fino alla frontiera svizzera assieme ai compagni Titti Pasolini, Mario Giuberti e agli ufficiali britannici. Una trentina di prigionieri riesce a essere trasferita in svizzere grazie al loro lavoro.

Che tipo di attività aveva svolto fino a quel momento Oreste? Perché non fu arruolato allo scoppio della guerra? Non si hanno infatti sue notizie dopo il 1936, anno del suo congedo dalla Marina militare di Venezia, dove aveva trascorso 28 mesi di ferma, come risulta dal documento del Distretto militare di Brescia datato 27 ottobre 1953. Secondo questo documento, inoltre, il soldato Ghidelli Oreste risulta ancora in vita e di professione artista. Nemmeno la famiglia è ancora riuscita a ricostruire questo lungo arco di tempo.

Nel novembre del ’43 un rastrellamento disperde l’organizzazione clandestina che si trova a Brescia. Oreste si trasferisce a Milano (1). Qui viene arrestato come prigioniero politico e rinchiuso nel carcere di San Vittore. il 17 gennaio 1945, durante il trasferimento al campo di concentramento e di transito di Bolzano-Gries, scrive una lettera ai famigliari (2), nella quale chiede al fratello Adalberto di interessarsi della fidanzata Angela rinchiusa a sua volta nel carcere di San Vittore. In quella missiva comunica anche il suo probabile trasferimento  nel campo di Bolzano, che avviene il 18 gennaio.

Lettera originale recapitata alla famiglia Ghidelli

Cinque giorni dopo però giunge nel Lager di Flossenbürg, in Baviera, dove viene immatricolato col numero 43652 I e classificato con il triangolo rosso, simbolo dei deportati politici.

Libro matricola di Flossenbürg dove compare il nome del Ghidelli

Il 21 febbraio 1945 viene trasferito al sotto-campo di Zwickau, dove i prigionieri sono destinati al lavoro forzato nella fabbrica di autoveicoli di proprietà della Auto Union. data la sua fisicità robusta, nonostante l’età, viene sfruttato come meccanico. A fine marzo le truppe alleate avanzano e il lager viene evacuato. A un passo dalla libertà, l’1 aprile 1945, durante la “marcia della morte” verso il confine cecoslovacco viene ucciso dagli uomini della scorta con una raffica di mitra. Ritardava la marcia per prestare aiuto a un compagno debilitato. Pochi minuti dopo gli stessi assassini della scorta si danno alla fuga. Nessuno seppe più niente della sorte del prigioniero.

La famiglia cercò senza tregua di recuperare notizie del proprio congiunto, senza mai scoprire nulla. Fino a quando, verso la fine del 1945, fu informata dal vescovado di Brescia che un compagno di prigionia di Oreste si era rivolto alla sede episcopale bresciana sostenendo di avere informazioni da trasmettere ai familiari. Tuttavia né questa né altre piste permisero di avere una conferma certa della morte.

Unico testimone era Armando Corsi, compagno di prigionia di Oreste.

Archivio di Stato di Bolzano – Testimonianze reduci dalla prigionia

Fu necessario aspettare il 18 ottobre 1976 perché Croce Rossa italiana certificasse la morte del prigioniero. Ricevuto il documento ufficiale, la sorella maggiore Bruna rifiutò di credere alla notizia, mentre gli altri cinque fratelli di Oreste, soprattutto Adalberto, si attivarono per trovare più notizie. Nonostante le numerose ricerche, non riuscirono mai a scoprire cosa fosse veramente accaduto a Oreste nei suoi ultimi anni di vita.

Croce Rossa Italiana – Informazioni sulla deportazione del Ghidelli

Tre generazioni dopo, è stata la pronipote Francesca Fontana a riprendere ed approfondire le ricerche. Ed è lei a ricevere la medaglia d’onore consegnata dal Comune di Brescia ai famigliari di quindici deportati il 27 gennaio 2018.

Lettera del Prefetto di Brescia per la concessione della Medaglia d’Onore

Desiderando rendere omaggio al prozio, Francesca Fontana aderisce all’iniziativa Pietre d’Inciampo”. La piccola targa d’ottone della dimensione di un sanpietrino viene posta il 27 gennaio 2019, davanti alla porta della casa in cui abitò Oreste, vittima del nazismo.

A cura degli studenti del Liceo delle Scienze umane “Veronica Gambara”, classe III C, coordinati dalla professoressa Monica Rovetta

Note:

(1) Rapporto finale sull’attività svolta dal CLN Alta Italia in favore di ex prigionieri di guerra alleati.

(2) Questo il testo della lettera integrale, datato 17/01/1945: “Caro papà approfitto di una breve sosta qui a Bardolino per inviarti due righe. Ti saluto perché sto per partire per Bolzano, campo di concentramento. Purtroppo a Milano non mi hanno voluto rilasciare. Se Adalberto crede poter fare qualche cosa può far ricerche a Gries o Bolzano dove sono i campi di concentramento. Colà credo di fermarmi 15 giorni poi vedrò se mi manderanno in Germania. Pregate Adalberto di interessarsi per Angela, in carcere detenuta a Milano. Carissimi non addoloratevi se rimarrò lontano da voi e solamente per breve tempo ritorneremo ad abbracciarvi, finalmente libero. Abbracciatemi la Bruna ed i bambini, Alfredo, papà, Italia, Giancarlo e l’ultimo, Claudio, Valter e tutti”. La madre, Teresa Viglioli, morì di parto quando Oreste era adolescente. [ndr]

Francesca Fontana

Francesca Fontana, pronipote di Oreste.

Le notizie riguardo a Oreste Ghidelli sono frutto di un lungo e complicato lavoro svolto da Francesca Fontana in anni di ricerche tra documenti e collaborazioni con varie associazioni. Ella ha materialmente ricevuto dal Capo dello Stato la Medaglia d’Onore conferita a Oreste Ghidelli quale vittima di deportazione e di internamento nel corso del secondo conflitto mondiale (foto e commento di Emanuele Formosa).

                

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Per Oreste Ghidelli si veda anche:

https://dimenticatidistato.com/2017/03/22/compagni-di-un-tragico-destino/

https://dimenticatidistato.com/2018/01/28/medaglia-donore-per-oreste-ghidelli/

 

 

 

 

 

 

Medaglia d’Onore al Marò Michele Spinelli

“Egregio signor Roberto Zamboni,
mi chiamo Francesco Mancino e scrivo da Monte di Procida, provincia di Napoli.
Innanzi tutto vorrei complimentarmi e ringraziarla per la notevole opera di ricerca e diffusione di notizie che opera da tanto tempo sul suo sito e tramite Facebook.
Sono il nipote di un caduto della seconda guerra mondiale, lui era il mio nonno materno e si chiamava Michele Spinelli, marinaio richiamato in guerra nel 1943 ed imbarcato sulla nave ospedale militare “Gradisca”, il cui equipaggio l’11 settembre 1943 fu catturato dai tedeschi, insieme alla nave, a Patrasso (pressi di Cefalonia, Grecia) e da li internato in Germania, sicuramente almeno nello Stalag 326 VI K Senne e Stalag VI J Krefeld (matricola n° 103985 VI C), fino a quando, ammalato di pleurite essudativa fu trasferito nel campo di Fullen (vicino Meppen, confini con l’Olanda) fino alla data della morte, il 9-4-1945. Li fu sepolto a cura dei cappellani militari italiani, e poi nel 1958 fu traslato nel cimitero militare italiano di Amburgo Ojendorf.

Michele Spinelli 1943

La vicenda più triste fu certamente che quando questo mio nonno partì per la guerra, mia nonna era incinta di mia madre, e quindi né lui poté mai sapere se questo foglio fosse mani nato, né mia madre ha mai conosciuto il padre.
Mia nonna a guerra finita ricevette una lettera del cappellano militare di Fullen don Giovanni Farfarana, nella quale raccontò la morte di mio nonno e la sua sepoltura, allegando una piccola foto del cimitero del campo. Nel 2001 io, tramite internet, riuscii a sapere della traslazione dei resti ad Amburgo, come confermatomi dal Consolato Italiano di Amburgo e dall’Amministrazione del cimitero, e nel marzo 2013, per la prima volta dopo tanti anni, mi recai in visita sulla sua tomba. Purtroppo però mia madre era già deceduta dal 2005.
Il 28 gennaio scorso mio nonno, a seguito di una mia richiesta, ha ricevuto la medaglia d’onore per gli internati nei lager nazisti, con DPR del 12-11-2018, io e mio fratello abbiamo ritirato l’onoreficenza presso la Prefettura di Napoli, nel contesto di una bella cerimonia.
Negli anni ho anche scritto presso due centri documentali in Germania (Dokumentationsstatte Stalag 326 (VI K) Senne e Gedenkstatte Estervegen), uno dei quali mi ha anche inviato un documento dell’epoca. Attualmente attendo notizie dal archivio ITS di Bad Arolsen (se mai vi fosse qualcosa) e vorrei scrivere, appena il sito internet lo consentirà, anche all’archivio della Croce Rossa.
[…]

Un ringraziamento affettuoso e tanti saluti,

Francesco Mancino – Monte di Procida (NA)”


Cartolina postale inviata dallo Spinelli alla famiglia dallo Stalag VI C di Fullen il 6 maggio 1944
Cartolina postale inviata il 5 agosto 1944 da Fullen
Cimitero di Fullen 1945
Tomba nel Cimitero militare italiano d’Onore di Amburgo
Ojendorf – Amburgo
28 gennaio 2019 – Medaglia d’Onore a Michele Spinelli

Antonio Morano. Un marinaio tra i ribelli di Mauthausen

Tratto dal “Triangolo rosso” del giugno 2000 (periodico dell’Associazione Nazionale ex Deportati)


Salve,

innanzitutto è doveroso un ringraziamento sincero, per la meritoria opera di ricerca che sta da tempo attuando, per dare il giusto riconoscimento ai tanti, troppi, soldati italiani caduti in guerra e dimenticati.

Le scrivo per avere, se possibile, informazioni in merito alla sepoltura di un mio prozio Antonio Morano, nato a Melfi il 25/07/1922 e deceduto aMauthausen il 22/04/1945.

In famiglia siamo particolarmente legati a questo zio di mio padre, nato nel 1950 ed a cui fu dato proprio il nome dello zio.

Per la cronaca, anche mio nonno paterno, come il fratello, è stato un marinaio, solo che per fortuna è riuscito a rientrare salvo dalla guerra.

La storia del mio prozio è molto complessa, in quanto a dire il vero per decenni la mia famiglia non ha conosciuto la vera storia del congiunto, tant’è che presso il cimitero di Melfi, vi è una lapide nella cappella di famiglia dove questo mio zio è indicato come dispero in mare nel 1940.

Solamente da qualche anno abbiamo appreso essere deceduto nel sopracitato campo di concentramento in Austria e che il suo nome compariva in diversi elenchi e pubblicazioni datate addirittura agli anni 60.

Naturalmente con le nuove tecnologie a disposizione mi sono personalmente messo alla ricerca ed è ho reperito un po’ di notizie in merito, imbattendomi nel suo sito e nella sua pagina Facebook, pertanto ho pensato immediatamente di scriverle, con la speranza di poter reperire notizie utili.

In attesa di un positivo riscontro, le porgo i miei più cordiali saluti e la ringrazio a nome di tutta la mia famiglia.

Lorenzo Morano

Melfi (PZ)


Caro Lorenzo,

confermo che tuo zio venne deportato a Mauthausen dove morì il 22 aprile 1945.

Questi i dati che sono riuscito a reperire:

Antonio Morano

Morano Antonio di Nicola, nato il 25 luglio 1922 a Melfi (Potenza). Celibe. Residente a Melfi in Via Santa Lucia, 21. Marò. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 in Grecia (fronte Egeo, Lero e Rodi). Detenuto in Jugoslavia. Deportato a Mauthausen tramite la Polizia di Sicurezza tedesca di Belgrado. Arrivato a Mauthausen il 3 ottobre 1944. Matricola 106879. Mestiere dichiarato all’atto dell’immatrico-lazione: macellaio (*). Classificato come SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Ucciso a Mauthausen il 22 aprile 1945.

(*)  in Brunello Mantelli, Nicola Tranfaglia – Il libro dei deportati. I deportati politici 1943-1945 – Ugo Mursia

Scheda di entrata del Campo di concentramento di Mauthausen

Nei registri delle sepolture del Cimitero militare italiano di Mauthausen il suo nome non compare, quindi, vista anche la data di morte, potrebbe essere stato sepolto in fossa comune in quello che ora è il cimitero del lager di Mauthausen.

Registro dei decessi (Totenbuch) di Mauthausen

Infatti, all’inizio degli anni ’60 uno spazio all’interno del Memoriale di Mauthausen fu adibito a cimitero, nel quale vennero traslatate le salme esumate sia dai «Cimiteri americani» di Mauthausen e Gusen, sia dalle Fosse Comuni allestite dalle SS.

Nel settore II del Campo di Mauthausen e nella zona tra le baracche 16 e 19 sono oggi sepolte oltre 14.000 Caduti, molti di questi di nazionalità italiana. Purtroppo, provenendo da sepolture di massa o da inumazioni approssimative, nel dopoguerra non fu possibile la loro identificazione e la successiva traslazione nel cimitero militare italiano. Tutti questi Caduti non sono esumabili.

Un saluto. Roberto Zamboni



Elenco rielaborato e suddiviso per data di morte (dati tratti da Archivio Aned / Tibaldi)

Deportati italiani uccisi il 22 aprile 1945


Angiola Nicola nato a Vaglio Basilicata (PZ) il 28/01/1925. Fresatore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126014.

Bacigalupi Luigi nato a Sarzana (SP) il 20/09/1924. Operaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 19/12/1944. Matricola 114139.

Bortoloso Giovanni nato a Schio (VI) il 29/05/1912. Impiegato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115807.

Carmignani Francesco nato a Peccioli (PI) il 13/10/1924. Disegnatore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 19/12/1944. Matricola 113930.

Cetrelli Franco nato a La Spezia (SP) il 24/12/1930. Apprendista fotografo. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126119.

Colella Agostino nato a Roma (Roma) il 25/12/1901. Venditore ambulante. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 13/01/1944. Matricola 42046.

De Tomaso Antonio nato a Genova (GE) il 23/02/1922. Operaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126459.

Ferrari Renato nato a Genova (GE) il 08/11/1925. Muratore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 16/04/1944. Matricola 63733.

Gallinaro Roberto nato a Gaeta (LT) il 08/01/1911. Operaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 18/08/1944. Matricola 89451.

Garzino Mario nato a Saluzzo (CN) il 01/09/1928. Studente. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115522.

Gentile Luigi nato a Napoli (NA) il 11/02/2016. Macchinista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 25/03/1944. Matricola 59978.

George Domenico nato a Acquaviva (BA) il 21/07/1919. Meccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 15/02/1945. Matricola 129775.

Guerrazzi Italo nato a Bovalino (RC) il 20/01/1919. Operaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 16/04/1944. Matricola 63745.

Laudano Michele nato a Cerignola (FG) il 22/09/1922. Impiegato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 21/11/1944. Matricola 110295.

Malandra Vittorio nato a Milano (MI) il 26/06/1894. Imbianchino. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 58958.

Manzin Duilio nato a Vicenza (VI) il 03/06/1895. Fonditore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126267.

Marzagalli Luigi nato a Lodi (MI) il 29/10/1901. Meccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 21/02/1944. Matricola 53423.

Masciotta Vittorio nato a Napoli (NA) il 18/09/1914. Avvocato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 19/02/1945. Matricola 132666.

Miceli Vincenzo nato a S. Giovanni Gemini (AG) il 04/05/1899. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 24/06/1944. Matricola 76451.

Milani Pietro nato a Torre dè Busi (BG) il 18/10/1927. Apprendista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 58991.

Modrusan Ivan nato a Modrusani – Pola (Istria) il 27/02/1899. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126799.

Morano Antonio nato a Melfi (PZ) il 25/07/1922. Macellaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 03/10/1944. Matricola 106879.

Perfumo Pierino nato a Masio (AL)31/08/2026. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115646.

Quaglia Secondo nato a Antignano d’Asti (AT) il 28/01/1927. Apprendista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115677.

Riccardi Guglielmo nato a Magenta (MI) il 26/11/1907. Metalmeccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 08/04/1944. Matricola 61736.

Rigamonti Grazioso nato a Erba (MI) il 05/07/1920. Elettricista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 59097.

Sabadin Giovanni nato a Maresego (Pola) il 29/07/1907. Sarto. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126869.

Segrado Gino nato a Sutrio (UD) il 17/06/1917. Carpentiere. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126879.

Sterpini Ettore nato a Pola (Istria) il 26/12/1889. Magazziniere. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 18/08/1944. Matricola 90484.

Tartari Federico nato a Arbedo – Canton Ticino (Svizzera) il 15/07/1914. Meccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 30/01/1944. Matricola 50910.

Traversi Giuseppe nato a Rimini (FO) il 26/03/1911. Negoziante. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 59178.

Tufo Giuseppe nato a Apice () il 04/08/1920. Operaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126902.

Villa Dante nato a Milano (MI) il 02/07/1922. Fabbro. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 59192.

Zordan Bruno nato a Schio (VI) il 10/10/1920. Contabile. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115837.

Zorzi Giuseppe nato a Verona (VR) il 24/12/1924. Scuola Nautica. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126507.


Deportati italiani uccisi il 24 aprile 1945


Amoroso Carlo nato a Trapani (TP) il 15/09/1920. Fornaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 24/06/1944. Matricola 76211.

Barili Domenico nato a La Spezia (SP) il 21/08/1900. Assistente medico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 24/06/1944. Matricola 76226.

Bossi Antonio nato a Rovigno d’Istria (Pola) il 13/07/1921. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 18/08/1944. Matricola 89173.

Brina Federico nato a Torino (TO) il 14/03/1892. Fresatore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 58746.

Carusi Giuseppe nato a Carrara (MS) il 24/11/1911. Scultore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115811.

Chiarotto Ilio Luigi nato a Monteforte d’Alpone (VR) il 20/10/1923.Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 19/12/1944. Matricola 114144.

Cocco Felice o Felicino nato a Savona (SV) il 09/09/1924. Operaio specializzato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 58803.

Coluccini Giovanni nato a Camaiore (LU) il 16/08/1877. Pensionato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126138.

Costa Francesco nato a Caravaggio (BG) il 22/07/1909. Gruista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 58825.

Domenichini Bruno nato a Livorno (LI) il 20/01/1908. Imbianchino . Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/03/1944. Matricola 57094.

Foresti Giulio di Antonio nato a Premana (LC) il 29/01/1924. . Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 21/11/1944. Matricola 110452.

Fraboschi Giuseppe nato a Calice Cornoviglio (SV) il 14/09/1895. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115818.

Franchini Emilio nato a Maranello (MO) il 04/04/1918. Montatore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115819.

Frattini Amedeo nato a Varese (VA) il 20/03/1901. Auto meccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 08/04/1944. Matricola 61640.

Galeano Garnero nato a Genova (GE) il 20/10/1907. Medico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 15/02/1945. Matricola 129772.

Gatti Angelo nato a Milano (MI) il 26/01/1907. Tappezziere. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 19/12/1944. Matricola 113985.

Gianfranchi Elio nato a Arcola (SP) il 29/09/1926. Apprendista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126216.

Giassi Simeone nato a Villa Corilli (Pola) il 18/04/1924. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 09/12/1943. Matricola 40564.

Larini Larino nato a Capraia e Limite (FI) il 01/04/1887. Calzolaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/03/1944. Matricola 57205.

Manfrini Anselmo nato a Portomaggiore (FE) il 24/10/1898. Meccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/03/1944. Matricola 57237.

Mariani Alceste Massimo nato a Fivizzano (MS) il 19/02/1877. Elettricista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126517.

Nichelatti Albino nato a Trento (TN) il 21/12/1880. Tecnico Edile. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 24/06/1944. Matricola 76477.

Mussa Angelo nato a Torino (TO) il 06/02/1902.Deportato a Mauthausen. . Matricola 138305.

Muzzolini Oreste nato a Tarcento (UD) il 17/10/1921. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126813.

Paletto Enrico nato a Torino (TO) il 03/08/1924. Meccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 59030.

Paoli Luciano nato a Vezzano Ligure (SP) il 19/04/1928. Apprendista. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126329.

Parodi Silvio nato a Ceranesi (GE) il 10/04/1920. Falegname. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 16/04/1944. Matricola 63805.

Pellini Luigi nato a Lerici (SP) il 19/07/1926. Tornitore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126339.

Perotta Edmondo nato a Milano (MI) il 02/01/1920. Impiegato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 08/04/1944. Matricola 61716.

Perozzo Bruno nato a Vedelago (TV) il 09/05/1923. Minatore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 21/11/1944. Matricola 110365.

Perozzo Luigi nato a Castelfranco Veneto (TV) il 31/07/1914. Falegname. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/01/1945. Matricola 115651.

Pizzorni Ezio nato a Rossiglione (GE) il 06/02/1922. Operaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 16/04/1944. Matricola 63818.

Plebani Luigi nato a Capriolo (BS) il 19/02/1916. Fornaio. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 19/12/1944. Matricola 114067.

Raffi Vincenzo nato a La Spezia (SP) il 17/08/1921. Imbianchino. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126378.

Reverberi Luciano nato a La Spezia (SP) il 25/02/1923. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 19/12/1944. Matricola 114083.

Ricci Curio nato a Sant’Arcangelo (FO) il 02/08/1875. Negoziante. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 11/03/1944. Matricola 57368.

Romiti Palmiro nato a Fivizzano (MS) il 06/04/1901. Cuoco. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126523.

Salanitro Carmelo nato a Adrano (CT) il 30/10/1894. Professore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 09/12/1943. Matricola 40745.

Sandri Domenico nato a Vicenza (VI) il 29/09/1905. Aeromeccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 59122.

Serra Vincenzo nato a Albanova (NA) il 06/03/1913. Falegname. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 09/12/1943. Matricola 40763.

Sgualdino Guido di Antonio nato a Faedis (UD) il 13/09/1903.Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 18/08/1944. Matricola 88946.

Stradaioli Augusto nato a Civitella di Romagna (FO) il 21/01/1880. Contadino. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 24/06/1944. Matricola 76597.

Tadina Giovanni nato a Pola (Istria) il 01/05/1894. Meccanico aggiustatore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126955.

Tonelli Persio nato a Follo (SP) il 10/11/1892. Cuoco. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126461.

Vilasco Glauco nato a Monza (MI) il 02/11/1925. Meccanico. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 20/03/1944. Matricola 59195.

Violante Alfredo nato a Rutigliano (BA) il 25/10/1888. Avvocato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 24/06/1944. Matricola 76628.

Zamolini Battista nato a Marmentino (BS) il 19/07/1897. Agricoltore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 04/02/1945. Matricola 126536.


Deportati italiani uccisi il 25 aprile 1945


Rusconi Luigi nato a Pavia (PV) il 31/03/1887. Impiegato. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 24/06/1944. Matricola 76555.

Tombelli Renato nato a Roma (Roma) il 25/10/1901. Pittore. Deportato a Mauthausen. Immatricolato il 13/01/1944. Matricola 42210.

I montoriesi e i mizzolesi deportati nei campi di concentramento nazisti

“Mauthausen, Dachau, Flossenbürg.

Questi nomi arrivavano alle mie orecchie di bambino ogni volta che, a Natale, ci si riuniva a casa dei nonni. E immancabilmente, tutti gli anni, veniva ricordata la figura di Luciano. Lo zio morto in guerra, in Germania. Noi nipoti chiedevamo e volevamo sapere di più. Il nonno si chiudeva in un silenzio colmo di dolore. La nonna invece, a fatica e con gli occhi lucidi, ci spiegava, ci raccontava di quello zio «portato via dai tedeschi» e non più ritornato. Tentava amorevolmente di farci capire che fine avesse fatto Luciano: «L’era in campo de concentramento… i l’ha dato par disperso… (Era in campo di concentramento… l’hanno dato per disperso…)», diceva sconsolata.

«Disperso». Era la stessa parola riportata sulla lapide del cimitero. E un campo di concentramento che cos’era? Di lì a qualche anno, l’avrei visto con i miei occhi un campo di concentramento, e con il tempo anche più d’uno.

Ero ancora un bambino quando per la prima volta varcai la soglia del lager di Mauthausen. Allora compresi, aiutato dalle spiegazioni dei miei genitori, che cosa era un campo di concentramento e percepii quale poteva essere stata la fine dello zio Luciano.

Dopo l’armistizio siglato dall’Italia con gli anglo-americani, annunciato dal Maresciallo Badoglio l’8 settembre 1943, oltre 650.000 militari italiani, dislocati in Patria o nelle zone d’occupazione (Jugoslavia, Grecia, isole dello Ionio e dell’Egeo), furono fatti prigionieri dai tedeschi e deportati in campi d’internamento (Stammlager / Offlager), siti in terra tedesca, austriaca e polacca.

Sorte ancor peggiore toccò ad altri 30.000 nostri connazionali, fatti prigionieri per motivi politici, razziali o precauzionali, e deportati in campi di concentramento o di sterminio.

A differenza dei campi per militari, che erano gestiti dalla Wehrmacht, cioè da soldati dell’esercito regolare tedesco, i campi per civili erano gestiti dalle SS (Schutzstaffeln – «squadre di protezione»), un’unità paramilitare del Partito Nazista la cui ideologia puntava all’annientamento delle cosiddette «razze inferiori» e all’eliminazione di tutti gli oppositori politici.

Chi venne inviato in un Vernichtungslager – cioè un campo di sterminio – fu destinato in breve tempo, se considerato non idoneo al lavoro, ad essere gasato con lo Zyklon B, il potente pesticida a base di acido cianidrico che fu utilizzato nelle camere a gas. In ogni caso, per tutti indistintamente, fossero questi deportati in campi di concentramento (Konzentrationslager) o di sterminio, era previsto lo sfruttamento come forza lavoro fino allo sfinimento e alla morte.

Infatti, una circolare inviata a tutti i campi di concentramento, firmata dall’SS-Obergruppenführer Oswald Pohl, comandante dell’Ufficio centrale economico e amministrativo delle SS, già dal 30 aprile 1942 prevedeva il «Vernichtung durch Arbeit», cioè l’annientamento attraverso il lavoro.

Quasi tutti i deceduti in questi lager non ricevettero una degna sepoltura e finirono nei forni crematori. Solo verso la fine della guerra, a causa delle generali difficoltà di trasporto e la mancanza di carburante, i deportati che morirono in sottocampi a notevole distanza dai campi centrali, non furono più trasportati ai crematori dei lager, ma furono sepolti nei cimiteri locali.

Dopo le liberazioni dei campi di concentramento in Polonia, Austria e Germania, inoltre, si dovette procedere tempestivamente ad inumazioni di massa in fosse comuni, per evitare il diffondersi di epidemie che avrebbero decimato i sopravvissuti. Solo alcune centinaia di questi sventurati ebbero il «privilegio» di una sepoltura dignitosa.

Tutti questi nostri Caduti, civili o militari, morirono dopo atroci patimenti, in ragione del loro pensiero, della loro religione, o per il loro «no» alla richiesta di continuare una guerra assurda”.


Ogni città italiana, paese o piccola frazione, ha avuto le sue vittime della deportazione.

E come ogni località italiana, anche Montorio e Mizzole hanno avuto deportati nei campi di concentramento.

In vista del 27 gennaio, Giornata della Memoria, ho voluto omaggiare i miei compaesani, deportati nei lager nazisti, pubblicando i loro nomi e le tappe del loro calvario.

Roberto Zamboni


DEPORTATI A MAUTHAUSEN

Bosco Silvio di Adolfo, nato a Montorio Veronese (VR) il 10 dicembre 1922. Residente a Montorio in Via Sodelle, 3. Mestiere: calzolaio. Arrestato a Verona e internato a Bolzano. Deportato a Mauthausen sul convoglio partito dal Campo di concentramento e transito di Bolzano (Polizei- und Durchgangslager Bozen) il 5 agosto 1944 e arrivato a Mauthausen il 7 agosto 1944 (trasporto n° 73). Matricola 82291. Categoria assegnata: SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Trasferito a Linz-Donau (presumibilmente al sottocampo dipendente da Mauthausen di Linz III) il 9 agosto 1944. Liberato il 5 maggio 1945.

Documento originale KZ Mauthausen (liste dei prigionieri del campo)

Caiani Marino di Angelo, nato il 29 giugno 1922 a Montorio Veronese (VR). Residente a Montorio in Via Mizzole, 8 (ora Via Laghetto Squarò). Mestiere: motorista. Arrestato a Verona e internato a Bolzano. Deportato a Mauthausen sul convoglio partito dal Campo di concentramento e transito di Bolzano (Polizei- und Durchgangslager Bozen) il 5 agosto 1944 e arrivato a Mauthausen il 7 agosto 1944 (trasporto n° 73). Matricola 82289. Categoria assegnata: SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Trasferito a Linz-Donau (presumibilmente al sottocampo dipendente da Mauthausen di Linz III) il 9 agosto 1944. Liberato il 5 maggio 1945. Morto il 27 ottobre 1945 a Verona (deceduto dopo il rimpatrio a causa delle gravi condizioni di salute).

Documento originale KZ Mauthausen (liste dei prigionieri del campo)

Ceolari Perio o Peric di Giuseppe, nato a Montorio Veronese (VR) il 5 luglio 1912. Mestiere: operaio. Residente a Montorio in Via Lanificio, 66. Arrestato a Verona e internato a Bolzano. Deportato a Mauthausen sul convoglio partito dal Campo di concentramento e transito di Bolzano (Polizei- und Durchgangslager Bozen) il 5 agosto 1944 e arrivato a Mauthausen il 7 agosto 1944 (trasporto n° 73). Matricola 82327. Categoria assegnata: SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Trasferito a Linz-Donau (presumibilmente al sottocampo dipendente da Mauthausen di Linz III) il 9 agosto 1944 (il documento originale riporta come data di trasferimento 9 dicembre 1944 – probabilmente per un errore di trascrizione). Liberato il 5 maggio 1945.

Documento originale KZ Mauthausen (liste dei prigionieri del campo)

Fiocco Carlo di Guglielmina Zattoni, nato a Montorio Veronese (VR) il 27 aprile 1920. Mestiere: tornitore meccanico. Residente a Montorio in Via Lanificio, 34. Arrestato a Verona e internato a Bolzano. Deportato a Mauthausen sul convoglio partito dal Campo di concentramento e transito di Bolzano (Polizei- und Durchgangslager Bozen) il 5 agosto 1944 e arrivato a Mauthausen il 7 agosto 1944 (trasporto n° 73). Matricola 82360. Categoria assegnata: SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Trasferito a Linz-Donau (presumibilmente al sottocampo dipendente da Mauthausen di Linz III) il 9 agosto 1944. Liberato il 5 maggio 1945.

Documento originale KZ Mauthausen (liste dei prigionieri del campo)

Gottardi Luigi, nato il 20 gennaio 1902 a Montorio Veronese (VR). Sposato con Anna Canteri. Mestiere: imprenditore di cotonificio e industriale.  Arrestato a San Martino Buon Albergo (VR) l’8 dicembre 1944 e internato a Bolzano. Deportato a Mauthausen sul convoglio partito dal Campo di concentramento e transito di Bolzano (Polizei- und Durchgangslager Bozen) il 1° febbraio 1945 e arrivato a Mauthausen il 4 febbraio 1945 (trasporto n° 119). Matricola 126228. Categoria assegnata: SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Trasferito a Gusen (sottocampo dipendente da Mauthausen) il 17 febbraio 1945. Morto il 9 aprile 1945 a Gusen.


DEPORTATI A FLOSSENBÜRG

Zamboni Luciano Giovanni di Andrea e Turri Teresa, nato il 3 febbraio 1923 a Trezzolano di Mizzole (VR). Mestiere: contadino. Residente a Montorio Veronese in Via dei Platani, 5. Arrestato a Caprino Veronese (VR) il 16 dicembre 1944. Detenuto nelle prigioni di Forte San Mattia e del Palazzo INA (sede dell’Ufficio del capo della Polizia di sicurezza e del Servizio di sicurezza – BdS Italien). Internato a Bolzano. Deportato sul convoglio partito da Bolzano il 19 gennaio 1945 e arrivato a Flossenbürg il 23 gennaio 1945 (trasporto n° 118). Matricola 43738. Categoria assegnata: POL (Politisch – deportato politico). Trasferito a Offenburg (sottocampo dipendente da Natzweiler) il 22 marzo 1945. Rientrato a Flossenbürg il 6 aprile 1945. Morto il 4 maggio 1945 a Flossenbürg (dopo la liberazione del lager). Sepolto nel Cimitero comunale di Flossenbürg. Traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Monaco di Baviera. Resti rimpatriati il 2 dicembre 2000.

Documento originale KZ Flossenbürg (libro matricola)

Zenari Rino, nato il 25 dicembre 1925 a Parigi (Francia). Residente a Mizzole (VR). Internato a Bolzano. Deportato a Flossenbürg sul convoglio partito da Bolzano il 5 settembre 1944 e arrivato a Flossenbürg il 7 settembre 1944 (trasporto n° 81). Matricola 21781. Categoria assegnata: SCH (Schutzhäftlinge – deportato per motivi precauzionali). Trasferito a Langenfeld (sottocampo dipendente da Flossenbürg) l’11 ottobre 1944. Morto il 27 luglio 1944 a Lengenfeld.

Documento originale KZ Flossenbürg (libro matricola)

Anche Pietro è tornato a casa

Dopo alcuni anni dal primo contatto dei famigliari con Dimenticati di Stato, a novembre dello scorso anno sono finalmente tornati a casa anche i Resti mortali di Pietro Viale, nativo di Boves (Cuneo).


23 febbraio 2016

Gent.mo sig. Roberto, buongiorno,
mi chiamo R. Barbara ed abito a Boves in Piemonte, dopo aver riscontrato sul suo sito il nominativo di Viale Pietro Mario (nato a Boves il 31/07/1908) nonno di mio marito (D. Armando di Rivoira di Boves, figlio di D. Giacomo e V. Silvana) deportato e caduto nella seconda guerra mondiale in Germania a Voerde, in un lager, vorrei sapere se e come è possibile avere ulteriori notizie. Ho trovato il suo nominativo nell’”Elenco Nazionale Caduti per comune di nascita”, dove risulterebbe essere sepolto nel cimitero d’onore a Francoforte sul Meno, sotto il nominativo Viale Pietro Mario (questo era il suo effettivo nome di Battesimo).
In seguito a primi accertamenti svolti presso il Comune di Boves ho potuto visionare e leggere copia del certificato di morte che riportava:

“L’anno 1945 il giorno 11 di Agosto nella palazzina del Comando Italiano di Voerde, avanti a me sottotenente P. Luciano Comandante del “Campo degli ex prigionierei” e Funzionante Ufficiale dello stato civile si sono presentati: G. Bartolomeo di Antonio e di M. Lucia di anni 37, professione segantino domiciliato in Boves, provincia di Cuneo e B. Giuseppe di Giacomo e di C. Anna di anni 36, professione falegname, domiciliato in Boves provincia di Cuneo, i quali mi hanno dichiarato che il giorno 10 del mese di agosto 1945 alle ore antimeridiane 5 e minuti 30 in Voerde è deceduto Viale Pietro, figlio di Carlo Luigi e di Pasero Maddalena, di anni 37 di professione contadino coniugato con C. Caterina, domiciliato in Boves provincia di Cuneo. Il quanto sopra ed a quest’atto sono stati presenti quali testimoni M. Bruno di Giovanni di anni 21, professione impiegato, domiciliato in via M. al n. 55 in B. e L. Angelo di Nazzareno di anni 22, di professione fresatore, domiciliato a S. D. di F. in provincia di A., i quali si sono meco sottoscritti… (poi venivano riportate le firme)”.

Ringrazio sentitamente per l’attenzione con preghiera di voler al più presto farmi pervenire il Vs. riscontro, poiché ritengo nobile l’impegno nel voler rendere giustizia a chi è caduto per la patria lasciando familiari e congiunti nella disperazione. La ringrazio di cuore per il lavoro che svolge.

Cordialmente R. Barbara


Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra

Viale Pietro Mario, nato il 31 luglio 1908 a Boves (Cuneo). Soldato del 29° Battaglione Alpini. Morto a Voerde (Nord Reno-Vestfalia) il 10 agosto 1945. Causa della morte: polmonite. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero di Voerde. Esumato e traslato a Francoforte sul Meno (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Westhausen). Posizione tombale: riquadro e / fila 2 / tomba 4.


 


1943 – 1945 ANNI FRANTUMATI

Fin da piccola ho conosciuto la storia della famiglia di mio padre.

La madre, nonna Sarah, era ebrea, e come lei tutta la numerosa famiglia che viveva in varie regioni italiane, ma anche all’estero.

Da questa “colpa” stigmatizzata dalle leggi razziali, frutto di un’ideologia folle (e non, come erroneamente molti sono portati a credere, messa in piedi da un pazzo, accecato dall’odio per cui gli ebrei erano non una razza inferiore, ma una “non razza”) ebbero origine tutte le vicissitudini che mi appresto a raccontare, essendo riuscita nel tempo a riunire i pezzi di questo puzzle, che si iscrive in quella immensa tragedia che è la Shoah.

Gian Franco Sestilli, vittima delle leggi razziali, estromesso dalla scuola così come la sorella, Gemma (detta Mimmi)

Mio padre, con la sorella e con i genitori, abitavano ad Ancona, dopo la promulgazione delle leggi razziali furono estromessi dalla scuola e braccati dalle SS che cercavano la loro madre, nonna Sarah.

Il racconto che segue è tratto da alcuni spezzoni di un testo della stessa zia Mimmi (Gemma Sestilli), quindi sono le sue parole che ho estrapolato, lo dico per amore di chiarezza e per non appropriarmi di cose non scritte da me direttamente.

La zia Mimmi raccontava: “Se qualcuno mi avesse detto che in quella bella casa nel centro di Ancona, dove ricevevamo parenti, amici e compagni di scuola (io avevo 17 anni, mio fratello 15) non avremmo mai più vissuto, non gli avrei creduto. Invece fu così”.

Vissero così molti mesi in fuga, prima a Sirolo, poi in una soffitta a Fermo.

Un giorno al bar l’altoparlante della radio a massimo volume, diede notizia dell’Armistizio.

Si tornava a casa! La vita poteva ricominciare!

L’illusione durò poco: le ultime parole di Badoglio furono una doccia fredda: “La guerra continua”.

Si dovettero rendere conto che i tedeschi erano in casa, non più alleati ma intrisi di odio, pretendendo che le loro leggi, ideologie e sistemi fossero validi anche per loro, mentre la concezione dell’antisemitismo, e la legge di Norimberga ricadevano sulla loro testa.

Per non far cadere la famiglia nell’apatia e combattere lo sconforto, mia nonna che era la forza della famiglia, mentre mio nonno (non ebreo, anzi ateo) era caduto in piena depressione, portò dalla casa rastrellata qualche libro dell’enciclopedia, gli scacchi e le carte da gioco, per tenere il cervello impegnato e fare a gara a chi imparava più voci dell’enciclopedia.

Sarah Gnagnatti, ritratta ad Ancona sul Monte Conero con il cane Bry

Una sera, mentre stavano giocando a carte, si udì un colpo alla porta dell’albergo dove soggiornavano e il cameriere chiamò mia nonna Sarah dicendo che un giovane stava cercando proprio lei.

Ebbe una breve conversazione con quel ragazzo, che le consegnò qualcosa e se ne andò.

Mia nonna con fare veloce disse: “Buonanotte sono stanca”.

Nel frattempo, zia era rimasta al tavolo dove stavano giocando a carte con una contessa, simpatizzante nazifascista, che quindi andava assolutamente trattenuta per non farle intuire nulla, mentre mio nonno raggiunse la moglie.

Zia e papà salirono dopo poco e trovarono l’armadio svuotato, borse aperte sui letti, ma soprattutto lunghe e larghe cinture di tela bianca, cucite con grande inventiva e destrezza, piene di banconote.

Quel giovane era il garzone del loro parrucchiere ad Ancona che, sfidando il coprifuoco, era venuto a  consegnarle un biglietto inviatole da una zia di Ancona sul quale era scritto: “Il medico dice che l’aria di Fermo fa molto male ai bambini”.

Compreso il messaggio, nonna decise che non sarebbero rimasti un minuto di più.

Era l’ottobre 1943 e riuscirono a fuggire grazie ad un compiacente autista che in un pagliaio nascondeva una Balilla.

Dopo mezz’ora le SS erano sotto casa.

Solo anni dopo, tornando in quella stanza, seppero che i tedeschi erano arrivati a loro grazie alla delazione del figlio di un gerarca fascista.

Arrivarono tra mille peripezie a Porto Recanati dove trovarono rifugio presso la casa di un amico di mio nonno, che nemmeno sapeva nonna fosse ebrea.

Per tutto il periodo della loro permanenza s’inventarono di essere profughi di Rimini e per mia nonna fu deciso (da nonno) che si sarebbe chiamata Maria. In questo modo riuscirono a salvarsi dalla deportazione.

Mio padre rimase talmente traumatizzato da ciò che visse durante la guerra che il solo sentire parlare in tedesco lo faceva finire nel panico. Come molto spesso accade, riuscì a superare le sue paure affrontandole in una strana maniera, cioè mettendosi a studiare proprio il tedesco. Lo imparò talmente bene che, durante una riunione a Francoforte qualcuno gli disse che per essere tedesco parlava molto bene l’italiano!

Il caposaldo della famiglia, la mia bisnonna Gina Coen Piazza (dei Piazza di Livorno) con i quattro figli: (da sinistra) zio Uogo, nonna Sarah, zio Enrico e zia Aurora
Nonna Sarah e nonno Rolando
Biglietto scritto da poche settimane da mio padre a me dopo un ictus che lo ha colpito 4 anni fa. Oggi ha 90 anni, ha perso l’uso della parola, non ricorda cosa ha mangiato a pranzo, ma della Shoah ricorda tutto
La cugina Bauer morta a Dachau

Altra vicenda che ha coinvolto la mia famiglia è quella di Schulim Vogelmann, il solo italiano della Lista di Oskar Schindler, cugino di mio padre, il quale ne parla in un memoriale scritto in tarda età.

Memoriale scritto da Gian Franco Sestilli nel 2015

Quando Schulim da Vienna dove viveva, partì per arruolarsi nell’esercito britannico in Israele, il padre Nachum gli disse: “cosa vuoi che ti auguri figlio mio? di mangiare bene con forchetta e coltello?, sii onesto!”.

Fu l’ultima volta che si videro. Tornato Firenze, dove il fratello insegnava il Talmud nel locale collegio rabbinico, Schulim fu assunto dal libraio Leo Samuel Olscki, proprietario della Giuntina, divenendone in breve direttore della tipografia che pubblicò “L’amante di Lady Chatterley”.

Durante i rastrellamenti tedeschi a Firenze, Schulim cercò una via di fuga con la figlia Sissel (che in yiddish significa “dolce”) di 8 anni e la moglie Anna Disegni, figlia del rabbino capo di Torino, ma il 30 Gennaio 1944 con altre 604 persone furono rinchiusi nel carcere di San Vittore, poi caricati dal binario 21 sul vagone e dopo 7 giorni di pianti, urla, vomito e pestaggi, mamma e figlia appena scese furono avviate subito alle camere a gas.

500 persone furono eliminate e Sissel divenne simbolo della Shoah italiana.

La piccola Sissel Vogelmann

Schulim dopo la morte della sua bambina e della moglie fu assoldato come tipografo/falsario da Oskar Schindler, visto che la Germania voleva mettere in crisi la Banca d’Inghilterra e ci provò anche con quella d’America, stamparono sterline false, soprattutto per pagare la famosa spia Cicero e altre operazioni.

Schulim vendette mezza razione di pane per pagarsi una grammatica polacca, lingua da rinfrescare perché dimenticata in gioventù.

 

Tornato a Firenze rilevò la Giuntina, casa editrice specializzata in testi ebraici, che poi fu rilevata dai figli Daniel e Guidobaldo: figlio di Albana Mondolfi con cui ebbe la forza di ricominciare a vivere. Albana era figlia di Virginia Coen, gasata anche lei ad Auschwitz, sorella della mia bisnonna, cosi come miseramente finirono anche i cugini Bauer che dal treno ebbero il tempo di lanciare una bottiglia con dentro arrotolato un biglietto con scritto “pregate per noi”.

Schulim morì nel 1974 e venne sepolto accanto alla tomba di Primo Levi. Sulla lapide, per volere del figlio Daniel, è stato inciso il numero di matricola che portava tatuato sul braccio: 173484.

Mi auguro di avere apportato un piccolo tassello all’immane mosaico della tragedia che ha colpito il popolo ebraico, e l’umanità tutta.

Shalom,

Maria Ludovica Sestilli


 

“La dimenticanza porta all’esilio, il ricordo porta alla libertà ”

Israel ben Eliezer (1698-1760) meglio noto come Baal Shem Tov

 


Schulim Vogelmann con la figlia Sissel
Articoli tratti da La Repubblica (Edizione Firenze) del 20 marzo 2008 – Articoli di Marco Ansaldo