Dov’è sepolto Albino Carbone?


Su richiesta del nipote (Angelico Carpinella), ripropongo la vicenda del Sottotenente Albino Carbone.


Mio zio il sottotenente Albino CARBONE è stato sepolto nel cimitero militare di Bergen-Belsen, però non si riesce ad individuare la tomba poiché alcune sono senza nome, se qualcuno ha delle notizie può contattarmi tramite mail.

angelico.carpinella@gmail.com


carbone albino

Carbone Albino, nato il 22 febbraio 1917 a Napoli. Sotto Tenente / Direzioni Commissariato Sussistenza. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Polonia nello Stalag 366/Z di Biala Podlaska. Matricola 58710. Ricoverato presso l’Ospedale Glyn Hughes Hospital nei pressi del Campo di concentramento di Bergen Belsen perché ammalatosi di tubercolosi. Morto l’8 settembre 1945 per paralisi cardiaca e sepolto nel campo Hohne (detto anche campo Zelltheater) di Bergen Belsen.

Nato il 22 febbraio 1917 dall’avv. Luigi e da Romano Maria Grazia Anna, trascorse la sua fanciullezza a Lapio, paese d’origine dei suoi genitori, i quali si erano definitivamente ivi trasferiti nel 1921.

A Lapio frequentò le scuole elementari. Nel 1940 si laureò in Giurisprudenza presso l’Università di Roma. Ammesso con concorso all’Accademia di Modena, frequentò il corso di Commissariato, ottenendo questo giudizio: “ottimo elemento; molto disciplinato, di carattere generoso e leale.” Con il grado di sottotenente fu distaccato a Palermo e successivamente a Tirana nel 1943, presso la direzione di commissariato dell’intendenza IX armata, accompagnato dai voti di coloro che l’avevano conosciuto e dei quali si faceva interprete il Ten. Col. Commissario Vincenzo Cultresi: “Ti accompagnino ovunque i miei voti augurali per un felice avvenire, date le tue ottime doti di mente e di cuore”. Il suo avvenire si ridusse nel recinto dei campi di concentramento in Polonia. Deportato, fu assegnato al Campo M-Stammlager 366 Zwveiglager in Biala Podlaska.

Respinse con sdegno la disonorante formula di adesione alla repubblica sociale italiana, che diceva: “Mi dichiaro volontariamente pronto a combattere con le armi nel costituendo nuovo esercito del Duce, senza riserve, anche sotto il comando supremo tedesco”. Ripugnò alla sua lealtà di cittadino e di soldato italiano, “perché legato da un giuramento di fedeltà al quale il suo onore di soldato impone di prestar fede e dal quale nessuno può esimerlo”. Respinse anche l’ordine di lavoro obbligatorio, appellandosi alle norme della “Convenzione di Ginevra”. Rifiutò così il salvacondotto per aver salva la vita, per il ritorno a casa tra i suoi; e la rabbia degli oppressori si accanì ancora di più. Nel gennaio del 1944 fu trasferito nel Campo M. Stammlager XI B Of di Deblin-Irena, prima nello Stalag 307 P. U. e poi nell’Oflag 77. Gepruft. La razione di pane fu ridotta a meno di 150 grammi ed il trattamento divenne disumano per lui e per gli altri internati, che, come lui, vollero offrire una sorda resistenza, come modesto contributo alla causa italiana. Il 14 agosto 1954 fu dichiarato “Disperso”.  (Tratto dal sito del Comune di Lapio)


Lapide commemorativa Bergen Belsen

Lapide commemorativa a Bergen Belsen – Qui riposano migliaia di vittime conosciute e sconosciute del Campo di concentramento di Bergen Belsen


Come risulta nella banca dati del Ministero della Difesa e da altri testi, Carbone Albino, nato il 22 febbraio 1917 a Napoli, morì presso l’Ospedale allestito dagli inglesi (Glyn Hughes Hospital) nei pressi del Campo di concentramento di Bergen Belsen l’8 settembre 1945 e sepolto nel Campo Hohne (detto anche Campo Zelltheater) di Bergen Belsen.

Tutti i morti, da quando gli inglesi entrarono nel Lager di Bergen Belsen il 15 di aprile 1945, furono sepolti in fosse comuni senza segni di riconoscimento (non furono rintracciate neanche liste dei decessi o altro). Il numero dei caduti da seppellire era spaventoso.

Il 21 aprile 1945 furono sepolti in due fosse comuni 6.000 corpi, il 22 aprile in altre due fosse comuni vennero inumati 7.000 corpi, il 23 altri 2.600 corpi, il 24 ancora 2.600 e il 25 oltre 5.000 corpi.

Da quanto risulta, a Bergen Belsen furono allestiti quattro cimiteri, il primo situato nel settore 1 del campo, costituito da fosse comuni; il secondo, detto Campo Hohne o Zelltheater dove vennero sepolte le salme degli internati deceduti dopo il 26 di aprile; il terzo, nel settore 2 del campo, che conteneva i corpi di 87 internati, ed infine un quarto dove furono sepolti i prigionieri di guerra russi.

Tutti i caduti in fossa comune fino al 26 aprile furono inumati in maniera “disordinata” (basti vedere i filmati inglesi per capire cosa s’intende – vennero utilizzati i bulldozer per seppellire in fretta i corpi ed evitare epidemie che avrebbero decimato i sopravvissuti),  quindi per tutti questi caduti non sarebbe stata possibile l’esumazione.

C’era una possibilità di esumazione per gli internati morti dopo il 26 aprile (sepolti in fossa comune ma allineati ad una certa distanza l’uno dall’altro – con tanto di liste di decesso compilate dalla Croce Rossa Britannica), ma l’idea con il tempo venne abbandonata, forse anche visti i risultati avuti con le esumazioni in Austria ed in Baviera, fatte con estrema scrupolosità ma che portarono all’identificazione di pochi caduti.

La perplessità di non aver rintracciato la tomba del Carbone nasce dal fatto che, essendo morto presso l’ospedale inglese (Glyn Hospital) nel settembre del 1945, si conosceva la sua identità e quasi sicuramente venne sepolto in fossa singola.

Nonostante ciò, e pur avendo molta documentazione in merito, non si riesce a trovare la sua sepoltura.

Di seguito riporto quanto reperito sul Sotto Tenente Albino Carbone dal nipote Angelico Carpinella, dall’ITS di Arolsen e dalla gentile e sempre disponibile M. W. per le ricerche sul posto.

Tutto ciò, nel caso si venisse a sapere qualcosa in più su questi cimiteri e sulle loro sepolture e nel caso qualcuno avesse un parente negli elenchi dei sepolti in uno di quei sacrari.



Elenco italiani sepolti a Bergen Belsen

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Abbiamo dato un volto anche al Fante Filippo Alfieri

24.03.2021

Caro sig. Roberto, mi chiamo Salvatore Alferi e vivo in Sicilia. Grazie a Lei e al suo sito ho potuto conoscere il luogo di sepoltura di mio zio morto durante la Seconda Guerra mondiale.
Mio zio era il fratello di mio padre, si chiamava Filippo Alferi, nato a Motta d’Affermo il 20 Febbraio 1911 e morto il 5 Dicembre 1944.
Io e mio fratello, insieme ai miei cugini avremmo il desiderio di rimpatriare i resti del nostro caro zio sepolto a Francoforte sul Meno.
[…]
La saluto cordialmente.
Salvatore Alferi


Alferi Filippo
Filippo Alfieri (foto di Salvatore Alferi)

Filippo Alfieri*, figlio di Antonino e Anna Ganguzza, nasce il 20 febbraio 1911 a Motta d’Affermo (Messina). Celibe, risiede a Motta d’Affermo in Via Balzo al n° 7.
Soldato del 433° Battaglione Costiero di Fanteria – Plotone Comando, viene fatto prigioniero dai tedeschi il 9 settembre 1943 ed internato in Germania come IMI (Internato Militare Italiano) nello Stalag XII F di Freinsheim (Renania Palatinato). Matricola n° 01270.
Muore per malattia (debolezza cardiaca) a Schönenburg (Alsazia – ora territorio francese – Schœnenbourg) il 5 dicembre 1944 alle ore 21.00 e viene inumato in prima sepoltura nel Cimitero di Schönenburg (angolo cimitero posteriore destro) il 7 dicembre 1944 alle ore 15.00.
Nella seconda metà degli anni ’50 le sue spoglie vengono esumate tramite il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra e traslate nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen) alla posizione tombale: riquadro B, fila 11, tomba 1.

* Il cognome in origine era Alfieri. Dopo un incendio presso il Comune di Motta d’Affermo il cognome venne trascritto come Alferi e così rimase anche per i discendenti.


Francoforte Alferi Filippo
Tomba nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (fonte Dimenticati di Stato)
Scheda entrata Stalag XII F
Scheda di entrata nello Stalag XII F (fonte Arolsen Archives)
Cartolina dal campo di prigionia
Cartolina postale inviata alla famiglia da Filippo nell’agosto del 1944 (fonte Salvatore Alferi)

Cartolina dal campo di prigionia2

Atto di morte (fronte)
Atto di morte stilato il 6 dicembre 1944 (fonte Arolsen Archives)
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Medaglia d’Onore alla Memoria del Fante Alferi Filippo

 

Medaglia d’Onore a Giulio Bergo Oro

Salve io sono Rinaldo Oro, nipote del sergente nocchiere Giulio Bergo Oro. Oggi sono molto emozionato, perché finalmente si chiude un cerchio. Ricevo da parte dello Stato la più alta onorificenza alla memoria di mio zio: una Medaglia d’Onore al Valore Militare per Giulio Bergo Oro, internato militare italiano nei campi di concentramento nazisti. Giulio è stato uno dei circa 700mila giovani soldati che, all’indomani dell’ Armistizio 8 settembre 1943, ha deciso di non consegnarsi ai tedeschi e di non arruolarsi nella Repubblica Sociale Italiana di Salò: Giulio Bergo Oro, sergente nocchiere della Regia Marina Militare, nato a Catania il 17 maggio 1919, ha detto No!

Con questo gesto, ha in pratica firmato la propria condanna a morte. In pochi riuscirono infatti a fare ritorno a casa dai lager: tutti i soldati italiani che si rifiutarono all’appello nazista furono catturati dove si trovavano, chi sul fronte greco chi nelle caserme (come Giulio, il quale prestava servizio all’Arsenale di Venezia dopo aver combattuto anche lungo il fronte albanese), poi caricati , con l’inganno di fare rientro a casa , sopra i carri per il bestiame, in condizioni impossibili tra freddo, fame, sete, bisogni fisiologici, e deportati nei campi di concentramento per il lavoro coatto, al servizio dell’industria bellica tedesca.

A Giulio Bergo Oro toccò in sorte lo Stalag XXII (22), a Limburg an der Lahn, quindi lo spostamento attraverso altri campi. Alla fine fu trasferito a Bromberg in Polonia, dove – dopo l’ennesima vessazione – si è ribellato alle umiliazioni ed è stato ucciso da un ufficiale tedesco a colpi d’arma da fuoco. Con lui, testimoni, c’erano altri soldati chioggiotti.

Ora riposa in pace, nel cimitero militare italiano di Bielany Varsavia, situato nel mausoleo sinistro posizione tombale n 98. lo scorso gennaio un giornalista polacco, Piotr Ferenc, ha individuato la sua esatta posizione tra gli altri caduti,  ha acceso un cero alla sua memoria. Ringrazio Girolamo Tomarchio, che non può essere qui oggi per via della distanza,  e delle restrizioni sanitarie,  senza il quale non avrei potuto avere, documenti importanti, come il foglio matricolare.

Cimitero militare italiano di Bielany (Varsavia)

Grazie naturalmente al sindaco Ferro che mi ha accolto qui nel palazzo municipale, in rappresentanza della città.   Grazie alle autorità ministeriali che hanno deciso l’assegnazione della Medaglia d’Onore a mio zio Giulio. Grazie al comitato ANPI di Chioggia, che lo scorso anno assieme al Comune ha collocato una Pietra d’Inciampo a Sottomarina, nel luogo dove la madre di Giulio, mia nonna Maria Oro, aveva vissuto assieme ai suoi figli appena dopo la guerra.

Il dovere della memoria, delle sofferenze che la popolazione civile e i militari italiani hanno subìto durante il fascismo e il nazismo, dev’essere un monito anche verso le giovani generazioni. Io stesso, conosciuta la sorte di mio zio, mi sono informato e lo sto coltivando, anche per portare alla luce le storie degli  IMI cioè internati militari italiani, considerati dai tedeschi dei “traditori” (e non prigionieri), i quali hanno combattuto fino alla fine una guerra senza armi.

Solo per dirne una, gli internati militari non erano più protetti dalla Convenzione di Ginevra e non hanno ricevuto gli aiuti della Croce Rossa, al contrario di quanto succedeva ai soldati nazisti prigionieri degli inglesi e degli americani. Per sfuggire, i soldati italiani avrebbero solo potuto aderire alla Repubblica di Salò, che avrebbe valso loro il rientro in Italia: ma tantissimi scelsero il campo di concentramento, consapevolmente, così come consapevolmente rifiutarono il fascismo. Questa è la differenza. E io posso dirmi orgoglioso di aver avuto uno zio come Giulio, e di raccontare qui la sua storia comune a tanti altri, ricordando che nei lager non c’erano solo gli ebrei, gli oppositori politici, gli omosessuali, gli zingari, ma c’erano anche gli  IMI  internati militari italiani, fra i quali tanti di Chioggia come Giulio Bergo Oro, Medaglia d’Onore al Valor Militare. Grazie ancora.

Vincenzo Amormino – Diario di un IMI siciliano

Vincenzo Amormino è un ragazzo della provincia di Agrigento che, alla data dell’8 settembre 1943, ha solamente 22 anni. Orfano di padre, come moltissimi altri ragazzi viene sbattuto in una guerra assurda, come tutte le guerre, fin dal 1941.

É un Aviere della Regia Aeronautica e nel settembre del 1943 si trova a Rodi in Grecia, dove dopo l’armistizio viene disarmato e fatto prigioniero dai tedeschi.

Il 29 dicembre 1943 viene imbarcato con atri 735 prigionieri (fonte Gerhard Schreiber – I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich – 1943/1945) con destinazione il Pireo.

Il bastimento fa tappa sull’isoletta di Simi. Il giorno seguente raggiunge l’Isola di Lero.

I prigionieri arrivano al Pireo presumibilmente il 1° gennaio 1944.

Vincenzo viene poi inviato in un campo di raccolta ad Atene (Dulag 136 – Atene) e successivamente trasferito a Kalamaki, sull’Isola di Zante.

Il 16 maggio 1944 parte da Zante con destinazione un campo di concentramento a Zagabria (Croazia), dove arriva il 23 maggio 1944.

Viene successivamente trasferito a Görlitz (Stalag VIII A) in Slesia (campo nel quale fa solo tappa ma non viene immatricolato) per poi essere inviato in via definitiva come IMI (Internato Militare Italiano) nello Stalag VI D di Dortmund (estate-autunno 1944). Dopo mesi di trasferimenti ed oltre 3.200 chilometri di viaggio, Vincenzo viene immatricolato con il numero 55849 e messo a lavorare presso l’Arbeitskommando (Comando di lavoro) n° 1043 di Steele (sobborgo di Essen) a 37 chilometri da Dortmund (risulta un suo passaggio anche in un lager di Colonia).

Per tutto il periodo della prigionia, Vincenzo trascrive molti degli avvenimenti considerati da lui più importanti, dall’8 settembre 1943 fino 9 di aprile, giorno del suo compleanno.

Purtroppo, la parte centrale il diario diventa poco o quasi per niente leggibile a causa di una non buona fotocopiatura. Torna ad essere leggibile dalla data del 6 marzo 1945 fino alla data dell’11 aprile 1945 dove il diario prosegue con una diversa calligrafia.

L’11 aprile 1945, infatti Vincenzo muore. I suoi compagni di prigionia venuti in possesso del diario, decidono di riportare anche quanto accaduto dopo la morte del loro amico.

A guerra finita, questa agendina viene consegnata ai familiari dai suoi compagni di sventura.

Il manoscritto negli anni successivi segue la sorte dei suoi possessori che emigrarono negli Stati Uniti. Nel timore che questo documento storico sia un giorno perduto, ne viene fatta una copia fotostatica che viene gelosamente custodita dalla sorella di Vincenzo.

Con il passare degli anni, infatti, dell’originale se ne perdono le tracce e ne rimane solo la fotocopia che riporta le 56 pagine del diario con copertina che presumibilmente doveva essere in cartoncino.

Sulla prima di copertina è scritto: “Memorie di Amormino Vincenzo”. Sulla quarta di copertina è riportato: “Coscienza perduta per causa di codesta gente maledetta. Sono loro tutto il guaio di noi e di anche loro medesimi ma speriamo che il buon Dio li illumini presto così saremo tutti liberi di tornare alle nostre case”.

Prima di copertina

Quarta di copertina

La prima pagina del diario invece riporta un commento di Vincenzo sull’anno.

1941

Anno felice e buono per la bella borghesia. Non si credeva mai una così lunga vita di guerra e di prigionia. Si stava in casa gustandosi la bella vita, libero e felice fra i miei cari famigliari.


Ma come ho avuto questo diario?

Nell’aprile del 2011 mi arrivò un messaggio su “Messenger” da un signore (Peter Lattuca) che abitava in Florida e che aveva trovato sul sito “Dimenticati di Stato” il nome di suo zio (Amormino Vincenzo) Caduto in prigionia in Germania e sepolto nel Cimitero militare italiano di Francoforte sul Meno.

Grazie mille per aver trovato mio zio. Durante il suo periodo di detenzione mio zio ha scritto un diario che documenta il trattamento orribile a cui sono stati sottoposti questi coraggiosi giovani soldati. Ho una fotocopia del diario. L’originale è sparito. È leggibile al 60 – 70%. Se sei interessato a leggerlo fammelo sapere. Te lo manderò in modo che più persone conoscano le atrocità che hanno subito questi giovani.

Leggo l’italiano ma la mia scrittura è terribile. Grazie ancora per tutto il lavoro che hai fatto per tutte le famiglie di questi eroi caduti”.

Poi, per motivi vari, non ci sentimmo più fino allo scorso 23 febbraio, dove a commento di un articolo pubblicato sul mio account Facebook del ritrovamento della gavetta di un IMI, Peter tornò a contattarmi:

Mi chiamo Peter Lattuca e mi hai aiutato a trovare mio zio Vicenzo Amormino, sepolto a Francoforte in Germania. Guardando alcune vecchie carte mi sono imbattuto in un diario che mio zio teneva mentre era un prigioniero di guerra. Non è molto chiaro… ma se mi mandate un indirizzo mi farà piacere che lo abbiate…. la mia email […].

Grazie per tutto quello che avete fatto!!!!”.

Il 3 marzo 2021 arriva la busta dalla Florida contenente copia fotostatica del diario accompagnata da un biglietto: “Caro Roberto, spero che tu possa leggere e capire gli scritti di mio zio. Dovresti pubblicare questo diario. Mi piacerebbe moltissimo avere una copia di tutto ciò che sei in grado di capire”.

Memorie di Amormino Vincenzo

Vincenzo Amormino, figlio di fu Pietro, nasce il 9 aprile 1921 a Calamonaci (Agrigento) e risiede con la famiglia a San Giovanni Gemini (Agrigento) in Via Orefice, 32.

Aviere del Reparto Servizi in Aeroporto, viene fatto prigioniero dai tedeschi a Rodi, in Grecia, dopo l’8 settembre 1943.

1943 Rodi

Rodi – Partenza ore 4 di mattina. Arrivo a Simi ore 10.

Partenza ore 7 arrivo Lero ore 24.

Partenza alle ore 20 da Lero, dopo avere fatto 20 km a piedi. Arrivo al Pireo Grecia.

Il giorno è passato triste e malinconico sentendo l’effetto della prigionia e, finalmente, dopo 4 giorni ho mangiato. Dopo tanti giorni che sono stato in Atene è venuto il famoso bombardamento del Pireo, quindi mi è toccato di andare a tirare i morti di sotto le macerie ma non sono stato scontento di essere uscito perché così ho trovato il mezzo di sfamarmi.

La vita è durata parecchi giorni in cui ho avuto parecchie visite da gente che mi voleva indurre a firmare con i tedeschi [n.d.a.: richiesta di arruolamento nelle forze armate tedesche].

Sono partito, mi hanno portato in un campo di aviazione a Calamacchi [n.d.a.: Kalamaki – Isola di Zante]. Là i mesi sono stati tristi tristi e abbattuti. Sono stato 5 mesi e ho avuto parecchie visite dalla C. R. I. [n.d.a.: Croce Rossa Internazionale]. Ho scritto parecchie volte a casa, ma non ho mai ricevuto nessuna risposta. Da qui sono partito il 16 maggio.

Viene poi internato in alcuni campi di concentramento in Jugoslavia e successivamente trasferito in Slesia nello Stalag VIII A di Görlitz.

Dopo un viaggio di 7 giorni, sono arrivato in Croazia, a Zagabria.

Le condizioni personali sono le seguenti: scalzo, nudo, carico di pidocchi, morto di fame. Mi sono informato se ci fossero paesani e difatti ho trovato gente di Bivona che [stavano] abbastanza bene e, viste le condizioni in cui mi trovavo, si sono affrettati a farmi sentire l’odore di polenta con fagioli.

I giorni qui sono stati tristi per la seguente ragione: tutti quanti i giorni nevicava o pioveva. Quindi mi toccava andare a lavorare scalzo e tutto stracciato. Se non sono morto lo devo tutto alla Beata Vergine Maria.

Dopo un po’ mi hanno mandato in un campo nuovo. Peggio di […] per fame.

Dopo 10 giorni il campo è stato attaccato dai partigiani. Sono stato sotto il fuoco per 5 ore consecutive ma con la grazia della Beata Madre celeste c’è stato solo un ferito. Finita la sparatoria, ci hanno fatto la sveglia e ci hanno portato al lavoro e durante codesto sacrificio ho avuto la fortuna di trovare un orologio con il quale ho fatto soldi vendendolo. La fortuna è durata poco perché una sera, rientrato dal lavoro e appesa la giacca per fare la pulizia, mi hanno rubato 1500 lire […].

Qui mi sono trovato nelle medesime condizioni di prima, se il buon Dio non ci avesse pensato. Infatti, dopo alcune sere dal furto, mi sento chiamare dall’interprete e mi comunicava che dovevo partire per Belgrado a lavorare in una fabbrica di motori di aviazione.

Sono partito dopo due giorni. Sono arrivato e ho visto dopo tanti mesi la branda con il pagliericcio, e la vita [stava prendendo] un’altra piega, come difatti si vedeva, qui ho conosciuto uno di Cianciana [n.d.a.: provincia di Agrigento], un certo Salvatore Taglialavore, che per me è stato come un vero padre.

Ma anche qui la vita non è nata tanto comoda perché è durato poco. Mi toccò partire per la Germania dopo che mi hanno portato in Slesia a Gorlizi [Görlitz].

Viene infine internato come IMI (Internato Militare Italiano) nello Stalag VI D di Dortmund, dove gli viene assegnato il numero di matricola 55849. Sarà poi decentrato al Comando di lavoro n° 1043 di Essen – Steele.

Il fronte si avvicina sempre di più. Il tuono del cannone è sempre più vicino.

Oggi, 6 marzo 1945, ore 8 e 15, mi trovo da solo dentro un garage con il cuore abbastanza triste per codeste ragioni: prima, da due giorni i miei compagni partono per dove non si sa, secondo, con l’avvicinarsi degli Americani i tedeschi diventano più cattivi. Poi stamane alle ore 6 hanno fatto la […] e fatti partire miei compagni. Io non sono voluto andare dove mi è stato detto, ma sono andato al mio posto dove c’è gente che rispetta e mai […] sentinella alle spalle che dice: “lussi Arbait”, poi c’è il cannone che tuona continuamente, con quel tuono lugubre che non finisce mai.

Speriamo di partire […]. 

8 marzo 1945 – ore 12 – il viaggio è stato triste e lungo. Carichi di quel poco di roba, ci siamo messi in cammino. Abbiamo attraversato diversi villaggi e paesi senza mangiare e sotto il pericolo dei mitragliamenti. Siamo arrivati in un campo di concentramento di Russi, Polacchi e Italiani. Lì, sempre senza mangiare, ci hanno buttati in una baracca per terra e [siamo rimasti] lì fino al 10 [marzo] mattina.

Ci siamo messi in cammino alle ore 3 del pomeriggio. Siamo arrivati in un campo di concentramento. Là ci hanno dato 50 grammi di pane e un po’ di brodo.

Sotto il bombardamento, ci hanno fatti partire e finalmente alle ore 11 pomeridiane siamo arrivati in una caserma della Toti [n.d.a.: Todt]. Qui si aspetta il momento di partire nuovamente.

Wuppertal – Nutrimento al primo giorno. Il secondo ci chiamano e ci dicono codesta cosa: “è stato mancato [manca] un filone di pane e bisogna che salti fuori chi l’ha rubato” sennò non si dà da mangiare. Passata la giornata con la speranza […].

10 marzo 1945 – Vivere è una parola, ma questa mi fa paura. Tutti i giorni sono uguali: fame, tristezza. Ah… quanto sono stufo! Se non fosse per la mamma che voglio rivedere (se nostro Signore Gesù Cristo mi fa questa grazia) chi sa cosa avrei fatto a quest’ora pur di farla finita.

11 marzo 1945 – ore 17 – Sono sopra la mia branda e, avendo finito quel po’ da desinare, la mia testa naviga come una barca nell’oceano in tempesta. Penso alla mia mamma e a tutto quello di un tempo tranquillo e felice, quella felicità che da quattro anni non sento più [illeggibile]… che non deve più ritornare il tempo di una volta di potere riabbracciare la mia cara e amata mamma come le mie sorelle e fratelli.

Oggi, 23 marzo 1945, mi trovavo in una fabbrica per costruire una baracca. Verso le nove sono venute diverse formazioni di caccia bombardieri e siamo dovuti andare in rifugio dove ho passato tutta la giornata.

24 [marzo] – Partito la mattina a bordo di una macchina, sono arrivato al medesimo posto per riprendere il lavoro, ma non ho fatto niente perché c’erano gli Americani che ci facevano sentire come cantavano le loro mitraglie […] e le loro bombe.

… un compagno avendo preso in magazzino 1 chilo di pane e 1 chilo di burro è stato pescato. Preso a calci e pugni, portato al comando. Là il comandante ha dato degli ordini. L’hanno preso e portato dietro una casa e mentre camminava ci hanno sparato come un cane colpendolo al cervello. Poi hanno preso ciò e hanno mostrato questo […].

[…] … che si è ripassato a mitragliare così mi sono rimesso a letto […] primo pensiero è stato alla mia famiglia, la mamma […] Gesù risorto mi faccia ritornare a casa. La Pasqua la passo sentendo il cannone che tuona continuamente.

Finora tutto procede male. Fame, pidocchi, disperazione, senza mezzi di poter comunicare […]

Sono arrivato. Un mio amico mi ha fatto trovare un po’ di roba cucinata. […]

Mi sono recato all’adunata con la speranza di uscire così non si sente tanto la fame, ma giunti fuori mi hanno detto tutti che si lavorava […] qui mi sono […] un vagone […] dopo un po’ mi sono allontanato dal campo in cerca di qualche cosa da mangiare. Infatti dopo avere fatto 5 […] trovo un mucchio di barbabietole.

Quindi, pieno il sacco, sono ritornato in baracca però senza avere provato un bel quarto d’ora brusco. Difatti, mentre facevo la via del ritorno, primo caccia bombardiere […] saltata una fabbrica a poca distanza da dove mi trovavo.

Io […] mi sono quasi visto spacciato, ma il buon Dio mi ha dato la sua mano […] il pericolo.

Domenica. Dopo Pasqua mi sono recato in compagnia di Cattani e [?] in chiesa e con tutti gli altri abbiamo assistito alla Santa Messa. Sono stato in quell’ora felice. Pensavo alla mia piccola chiesa, alla mamma, al parroco. Tutto era un istante quasi felice. Mi sembrava perfino che Gesù rivolgesse il suo sguardo verso me e mi dicesse non temere che tornerai a rivedere tutto quello che di caro c’hai in questa vita. I tuoi stanno tutti bene e spesso si recano in chiesa e pregano per te e io ho esaudito le tue preghiere. Dio mio […] tempo stesso […] misericordia vostra è […] Vergine ti aiuta […].

8/4/45 – Mi recai in paese in cerca di cicchi [?] dopo avere fatto […] ora quasi di ricerche, mi sono recato in chiesa. Sono arrivato al loro Santa [?] che da tanto tempo.

Giornata molto movimentata – Le cunfetta [n.d.a.: i confetti] dell’artiglieria americana arrivano vicini e proprio in questo momento [illeggibile].

Mi accingo ad andare alle funzioni che si celebravano al rifugio ed io prendevo parte spirituale e corporale, la mamma, la casa, i compagni, la malinconia si impossessa di me e divento triste e pensieroso. ma poi un mio compaesano mi fece coraggio quindi ho acceso la stufa e ho battuto la biancheria lavata e messa ad asciugare.

Mi sono recato in chiesa e ho assistito alla Santa Messa. La sera sono ritornato c’era un prete […] alle funzioni […] uscito dalla casa canonica […] giovani e giovani […] la prima comunione e ha messo Gesù esposto [illeggibile].

ore 9 – [09.04.1945] – Giorno del mio compleanno mi reco in chiesa. Prego Gesù che mi aiutasse dandomi la fortuna che il prossimo compleanno lo possa fare in condizioni migliori.

Tra il 9 ed il 10 aprile 1945 viene ricoverato all’Ospedale di Kupferdreh – Essen, dove muore l’11 aprile 1945.

11 aprile 1945 ore 2 – decesso Riposi in pace

I suoi compagni di prigionia lo seppelliscono  nel Cimitero cattolico di Niederbonsfeld.

Oggi 12 aprile 1945, io Grioni Guido – Via Paciello [?] n° 4 Milano – con Monachello Rosario – Palma di Montechiaro – Vicolo Paccini n° 9 – con Viola Mario – Via Domenico [illeggibile] n° 3 – con Cacciola Sebastiano – Via Della Riccetta [?] n° 350 Messina – con Chisio [?] Antonio – Via Triestina Tessere 418, ci siamo portati dall’Ospedale di Kuppenfield (Essen) [n.d.a.: Kupferdreh – Essen] abbiamo composto la salma del nostro camerata in una buona bara e lo abbiamo portato al Cimitero di Niederbonsfeld. Con un sacerdote cristiano cattolico lo abbiamo noi stessi sotterrato in quel cimitero. [illeggibile] ancora il sacerdote ha […] la fossa ed ha dato l’ass […] alla bara.

Il funerale […] ma tutto noi e gli altri […] hanno concorso con le offerte a far celebrare lì una messa.

Infatti domani […] 13 aprile [1945] – Il Sacerdote della Parrocchia di Nierenhof alle 8 e mezza dice la Santa Messa di Suffragio proprio per lui [Vincenzo]. Tutti insieme abbiamo cooperato perché sia posta sulla fossa la croce con il nome e [illeggibile] abbiamo … dei documenti … auguriamo ai famigliari del nostro amico [illeggibile] rassegnazione e forza.

Scritto a Nierenhof il 12 aprile 1945 – Marinaio Grioni Guido – Via [illeggibile] Milano.

Registro sepolture italiani a Niederbonsfeld in The Arolsen Archives online collections – 70616059 / Amormino Vincenzo


Amici in tempo di prigionia

Lampardo [?] Distefano – Paolo Buscaglia Carmelo – Buscaglia Carmelo [?] – Salvatore Cerutti Felice – Dastoli Francesco Filadelfio – Colabino – Cerutti Felice, Via Rocca di Baldi, Lincotto [Lingotto] (Torino) – Catanio Pietro, Via san Giorgio n° 6, Martinenco [Martinengo] (Bergamo) – Pancoto Giovanni, Via Roma, Tarzo (Treviso) – Chizzio Favaro, Veneto, Tessera Via Triestina ai fornazzotti [?] n° 418 (Venezia) – Panpalone Quintilio, Via Gorizia 22, Montevarchi (Arezzo) – Gasperini Carlo, Gemonio, Comacchio Cuvio (Varese) – Costantino Antonio fu Giovanni, Via Roma, Castelbuono (Palermo) – Cattaneo Pietro – Taglialavore Salvatore – Appuntato dei Carabinieri nato Cianciana Agrigento Sicilia – Chizzio Antonio Favaro Veneto, Tessera Via Triestina ai fornazzoni [?] n° 418 (Venezia) – Pampalone Quintilio [….].


Vincenzo, durante la sua permanenza presso lo Stalag VIII A di Görlitz, si era particolarmente affezionato ad un Appuntato dei Carabinieri (Taglialavore Salvatore di Cianciana – Agrigento) che considerava come quel padre che non aveva più (infatti Vincenzo era orfano di padre).

Al caro amico Salvatore, era riuscito ad inviare una cartolina postale e a riceverne risposta.

Destinatario: Amormino Vincenzo – Coln Ratch (22) [Köln Rath/Heumar – Quartiere di Colonia] – Lager Vinlelberasch [?]

Li, 1/1/1945 – Mio carissimo Vincenzo,

rispondo con qualche giorno di ritardo alla tua cara tanto desiderata cartolina che portava la data del 11.12 scorso anno [11.12.1944]; E non puoi immaginare di quanto sono rimasto contento nel sentire l’ottimo stato di tua salute come pure di Monachello [altro militare]. E nello stesso tempo ti posso assicurare anche di me, Lupi [?] e tutti i nostri compagni della camera n° 61. Non ti posso dire e neanche raccontare di quanto mi è dispiaciuta la tua distanza. Il Santo Natale l’ho passato dentro la stanza assieme a Lupi e abbiamo mangiato una scatola di carne e ti pensavamo […] il mio paesano ed oggi abbiamo fatto la festa all’altra scatola di carne. Speriamo nella Madonna che l’anno nuovo ci porti la pace e di tornare sani e salvi alla nostra casa. Non avendo altro più che dirti, ti salutano caramente tutti i nostri compagni della camerata n° 61 ed io dandoti i più cari baci ed abbracci dal tuo per sempre fratello che mai ti scorderà.

Taglialavore Salvatore – risposto subito e buone cose e mi saluti tanto Monachello Rosario ed amici che sono assieme a te.

Nella seconda metà degli anni ’50 il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra ne fa esumare le Spoglie e le fa traslare nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen) alla posizione tombale: riquadro M, fila 3, tomba 25.

Registro sepolture Francoforte in The Arolsen Archives online collections – 70569404 / Amormino Vincenzo

Soldato Amormino Vincenzo – Riquadro M, Fila 3, Tomba n° 25

Memorie di Amormino Vincenzo

è assolutamente vietato ogni tipo di riproduzione

Anche il fante Carmelo La Rosa ora ha un volto

Una gavetta, un articolo di giornale, il tam-tam sui social e i famigliari sono venuti a conoscere la sorte di Carmelo nel giro di poche ore.

Questo l’articolo di Andrea Di Grazia pubblicato su Catania Today ieri 22 febbraio 2021

La gavetta di un soldato catanese emerge in un campo di concentramento: si cercano i familiari

“Gli autori della scoperta vorrebbero poter consegnare la gavetta che hanno tra le mani, con incise le sue generalità, alla famiglia. Si sono quindi rivolti a CataniaToday per rintracciarla a distanza di 77 anni

Nel fango di un campo di prigionia tedesco situato vicino alla città di Meppen, in Germania, due ricercatori di cimeli storici olandesi, armati di metal detector, hanno ritrovato la gavetta di un soldato catanese, morto nel 1944 per malattia durante la sua detenzione nel secondo conflitto mondiale. Il suo nome è Carmelo La Rosa. Era nato l’11 maggio 1922 nel capoluogo etneo e, durante l’ultimo conflitto mondiale, ha prestato servizio nel 31° reggimento fanteria, per poi essere catturato nel 1943 sull’Isola d’Elba. Adesso, gli autori della scoperta vorrebbero poter consegnare la gavetta che hanno tra le mani, con incise le sue generalità, alla famiglia. Si sono quindi rivolti a CataniaToday per rintracciarla a distanza di 77 anni.”

Gavetta di Carmelo La Rosa – Foto Catania Today

“Incidere le lettere del proprio nome su questi attrezzi di uso quotidiano, che erano praticamente gli unici effetti personali ammessi nel campo di prigionia, era una prassi comune in quel periodo buio. La Rosa, malato e probabilmente consapevole del proprio destino, ha così lasciato una traccia della propria presenza nello stalag VI-C, costruito nel 1933 sei chilometri ad ovest del villaggio Oberlangen, nel nord-ovest della Germania. In questo campo di concentramento persero la vita molti suoi commilitoni italiani, insieme a migliaia di soldati dell’armata russa, dell’esercito belga e jugoslavo. Gli internati erano costretti a patire il freddo, la fame ed i lavori forzati. Una situazione che durò fino all’arrivo dell’armata Canadese, nell’aprile del 1945. Carmelo La Rosa morì un anno prima, nel ’44, ed è sepolto nel cimitero militare italiano d’Onore ad Amburgo. Chiunque abbia un legame di parentela con lui può contattare la nostra redazione. La notizia del ritrovamento è stata data dal gruppo di ricerca storica “Ww2 Tuscany Hunters” con base in Toscana, vicino Firenze.”


Lo stesso giorno ricevo questa mail…

Catania, 22 febbraio 2021

Salve sono il figlio della nipote di un soldato italiano di Catania che dovrebbe essere sepolto nel Cimitero di Amburgo (almeno é quello che crediamo). Il suo nome è La Rosa Carmelo.
Purtroppo con gli anni non ci è stato possibile risalire completamente ai dati anagrafici e alla reale data di nascita, le uniche notizie che sappiamo tramandate dal mio defunto nonno sono quelle che ebbe la notizia di suo fratello morto giovanissimo in Germania in un campo di prigionia. Gli arrivò al tempo anche la lettera dove spiegavano l’ubicazione della tomba ma purtroppo non abbiamo più trovato questo documento.

Le mando questa mail perché da poco abbiamo saputo del ritrovamento in un campo di una gavetta con inciso il nome e il cognome “LA ROSA CARMELO”. Ovviamente può ben immaginare la sorpresa.
Siccome vorrei sapere qualcosa di più per approfondire la storia e gli spostamenti dello zio di mia madre e magari capire se realmente questa gavetta potesse appartenere a lui, vorrei chiederle se magari da qualche parte nei vostri archivi risulta essere figlio di LA ROSA SALVATORE E DI STEFANO CARMELA.
Grazie anticipatamente. Distinti saluti.


Carissimi,
questi sono i dati che ho archiviato e relativi al vostro parente:

La Rosa Carmelo, figlio di Salvatore e di Di Stefano Carmela, nasce l’11 maggio 1922 a Catania. Celibe e di religione cattolica, risiede con la famiglia a Catania in Via Vitaliti, 4. Dichiara come mestiere di essere panettiere. Soldato del 31° Reggimento di Fanteria (risulta anche 214° Fanteria), viene fatto prigioniero dai tedeschi sull’Isola d’Elba il 17 settembre 1943 ed internato in Germania come I.M.I. (Internato Militare Italiano) nello Stalag VI C dove gli viene assegnato il numero di matricola 103190. Nel novembre del 1943 viene trasferito allo Stalag VI C/Z di Versen (Neu Versen). Il 1° dicembre 1943 viene trasferito allo Stalag VI J ed impiegato presso il comando di lavoro n° 1173. Muore per malattia (bronchite influenzale – debolezza fisica – debolezza cardiaca) a Velbert il 4 maggio 1944 e viene inumato in prima sepoltura nel Cimitero Cattolico di Velbert (Nord Reno Westfalia) alla posizione tombale campo 1, posizione 6, tomba 91 (numero di registrazione 424/1948). Nella seconda metà degli anni ’50 il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (Ministero della Difesa) ne fa esumare le Spoglie e le fa traslare nel Cimitero Militare Italiano d’Onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf) alla posizione tombale riquadro 1, fila T, tomba 44, dove si trovano tutt’ora.

Vi allego il documento di registrazione nel lager del vostro parente, la notifica ed il certificato di morte, un elenco delle sepolture di varie località (tra queste Velbert) e alcuni registri con le posizioni tombali di prima inumazione del vostro caro.

[…]

Un abbraccio fraterno.

Roberto Zamboni

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La tomba del Fante La Rosa Carmelo nel Cimitero militare italiano d’Onore di Amburgo (Foto M. W. del 03.09.2017)
Notifica del decesso di Carmelo La Rosa (Fonte Arolsen Archives)

Questi erano gli IMI. Questa era l’altra Resistenza.

“Da due giorni si è intensificata la propaganda di alcuni Ufficiali italiani per convincere la nostra massa a rinnegare il nostro Giuramento militare.
Io mi assumo la responsabilità della contropropaganda che dovrà servire a tenere vivo il sentimento del nostro dovere, per il quale ora siete in un campo di concentramento fuori dalla nostra Italia.
Noi non siamo ne potremo essere dei prigionieri. Noi siamo dei disarmati per volontà del nostro governo che è l’unico che potrà riarmarci. Noi siamo ancora dei soldati Italiani fedeli alla nostra disgraziata Italia. Nessun partito può sorgere all’estero, e nessun uomo potrà governare la nostra Italia senza il consenso del Popolo di cui noi siamo l’espressione più grande e più forte. Solo dopo il nostro rientro in Patria potremo giudicare e farci guidare da chi sarà capace di sollevare la nostra Italia e che comunque sarà Italiano.
Un gruppo di miei colleghi darà a chiunque le chiarificazioni occorrenti a dissipare i dubbi e le titubanze.
Io personalmente nella baracca 42 discuterò con chicchesia.
Non firmate dichiarazioni ambigue. Ognuno sia ben padrone della propria volontà.
Viva l’Italia”.

Bad-Orb, 22 settembre 1943

Maresciallo di Marina Ferdinando Rini


Lettera allegata al diario del Maró Francesco Maresca, internato nello Stalag IX B di Bad Orb (fonte documento Lisa Apreda – nipote del Marò Francesco Maresca – Vietata ogni riproduzione).

Lettera stilata dal Maresciallo di Marina Ferdinando Rini, nato a Guardia Sanframondi (Benevento) il 5 novembre 1908. Internato nello Stalag IX B di Bad Orb. Prigioniero di guerra (IMI), impiegato in comandi di lavoro nel Circondario della Bergstraße (Distretto di Darmstadt) fino al 27 novembre 1944 e poi impiegato come lavoratore agricolo nel Comune di Hofheim am Taunus fino al 23 aprile 1945.


IL NO DEGLI IMI
Fonte documento Lisa Apreda – nipote del Marò Francesco Maresca – E’ VIETATA OGNI RIPRODUZIONE

Medaglia d’Onore a Pasquale Pietragalla

Buonasera Sig. Zamboni.

Oggi 27 gennaio, Giornata della Memoria, mio nonno Pietragalla Pasquale ha ricevuto dal Prefetto di Potenza Annunziato Vardé la Medaglia d’Onore. Un ringraziamento al sindaco di Forenza, Francesco Mastrandrea, che ha seguito da vicino tutte le fasi del rimpatrio.

Così si chiude un capitolo della mia famiglia.

Cordiali saluti ed infinitamente grazie.


Per Pietragalla Pasquale si veda ONORE A PASQUALE PIETRAGALLA


Anche per i famigliari di Pietro Cortiana si chiude il cerchio

Era la fine di novembre del 2019 quando, grazie ai social e alla Rete, mi scrisse Mary Bertaglio, nipote di Pietro Cortiana, per informarmi di aver trovato tra gli elenchi di “Dimenticati di Stato” anche il nome dello zio, cercato per tutta la vita e mai dimenticato dai suoi cari.

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Grazie grazie grazie ❤️
Adesso so dov’è sepolto mio zio Pietro Cortiana, dopo averlo cercato tutta la vita.
Roberto, io e tutta la mia famiglia non sappiamo più come ringraziarti, non sai che regalo sia questo per me.
Mary Bertaglio

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cortiana pietro fotoPietro Cortiana , figlio di Guido, era nato a Trezzo d’Adda (Milano) il 24 gennaio 1923. Autiere del 157° Autoreparto Automobilisti (autocarrette), era stato fatto prigioniero dai tedeschi in Jugoslavia dopo l’8 settembre 1943 e successivamente internato in Germania. Pietro muore a Colonia (Nord Reno-Vestfalia) il 9 marzo 1945 e viene inumato in prima sepoltura nel cimitero locale.

Solamente nella seconda metà degli anni ’50 il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra farà esumare le sue Spoglie e le farà traslare nel Cimitero militare italiano d’Onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf) alla posizione tombale riquadro 3, fila Z, tomba 24.

Ricerche fatte presso il Vaticano dal papà di Pietro nel 1944

La tomba di Pietro Cortiana nel C.M.I. di Amburgo (foto M. W. 13.09.2014)

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Così Mary e la famiglia decidono di farlo tornare a casa nella sua amata terra, circondato dall’affetto dei suoi cari. Inizia la procedura per il rimpatrio, poi scoppia la pandemia e sembra che tutto sia destinato a fermarsi.

Invece…

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Domenica 8 novembre 2020

Ciao Roberto, oggi si è svolta la cerimonia funebre, sentita e commovente, per Pietro.

Ora riposa con suo padre e sua madre.

Ho ricevuto affetto e solidarietà da parte di tutta la cittadinanza Trezzese che ha partecipato commossa.

..ed è tutto merito tuo.

Mary

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Gazzetta dell’Adda 14.11.2020

L’artigliere Bruno Corsi è tornato a casa

“HO FATTO UNA GRANDE COSA”

All’inizio di quest’anno ho deciso di iniziare un viaggio: ero come una velista da sola in mezzo al mare, poi è diventato un viaggio collettivo. Il ritorno di Bruno si è potuto realizzare con il supporto del Ministero della Difesa, del Consolato di Hannover, dell’esercito italiano, del Comune di Carmignano. Alla base c’è stata però la mia tenacia perché alcuni obiettivi non sono impossibili. Non bisogna perdersi di coraggio, come diceva San Giovanni Paolo II. Quella di ieri è stata una cerimonia di quelle che si vivono una volta sola nella vita perchè avere davanti alte cariche dell’esercito, dell’Arma, le associazioni locali (dagli Alpini all’Anc, dagli Artiglieri d’Italia, sezioni di Firenze, Prato e Poggio passando per le Misericordie, l’Anpi e le associazioni combattenti e reduci) e molti amici che non ho potuto neanche salutare (perchè seguiva la cerimonia al cimitero) è stato emozionante. Un momento che non ha prezzo. L’esercito è stata la seconda “famiglia” di Bruno, prima nei reggimenti contraerei dal 1932 al 1943, poi per 76 anni sepolto vicino a tanti altri militari ad Amburgo. Ora mi rendo conto che questa “famiglia”, rappresentata da tutte le cariche militari, c’è ancora ed era in chiesa: è la nostra famiglia. Grazie a tutti coloro che hanno dedicato un pomeriggio a Bruno. Io questa celebrazione l’ho vissuta come un momento felice, l’occasione per ricordare tutti gli Imi caduti e sepolti lontano da casa. A tutto questo sono arrivata con le ricerche di Roberto Zamboni che ho ricordato anche in chiesa. Grazie a don Elia, grazie ai colleghi della stampa e della Tv (Tv Prato in particolare), ai consiglieri di Campi che hanno avuto un pensiero per me (Simona Pizzirusso, Lorenzo Galletti e la presidente Eleonora Ciambellotti). Grazie al sindaco di Carmignano Edoardo Prestanti e al consigliere Marco Grassi, per la presenza con Claudio Scappini e il comandante della pm Palagini. Grazie a Paolo Gandola, un amico, consigliere comunale a Campi e ieri rappresentante della Città Metropolitana, all’amica Renza Martini. Grazie all’agenzia di Riccardo Germogli. Grazie a chi non si dimentica mai di me: Alberto Danese, Emilio Paradiso, poi Rosa Maria Freiles, Roberto Rempi, Paolo Cintolesi, Marcello Picchi. E grazie a chi mi ha dato un supporto fondamentale in questi giorni: Massimo Cardini, Mauro Scarpitta, Alessandro Capecchi e Barbara Prosperi. Grazie a Sergio Pagliai e alla Misericordia, a Sergio Campanelli e ai confratelli di Poggio. Nei prossimi anni, se la salute me lo permetterà, confido di raccogliere la storia di Bruno in un libro e portare il suo mandolino nel museo degli Imi a Roma. E spero di poter comunque visitare il cimitero di Amburgo e quelli militari per un saluto ai suoi compagni. In tanti mi hanno detto, in questi giorni “Hai fatto una grande cosa”: è vero e oggi ne sono profondamente orgogliosa.

Maria Serena Quercioli

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Bruno Corsi

Corsi Bruno, nasce il 10 dicembre 1912 a Campi Bisenzio (Firenze). Soldato del 3° Reggimento di Artiglieria Contarerea, viene fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte croato il 12 settembre 1943 ed internato, prima a Sarajevo (campo di transito) e poi in Germania nello Stalag XI B di Fallingbostel (Bassa Sassonia). Gli viene assegnato il numero di matricola 164481 e viene poi assegnato al comando di lavoro n° 6072 di Braunschweig. Muore a Braunschweig a causa di un bombardamento aereo il 17 settembre 1944 e viene sepolto nel Cimitero di Braunschweig (Hochstrasse Friedhof). Nella seconda metà degli anni ’50 le sue spoglie vengono esumate su ordine del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (Ministero della Difesa) e traslate nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf) alla posizione tombale: riquadro 1 – fila H – tomba 21, dove si trovano tuttora. Fonti: Archivio Zamboni, Ministero della Difesa (Onorcaduti), Albo IMI Caduti (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia e dall’Internamento).Corsi Bruno, nasce il 10 dicembre 1912 a Campi Bisenzio (Firenze). Soldato del 3° Reggimento di Artiglieria Contarerea, viene fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte croato il 12 settembre 1943 ed internato, prima a Sarajevo (campo di transito) e poi in Germania nello Stalag XI B di Fallingbostel (Bassa Sassonia). Gli viene assegnato il numero di matricola 164481 e viene poi assegnato al comando di lavoro n° 6072 di Braunschweig. Muore a Braunschweig a causa di un bombardamento aereo il 17 settembre 1944 e viene sepolto nel Cimitero di Braunschweig (Hochstrasse Friedhof). Nella seconda metà degli anni ’50 le sue spoglie vengono esumate su ordine del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (Ministero della Difesa) e traslate nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf) alla posizione tombale: riquadro 1 – fila H – tomba 21, dove si trovano tuttora. Fonti: Archivio Zamboni, Ministero della Difesa (Onorcaduti), Albo IMI Caduti (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia e dall’Internamento).

Tomba nel CMI di Amburgo (foto M. W.)
Articolo de La Nazione del 21 ottobre 2020
Bisenzio Sette – 23 ottobre 2020
La Nazione – 22 ottobre 2020

Per mantenere viva la Memoria abbiamo bisogno anche di te

campagna tesseramento
Articolo de “La Voce dell’Adige” del 22 giugno 1945 – Fotografia: 4 maggio 1945, liberazione del Campo di concentramento di Flossenbürg – Ragazzo cecoslovacco di soli 23 anni (foto gentilmente concessa per la pubblicazione dal Professor Dr. Paul Kopperman dell’Oregon State University)

logo aned

Aned è l’associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti.

I suoi aderenti sono i sopravvissuti allo sterminio nazista, i familiari dei deportati e coloro che intendono studiare e divulgare, soprattutto tra i giovani, la storia del fascismo, della Resistenza e delle deportazioni nei Lager nazisti.

Aned Verona è una piccola sezione che dal 1957 valorizza il patrimonio prezioso dei deportati e delle deportate veronesi, per il debito di riconoscenza verso chi nei Campi nazisti ha perduto o consumato la vita.

Oggi ANED continua a portare avanti la Memoria delle deportazioni, soprattutto per le nuove generazioni.

Per poterlo fare, ANED ha bisogno di sempre più forza e consensoInvitiamo, quindi, chi già non lo avesse fatto a sostenere ANED iscrivendosi (o rinnovando l’iscrizione), come adesione morale.

La quota annuale è di 25 euro (comprensiva dell’abbonamento alla rivista ‘Triangolo rosso’) e può essere versata:

  • con bonifico bancario sul conto corrente intestato a:
    ANED Verona / Sezione “Gino Spiazzi” – Banco Popolare di Verona – IBAN:   IT24K0503411723000000076000  aggiungendo alla causale – “tesseramento Aned Verona” – il proprio cognome, nome, recapito ed indirizzo mail.

 

  • presso la sede di Via Arnolfo di Cambio 17 – Verona – tel. 045 8036150 / e-mail: aned.verona@gmail.com – nell’orario di segreteria, il lunedì e martedì mattina dalle 10 alle 12, il giovedì pomeriggio dalle 15.00 alle 18.00.

ANED Verona

Sezione “Gino Spiazzi”

Presidente Ennio Trivellin, deportato a Mauthausen

Vicepresidente Tiziana Valpiana, familiare

Ente morale D.P.R. 5 – 11 – 1968 N.1377

Via Arnolfo di Cambio 17 – 37138 Verona

Telefono 0458036150 – Cellulare 324 991 7064

aned.verona@gmail.com

www.deportati.it/verona

Un 25 aprile per Mario

Video di Vincenzo (Enzo) Salomone

MARIO SALOMONE 

di Vincenzo Salomone

SALOMONE MARIO, nato il 25 maggio 1920 a Ercolano (Napoli) – Deceduto il 15 marzo 1945 – Sepolto nel cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Germania) – Posizione tombale: riquadro 1 – fila R – tomba 6.

Tratto dal «Corriere del Mezzogiorno» del 31 gennaio 2012 – Articolo di Nora Puntillo

Napoli – «Quando sentì che il fratello era stato torturato e forse accecato dai nazifascisti nel carcere di san Vittore a Milano, mio padre si accasciò sulla sedia, il suo occhio sinistro si velò di bianco: cataratta traumatica, disse poi l’oculista, meravigliato che non ci fosse stato alcun colpo a provocarla».

Enzo Salomone, il bravo attore noto per tante incisive interpretazioni in teatro, sul piccolo e sul grande schermo, ha saputo solo pochi giorni fa che suo zio Mario, partigiano deportato in un lager nazista, è sepolto nel cimitero militare italiano di Amburgo. Ne ha trovato il nome su uno degli elenchi che un privato, Roberto Zamboni (titolare di una piccola impresa a Montorio presso Verona), sta pubblicando sul suo sito web significativamente intitolato «Dimenticati dallo Stato». Enzo ricorda suo padre Ciro (docente di lingua e letteratura inglese) ostinato nel rifiuto di farsi operare, per condividere in qualche modo la sorte del fratello minore, della cui sepoltura la famiglia non aveva mai avuto notizia.

«Disperso» e sepolto chissà dove, forse in una fossa comune come tante vittime del nazismo: ma è solo una disonorevole menzogna di Stato.

Mario salomone da Ercolano , combattente partigiano nella Val d’Ossola, è infatti uno dei circa 15mila italiani che nel 1957 e ’58 furono sepolti in vari cimiteri tedeschi da un italianissimo Commissariato Generale Caduti in Guerra (sigla: «Onorcaduti») che li identificò, ne scrisse nomi e date e luoghi di origine sulle tombe. Ma alle famiglie, nessuna notizia. Non una lettera, né un avviso tramite uffici militari. Genitori, mogli, figli, fratelli, furono tacitamente condannati all’angoscia e alla disperata speranza di veder tornare un giorno il loro congiunto. Addirittura una legge – davvero difficile crederci se non fosse tutto stampato in Gazzetta Ufficiale – emanata il 9 gennaio 1951, numero 204, all’articolo 4 recava il «divieto di rimpatrio delle salme sepolte nei cimiteri militari italiani all’estero», Presidente del Consiglio era Alcide de Gasperi, che due anni prima aveva estromesso dal governo comunisti e socialisti su richiesta del governo Usa, ottenendo per il suo partito, la Democrazia Cristiana, la schiacciante vittoria del 18 aprile 1948.

Sono gli stessi anni in cui qualcuno, nella sede del Tribunale Militare, ordinò di girare contro il muro affinché non si potesse aprire l’armadio con 695 rapporti e 2.274 denunce («notizie di reato») a carico di nazisti tedeschi e fascisti italiani responsabili di stragi con migliaia di morti innocenti. Lo troverà nel 1994 il Procuratore Militare Antonio Intelisano, che documentava la responsabilità del vecchio ex ufficiale delle SS Erik Priebke nella strage delle Fosse Ardeatine.

Enzo Salomone ha saputo per caso della sorprendente iniziativa: «Il titolo del giornale, cronaca locale, annunciava semplicemente che un elenco di 790 caduti della Campania sepolti in Germania e Polonia, era stato messo in rete. Ho scoperto così che Roberto Zamboni da dieci anni indaga negli archivi, raccoglie, trascrive e pubblica sul suo sito Internet i nomi dei deportati italiani considerati dispersi».

Subito l’attore ha pensato allo «zio Mario» di cui si parlava con dolore in famiglia, nato nel 1920 a Ercolano, secondo figlio di quel nonno Vincenzo che dopo aver lavorato sulle navi Napoli-New York, con i risparmi aveva comperato una barca da pesca, era stato attivo sindacalista, aveva conosciuto Antonio Gramsci e partecipato alla nascita del Partito Comunista d’Italia. Mario a diciotto anni se n’era andato a fare l’operaio alla Breda di Sesto San Giovanni, entrando nel Partito Comunista clandestino. Nel 1944 Mario è nelle Brigate Garibaldi che conquistano la Val d’Ossola dove la repubblica partigiana dura dal 9 settembre al 22 ottobre. I nazifascisti impiegarono dieci giorni per tornare, ma nei villaggi e a Domodossola non trovarono nessuno: i partigiani oltre a contrastare duramente l’avanzata dei «neri», avevano fatto riparare tutti i cittadini in Svizzera. E proprio in quella valle Mario – lo riferì un compagno di armi tornato a casa – fu ferito, catturato e consegnato alle SS, torturato e deportato. Partigiano, comunista, ebreo di cognome.

«Per tutta la nostra vita di ragazzi – racconta Enzo Salomone – vedemmo il dolore segnato sul volto di mio padre, quello sguardo opaco, pallido, fu assurdo senso di colpa e ricordo vivente di quello che noi non avevamo vissuto …».

Il professor Ciro Salomone è morto nel 1994, senza poter sapere nulla di quel fratello «disperso». Il figlio pochi giorni fa ha scritto www.dimenticatidistato.com sulla tastiera del computer: «Non posso descrivere che cosa ho provato quando è apparsa la scritta Salomone Mario, nato il 25 maggio 1920 a Ercolano (Napoli) deceduto il 15 marzo 1945, attualmente sepolto ad Amburgo (Germania) Cimitero militare italiano d’onore , posizione tombale: riquadro 1, fila R, tomba 6. Dunque mio zio non era «disperso», ma non ce l’hanno mai detto. Né a noi, né ad altre migliaia. Io voglio sapere perché. Mi pare un altro armadio della vergogna, mi domando dove sono i parlamentari, i giornali, la televisione, il servizio pubblico …! ».


mario salomone foto
Mario, in piedi a destra col pugno chiuso

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Certificato di morte stilato il 25 settembre del 1950 (la data di nascita risulta sbagliata di un giorno per un probabile errore di trascrizione) – FONTE: Archives Arolsen (Germania)

Carlo Salomone 3.9.2017
Lapide nel Cimitero militare italiano di Amburgo (foto M. W. – 03.09.2017)

corriere del mezzogiorno napoli 31.1.2012
Articolo del Corriere del Mezzogiorno – Edizione di Napoli – del 31 gennaio 2012

Si cercano i parenti di Giovanni Monticelli


Ricevo  e pubblico


Buongiorno.

Innanzitutto complimenti per l’enorme lavoro che fa da anni, per le famiglie di coloro che sono morti per la Patria.
Mi spiace disturbare. Ho trovato il suo sito internet facendo ricerche su un italiano (classe 1917) di Lainate (MI), la cui piastrina è stata trovata in Francia poco tempo fa.
Ho provato sulla banca dati Caduti e Dispersi (Ministero della Difesa), ma non ho avuto alcun riscontro.

Anche se Lei si occupa dei Caduti in Austria, Germania e Polonia, potrebbe darmi qualche dritta per risalire agli eredi di questo militare la cui piastrina è stata rinvenuta in Costa Azzurra (vicino a Nizza)? Questo perché, il signore francese (di origini italiane) che l’ha ritrovata, vorrebbe consegnarla alla famiglia.

Grazie della cortese attenzione.
Distinti saluti, Alberto.

Chiunque avesse notizie, può scrivere a questa e-mail: mas13mm@gmail.com

 


1917

1129/76/C.

MONTICELLI GIOVANNI

DI BATTISTA E COLOMBO ROSA

LAINATE – MILANO

Piastrina 1

 

Su “Triangolo Rosso” la storia di Dante Sturbini

Sul numero gennaio-marzo del Triangolo Rosso – giornale a cura dell’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti e della Fondazione della memoria della deportazione – è stata pubblicata la storia di Dante Sturbini.

Quale Consigliere provinciale dell’Associazione Nazionale ex Deportati di Verona, ho pensato di riportare l’articolo che ricostruisce la storia di Dante, storia fatta pubblicare dalla pronipote Giovanna Carsughi.

Roberto Zamboni

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Amburgo – Hauptfriedhof Öjendorf  – Cimitero militare italiano d’onore           riquadro 2 – fila R – tomba 24


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tr-1-2020

tr-2-2020 - Copia

Si veda anche: https://dimenticatidistato.com/2020/01/25/pietra-dinciampo-per-dante-sturbini/

Si cercano notizie su Rocchetti Aurelio

Aurelio Rocchetti

Cerco notizie sul luogo di sepoltura in Germania di mio zio I.M.I. ROCCHETTI AURELIO, nato il 22/12/1921 Ostra Vetere (ANCONA).

Catturato dai Tedeschi nel settembre 1943 presso la Caserma 3° Btg. Fanteria Carristi a Bologna.

Internato nello Stammlager VI J di Krefeld- Fichtenhain / Arbeitskommando n.1917 I°. Matricola 60531.

Poi trasferito presso la Fabbrica Mannesmann Werke a Duisburg assieme a un altro militare di Jesi (AN), Pastorini Raffaele. Forse lavorava come falegname.

Ufficialmente deceduto sotto bombardamento alleato il 13/04/1945 a Duisburg.

Sepolto secondo una mappa approssimativa in prossimità di uno zuccherificio vicino ad un bivio Paderborn – Kassel. Presumibile un successivo spostamento della salma. A tutt’oggi luogo esatto di sepoltura sconosciuto.

Se esistono ancora testimoni che siano stati internati nei lager di Krefeld o Duisburg o loro familiari che possono fornirmi indicazioni utili, prego di essere contattato. Grazie.

Sebastianelli Roberto
Largo Oberdan 14
60033 Chiaravalle (AN)
e mail: robertoseb21@gmail.com

Da Vicenza ad Amburgo sulla tomba dello zio Giovanni

Signor Zamboni,
sono tornata di recente da Amburgo e vorrei ringraziarLa, perché grazie al Suo lavoro siamo riusciti a far visita alle spoglie dello zio di mio padre. E’ stata una commozione immensa.
Se non fosse stato per la Sua banca dati, non saremmo mai riusciti a trovare l’effettivo luogo di sepoltura.

Sono stata lassù dal 12 al 14 febbraio con i miei genitori, perché, come le dicevo, ad Amburgo è sepolto lo zio di mio padre: si chiamava Guarise Giovanni nato a Rossano Veneto (VI) il 03 dicembre 1917. Avevo sempre visto la sua foto sulla tomba di famiglia, ma solo qualche anno fa ho scoperto che in realtà si trattava solo di una foto commemorativa, perché nessuno sapeva dove effettivamente si trovasse.
Grazie al Suo splendido lavoro abbiamo scoperto dove fosse. Era da un po’ di tempo che cercavo di organizzare la visita in Germania, ma solo quest’anno siamo riusciti a raggiungere la meta. Non Le nascondo la profonda commozione: ho visitato altri cimiteri militari come ad esempio Redipuglia e Cima Grappa, quelli americani di Cassino e Colleville sur mer, quello canadese di Beny sur mer, quello tedesco di La Cambe, ma l’emozione provata di fronte al ricordo di un parente è indescrivibile. Non Le dico come stava mio padre: cuore a mille e pelle d’oca.

A tutti coloro che sono alla ricerca di qualcuno suggerisco di provare a cercare tra i tanti dati frutto delle Sue ricerche. Quando spiego quello che ha fatto, tutti rimangono increduli e basiti per il Suo lavoro. Purtroppo non tutte le ricerche hanno esiti positivi e per questo motivo mi ritengo davvero molto fortunata.

Ora, lavoro permettendo, mi prenderò un po’ di tempo per cercare di capire come procedere per il rimpatrio (ho visto pure i suoi suggerimenti).

Grazie mille ancora. Michela Guarise


Guarise Giovanni, nasce il 3 dicembre 1917 a Rossano Veneto (Vicenza). Soldato del 232° Reggimento di Fanteria, viene fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte greco-albanese ed internato in Germania. Muore a Essen per annegamento il 15 luglio 1945 (dopo la liberazione) e viene inumato in prima sepoltura nel Cimitero di Essen (Sud West Friedhof). Nella seconda metà degli anni ’50, su ordine del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra, le sue Spoglie saranno esumate e traslate nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf) alla posizione tombale: riquadro 2 / fila U / tomba 29.


Archivio di Stato di Bolzano – Testimonianze di reduci dalla prigionia – Documentazione Internati Militari Italiani (IMI) – Elenchi internati con relativa sorte – Lettera G – Commissariato del Governo per la Provincia di Bolzano (Busta 210)

Archivio di Stato di Bolzano – Testimonianze di reduci dalla prigionia – Documentazione Internati Militari Italiani (IMI) – Elenchi internati con relativa sorte – Lettera G – Commissariato del Governo per la Provincia di Bolzano (Busta 210)

CMI Amburgo

Portate a casa il Soldato Cammardella

Ciro Cammardella, nasce il 20 settembre 1923 a Polla (Salerno). Soldato del 265° Reggimento di Fanteria, viene fatto prigioniero dai tedeschi sull’Isola di Creta il 25 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag VI C di Bathorn. Matricola 77225. Muore a Paderborn per malattia l’11 gennaio 1944 e viene inumato in prima sepoltura nel cimitero locale. Su ordine del Commissariato Generale per le Onoranze ai caduti in Guerra, nella seconda metà degli anni ’50 le sue Spoglie vengono esumate e traslate nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf) alla posizione tombale: riquadro 1 – fila V – tomba 13.



Salerno – occhionotizie.it – Soldati della provincia Salerno morti nella seconda guerra mondiale sepolti all’estero

Scompare per l’ennesima volta la “vecchia” banca dati dei caduti e dispersi della Seconda Guerra Mondiale

Probabilmente la “vecchia” banca dati di Onorcaduti soffre il freddo.

Non si riesce a capire perché ciclicamente nei mesi di gennaio-febbraio scompaia dalla Rete.

Ma vediamo com’è andata fin dall’inizio…

Nel 2005, ho iniziato a pubblicare in Internet i dati completi e le posizioni tombali dei caduti civili morti nei campi di concentramento e sepolti nei cimiteri militari italiani.

Dal marzo del 2009, dopo aver ricevuto dallo stesso Ministero della Difesa copia degli elenchi di tutti i caduti (civili e militari) sepolti nei sei sacrari militari in Germania, Austria e Polonia, ho iniziato la pubblicazione, per provincia di nascita, dei nominativi, con dati anagrafici, di morte e di sepoltura (e rispettive posizioni tombali) di migliaia di caduti.

Ai primi di novembre del 2009, magicamente veniva pubblicata in Rete da Onorcaduti la prima banca dati delle sepolture dei nostri connazionali morti in prigionia o per cause di guerra in terra tedesca, austriaca e polacca.

Tale banca, accessibile tramite il portale del Ministero della Difesa, pur non riportando dati specifici sulle sepolture (posizione tombale – n° di riquadro, fila e tomba), consentiva di accedere a tutte le info (dati anagrafici, luogo e data di morte) di tutti questi Caduti.

Alcuni anni dopo, la gestione della banca dati veniva affidata ad una azienda esterna dal Ministero della Difesa, che apportava pesanti modifiche alla precedente pubblicazione con moltissimi errori ed omissioni di nominativi.

Dal dicembre del 2014, dopo ripetute segnalazioni di questo fatto al Ministero della Difesa, venne (almeno) riattivata anche la vecchia banca dati, permettendo così di effettuare ricerche e riscontri sia su una che sull’altra banca, così da poter verificare i dati da me pubblicati e poterne accertare la veridicità comparandoli a quelli di un sito istituzionale (anche se, ripeto, i dati da me pubblicati provengono dallo stesso Ministero della Difesa).

Dal 2 gennaio 2016, il problema si è riproposto e la vecchia banca dati è nuovamente scomparsa dalla Rete (appariva la dicitura “401 UNAUTHORIZED” – successivamente con reindirizzamento al data base modificato).

Dopo qualche tempo, la “vecchia ” banca dati torna attiva.

Il 13 febbraio 2020, ennesima scomparsa…

Chi attualmente cerca un parente, verrà sicuramente assalito dal dubbio che i miei dati siano errati, dando quasi certamente più credito all’ente istituzionalmente preposto che ha messo in Rete la banca dati (appunto Onorcaduti).

Poi ho notato una cosa molto particolare…

E’ dal 1994 che porto avanti questo lavoro non retribuito con l’obbiettivo di informare e dal 2005 (primo anno dell’entrata in vigore della risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che prevede la commemorazione del “Giorno della Memoria“) ho notato un incremento delle richieste d’informazioni sui caduti in prigionia (militari o civili), specialmente nel periodo gennaio-febbraio.

Durante le feste natalizie, come succedeva anche a casa mia, si parla con i parenti di chi non c’è più e di quello zio, di quel nonno o di quel congiunto dato per disperso in guerra. Poi, il 27 gennaio arriva il Giorno della Memoria, e i media ti ricordano quelle tristi vicende. Ma che fine avrà fatto quello zio, o quel nonno di cui abbiamo parlato a Natale con i parenti? Ora c’è Internet e fare una ricerca veloce su quel nominativo è possibile a chiunque.

Come diceva qualcuno: “A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina“…

Non è che la vecchia banca dati scompare nei mesi di gennaio-febbraio e poi ricompare magicamente passata la “burrasca” solo per evitare a Onorcaduti di ricevere vagonate di richieste informazioni da parte dei parenti dei Caduti?

Se i parenti di Alberto Adami, veneziano morto il 6 maggio 1945 (dopo la liberazione del campo), in questi giorni cercassero notizie sul loro caro sui siti istituzionali troverebbero quanto segue:

Però Alberto è sepolto nel Cimitero di Amburgo da almeno 65 anni!

Adami Alberto, nato l’11 maggio 1922 a Venezia. Soldato del 164° Gruppo di Artiglieria. Morto il 6 maggio 1945 a Celle (Bassa Sassonia). Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 1 / fila c / tomba 8.

Per avere un’idea delle enormi omissioni riportate nella nuova banca dati rispetto alla “vecchia”, ripropongo una piccolissima percentuale di dati che risultano essere errati o mancanti (ho preso in considerazione soltanto i primi 80 caduti, in ordine alfabetico, sepolti nel cimitero di Amburgo, riscontrando errori od omissioni su almeno il 25% dei nominativi, più un caduto sepolto a Monaco di Baviera).

accatini dionisioAccatini Dionisio, nato il 2 aprile 1889 a Villafranca in Lunigiana (Massa e Carrara). Civile. Morto il 28 dicembre 1944. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 1 / fila y / tomba 3.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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adami albertoAdami Alberto, nato l’11 maggio 1922 a Venezia. Soldato del 164° Gruppo di Artiglieria. Morto il 6 maggio 1945 a Celle (Bassa Sassonia). Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 1 / fila c / tomba 8.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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adani attusAdani Attus, nato il 25 dicembre 1910 a Modena. Soldato del Drappello Automobilisti. Morto il 28 ottobre 1944. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila z / tomba 71.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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adermicosa benedettoAdermicosa Benedetto, nato il 7 luglio 1913 in località non conosciuta. Civile. Morto il 23 marzo 1945. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila X / tomba 5.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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agazzi gervasioAgazzi Gervasio, nato il 28 aprile 1895 a Palosco (Bergamo). Civile. Morto l’8 aprile 1945. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 1 / fila c / tomba 14.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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alippi andreaAlippi Andrea, nato il 5 novembre 1900 ad Abbadia Lariana (Lecco). Civile. Morto l’11 giugno 1944. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 1 / fila h / tomba 20.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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agostini marioAgostini Mario, nato il 2 novembre 1914 a Bludenz (Austria). Soldato del 4° Reggimento di Fanteria. Morto il 7 aprile 1944 a Wolfenbüttel. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila G / tomba 1.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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alberti enrico francescoAlberti Enrico Francesco, nato il 1° maggio 1910 a Brescia. Civile. Morto il 13 agosto 1944. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila F / tomba 30.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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albertini aldinoAlbertini Aldino, nato il 18 aprile 1925 a Pergola (Pesaro e Urbino). Civile. Morto il 15 maggio 1945. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila H / tomba 3.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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albertini primo pasqualeAlbertini Primo Pasquale, nato il 15 novembre 1893 a Longiano (Forlì – Cesena). Civile. Morto a Köln/Colonia (Nord Reno-Vestfalia) il 12 maggio 1943. Sepolto nel cimitero locale (inviata alla famiglia la fotografia della tomba tramite il parroco di Longiano il 29 marzo 1946). Esumato e traslato ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila Z / tomba 16.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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alboresi giuseppeAlboresi Giuseppe, nato il 30 dicembre 1903 a Frosinone. Civile. Morto il 12 giugno 1943. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila U / tomba 26.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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.alfieri antonioAlfieri Antonio, nato il 7 febbraio 1903 a Catanzaro. Civile. Morto il 6 luglio 1941. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 2 / fila a / tomba 17.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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altarelli giuseppeAltarelli Giuseppe, nato il 22 aprile 1904 a Pannarano (Benevento). Civile. Morto il 7 aprile 1945. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale:  riquadro 2 / fila H / tomba 5.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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abondio enricoAbondio Enrico, nato il 3 ottobre 1884 a Gazzaniga (Bergamo). Civile. Morto il 17 aprile 1942. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila Z / tomba 32.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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adamo antoninoAdamo Antonino, nato il 5 marzo 1921 a San Pier Niceto (Messina). Soldato del 6° Reparto Speciale STI Artiglieria. Morto il 9 maggio 1944 a Dorsten (Nord Reno-Vestfalia). Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila V / tomba 30.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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agostini antonio francescoAgostini Antonio Francesco, nato l’11 febbraio 1924 a Borgo Valsugana (Trento). Aviere del Reparto Servizi in Aeroporto. Morto il 19 dicembre 1944 a Fullen (Bassa Sassonia). Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila H / tomba 19.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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ailliaud giovanniAilliaud Giovanni, nato il 23 settembre 1920 a Cesana Torinese (Torino). Soldato del 3° Reggimento Alpini. Morto il 13 luglio 1945 a Dorsten (Bassa Sassonia). Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila W / tomba 64.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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alesi lucianoAlesi Luciano, nato il 13 dicembre 1913 a Palestrina (Roma). Soldato del 1° Reggimento di Fanteria. Morto il 10 marzo 1944 a Gelsenkirchen (Nord Reno-Vestfalia). Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: 3 / fila T / tomba 7.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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allari pierinoAllari Pierino, nato il 28 giugno 1921 a Pegognaga (Mantova). Soldato del 231° Reggimento di Fanteria. Morto il 28 marzo 1945. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila X / tomba 39.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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allasia stefanoAllasia Stefano, nato il 13 settembre 1923 a Villafranca Piemonte (Torino). Soldato del 30° Reggimento di Fanteria. Morto il 26 aprile 1945. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila P / tomba 13.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

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allegretto giuseppeAllegretto Giuseppe, nato il 19 luglio 1915 a San Quirino (Pordenone). Civile. Deportato nel Campo di concentramento di Dachau. Matricola 104778. Trasferito a Neuengamme il 22 ottobre 1944. Matricola 61124. Decentrato a Meppen-Versen (sottocampo dipendente da Neuengamme). Morto a Meppen-Versen (Bassa Sassonia) il 14 febbraio 1945. Sepolto ad Amburgo (Germania) / Cimitero militare italiano d’onore (Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 3 / fila R / tomba 51.

Banca dati Onorcaduti: nessun dato.

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Monetti StefanoMonetti Stefano, nato il 17 luglio 1907 a Malnate (Varese). Deceduto il 10 ottobre 1945. Sepolto a Monaco di Baviera / Waldfriedhof / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 6 / fila 10 / tomba 29.

Banca dati Onorcaduti: luogo di sepoltura sconosciuto.

Giornata della Memoria 2020

Zamboni Luciano Giovanni, figlio di Andrea e Teresa Turri, nasce a Mizzole (Verona) il 3 febbraio 1923. Di mestiere contadino, risiede con la famiglia a Montorio Veronese (Verona) ed è celibe. Viene arrestato a Caprino Veronese (Verona) il 16 dicembre 1944. Detenuto a Verona, viene poi trasferito nel Campo di concentramento e transito di Bolzano (Polizei – und Durchgangslager Bozen) il 12 gennaio 1945. Su disposizione del BDS di Verona (Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des Sicherheitsdienstes – Comandante della Polizia di Sicurezza e Servizi di Sicurezza), viene deportato nel Campo di concentramento di Flossenbürg il 19 gennaio 1945 (trasporto n° 118). All’arrivo, il 23 gennaio 1945, gli viene assegnato il numero di matricola 43738 e viene classificato come deportato per motivi politici (POL – Politisch). Il 22 marzo 1945 viene trasferito a Offenburg (campo satellite di Natzweiler). Viene poi trasferito a Flossenbürg il 6 aprile 1945. Muore a Flossenbürg il 4 maggio 1945 (dopo la liberazione del campo). Viene inumato in prima sepoltura nel Cimitero di Flossenbürg, alla posizione tombale tomba 5, fila 4 C. Nella seconda metà degli anni ’50 il Ministero della Difesa riesce a rintracciarne le Spoglie, le fa esumare e traslare nel Cimitero militare italiano d’onore di Monaco di Baviera (Waldfriedhof) alla posizione tombale riquadro 5, fila 16, tomba 11. Resti rimpatriati nel dicembre del 2000.


“Il 20 aprile 1945, il comandante del campo di Flossenbürg, l’SS-Obersturmbannführer Otto Max Kögel, ordinò l’evacuazione e i 14.800 prigionieri in grado di camminare, furono incolonnati e avviati a piedi verso sud con destinazione il Campo di concentramento di Dachau.

Dei 1.526 internati che rimasero nel lager, (tra questi anche 46 italiani, compreso mio zio), circa la metà era ammalata di tubercolosi o di tifo e gli altri, a giudizio dei carnefici nazisti, con un piede già nella fossa, non avrebbero vissuto abbastanza da vedere i loro liberatori.

Luciano era ancora vivo quando, la mattina del 23 aprile 1945, una compagnia della 97ª Divisione di Fanteria dell’Esercito americano liberò il Campo di concentramento di Flossenbürg.

Il 4 maggio, dodici giorni dopo la liberazione del lager, mio zio morì. Morì da uomo libero e sicuramente circondato dall’affetto e non dall’indifferenza com’erano morti a migliaia nei mesi precedenti i suoi compagni di prigionia”.

Tratto da Dimenticati di Stato


 

 

 

Dimenticati di Stato – Presentato il libro ad Ancona

Gentilissimo signor Roberto,

da alcuni anni l’ANPI di Ancona, con il patrocinio delle istituzioni locali, della Regione, delle FS e del mondo associativo del territorio, in occasione della Giornata della Memoria e della posa delle Pietre d’Inciampo, organizza una settimana di incontri e mostre negli spazi e nei vagoni merci che ci vengono mesi a disposizione dalle Ferrovie.

Seguiamo con attenzione il prezioso lavoro che svolge attraverso la Fondazione Dimenticati di Stato e grazie ad una delle Sue segnalazioni il 24 gennaio 2020, fra le Pietre d’Inciampo che saranno posizionate ad Ancona, vi sarà anche quella in ricordo di Dante Sturbini, la cui storia abbiamo potuto conoscere grazie al sito “Dimenticati di stato”.

Gli eventi per la IV edizione del “Treno della Memoria” si svolgeranno dal 20 al 27 gennaio. Tra le iniziative, vorremmo presentare anche il suo libro “Dimenticati di Stato. I Caduti sepolti nei cimiteri militari italiani d’onore di Germania, Austria e Polonia”.

Tamara Ferretti

Presidente ANPI Ancona

Sezione “Gino Tommasi”


Ringrazio ANPI Ancona e la sua Presidente Tamara Ferretti, Mattia Tisba (Vice Presidente ANPI Ancona), il Generale Albino Amodio (Consigliere nazionale ANPI) e il Sottosegretario alla Difesa Onorevole Giulio Calvisi.

Un particolare ringraziamento va al Prof. Gian Mario Raggetti, Professore Ordinario di Economia degli Intermediari finanziari, presso la Facoltà di Economia “G. Fuà” della Università Politecnica delle Marche – Ancona, per aver presentato il libro e il sito Dimenticati di Stato.

Roberto Zamboni


 


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Dimenticati di Stato – Roberto Zamboni
Storia e filosofia – 1a edizione 3/2014 Formato 15×23
Copertina Morbida – bianco e nero
508 pagine
self-publishing

Testo messo in vendita al prezzo di costo


 

 

Pietra d’inciampo per Dante Sturbini

“Buongiorno Roberto.
Oggi Dante Sturbini ha avuto la sua pietra d’inciampo disvelata.
Ho parlato doverosamente anche di te e del tuo sito, perché senza entrambi la mia ricerca non sarebbe mai iniziata e Dante sarebbe rimasto nell’oblio eterno. Ancora grazie con tutto il mio cuore
Giovanna Carsughi”.

“La storia cammina lungo le vie della nostra città […] La storia locale diventa nazionale, la memoria individuale diventa universale. Inciampiamo sulla pietra di Dante con la nostra mente ed il nostro cuore, con l’intento di recuperare le memorie familiari, difendere e far scintillare l’ottone della sua vita […] In bilico fra l’eroismo del suo gesto di rubare le patate per gli altri deportati e il peso delle atrocità subite nel numero di prigioniero 23628, la sua testimonianza riecheggia fino a noi e ci incarica di esserne promotori attivi”.
(riflessioni elaborate da 3 quinte dell’IIS Volterra Elia di Ancona)


VIDEO Pietra d’inciampo a Dante Sturbini


Per Dante Sturbini vedi anche:

Dopo 74 anni, Giovanna omaggia la memoria di Dante Sturbini

Medaglia d’Onore a Dante Sturbini

Medaglia d’Onore a Giovanni Zanovello

“Signor Zamboni buongiorno, sono la nipote di Zanovello Giovanni. Le scrivo per informarla che ho fatto domanda per la medaglia d’onore che mi è stata concessa e che mi sarà conferita il giorno 27 gennaio. La ringrazio infinitamente. Giovanna”.



Zanovello Giovanni nasce il 23 aprile 1912 a Campolongo Maggiore (Venezia). Soldato del 343° Battaglione costiero di fanteria viene fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania. Muore a Velbert (nord Reno – Vestfalia) il 22 settembre 1944 e viene inumato in prima sepoltura nel Cimitero cattolico della stessa località. Viene poi esumato e traslato da Onorcaduti nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo ed inumato alla posizione tombale riquadro 1, fila T, tomba 48.

Il 6 ottobre 2018 le sue Spoglie vengono rimpatriate.

Si veda anche Giovanni ritorna nella sua amata terra

 

Pietra d’inciampo per Giulio Bergo Oro

Sabato 18 gennaio 2020, si è svolta a Sottomarina (camminamento dei Murazzi davanti a calle dei Celoni) la cerimonia per la posa della Pietra d’inciampo in memoria dell’internato militare Sergente Nocchiere Giulio Bergo Oro, organizzata dall’amministrazione comunale con il comitato ANPI di Chioggia e alla presenza dell’artista tedesco Gunter Demnig.


 

Giulio Bergo Oro di Sante, nasce il 17 maggio 1919 a Catania. Sergente Nocchiere Reparto Venezia, viene imbarcato sulla Regia Nave Scuola Marco Polo. Viene fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte greco il 9 settembre 1943 ed internato nello Stalag XII A di Limburg an der Lahn dove gli viene assegnato il numero di matricola 49201. Viene successivamente trasferito allo Stalag XX B di Marienburg (ora Malbork – Voivodato di Pomerania – Polonia). Viene fucilato a Bydgoszcz (Voivodato di Cuiavia-Pomerania – in tedesco Bromberg – Hoheneiche Bei Bromberg) il 17 agosto 1944.
Viene inumato in prima sepoltura nel Cimitero cittadino di Bromberg (Städtischer Friedhof), per poi essere esumato e traslato dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (Ministero della Difesa), nel Cimitero militare italiano di Bielany-Varsavia (Cmentarz Żołnierzy Włoskich – Polonia). Attualmente la sua tomba si trova in uno dei due mausolei del Cimitero di Bielany.

 

L’artista tedesco Gunter Demnig posa la Pietra d’inciampo in memoria di Giulio Bergo Oro

Abbiamo dato un volto anche a Vincenzo

Alle volte basta poco. Bastano due righe su Facebook per riuscire a riallacciare quel filo strappato molti anni prima.

“Salve. Non abbiamo mai avuto notizie di mio zio di nome Di Benedetto Vincenzo, nato a Palagonia (Catania). Sappiamo che era prigioniero ad Amburgo. Cosa si può fare per sapere se c’é una tonba ed avere eventualmente una foto. La ringrazio. Nello Di Benedetto”.


Caro Nello, questo è quanto ho trovato su tuo zio:

Di Benedetto Vincenzo di Giuseppe, nato il 18 maggio 1913 a Palagonia (Catania). Artigliere del 19° Reggimento Artiglieria Divisione Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag VI C di Bathorn. Impiegato presso il Comando di lavoro n° 1375 J di Bergisch Neukirchen. Morto per polmonite a Bergisch Neukirchen – Opladen (Nord Reno-Vestfalia) il 13 aprile 1944. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Bergisch Neukirchen (Opladen) alla posizione tombale Campo II, tomba n° 566. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf – Germania). Posizione tombale: riquadro 4 / fila U / tomba 39.

Ti allego la foto della tomba nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo.

Un abbraccio a te e ai tuoi cari.

Roberto Zamboni


“Grazie tante. Finalmente grazie a lei sappiamo la verità.

Nello Di Benedetto.”


Vincenzo Di benedetto

Retro della foto

Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (foto M. W.)

Giuseppe Pannunzi è tra i Caduti di Amburgo

Sig. Roberto Zamboni,

mi presento, sono Edoardo Pascucci e sono un pronipote di un caduto (Giuseppe Pannunzi – fratello della mia bisnonna materna) che ho scoperto di recente nel suo sito.
[…]
Le allego tutti i documenti rinvenuti su Giuseppe che furono consegnati alla mia bisnonna dopo la sua istanza fatta all’epoca. Inoltre allego la foto del defunto, relativa documentazione e la foto allegata con i documenti del Cimitero di Amburgo nel 1964.
La ringrazio di cuore per il lavoro svolto e per il suo grande aiuto nelle nostre ricerche anche se a sua insaputa.
Spero di sentirla presto e le auguro un buon 2020.
E. P.

Caro Edoardo, questo è quanto ho archiviato sul tuo congiunto:

Pannunzi Giuseppe fu Luigi, nato il 26 agosto 1920 a Subiaco (Roma). Caporale del 47° Reggimento di Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 sul fronte montenegrino ed internato in Germania nello Stalag XII D di Trier (Treviri). Trasferito allo Stalag VI K (326) di Senne Forellkrug. Ricoverato presso l’infermeria (ospedale militare) di Forellkrug über Paderborn (Nord Reno-Westfalia). Morto il 5 ottobre 1944 e sepolto nel cimitero di Stukenbrock (Nord Reno-Westfalia / Kriegsgefangene Ehrenfriedhof West – Cimitero d’Onore Ovest per prigionieri di guerra). Causa della morte: pleurite. Posizione tombale: campo III / tomba 81. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf / Germania). Posizione tombale: riquadro 5 / fila U / tomba 29.

Tra le schede di ricerca dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra ne ho trovata una che fa riferimento al tuo congiunto. I dati riportati provengono dall’elenco n° 741/E, che riporta i nominativi di circa 110 soldati morti nell’infermeria di Forellkrug presso Paderborn e sepolti nel cimitero di Stukenbrock, in Westfalia. Tra questi anche il tuo parente.


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Giuseppe Pannunzi in una foto scattata il 12/02/1943

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Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo – Tomba del Caporale Giuseppe Pannunzi (foto M. W. – scattata il 04.03.2016)


Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (1964)

Da Colletorto a Mauthausen

Silvestri Saverio, nato il 4 settembre 1917 a Colletorto (Campobasso). Soldato del 18° Reggimento di Fanteria. Morto a Vienna l’8 aprile 1944. Sepolto a Mauthausen (Austria) / Cimitero militare italiano. Posizione tombale: fila 4 – croce 92 – tomba 482.


 

Da Colletorto a Mauthausen (Di là dal fiume e tra gli alberi)

Cortometraggio di Gaetano Nasillo sul viaggio da Colletorto (CB) a Mauthausen (Austria) alla ricerca del soldato Saverio Silvestri (caduto in guerra l’8 aprile 1944). Le immagini di Mauthausen sono state girate l’8 aprile 2019 in occasione del 75esimo anniversario della morte del Silvestri. Il ragazzo del video è Saverio Silvestri, discendente del caduto.

Rintracciata ad Amburgo la tomba di Paolo Cendali

11 dicembre 2019

Buongiorno.
mio zio Cendali Paolo, nato a Vendrogno(LC) il 07-06-1918 e’ sepolto dal 1945 ad Amburgo ma i suoi parenti non ne sapevano nulla dal 1945.
Ricordava mio padre (mancato nel 2000) che nel 1945 quando aveva 8 anni aveva assistito la madre che era stata informata della morte del figlio in terra straniera senza ulteriori dettagli.

Ormai sono mancati ovviamente i genitori ed i fratelli, ma noi nipoti vorremmo possibilmente saperne qualcosa di più.
Se mio padre avesse saputo che suo fratello era sepolto ad Amburgo sarebbe andato sicuramente perché il ricordo in lui era indelebile, tanto che aveva dato il nome del fratello al suo primogenito.
Spero tanto che ci possa aiutare con qualche notizia in più.

Marco Cendali


Caro Marco,
questo è quanto ho potuto ricostruire dai dati e dai documenti in mio possesso.

Cendali Paolo di Giuseppe, nasce il 7 giugno 1918 a Vendrogno (Como, ora Lecco). Soldato del 5° Reggimento Autieri, viene fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag X B di Sandbostel, dove gli viene assegnato il numero di matricola 65321. Viene poi trasferito al campo satellite di Wietzendorf. Muore a Sandbostel (1) il 12 gennaio 1945 alle ore 16.00 e viene inumato nel Cimitero di Sandbostel alla posizione tombale tomba 354. Il Ministero della Difesa, nella seconda metà degli anni ’50, ne rintraccia le spoglie e le fa esumare e traslare nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf) alla posizione tombale: riquadro 2 – fila O – tomba 37.

[…]

Un caro saluto. Roberto Zamboni


(1) Nella scheda del Vaticano pubblicata sopra, viene riportato come luogo di morte lo Stalag XII B probabilmente per un errore di trascrizione, visto che in un elenco dei decessi italiani del campo di Sandbostel (sepolti nel cimitero dello stalag) esposto nella mostra del Memoriale del Lager di Sandbostel (foto di M. W. scattata l’8 novembre 2015), compare il nome del Cendali Paolo.

cendali sandbostel - Copia
Particolare dell’elenco dove compare il nome del Cendali

cendali sandbostel
Elenco dei decessi italiani del campo di Sandbostel e sepolti nel cimitero dello stalag (foto di M. W. scattata l’8 novembre 2015)

Foto M. W. – 03.07.2015

Autiere Cendali Paolo / riquadro 2 – fila O – tomba 37 (Foto M. W. – 03.07.2015)

Dopo 74 anni ritorna a Pontassieve la salma di Vittorio Bacciotti

Gentile Signor Zamboni,
dopo il rientro, nel 2014, della salma di Attilio Bavecchi, soldato, matricola numero 40614, nato a Pontassieve il 16/11/1918 e deceduto il 25/07/1944 a Friedrichshafen in un campo di prigionia tedesco (Dopo 70 anni torna a Pontassieve la salma di Attilio Bavecchi) il Comune di Pontassieve, d’intesa con la famiglia, si è adoperato per il rientro dei resti di Vittorio Bacciotti, civile, nato il 13/03/1915 a Pontassieve – catturato dai tedeschi il 19 agosto 1944 – deceduto il 2/09/1945 e sepolto a Francoforte sul Meno (Germania).
I funerali avranno luogo a Pontassieve (Firenze) sabato 14 dicembre alle ore 10:30 presso la Cappellina del cimitero di San Martino a Quona.
Una vittoria per i parenti e in particolare per il figlio Gian Paolo – che purtroppo nel frattempo è deceduto – e che molto aveva fatto per poter riportare la salma del padre a casa.
[…]
Ringraziandola per il suo instancabile lavoro
Cordiali saluti

L. B.
Staff del Sindaco, Segreteria
Comune di Pontassieve (FI)
via Tanzini, 30 – 50065 Pontassieve


Vittorio Bacciotti nasce a Santa Brigida il 13 marzo del 1915, dove poi trascorre la sua gioventù, si sposa con Ada, ha un figlio, Giampaolo e lavora nella cava di pietra, ancora esistente sul territorio.

Il 19 agosto del 1943, a seguito dell’uccisione di un soldato tedesco viene catturato nel corso di un rastrellamento a Santa Brigida insieme ad altri 14 concittadini. Durante il viaggio verso un campo di lavoro in Germania, in località Scopeti, a Rufina, alcuni prigionieri riescono a scappare, Vittorio non ce la fa. Soffriva di silicosi e forse pensava che sarebbe stato dichiarato inabile al lavoro.

Muore cinque mesi dopo la fine della guerra (2 settembre 1945) e viene sepolto nel Cimitero militare d’onore di Oeventrop / Arnsberg, Germania (Soldaten-Ehrenfriedhof Oeventrop).

Nella seconda metà degli anni ’50, il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra del Ministero della Difesa, iniziò la lunga e difficile ricerca delle salme dei nostri connazionali morti in prigionia o per cause di guerra e sepolti nei cimiteri (cimiteri militari secondari, cimiteri comunali, ecc.) in Germania, Austria e Polonia. Le Spoglie rintracciate ed identificate vennero sepolte nei cimiteri militari italiani d’onore di Amburgo, Berlino, Francoforte sul Meno e Monaco di Baviera in Germania, di Mauthausen in Austria e di Bielany (Varsavia) in Polonia. Vittorio Bacciotti venne sepolto a Francoforte sul Meno nel Cimitero Militare Italiano d’Onore nel riquadro O, fila 4, tomba 22.

Le notizie sono giunte alla famiglia grazie ad un frate, originario di Figline Valdarno e anch’egli prigioniero, che al rientro in Italia ha rintracciato la vedova di Vittorio, la signora Ada, alla quale ha anche restituito il portafoglio del marito, contenente la foto del figlio appena nato, Giampaolo.

I primi contatti con il Ministero delle Difesa per il rimpatrio dei resti risalgono a luglio del 2018 per volere del figlio Giampaolo, che tanto ha fatto per poter riportare la salma del padre nella sua Pontassieve.

Le esequie, in forma privata, avranno luogo sabato 14 dicembre alle ore 10.30 presso il cimitero comunale di San Martino a Quona a Pontassieve.


Cimitero Militare italiano d’Onore di Francoforte sul Meno – riquadro O, fila 4, tomba 22

Anche Pietro Cortiana avrà un fiore

Grazie grazie grazie ❤️
Adesso so dov’è sepolto mio zio Pietro Cortiana, dopo averlo cercato tutta la vita.
Roberto, io e tutta la mia famiglia non sappiamo più come ringraziarti, non sai che regalo sia questo per me.
Mary Bertaglio


Cara Mary, mi fa veramente piacere sapere che i parenti di un altro di questi poveri ragazzi siano finalmente venuti a sapere dove riposa il loro congiunto.

Questi sono i dati che ho archiviato sullo zio Pietro:

Cortiana Pietro, figlio di Guido, nato il 24 gennaio 1923 a Trezzo sull’Adda (Milano). Autiere del 157° Autoreparto Automobilisti (autocarrette). Fatto prigioniero dai tedeschi in Jugoslavia dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania. Morto a Köln / Colonia (Nord Reno-Westfalia) il 9 marzo 1945. Sepolto ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro 3 / fila Z / tomba 24.

[…]

Un abbraccio a te e ai tuoi cari. Roberto Zamboni


Amburgo – Riquadro 3 (foto M. W. – 13.09.2014)

Posizione tombale: riquadro 3 / fila Z / tomba 24 (foto M. W. – 13.09.2014)

3 novembre 2019. Ojendorf – Amburgo

Ricevo e pubblico


Signor Roberto,
come avevo promesso, invio alcune immagini della cerimonia svoltasi il 3 novembre al Cimitero di Ojendorf.
[…]
Porgo distinti saluti
Pierino Monaldi
(Orfano di guerra) Comitato Famiglie dei Caduti sepolti a Ojendorf.


Pierino Monaldi, con il nipote Cesare, per la seconda volta onora il bisnonno. Depone fiori alla grande croce per tutti i 5849 Caduti

Ruggiero Lanotte. Ancora un volto tra i Caduti di Amburgo

Buonasera tramite la vostra pagina sono riuscita a risalire alla posizione dov’è sepolto al Cimitero di Amburgo (riquadro 1 fila R tomba 45) il fratello di mio nonno materno, il soldato Lanotte Ruggiero nato a Barletta in Puglia. Mi piacerebbe avviare la procedura di rimpatrio e per questo vorremmo fare richiesta al Comune di Barletta città insignita anche da medaglia d’oro al valore militare, con la speranza di poter riportare in Patria le spoglie del nostro defunto. Allego la foto di un ritratto che fu fatto prima della partenza in guerra così da poter dare un volto anche a questo Caduto.
Ringrazio per il grande sforzo impiegato. Almeno noi familiari sappiamo che le sue spoglie hanno avuto degna sepoltura.

Rosanna Rizzi


Rimpatrio Resti mortali

Lettera tipo da inviare ai sindaci


Ruggiero Lanotte – Foto scattata il giorno della sua partenza

Lanotte Ruggiero, nato il 27 marzo 1915 a Barletta. Fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania. Morto a Peine (Bassa Sassonia) l’11 ottobre 1944. Sepolto nel reparto italiano del cimitero di Peine (Cimitero cattolico). Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf – Germania). Posizione tombale: riquadro 1 / fila R / tomba 45.

Riquadro 1 del Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (03.09.2017 – Foto M. W.)

Riquadro 1 – CMI Ambrgo – Öjendorf (03.09.2017 – Foto M. W.)

Tomba di Ruggiero Lanotte nel CMI di Amburgo (03.09.2017 – Foto M. W.)

Onore a Pasquale Pietragalla

Signor Zamboni buonasera,
domenica 3 novembre si è tenuta la cerimonia solenne in onore di mio nonno.
Come le avevo anticipato le invio le foto della cerimonia.
Vorrei esprimerle ancora una volta la mia gratitudine, perché se tutto si è compiuto è soprattutto grazie a lei.
La nostra famiglia le sarà riconoscente, cari saluti.

Giulio Ronzano

Per la storia di Pasquale Pietragalla si veda https://dimenticatidistato.com/2019/10/25/nonno-pasquale-e-tornato-nella-sua-amata-terra/


Pietragalla Pasquale di Saverio, nato il 13 marzo 1908 a Forenza (Potenza). Soldato del Battaglione Alpino Sciatori Monte Rosa. Matricola 4578. Internato nello Stammlager XII F / 2044 / Campo di Assegnazione n° 471. Ultime notizie date il 16 agosto 1944. Morto il 22 marzo 1945. Sepolto a Francoforte sul Meno / Friedhof Westhausen / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro L / fila 3 / tomba 17.

Le figlie di Pasquale Pietragalla con le Spoglie mortali del loro papà

I nipoti di Pasquale

I Resti mortali di Pasquale portati dal nipote finanziere

Santa Caterina Villarmosa (Caltanissetta) – Ancora tre nomi da ricordare


Internato Militare Italiano – Amico Giuseppe, nato il 17 febbraio 1923 a Santa Caterina Villarmosa (Caltanissetta). Marò. Fatto prigioniero dai tedeschi il 9 settembre 1943 a Cannes (Francia) ed internato in Germania nello Stalag V C di Offenburg. Morto a Rheinfelden (Baden-Württemberg) il 31 maggio 1944. Causa della morte: incidente. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Rheinfelden. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Monaco di Baviera (Waldfriedhof – Germania). Posizione tombale: riquadro 5 / fila 21 / tomba 19.

Deportato civile – Colajanni Calogero, nato il 28 settembre 1920 a Santa Caterina Villarmosa (Caltanissetta). Deportato nel campo di concentramento di Neuengamme (Amburgo). Matricola 23594. Decentrato a Drütte-Watenstedt (sottocampo dipendente da Neuengamme). Morto a Drütte-Watenstedt (Bassa Sassonia) il 22 marzo 1944. Causa della morte: malattia. Sepolto nel cimitero per stranieri Jammertal presso Lehnstedt / Watenstedt (Bassa Sassonia) il 28 marzo 1944. Posizione tombale: campo I / fila XII / tomba L. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf – Germania). Posizione tombale: riquadro 2 / fila R / tomba 22.

Internato Militare Italiano – Favata Giuseppe, nato l’8 novembre 1917 a Santa Caterina Villarmosa (Caltanissetta). Soldato del 51° Battaglione mitraglieri. Fatto prigioniero dai tedeschi l’11 settembre 1943 ad Alessio (Albania) ed internato in Germania nello Stalag XIII D di Norimberga. Matricola 12651. Trasferito allo Stalag XIII C di Hammelburg. Morto a Ebelsbach (Baviera) il 27 marzo 1944. Causa della morte: bombardamento. Sepolto nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen – Germania). Posizione tombale: riquadro G / fila 9 / tomba 16.

Tomba del Favata a Francoforte sul Meno

Il soldato Bruno Pais Dei Mori è ritornato a casa

Sono il nipote di un Caduto che grazie a Lei ho scoperto essere nel cimitero di Francoforte (Bruno Pais dei Mori). Voglio abbracciarLa e dirLe grazie.
Mi ricordo i nonni che lo davano per disperso ora so dov’è… […]… Grazie ancora, grazie per tutto e per sempre Signor Zamboni che Dio gliene renda merito!

Armando Maroldo


Pais Dei Mori Bruno, nato il 19 luglio 1920 ad Auronzo di Cadore (Belluno). Soldato del 174° Autoreparto automobilisti. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag VI C di Bathorn. Matricola 71655. Trasferito allo Stalag VI D di Dortmund. Morto presso l’Ospedale per prigionieri di guerra di Dortmund il 23 luglio 1944. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero centrale di Dortmund – Reparto prigionieri di guerra – campo 11 – tomba n° 166. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen – Germania). Posizione tombale: riquadro M / fila 4 / tomba 3.

CMI Francoforte sul Meno – riquadro M / fila 4 / tomba n° 3

Cassetta ossario con i Resti mortali di Bruno Pais Dei Mori

Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo: una cosa vergognosa

A fine articolo, una sorpresa inaspettata, grazie alla segnalazione tempestiva di Pierino Monaldi.

Appena pubblicato l’articolo, sono stato contattato da un utente Facebook che m’informava dei cambiamenti avvenuti nel 2017.

Ho deciso di lasciare l’articolo per fare vedere com’era la situazione e di com’è stata risolta in maniera eccellente.

Un grazie a Pierino, a Onorcaduti e al Consolato Generale d’Italia di Hannover.


Quando, nel 1997, scrissi per la prima volta al Ministero della Difesa chiedendo il rimpatrio dei Resti di mio zio, mi venne risposto che la legge tal dei tali non lo permetteva e che avrei dovuto lasciare tutto com’era.


 


 

Veniva poi aggiunto: “Le sia di conforto sapere che le Spoglie del Soldato Luciano ZAMBONI, saranno per sempre custodite ed onorate, come quelle di tutti i Caduti sepolti in Cimiteri o Sacrari monumentali e permanenti realizzati da questo Commissariato Generale”.


 


 

Purtroppo, alle belle parole non sono mai seguiti i fatti…

La lapide di mio zio nel 1994 nel CMI di Monaco di Baviera

La stessa lapide alcuni anni dopo


E, a quanto sembra, le cose non sono cambiate.

Nel giorno della commemorazioni dei defunti, per puro caso, sono venuto a conoscenza dello stato in cui si trova il Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Öjendorf).
Come forse saprete, da qualche anno la cura e la manutenzione del CMI di Amburgo è stata affidata al Consolato Generale d’Italia di Hannover (prima era il Consolato di Amburgo che si occupava del CMI).
Grazie ad una amica tedesca, sapevo che alcuni settori del CMI di Amburgo (in particolare il riquadro 1) erano in condizioni pessime già nel 2016, ma non pensavo che fossimo arrivati fino ad ora senza metter mano al portafogli del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra per un restauro generale.

Ora, il Consolato Generale d’Italia ad Hannover ha finalmente indetto una procedura negoziata di straordinaria manutenzione per la pulizia degli elementi lapidei del Cimitero Italiano d’Onore di Oejendorf ad Amburgo.

Infatti, il Consolato Generale d’Italia in Hannover sta promuovendo un’indagine esplorativa rivolta alle Ditte o Società potenzialmente interessate alla stipula di un contratto per l’esecuzione dei lavori di straordinaria manutenzione per la pulizia degli elementi lapidei del Cimitero Italiano d’Onore di Oejendorf ad Amburgo.

Viste le foto che pubblico, credo che la manutenzione delle tombe dei nostri Caduti debba essere fatta con una certa periodicità, evitando così un tale degrado.

Se è vero che dai cimiteri si vede il grado di civiltà di un popolo, direi che siamo messi malino.

Roberto Zamboni


Amburgo – Cippo destro con scritta in italiano (illeggibile)

Amburgo – Lapide commemorativa (illeggibile)

Altare

Uno dei riquadri

Particolare delle pietre tombali


 

2 novembre 2019

Ricevo e pubblico da Pierino Monaldi

Signor Zamboni.

Ero ad Amburgo a novembre 2017 ed il Cimitero era come lei ha pubblicato le foto.

Grazie al console di Hannover ed al nostro Comitato oggi le tombe risplendono.

Sono in viaggio per Amburgo pubblicherò delle foto.

 

Nonno Pasquale è tornato nella sua amata terra

29 febbraio 2016

“Signor Zamboni buonasera. Le scrivo questa mail per ringraziarla di tutto il lavoro svolto.

Qualche giorno fa abbiamo potuto “abbracciare” quel nonno mai conosciuto. I miei fratelli sono andati a Francoforte ed è stato bellissimo. Un emozione indescrivibile.

Ora ci chiediamo quale sarà il passo successivo. La saluto cordialmente e ancora grazie.

Giulio Ronzano”.

Francoforte sul Meno. I nipoti sulla tomba di Pasquale Pietragalla


Carissimi,

intanto lasciatemi dire che mi fa estremamente piacere sapere che i congiunti di un altro di questi poveri ragazzi hanno finalmente chiuso quel cerchio rimasto aperto per troppi anni.

[…]

Questi i dati che ho archiviato:

Pietragalla Pasquale di Saverio, nato il 13 marzo 1908 a Forenza (Potenza). Soldato del Battaglione Alpino Sciatori Monte Rosa. Matricola 4578. Internato nello Stammlager XII F / 2044 / Campo di Assegnazione n° 471. Ultime notizie date il 16 agosto 1944. Morto il 22 marzo 1945. Sepolto a Francoforte sul Meno / Friedhof Westhausen / Cimitero militare italiano d’onore (Germania). Posizione tombale: riquadro L / fila 3 / tomba 17.

Un abbraccio sincero, Roberto Zamboni


“Signor Zamboni, la ringrazio per la sua celere risposta. Con l’ultima mail ha aggiunto nuovi elementi su mio nonno ancora per noi sconosciuti come il corpo di assegnazione e il documento del Vaticano. Ho letto sul sito che anche lei ha rimpatriato un suo zio, la domanda che spesso mi pongo è ma dopo 70 anni quali possono essere le condizioni del defunto, chissà se sono stati seppelliti in cassa o altro. Potrebbero esserci effetti personali? L’esumazione nel caso di rimpatrio è fatta alla presenza dei familiari?

[…]

La ringrazio nuovamente e continui nella sua ricerca. È un lavoro bellissimo”.


Carissimo, rispondo alle tue domande.

– I nostri caduti sono stati inumati in prima sepolture in semplici casse di legno (ovviamente non come quelle che ci sono adesso) nei cimiteri che si trovavano nei pressi dei campi per prigionieri militari con tutte le indicazioni di sepoltura. Nella metà degli anni ’50 i corpi sono stati esumati (con gli effetti personali rintracciati) e messi in sacche per la raccolta di resti umani (sacche in plastica abbastanza spesse) e nuovamente inumati nei Cimiteri militari italiani.

– All’esumazione possono assistere anche i famigliari.

– I resti mortali che sono rimasti sono dei resti ossei mineralizzati.

Ho diverse fotografie di esumazioni (abbastanza macabre), ma preferisco mandarti un mio articolo dell’ottobre scorso che fa riferimento al National Geographic Deutschland sul quale si parla di un amico di Perugia che ha trovato il suo papà tra dieci caduti “ignoti” ai quali è stato fatto fare l’esame del DNA. Queste foto sono molto meno macabre e rendono benissimo l’idea. Questo il link: https://dimenticatidistato.com/2015/10/08/la-storia-di-alberto-pubblicata-sul-national-geographic-deutschland/.

[…]

Un saluto, Roberto


“Signor Zamboni buongiorno. Le scrivo aggiungendo quella che la memoria di mia zia ancora conserva.

Scrivo in prima persona così come mi sono stati raccontati i fatti da una zia di 84 anni che con la mente lucida ritorna al 1943 quando di anni ne aveva 11.

In ricordo di papà…

Papà era un contadino e nella quiete di quella che poteva essere una normale famiglia contadina, ricevette la chiamata alle armi. Ricordo quel giorno come se fosse oggi, l’8 dicembre 1942.

Partì per la guerra lui e un altro ragazzo, non ricordo chi fosse. Faceva freddo era inverno, partirono a piedi da Forenza per Palazzo San Gervasio e andarono a prendere il treno, lì c’era la stazione più vicina.

Per un anno non ricevemmo notizie.

Tornò a Forenza nel 1943, non ricordo né il giorno ne il mese, aveva avuto una licenza premio di quindici giorni.

Eravamo in casa io, mamma e mia sorella nata da poco (la mamma di chi scrive), si aprì la mezza porta e nella luce che entrava da quell’unica apertura entrò un uomo alto, sporco in viso, era il mio papà. Posò a terra lo zaino e mi abbracciò, gli dissi: perché hai il viso sporco?

Il fumo del treno, mi rispose.

Prese in braccio mia sorella e la baciò, non l’aveva mai vista, era nata in sua assenza, mamma era incinta quando lui partì. Posò mia sorella nella culla e abbraccio mamma.

Nei giorni seguenti dissi a papà: “non partire più, scappa nel bosco, nasconditi, ti porteremo noi da mangiare”. Lui mi disse: “ho avuto una licenza premio, non sono un disertore, e a giorni ci sarà l’armistizio”.

Passarono i 15 giorni e ripartì, mi disse per il Monte Rosa.

Scrisse solo due lettere, poi non avemmo più notizie.

Non ricordo l’anno, vennero 2 carabinieri a casa e dissero a mamma di salire in caserma per una comunicazione. Mamma mi disse: “resta a casa con tua sorella”, ma io le dissi di no. Andammo così tutte e tre in caserma. Ricordo che c’era una stanza grande e c’erano le finestre aperte che davano sulla piazza. Un carabiniere chiuse le finestre e prese dalle braccia di mamma mia sorella. Mamma fu chiamata in una stanza, la sentii urlare e piangere per la disperazione, capii subito che papà non sarebbe più tornato”.


24 ottobre 2019

“Signor Zamboni buonasera, le scrivo per comunicarle che ieri 23 ottobre il nonno Pasquale è finalmente tornato a casa.

È stata un emozione davvero indescrivibile.

Abbiamo fissato per domenica 3 novembre la cerimonia solenne.

Le invio le foto e mi piacerebbe inviarle dopo anche quelle della cerimonia.

Con immensa stima

Giulio

Alpino Sburlati Carlo

“Buongiorno, mi chiamo Elisa Sburlati e sono la pronipote di Carlo Sburlati nato a Denice il 7 marzo 1923, morto il 20 giugno 1944 e sepolto nel cimitero di Amburgo. Mi piacerebbe poter avere altre informazioni su di lui, magari dove è morto, il reggimento, e il suo grado militare. Ringrazio anticipatamente per tutti i dati che potrà fornirmi.
Cordiali saluti. Elisa Sburlati”

Cara Elisa,
questi sono i dati che ho archiviato sul tuo congiunto:

Sburlati Carlo, nato il 7 marzo 1923 a Denice (Alessandria). Alpino del 104º Reggimento alpini di marcia. Matricola 155041. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag X B di Sandbostel. Morto ad Amburgo il 20 giugno 1944. Causa della morte: bombardamento aereo. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero Ohlsdors di Amburgo. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 5 / fila F / tomba 18.

Ti allego la foto della tomba, gentilmente fornitami da un’amica tedesca.

Un saluto. Roberto Zamboni

Tomba dell’Alpino Carlo Sburlati – CMI Amburgo (foto M. W.)

Marinaio Bancalà Giuseppe

“Innanzi tutto mi preme ringraziarla per il lavoro svolto, encomiabile davvero. Le scrivo perché il fratello maggiore di mia nonna, il marò Giuseppe Bancalà, nato a Sassari il 23 luglio 1922, è deceduto in Germania. La notizia del decesso è arrivata loro nell’autunno del 1944, ma sulla sua lapide a Francoforte è riportata una data differente: 04/01/1945. Data che coincide nell’elenco che, molto generosamente, lei ha messo a disposizione. Pare fosse stato fatto prigioniero… forse è morto in un ospedale militare. La famiglia non ha mai avuto notizie certe sull’accaduto né ha mai ricevuto i suoi effetti personali, come ad esempio la piastrina militare. Mi chiedevo se ha qualche suggerimento su come reperire queste informazioni.
Grazie ancora. Claudia Cocco”

Cara Claudia, questi sono i dati che ho archiviato (con le fonti consultate):

Bancalà Giuseppe, nato il 23 luglio 1922 a Sassari. Marò del Reparto La Spezia. Matricola 14655. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag IX B di Bad Orb. Morto per malattia a Klein-Zimmern (Dieburg) il 4 gennaio 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Dieburg (Assia). Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen). Posizione tombale: riquadro F / fila 5 / tomba 7.

Fonti: Ministero della Difesa (Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra); Ufficio Storico della Marina Militare; Deutsche Dienststelle (WASt – Berlino); Archivio dell’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia e dall’Internamento (ANRP).

Ti allego la foto della tomba nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno.

[…] Un saluto. Roberto Zamboni

Tomba a Francoforte sul Meno del marinaio Bancalà Giuseppe

Palumbo Francesco Fortunato e i Caduti di Mesagne (Brindisi)

Mesagne, 4 febbraio 2011

Egregio Signor Zamboni,

tramite un periodico locale sono venuto a conoscenza della Sua ricerca in merito alla possibilità di rimpatrio delle salme dei deportati durante l’ultima guerra.

Sono il nipote di uno di questi sfortunati ragazzi che hanno dedicato la vita alla Patria in cambio della quale, questa Patria ha solo dato un attestato cartaceo alle famiglie e una medaglia di bronzo.

Alla famiglia di mia madre (la sorella del disperso) resta solo questo, e un misero vitalizio di circa 50 euro al mese, né una spiegazione, né un dettaglio su quello che è successo e tantomeno una salma sulla quale piangere.

[…]

Ho visitato il suo sito, non sono riuscito però a reperire materiale riguardo principalmente mio zio, ma anche riguardo agli altri tre soldati che sembrerebbe appartenessero al mio stesso comune di residenza.

Prima di informare mia madre di questa possibilità vorrei raccogliere tutte le informazioni possibili per dare a lei qualcosa di tangibile. Inoltre se, col suo prezioso aiuto potrò raccogliere materiale che interessi l’amministrazione comunale del mio paese, è mia intenzione coinvolgere le autorità per tributare magari tardivamente gli onori dovuti a chi ha sacrificato la propria vita per il bene comune.

Nell’attesa di sue notizie, nel ringraziarla per la disponibilità che potrà accordare alla presente, Le fornisco i dati relativi a mio zio e le allego una sua foto dell’epoca, chissà che magari possa aiutarmi anche a capire dove può essere stata scattata:

PALUMBO FRANCESCO (FORTUNATO), nato a Mesagne (BR) il 17 maggio 1920 deceduto il 06 settembre 1944.

Cordiali saluti.

Angelo Mitrugno


Palumbo Francesco Fortunato, nato il 17 maggio 1920 a Mesagne. Soldato del 226° Reggimento di Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte greco-albanese ed internato in Germania nello Stalag XI B di Fallingbostel. Trasferito a Bergen Belsen. Morto per malattia a Bergen Belsen (Bassa Sassonia) il 6 settembre 1944 ed inumato nel Cimitero locale. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf) alla posizione tombale: riquadro 1 / fila E / tomba 15.

CMI Francoforte sul Meno – Tomba di Altavilla Francesco Cosimo

CMI Francoforte sul Meno – Tomba di Caramia Carmelo

CMI Francoforte sul Meno – Tomba di Dello Monaco Angelo

CMI Amburgo – Tomba di Palumbo Francesco – (foto M. W.)

Da Padova a Francoforte, sulla tomba dello zio Giovanni

Padova, 2 ottobre 2019

Caro Roberto,
sabato mattina 28 settembre io e mio fratello siamo finalmente arrivati davanti alla tomba dello zio Giovanni.
Avevo visto qualche foto del Cimitero militare di Francoforte, ma poi esserci di persona è tutt’altra cosa.
Ci siamo emozionati nel vedere la distesa di tombe, quasi 5.000 vite giovanissime in tombe tutte uguali indipendentemente dal loro grado, disposti in file geometriche perfette. mi ha colpito molto la geometria delle file, ancora una volta disposti in fila come probabilmente lo erano durante la prigionia.
Non abbiamo avuto difficoltà a individuare la tomba dello zio, anche perché siamo partiti preparati da casa con la piantina.
Trovarla ed “incontrarlo” così, in piedi in mezzo alle file perfette ci ha fatto provare una sensazione strana, ma siamo stati felici di esserci.
Speriamo sia arrivata alla sua anima il nostro pensiero ed affetto, quello di mio papà che dall’Italia ha assistito in diretta via WhatsApp alla brevissima “cerimonia” nel corso della quale abbiamo letto brevi testi e deposto i fiori del papà e il nostro fiore. e l’affetto dei nostri cugini che ci hanno seguito anche loro via WhatsApp e ci hanno chiesto di portare anche il loro abbraccio.
Tra le emozioni anche un po’ di tristezza, sopratutto nel pensare alla vita durissima trascorsa nei campi di concentramento.

Abbiamo fatto delle fotografie che ti invio ora affinchè tu possa portare anche la nostra testimonianza nella tua bellissima pagina dedicata a questo triste capitolo della storia italiana.

[…]

Un abbraccio.
Loredana Borgato


Borgato Giovanni di Angelo, nato il 13 giugno 1921 a Saonara (Padova). Soldato della 3a Compagnia Genio. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag VI C di Bathorn. Trasferito allo Stalag VI A di Hemer (Hemer/Iserlohn). Impegato presso il Comando di lavoro n° 730 (Arbeitskommando n° 730). Morto il 13 marzo 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero centrale di Dortmund (Gottesacker). Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen). Posizione tombale: riquadro K / fila 8 / tomba 27.

Tomba nel Cimitero militare italiano di Francoforte sul Meno

La nipote Loredana

L’altro nipote di Giovanni Borgato

Una rosa sulla tomba di Giovanni Borgato

 

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Sulla tomba di nonno Vittorio

Padova, 10 giugno 2019

Buongiorno signor Zamboni,
grazie al suo lavoro ho scoperto dov’è sepolto mio nonno Vittorio Crestani nato nel 1910 a Galzignano Terme e morto a Gorlitz – Staglag VIIIA.
Ha lasciato moglie e tre bambini, mio padre, il più piccolo, non l’ha mai conosciuto.
Ora so che é sepolto a Varsavia, nel cimitero militare di Bielany. Dal suo sito ho appreso che ci sono sepolture in trincea, poco accessibili, e in mausoleo. Ho letto che per conoscere la posizione esatta é necessario contattare il Commissariato Generale. […] Ad agosto andrò in Polonia e vorrei passare per Gorlitz e Varsavia. Non so se nel frattempo avrò risposta dal Ministero alla mia mail. Ricordo che qualche tempo fa sul suo sito avevo visto le foto delle due pietre tombali con i nomi dei sepolti in trincea e non avevo visto quello di mio nonno. Ora però non riesco più a ritrovarle. Le chiedo pertanto se sa darmi qualche indicazione.
Ho anche salvato l’elenco dei caduti di Galzignano dal suo sito, lo trasmetterò al sindaco del paese, perché potrebbe essere utile ad altre persone.
La ringrazio per il suo lavoro, dopo 75 anni dalla morte di mio nonno sappiamo che ha avuto sepoltura degna, le ultime informazioni ricevute da mia nonna da parte di un compagno dicevano che era stato sepolto in un campo di granturco poco fuori dal campo di prigionia.


Verona,10 giugno 2019

Cara Lorena,
ti confermo che il nonno dovrebbe trovarsi in uno dei due Mausolei (il destro o il sinistro), infatti il suo nome non compare tra quelli incisi sulle lastre di copertura degli ossari in trincea.

Questi sono i dati che ho su tuo nonno:

Crestani Vittorio, nato il 10 febbraio 1910 a Galzignano Terme (Padova). Soldato del 480° Battaglione Costiro di Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi il 12 settembre 1943 ad Atene ed internato in Polonia nello Stalag I A di Stablack (in polacco Stablawki – Voivodato di Varmia e Masuria). Trasferito allo Stalag VIII B di Teschen (in polacco Cieszyn). Trasferito allo Stalag VIII A di Görlitz. Morto per malattia a Görlitz (in polacco Zgorzelec – Voivodato della Bassa Slesia) il 16 agosto 1944. Inumato in prima sepoltura nel cimitero di Görlitz – Moys. Esumato e traslato a Bielany-Varsavia / Cimitero militare italiano (Polonia). Inumato in uno dei due mausolei.

Tra le schede dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i Prigionieri di Guerra ne ho trovata una che si riferisce a tuo nonno con la quale si certificava che era prigioniero dei tedeschi.

Per chiedere informazioni relative alla sepoltura o per la documentazione giacente presso gli archivi del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti bisogna compilare e firmare il modulo di richiesta notizie (in allegato), corredato dalla fotocopia di un documento di identità, da inoltrare al Commissariato usando la mail […].

Per ulteriori info, sai dove trovarmi.

Un abbraccio a te e ai tuoi cari. Roberto Zamboni

      

      

Nominativi dei sepolti in trincea a Bielany


Lastre di copertura dei Sepolcreti in trincea



Padova, 11 giugno 2019

Caro Roberto,
la tua mail mi ha dato informazioni che ignoravo totalmente. Dai discorsi di mia nonna pensavo fosse stato fatto prigioniero in Albania, ora scopro che era ad Atene e solo 4 giorni dopo l’armistizio! Ricordo le sue lettere, in cui chiedeva della famiglia e dei lavori da fare nei campi. E chiedeva viveri, che non arrivavano mai a destinazione.
Quella indicazione Staglag VIIIA mi é rimasta nella mente per anni, poi con internet scopro che indicava Gorlitz e poi un anno fa per caso capito sul tuo sito e vengo a conoscenza dell’esistenza del cimitero militare di Bielany e trovo il nome di mio nonno e la data di morte. Sono rimasta impietrita davanti allo schermo. Ora non so se lo riporteremo a casa, ma sicuramente andrò a Gorlitz dove é morto e porterò a casa un pugno di terra e andrò a Bielany a rendergli un saluto, lo devo a lui e a mia nonna che l’ha pianto per una vita sotto la corazza che si è costruita per andare avanti. E se so che è a Bielany é solo grazie a te e al tuo lavoro.
Ti terrò aggiornato.
Intanto grazie da parte mia e della mia famiglia, ci hai reso un pezzo della nostra storia.


Padova, 12 settembre 2019

Ciao Roberto,
Grazie al tuo lavoro e alle tue informazioni questo agosto ho trovato mio nonno Vittorio Crestani.
Ho visitato quanto resta dello Stalag VIII A di Zgorzelec in Polonia. Esiste un centro informativo sia in Polonia che nella vicina Gorlitz tedesca, ma essendo sabato era chiuso.
Ho visitato il cimitero militare italiano a Varsavia il 15 agosto. Pur avendo tutte le tue informazioni (sepoltura in uno dei due mausoleo) ho rischiato di non trovarlo perchè sono chiusi a chiave e nel registro del custode non risulta il nome di mio nonno. Per fortuna su insistenza di mio marito e dopo la lettura della tua mail, ci è stato concesso di cercarlo. E l’abbiamo trovato, è nel mausoleo di sinistro al posto 245, anche se nel registro risulta un altro nominativo (che in realtà è sepolto in trincea). Ti allego alcune foto del campo e del cimitero e anche quella del registro con la postilla a matita sul nominativo del soldato che dovrebbe essere sepolto dove in realtà c’è mio nonno. Nel caso te ne servissero altre per il tuo archivio fammi sapere. […] Ho rischiato di essere mandata via a mani vuote dopo 1300km di viaggio perchè non avevo il numero della sepoltura e con poca disponibilità ed empatia da parte del custode.
Al di là di questo ti posso assicurare che l’emozione è stata molta. E ti ringrazio, perchè se l’abbiamo trovato è grazie al tuo lavoro.

Lorena Crestani


Il campo Stalag VIIIA a Zgorzelec in Polonia , pur praticamente completamente smantellato subito dopo la guerra, è famoso perché un compositore francese (Olivier Messiaen) da prigioniero ha composto il Quartetto per la fine del Tempo eseguendolo nel campo nel 1941. Negli anni successivi le condizioni di vita nel campo si sono fatte più dure, con l’arrivo di prigionieri russi e poi italiani. Solo grazie alla traccia lasciata da Olivier Messiaen la memoria del campo è rimasta e negli scorsi anni proprio dove sorgeva in terra polacca è stato costruito un centro culturale e informativo con una esposizione che approfondisce la condizione di quanti sono stati costretti al lavoro forzato da parte dello stato tedesco nel corso della seconda guerra mondiale; in quella zona lavoravano nei campi, nelle miniere o nelle fabbriche. Dove c’era il campo e le baracche ora c’è un bosco di querce e betulle, un sentiero pedonale con cartelli informativi ripercorre il viale principale del campo. Noi l’abbiamo visitato in un pomeriggio uggioso, eravamo soli, nostra figlia dormiva in passeggino ed è stata un’esperienza struggente. Quando stavamo per ripartire le nuvole hanno cominciato a lasciare spazio a sprazzi di azzurro, ho salutato mio nonno lasciato morire senza cure per una malattia non contagiosa e poi siamo andati incontro ad una serata con dei meravigliosi colori che ci ha riconciliati con quella terra. Anche nella contigua città tedesca di Gorlitz è presente un centro informativo sul campo di prigionia, proprio quel sabato mattina si era concluso un campo di lavoro dedicato ai ragazzi.
Il cimitero militare italiano di Bielany sorge nella periferia nord di Varsavia. I soldati della prima guerra mondiale sono sepolti a terra con croci di pietra che ne riportano i nomi. I soldati della seconda guerra mondiale sono sepolti o in due mausolei (di destra e sinistra) il cui ingresso è chiuso a chiave, per cui bisogna chiedere al custode, oppure in trincea. In questo caso l’ossario è praticamente inaccessibile essendo completamente sotto il livello del terreno.
La Polonia è una terra meravigliosa, che ha vissuto una storia travagliata e difficile e che solo di recente ha riconquistato l’indipendenza. La memoria della seconda guerra mondiale e della presenza russa è ancora molto presente, lo abbiamo percepito molto chiaramente nei racconti delle nostre guide.
In questo viaggio abbiamo scoperto un grande paese ma soprattutto abbiamo ricucito uno strappo che ha lasciato segni indelebili nella nostra famiglia. Abbiamo trovato il nonno Vittorio e lo abbiamo trovato grazie al tuo impegno.

Lorena

STALAG VIII A



CIMITERO MILITARE ITALIANO DI BIELANY – VARSAVIA

Sepolture dei Caduti italiani della Grande guerra – Bielany

Tomba 245 – Mausoleo sinistro

Registro sepolture a Bielany con il nome errato rispetto alla posizione tombale

Finalmente ha un volto anche il soldato agrigentino Gernaldo Schillaci

Salve. Ho trovato da poco un mio prozio sepolto in questo cimitero:

CIMITERO MILITARE ITALIANO D’ONORE Francoforte – POSIZIONE TOMBALE: RIQUADRO C – FILA 9 – TOMBA 40.

SOLDATO: Schillaci Gerlando Giulio.

È possibile avere una foto della tomba del soldato caduto e avere news su essa?

Grazie e buona giornata


Caro Gerlando, questi sono i dati che ho archiviato sul tuo parente:

Schillaci Gerlando Giulio di Alfonso, nato il 2 dicembre 1915 ad Agrigento. Soldato del 9° Reggimento di Fanteria. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag X B di Sandbostel. Matricola 18130. Ultime notizie date: giugno 1944. Morto il 21 luglio 1944 presso la fabbrica Halberg di Ludwigshafen am Rhein (Renania-Palatinato). Causa della morte: bombardamento aereo. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Ludwigshafen. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen). Posizione tombale: riquadro C / fila 9 / tomba 40.

Ti allego la foto della tomba e alcune foto del Cimitero militare italiano di Francoforte sul Meno.

Un saluto. Roberto Zamboni


 

La ringrazio tantissimo per la sua gentilissima attenzione. Una buona giornata.

Gerlando Passarello

Pia e Anna finalmente sulla tomba di papà Angelo

Grazie alle ricerche caparbiamente svolte da Lucio Rigonat, le figlie dell’Alpino Angelo Ponton hanno potuto finalmente mettere un fiore sulla tomba del loro papà.

Pia e Anna avevano rispettivamente un anno e pochi mesi quando il padre fu richiamato alle armi (aveva già prestato servizio in Russia e in Albania) e fino allo scorso anno non avevano avuto alcuna notizia del padre che ritenevano disperso in guerra.

Poi , grazie alla Rete e alle ricerche svolte da Lucio Rigonat, la svolta.

Angelo Ponton, figlio di Pietro, era  nato il 9 luglio 1910 a Clauiano / Trivignano Udinese (UD). Soldato del 9° Reggimento Alpini era stato fatto prigioniero dai tedeschi a Toulouse (Francia) il 10 settembre 1943, internato in Germania nello Stalag XII F di Forbach (ora territorio francese) ed immatricolato con il numero 30868. Poi era stato trasferito al Comando di lavoro di Lebach. Il 26 gennaio 1945, per cause non conosciute, era stato portato nei pressi del Cimitero di Lebach e fucilato assieme ad altri quattro italiani. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero di Lebach (Saarland) era poi stato esumato e traslato su ordine del Ministero della Difesa (Onorcaduti) nel Cimitero militare italiano d’onore  di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen),  alla posizione tombale riquadro K / fila 7 / tomba 13.

Tomba del Ponton nel Cimitero militare italiano di Francoforte sul Meno

Certificazione delle 8 sepolture di italiani a Lebach

Appunto sulla testimonianza relativa ai 5 italiani fucilati nei pressi del Cimitero di Lebach e ivi sepolti

Le figlie Pia e Anna sulla tomba del papà

Anche i parenti di Gabriele Michele ora sanno dove fu sepolto

Salve e complimenti per il suo lavoro.
Oggi ho ritrovato il fratello maggiore di mia madre Gabriele Michele nato a Monte Sant’angelo (FG) il 13 gennaio 1906, disperso in guerra e morto il 4 aprile 1944, sepolto a Francoforte sul Meno.

Giacomo Rignanese


GABRIELE Michele era nato il 13 gennaio 1906 a Monte Sant’Angelo (FG). Brigadiere della Guardia di Finanza venne fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte albanese il 9 settembre 1943 ed internato in Germania nello Stalag II A di Neubrandenburg. Venne poi trasferito allo Stalag VI D di Dortmund e decentrato al Comando di lavoro n° 341 (Arbeitskommando 341) dove gli fu assegnato il numero di matricola 110685. Morì per malattia a Dortmund il 4 aprile 1944 e venne inumato nel Cimitero di Dortmund. Su ordine del Commissariato generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (Ministero della Difesa) venne poi esumato e traslato nel Cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno (Friedhof Westhausen). Posizione tombale: riquadro K / fila 1 / tomba 1, dove si trova tutt’ora.

Antonio Donati è sepolto ad Amburgo

Antonio Donati era un Brigadiere della Guardia di Finanza che dopo l’8 settembre 1943 fu fatto prigioniero dai tedeschi ed internato in Germania dove morì per malattia nell’ottobre del 1944. Nel dopoguerra i famigliari intrapresero delle ricerche per riuscire a sapere quale fosse stata la sorte del loro caro, riuscendo ad individuare il luogo di sepoltura nel Cimitero militare italiano di Amburgo.
La vedova di Antonio Donati cercò in ogni maniera di riportare a casa le Spoglie mortali del marito (l’ultima richiesta è del 1992). Ciò non fu mai possibile a causa dell’assurda legge che vietava il rientro in Italia delle Spoglie dei Caduti (nel 1999 la legge sarebbe stata modificata permettendo i rimpatri dai cimiteri militari italiani).
Antonio riposa tutt’ora ad Amburgo.


Buongiorno sono il nipote di un disperso in guerra e sepolto nel Cimitero di Ojendorf ad Amburgo. Vorrei alcuni consigli, se possibile, su come organizzarmi per andare. Per fortuna che sono riuscito a trovare la documentazione che aveva mia nonna dove è segnata la posizione della tomba. Mio nonno si chiamava Donati Antonio, era nato il 24 novembre 1908 a Riparbella, in provincia di Pisa, ed è morto l’11 ottobre del 1944.
Ringrazio anticipatamente. Antonio Iacopi


Caro Antonio,
questi sono i dati che ho archiviato:

Donati Antonio di Clarino (?), nato il 24 novembre 1908 a Riparbella (Pisa). Brigadiere della Guardia di Finanza – 3° Battaglione – 1a Compagnia – Sezione A. Fatto prigioniero dai tedeschi in Albania dopo l’8 settembre 1943 ed internato in Germania. Morto a Schmedenstedt (Peine – Bassa Sassonia) l’11 ottobre 1944. Causa della morte: malattia (tubercolosi). Inumato in prima sepoltura nel Cimitero comunale di Schmedenstedt. Esumato e traslato nella seconda metà degli anni ’50 nel Cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Öjendorf). Posizione tombale: riquadro 1 / fila S / tomba 44. Note: chi richiese informazioni sulla sorte del Donati in Vaticano nel 1943 fu tale Donati Angiolina di Riparbella (Pisa). Chi comunicò le informazioni sulla morte al rientro in Italia (Ufficio Informazioni del Centro Assistenza Rimpatriati – C.A.R. – di Bolzano) fu tale Grenchi Ivo (presumo si tratti di Gronchi e non Grenchi) di Imola (Bologna). Visto il luogo di morte, sicuramente venne internato in uno degli Stalag del Distretto militare n° XI. Gli Stalag di questo distretto militare erano: Fallingbostel, Bergen-Belsen e Altengrabow.

Ti allego uno stralcio di un mio libro dove troverai tutte le indicazioni sul Cimitero di Amburgo con la planimetria per individuare più facilmente il luogo di sepoltura di tuo nonno (per comodità ti allego anche la planimetria in formato fotografico – il riquadro 1 è quello appena entrati sulla sinistra).

Roberto Zamboni


Archivio di Stato di Bolzano (1)

Archivio di Stato di Bolzano (2)


Richiesta verbale di irreperibilità (1946)

Dichiarazione sepoltura (1973)

Riduzione biglietti di viaggio per visita ai cimiteri di guerra (1973)

Richiesta rimpatrio

Richiesta rimpatrio (1992)

Il veneziano Francesco Buscato tra i sepolti a Mauthausen

Buongiorno sono una pronipote del soldato Buscato Francesco nato il 22/05/14 a Noventa di Piave. Deceduto ad Haid Ansfelden il 18/5/45. È sepolto presso il cimitero italiano di Mathausen fila 7 tomba 770. Siamo passati a trovarlo una settimana fa e abbiamo visto che il nome è ben nitido rispetto ad altre tombe vicine. Secondo lei perché? Ho visto in internet che molti in quel periodo sono morti ad Haid Ansfelden secondo Lei c’era un ospedale militare? Come potrei sapere se il nostro parente è stato imprigionato in un campo di lavoro o altro? RingraziandoLa per il cortese aiuto invio cordiali saluti. Sara Buscato


Cara Sara,
l’Ospedale di Ansfelden/Haid era presumibilmente l’ospedale dove venivano ricoverati i militari (ammalati o feriti per incidenti sul lavoro) internati dello Stalag 398 di Pupping, visto che ho riscontrato altri militari italiani internati nello Stalag 398 e morti nell’Ospedale di Ansfelden/Haid.
Da quanto si può stabilire (questa una mia ricostruzione in base ai dati e ai documenti che ti ho inviato), il tuo parente è stato imprigionato a Pupping dal settembre 1943, liberato ai primi di maggio del 1945 (Mauthausen, che si trova a 50 km da Pupping è stato liberato il 5 maggio 1945, quindi in quei giorni è stato liberato anche lo Stalag 398) per poi essere ricoverato all’Ospedale di Ansfelden perché ammalato (vista la causa di morte riportata nel documento del Vaticano – insufficienza cardiaca). Sempre secondo il documento del Vaticano, il medico che ha riferito della sua morte e della sepoltura era italiano (Dottor Mazzoni Giuseppe – Via Sassetti, 14 – Roma).

Questi sono i dati che ho archiviato sul tuo parente:

Buscato Francesco di Angelo, nato il 22 maggio 1914 a Noventa di Piave (Venezia). Soldato del 25° Reggimento di Fanteria / 1° Battaglione / 3a Compagnia. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed internato nello Stalag 398 di Pupping (Distretto militare N° XVII – Alta Austria). Morto per insufficienza cardiaca presso l’ospedale 398 di Ansfelden/Haid (ex Reserve Lazarett per prigionieri di guerra – Alta Austria) il 18 maggio 1945. Inumato in prima sepoltura nel Cimitero di Haid Ansfelden alla posizione tombale fila 4 – tomba 51. Esumato e traslato nel Cimitero militare italiano di Mauthausen (Alta Austria). Posizione tombale: fila 7 – croce 62 – tomba 770. Notizie sulla prima sepoltura avute dal Medico Dott. Mazzoni Giuseppe – Via Sassetti, 14 – Roma e da un infermiere dell’Ospedale 398 di Haid.

Registro sepolture CMI Mauthausen



I nomi su molte croci sono stati ridipinti di recente da un gruppo di giovani volontari austriaci di una associazione di Veterani.